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Indice. Premessa del corso
Creazioni iconografiche. L’emisfero destro e sinistro e le immagini
Strumenti, palette e file nuovo (per principianti)
L’emisfero destro è bravo a misurare forme intere
Unificare due fotografie con Photoshop (per principianti)

Linguaggio e forme complesse sembrano anche essere vicini di casa nel cervello. L’emisfero sinistro non è solo la sede del linguaggio, ma anche della capacità di riconoscere e immaginare forme definite da combinazioni di parti. Un paziente neurologico vittima di un ictus all’emisfero sinistro raccontava:
"Quando cerco di immaginare una pianta, un animale, un oggetto, riesco a ricordarne solo una parte. La mia visione interna è fuggevole, frammentaria; se mi si chiede di immaginare la testa di una mucca, so che ha orecchie e corna, ma non riesco a rivisualizzare le loro posizioni".
L’emisfero destro, invece, è bravo a misurare forme intere; può facilmente giudicare se un rettangolo è più alto che largo o se un punto giace a più o meno di un centimetro da un oggetto.

Luminosità e ombre
Errori piu’ comuni in Photoshop e le azioni
Scontornare i capelli con Photoshop. Testo con ombreggiature
Fondere due volti con Photoshop Morfing. Viraggio seppia È esagerata la differenza tra i due emisferi
"Ci sono molte aree, in entrambi gli emisferi cerebrali, che hanno parte nel processo della comprensione e dell’espressione del linguaggio. Lo stesso vale per i compiti spaziali. Quando vi costruite mentalmente una carta del mondo, o quando vi orientate al buio in una stanza fondandovi sul ricordo di come sono disposti i mobili, l’emisfero cerebrale sinistro non è escluso."
Hooper J. Teresi D., "L’universo della mente", Bompiani pag. 275
Principali scorciatoie da tastiera
Esercizio bandiera per principianti in Photoshop
Esercizio cielo nuvoloso per principianti in Photoshop
Il destro riconosce o non riconosce i volti e il suo giudizio diventa norma. Patologie nel riconoscimento dei volti. Una persona amata è stata sostituita da un impostore
Come ho iniziato a fare fotomontaggi non digitali L’illusione di Capgras è un bizzarro disturbo che a volte colpisce gli esseri umani che abbiano subito una lesione al cervello. Il suo carattere distintivo è la convinzione, da parte del paziente, che una sua intima conoscenza (di solito una persona amata) sia stata sostituita da un impostore con lo stesso aspetto (la stessa voce, lo stesso modo di comportarsi) della persona autentica misteriosamente scomparsa. L’illusione persiste anche quando l’individuo bersaglio viene attentamente esaminato dall’agente e addirittura implora di essere riconosciuto. Si sa di pazienti affetti da illusione di Capgras che uccisero i propri coniugi, tanto erano sicuri che quei sosia, quegli intrusi, stessero cercando di insinuarsi in panni non loro, di trafugare a tutti gli effetti una vita altrui!
"Quest’uomo non è mio marito; sebbene quest’uomo sia quanto di più simile a mio marito possa esistere, ciò nondimeno non è mio marito".
Il neuropsicologo Andrew Young (1994) ha avanzato un’ipotesi ingegnosa e plausibile per spiegare quale errore avvenga in questi casi. Young contrappone l’illusione di Capgras a un’altra strana afflizione pure causata da lesioni cerebrali, la prosopagnosia. Gli individui affetti da prosopagnosia non sono più in grado di riconoscere volti umani familiari. La loro vista può essere perfetta, ma essi non riescono a riconoscere nemmeno i propri amici più intimi, finché non li sentono parlare. Un tipico esperimento consiste nel mostrare a questi soggetti una serie di fotografie, alcune delle quali ritraggono individui anonimi mentre altre sono fotografie di loro familiari e di celebrità: Hitler, Marilyn Monroe, Kennedy. Quando si chiede a questi soggetti di scegliere i volti familiari, essi non danno prestazioni superiori a quelle che si attenderebbero da un individuo che rispondesse a caso. Ma per più di dieci anni i ricercatori hanno sospettato che nonostante la scarsità disarmante delle loro prestazioni, in alcuni di questi pazienti ci fosse qualcosa che identificasse correttamente i membri della famiglia e le persone famose, visto che il loro corpo reagiva in modo diverso ai volti familiari. Se si mostra loro la foto di un volto familiare e mentre la stanno guardando si elencano vari possibili nomi del personaggio raffigurato, nel momento in cui viene pronunciato il nome giusto si riscontra un’aumentata reazione galvanica cutanea. (La reazione galvanica cutanea è una misura della conduttanza elettrica della cute ed è il test principale sul quale si basano i poligrafi, apparecchi più noti come "macchine della verità".) La conclusione tratta da Young e altri ricercatori da questi risultati è che debbano esistere due (o più) sistemi in grado di identificare un volto, e che uno di essi resti funzionante nei pazienti prosopagnosici che offrono questo tipo di risposta. Questo sistema continua a funzionare bene, seppure in modo nascosto e in larga misura inosservato. Ora supponiamo, come dice Young, che i pazienti affetti da illusione di Capgras presentino esattamente l’incapacità opposta: il sistema (o i sistemi) per il riconoscimento dei volti che opera in modo manifesto e consapevole funziona benissimo - e questo spiega perché questi soggetti siano d’accordo nell’affermare che gli "impostori" sono davvero identici ai loro cari; d’altra parte, il sistema (o i sistemi) che opera nascostamente e che in condizioni normali darebbe il proprio rassicurante assenso è compromesso e resta del tutto silenzioso. L’assenza di quel sottile contributo all’identificazione è talmente sconvolgente ("Manca qualcosa!") che equivale a un sistema di veto indiretto che si oppone all’approvazione del sistema superstite: ne deriva, nel paziente, la sincera convinzione di trovarsi di fronte a un impostore. Invece di collegare il problema a un sistema percettivo difettoso, l’agente ne attribuisce la colpa alla realtà.
Quando la fame epistemica di questo particolare sistema non viene soddisfatta, esso sferra un attacco tale da annientare i contributi degli altri sistemi.
Dennett, Daniel, "La Mente e le Menti", Euroclub, pag. 130
Le immagini nella preistoria. Gli inizi dell’espressione iconografica.
Approfondimenti in Photoshop: rapporti tra linguaggio verbale e delle immagini
Immagini e concetti. Il concetto e l’espressione iconografica
Pensare per poter raffigurare. Le idee. Il cervello sociale
Il bello. Simmetria, femminilità e mascolinità nelle raffigurazioni
Comunicare con immagini. Lavorare file leggeri. Salvare versioni progressive
Photoshop e la composizione iconografica
Creatività ed espressione artistica. Come vengono le idee
Photoshop e il metalinguaggio della percezione. I ritocchi fotografici
Gli emisferi cerebrali destro e sinistro e le immagini
Adobe Photoshop: note tecniche sul software
Adobe Photoshop per lavorare ad un sito web. Dreamweaver e Photoshop
Referenze del docente. Primo su Google come docente di Photoshop
Link e tutorial a Photoshop sul web
Illustrazioni su argomenti complessi realizzati con
Photoshop da Francesco Cascioli

Iscrizioni per il corso di Photoshop a Roma

L’emisfero destro
L’emisfero destro è molto superiore a quello sinistro nell’esecuzione di compiti che richiedano una certe capacità di vedere gli oggetti nello spazio, come nel combinare tra di loro le parti meccaniche di un congegno o semplicemente nel disegnare oggetti in tre dimensioni. I disegni di questo tipo eseguiti con il solo ausilio dell’emisfero sinistro appaiono puerili e rudimentali rispetto a quelli fatti con l’uso dell’emisfero destro. L’emisfero destro ha anche una piena capacità di riconoscere immagini che abbiano una valenza emotiva e di estrinsecare un’emozione. Una foto imbarazzante viene immediatamente riconosciuta e descritta dall’emisfero sinistro, ma causa solo una situazione di imbarazzo se presentata all’emisfero destro che non sa assolutamente giustificare questa reazione.
Le indagini hanno rivelato in sostanza che l’emisfero destro è più portato per le abilità spaziali e per i compiti sintetici, globalizzanti e ideativi, compresa la musica, mentre il sinistro è superiore nei compiti verbali, analitici e sequenziali.
Un gran numero di dati originariamente acquisiti con l’osservazione di pazienti con un cervello diviso siano stati successivamente confermati su animali di laboratorio e su soggetti umani, in assetti sperimentali più riproducibili.
Sembra che soggetti normali impegnati nell’esecuzione di compiti verbali impegnativi abbiano la tendenza a indirizzare lo sguardo verso destra, mentre rivolgerebbero lo sguardo prevalentemente verso sinistra quando i compiti da risolvere implicano relazioni spaziali o connotazioni marcatamente emozionali.
Boncinelli Edoardo, "Il cervello, la mente e l’anima", Mondadori, pag. 270

L’emisfero destro è probabilmente incapace di distinguere il nome dalla cosa designata. LA MAPPA NON È IL TERRITORIO E IL NOME NON È LA cosa DESIGNATA
La proposizione di Korzybski asserisce che sempre quando c’è pensiero o percezione oppure comunicazione sulla percezione vi è una trasformazione, una codificazione, tra la cosa comunicata e la sua comunicazione. Soprattutto, la relazione tra la comunicazione e la misteriosa cosa comunicata, tende ad avere la natura di una classificazione, di un’assegnazione della cosa a una classe.
Dare un nome è sempre un classificare, e tracciare una mappa è essenzialmente lo stesso che dare un nome.
Forse la distinzione tra il nome e la cosa designata, o tra la mappa e il territorio, è tracciata in realtà solo dall’emisfero dominante del cervello.
L’emisfero simbolico o affettivo, di solito quello destro, è probabilmente incapace di distinguere il nome dalla cosa designata: certo esso non si occupa di questo genere di distinzioni.
Accade quindi che certi tipi di comportamento non razionale siano necessariamente presenti nella vita dell’uomo. È un fatto che noi abbiamo due emisferi, e da questo fatto non possiamo prescindere. E’ un fatto che questi due emisferi operino in modo un po’ diverso l’uno dall’altro, e non possiamo sfuggire alle complicazioni che questa differenza comporta.
Con l’emisfero dominante possiamo considerare, ad esempio, una bandiera come una sorta di nome del paese o dell’organizzazione che essa rappresenta. Ma l’emisfero destro non fa questa distinzione e considera la bandiera sacramentalmente identica a ciò che essa rappresenta.
Bateson G. "MENTE E NATURA", Adelphi, pag. 48

L’emisfero destro ha abilità molto inferiori a uno scimpanzé
L’emisfero destro sconnesso medio, non dotato del linguaggio, è, a giudizio di Gazzaniga, una lampadina assai poco luminosa; le sue abilità potrebbero essere "molto inferiori alle abilità cognitive di uno scimpanzé". Può darsi addirittura che esso non possegga la consapevolezza di sé.
"Eppure," dice Gazzaniga, "quello stesso emisfero destro di un essere ’intelligente’ non riesce ad associare le parole spillo e dito alla risposta più appropriata, sanguinare, quando gli viene detto di mettere queste cose in un rapporto causale. L’emisfero destro non ha la capacità di fare inferenze. E’ stupido."
A che cosa serve allora l’emisfero destro?
"Esso fa una quantità di cose. Prima di tutto controlla metà del corpo. Esso potrebbe anche essere una sorta di processore veloce per cose che non richiedono un’analisi verbale: entra o esci; fa’ questa cosa per imitazione; forma giudizi percettivi rapidi. Esso non ha bisogno di passare per un processo analitico che richieda nomi e classificazioni, come fa l’emisfero sinistro. Bogen lo considera una sorta di rivelatore di mancate corrispondenze."
"L’emisfero destro ha difficoltà a fare inferenze su eventi che vanno al di là di una semplice associazione. Se proietti la parola cane esso indica gatto. Questa è una semplice risposta associativa. Ma se proietti cane e guinzaglio, ed esso deve indicare passeggiata, non ci riesce. È una cosa troppo astratta."
"Si ha quasi l’impressione," gli diciamo, "che lei sia d’accordo con l’idea di Eccles che la parte destra del cervello abbia solo una coscienza rudimentale."
"Beh, in quell’idea c’è più verità di quanto fossimo disposti a riconoscere in origine".
Hooper J. Teresi D., "L’universo della mente", Bompiani pag. 281

L’emisfero sinistro contiene un interprete
Secondo alcuni autori l’emisfero sinistro contiene un interprete, una funzione narrativa e razionalizzante capace in ogni circostanza di dare un senso unitario alle percezioni e inserirle in un "racconto del presente" che si dipani con continuità in tempo reale. In questo suo sforzo di interpretazione e di razionalizzazione l’emisfero sinistro è costretto a volte a improvvisare e a produrre false ricostruzioni, inventandosi di sana pianta un passato immediato fittizio, se non addirittura falsi ricordi.
Tutto ciò è estraneo all’emisfero destro, molto più veridico e aderente ai significati letterali. In questo senso e stato detto che "la coscienza del cervello sinistro sorpassa di gran lunga quella del cervello destro.
Boncinelli Edoardo, "Il cervello, la mente e l’anima", Mondadori, pag. 270


Perché due emisferi?
Secondo Jerre Levy: "Due emisferi assolutamente identici per funzione sarebbero stati una pura ridondanza. Non possiamo certo permetterci una tale ridondanza se dobbiamo vivere delle nostre facoltà mentali." L’evoluzione costruì dunque due programmi neurali separati, l’uno accanto all’altro. La metà sinistra del cervello è sintonizzata al tempo (logica sequenziale, conteggio ecc. sono organizzati temporalmente), la metà destra allo spazio.
"Il fatto è che, per ciascuno dei due sessi, ciascun emisfero può specializzarsi in una diversa abilità. I maschi eccellono nella visualizzazione spaziale tridimensionale. L’emisfero destro femminile può essere meno specializzato per le relazioni spaziali e al tempo stesso molto specializzato per la comprensione del significato dell’espressione facciale, utile per anticipare i bisogni di un neonato che non sa ancora parlare."
Scrive Eran Zaidel (1978):
"L’emisfero sinistro è costruttivo, algoritmico, graduale e logico. Esso trae beneficio da un’esemplificazione limitata e da procedimento per tentativi; è in grado di imparare applicando le regole. L’emisfero destro, invece, non sembra imparare per esposizione a regole e a esempi.
Esso ha bisogno di essere esposto a strutture ricche e associative, che tende ad afferrare come totalità.
Io non sono sicuro di quale sia il metodo di istruzione appropriato per il nostro emisfero muto.
Fa parte del carattere elusivo dell’emisfero destro il fatto che noi troviamo più facile dire ciò che non è piuttosto che ciò che è."
Hooper J. Teresi D., "L’universo della mente", Bompiani pag. 274


Una maggiore sensibilità a indizi visivi in una parte specifica del campo visivo

Quando ebbe origine il linguaggio, l’emisfero cerebrale destro doveva occuparsi già del controllo delle risposte emozionali
Questo carattere è molto diffuso nel regno animale, e pare abbia avuto origine da una tendenza molto antica a sviluppare una maggiore sensibilità a indizi visivi in una parte specifica del campo visivo. I trilobiti fossili di 250 milioni di anni fa, per esempio, tendono ad avere più cicatrici sul lato destro, cosa che ci induce a pensare che i predatori che li inseguivano li attaccassero per lo più dalla loro sinistra. Anche gli scheletri fossili di delfini di 20 milioni di anni fa presentano per lo più i danni da denti di squali sul lato destro, suggerendo nuovamente che i predatori, quando li inseguivano, si tenessero nella parte sinistra del loro campo visivo.
La documentazione disponibile sulle specie viventi suggerisce che questa tendenza abbia infine dato luogo a una maggiore sensibilità agli indizi visivi ed emozionali nella parte sinistra del corpo. Julia Casperd e io abbiamo mostrato che i maschi gelada, durante i loro scontri, tendono a tenere il loro avversario nella parte sinistra del campo visivo.
Anche noi esseri umani ci comportiamo nello stesso modo. Avete mai notato che, quando si fotografa una persona, essa tende a rivolgere alla macchina fotografica la parte sinistra del viso? Date un’occhiata al vostro album di foto di famiglia. Soltanto in fotografie di gruppo ufficiali le persone guardano direttamente l’obiettivo; nelle fotografie scattate in modo meno formale, quando una persona sa di essere fotografata volge di solito la testa leggermente verso destra, in modo da avere la macchina fotografica nella parte sinistra del proprio campo visivo.
Usando uno strumento chiamato tachistoscopio per proiettare facce di attori su parti specifiche della retina, Jim Denman e John Manning hanno mostrato che è più facile identificare correttamente le emozioni espresse dall’attore quando l’immagine viene proiettata stilla metà destra della retina che su quella sinistra (o viceversa nel caso dei mancini).
In un altro studio una mia allieva, Catherine Lowe, ha mostrato che le madri che portano in braccio un figlio si accorgono più facilmente di una sua smorfia senza emissione di suoni se lo cullano dalla parte sinistra del corpo che sulla destra. (Questo spiega perché la maggior parte delle persone, e in particolar modo le madri, cullino i loro bambini piccoli dalla parte sinistra del loro corpo. L’ipotesi alternativa - secondo la quale per il bambino sarebbe confortevole sentire battere il cuore della madre, che gli ricorderebbe il tempo trascorso nell’utero - è sicuramente sbagliata: il cuore si trova al centro del torace, e non nella parte sinistra, come spesso crede la gente.)
Questa asimmetria nella scoperta di indizi emozionali ha chiaramente un’origine molto antica, essendo già presente in varie scimmie. Mark Hauser ha mostrato che in molte scimmie la parte sinistra del viso tende a rispondere più rapidamente e intensamente della destra quando esse emettono segnali facciali come smorfie. La parte sinistra del viso, com’è ormai chiaro, è sottoposta al controllo dell’emisfero cerebrale destro. Questa asimmetria nella sensibilità potrebbe essere quindi molto anteriore all’apparizione degli ominidi, per non parlare degli esseri umani già in possesso del linguaggio; essa potrebbe essere addirittura anteriore all’origine dei primati. Tutto questo suggerisce che, quando ebbe origine il linguaggio, l’emisfero cerebrale destro doveva occuparsi già massicciamente dell’osservazione e del controllo delle risposte emozionali. Ciò del resto non ci sorprende, essendo il comportamento emozionale di un altro animale a dirci quali siano le sue intenzioni: essere in grado di leggere correttamente tali segnali, e di reagire a essi con una risposta ugualmente ispirata dalle emozioni, è l’essenza della vita sociale dei primati.
Dunbar R., "Dalla nascita del linguaggio alla Babele delle lingue", Longanesi, pag. 173

Corsi individuali di Photoshop, al domicilio dell’allievo: 35 euro.
Al domicilio del docente 30 euro l’ora. Viene garantita la conoscenza completa del programma in 10 ore: cinque lezioni da due ore, intervallate da un paio di giorni in cui l’allievo si può esercitare da solo.

Corsi individuali di Photoshop a Acilia - Corsi individuali di Photoshop a Ostia - Corsi individuali di Photoshop a Fiumicino - Lezioni individuali di Photoshop a Acilia - Lezioni individuali di Photoshop a Ostia - Lezioni individuali di Photoshop a Fiumicino

Come integrare i corsi di Photoshop. Siti con tutorial e risorse (sono prevalentemente in inglese)

http://www.phong.com/index.php#  

http://www.grafx-design.com/phototut.html  

http://robouk.mchost.com

http://www.spoono.com/tutorials/photoshop

http://www.thinkdan.com/tutorials/photoshop.html  

http://www.photoshopcafe.com/tutorials.htm


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Web www.ilpalo.com