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Il libro dei fumetti di Ciacci

La recensione
uscita su "Linus" di Febbraio 2007

CIACCI: PROFESSIONE STUDENTE, edizioni IL PENNINO
PAGG. 112, € 10,00

Finalmente, un libro di cui si sentiva il bisogno. Ok, la veste non è delle migliori, soprattutto per quanto concerne il formato: un tascabile venti centimetri per quattordici, con le tavole ridimensionate a volte al limite dell’illeggibile, e sì che biso gnava mettersi d’impegno. Ma tutto questo non conta. La cosa importante è che si tratta di Ciacci. Un fumetto che - come giustamente nota Dino Aloi nell’affettuosa introduzione - fa ridere, punto. Non è poco.
Ciacci e il gruppo degli ultimi della classe del Liceo "Sting", eternamente a metà del guado delle scuole superiori, hanno avuto lunga vita editoriale: vent’anni di avventure straordinarie, sorprendenti, fuori dalle righe. Ci mancano terribilmente lui e l’inseparabile amico Cacchioni, il tondeggiante ipocondriaco Cucchiarelli, i protagonisti dell’infinito triangolo amoroso Ciccio-Ciccia-Babei AIfio. Personaggi tanto stereotipati quanto veri, sfaccettati, a cui è inevitabile affezionarsi. Ciacci è meglio di qualsiasi notte prima degli esami.

Se non lo trovi nella tua libreria, puoi richiederlo via email a Dino Aloi, delle Edizioni "Il pennino", autore della prefazione del volume a fumetti: puoi scrivergli a ilpennino@humourcomix.com

Perché un fumetto ambientato a scuola?

ciacci È molto semplice: a meno che un giovane non faccia parte di una carovana di girovaghi, alla scuola tra lezioni, compiti, amicizie, innamoramenti, gite, preoccupazioni, paure, interrogazioni, soddisfazioni dedica di solito molto tempo. Inoltre è un’esperienza comune alla maggior parte delle persone. C’è chi nella vita fa il vigile urbano, chi il disc jockey, ma tutti sono stati studenti e hanno ricordi di quei tempi quasi sempre molto belli, pieni di compagni di classe straordinari e spiritosissimi.
In passato poi c’erano, a seconda degli indirizzi, alcune scuole miste e altre no. Anni fa, ad esempio, vicino all’istituto Tecnico (soli maschi) c’era l’istituto d’Arte (maschi e femmine). Quelli dell’istituto Tecnico avevano degli sguardi dai quali si capiva che avrebbero dato chissà cosa pur di essere in una classe mista. Come biasimarli?
Quando all’istituto d’Arte era assente il professore, gli studenti si mettevano a fare il gioco della bottiglia con baci e schiaffi per penitenza a seconda delle circostanze; al Tecnico pure, con la differenza che essendo tutti maschi volavano solo schiaffoni.
Eppure vent’anni dopo eccoli lì gli studenti del Tecnico, pronti a giurare che "il periodo più bello è quello della scuola". E forse non hanno tutti i torti.

Foto di Bruno D’Alfonso
Foto di Francesco Cascioli

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