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INDICE

INFORMAZIONI SUL CORSO
PERCHE' IMPARARE A SCRIVERE
Corsi per imparare a scrivere:
dubbi nella scrittura e possibili errori

LA SCRITTURA

IL RITMO NARRATIVO

MESCOLARE "MOSTRARE" E "NARRARE"

Congiuntivo e condizionale

Il "se" non porta automaticamente il congiuntivo: intanto, le ipotetiche possono andare anche all’indicativo, come si sa: «Se dici questo, hai ragione».
In secondo luogo, ed è ciò che importa osservare, il se ipotetico va tenuto distinto dal se interrogativo.
Basta considerare i diversi significati di queste due frasi:
1.         Raffaella non sapeva se Carla sarebbe partita.
2.         Raffaella non sapeva se Carla fosse partita.
Non lasciarti ingannare dalla terminologia grammaticale, che definisce "sarebbe partita" un condizionale passato: in usi come...
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Corsi per imparare a scrivere. L’uso del congiuntivo

A differenza dell’indicativo, che è tipico della realtà e della certezza, il congiuntivo è il modo verbale che esprime la possibilità, l’opinione, il dubbio, la speranza, il timore. E’ il modo più difficile da usare, e meritava un suo spazio in corsi come questo.
Nelle coppie di frasi che seguono, per esempio, quelle contrassegnate con a riguardano cose sicure, constatazioni, mentre le altre con b contengono sfumature di incertezza, augurio, ipotesi ecc.:
1a.      Vedo che siete arrivati sani e salvi
1b.      Ho pregato tanto perché arrivaste sani e salvi
2a.      So che Elena non ti ha ancora restituito il libro
2b.      Immagino che Elena non ti abbia ancora restituito il libro
3a.      Se dici una cosa simile sei uno stupido
3b.      Se tu dicessi una cosa simile saresti uno stupido
4a.      Oggi andiamo in campagna
4b.      Magari andassimo in campagna, oggi!
Il congiuntivo è obbligatorio:
-          nelle finali introdotte da...

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-          nelle esclusive introdotte da senza che (Ho mangiato la Nutella senza che la mamma se ne accorgesse);
-          nelle eccettuative introdotte da salvo che, eccetto che, a meno che (Non ammetto ritardi, a meno che si tratti di gravi e giustificati motivi);
-          nelle proposizioni di adeguatezza introdotte da perché, quando nella reggente c’è un avverbio di quantità (poco, troppo, abbastanza, troppo poco), se il soggetto della dipendente è diverso da quello della reggente (Sei troppo piccolo perché io ti lasci usare le forbici. Ci siamo frequentati troppo poco perché lui possa ricordarsi di me).
Ci sono poi le interrogative indirette, frasi dipendenti che esplicitano una domanda o un dubbio contenuti nella reggente.
Secondo la vecchia grammatica normativa, come si impara in corsi come questo, andrebbero costruite sempre col congiuntivo; oggi però la situazione appare più fluida, e si può ritenere che il congiuntivo in tali proposizioni sia tipico della lingua scritta e comunque di un livello stilistico più formale, mentre l’indicativo si è imposto in molte zone della lingua parlata. Pertanto sono preferibili le realizzazioni col congiuntivo se il registro espressivo è elevato (C’è da chiedersi quale sia il movente di quel delitto. Mi domando quanto ancora tu possa resistere. Molti vorrebbero sapere in che consista il terzo segreto di Fatima), mentre in contesti stilisticamente bassi è accettabile anche l’indicativo (Vorrei sapere dove sei stato fino a quest’ora. Ti chiederanno chi sei e cosa stai facendo. L’ho scelto d’impulso, senza domandare quanto costava).
Nelle subordinate soggettive, oggettive e relative (che sono poi i tipi più frequenti nella sintassi del periodo italiano) il congiuntivo si usa non soltanto in funzione della
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I PERSONAGGI

LA TRAMA

I DIALOGHI

LE FIGURE RETORICHE

L’AUTOBIOGRAFIA

LA PUNTEGGIATURA

LE TECNICHE PER SCRIVERE

ORGANIZZAZIONE DEL TESTO

SUPERARE L’ANSIA DEL FOGLIO BIANCO

DUBBI NELLA SCRITTURA

EDITING: COME SI CORREGGE UN TESTO

REGOLE PER CORREGGERE UN TESTO

LA SCRITTURA ARGOMENTATIVA

LE TECNICHE ARGOMENTATIVE

SCRIVERE PER INTERNET

RAPPORTI CON L’EDITORE

335 LIBRI CAPOLAVORI LETTERARI IN WORD DA SCARICARE

I LUOGHI COMUNI

IL PASSAGGIO DAL PENSIERO ALLA PAROLA

COME SI TRASMETTE IL SIGNIFICATO

IL CERVELLO ESTRAE IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE

DECIFRARE IL PARLARE PER POTER SCRIVERE

LA SCRITTURA DEVE RENDERE L’INESPRIMIBILE

PREZZO DEL CORSO

IL CORSO DAL VIVO A ROMA

IL DOCENTE

CONTATTI

 

Corsi imparare scrivere: quando è necessario il congiuntivo

Osservazioni: il congiuntivo è necessario dopo verbi e locuzioni che esprimono volontà, desiderio, ordine, speranza, timore e simili (aspettare, escludere, esigere, impedire, lasciare, ordinare, ottenere, permettere, preferire, pretendere, proporre, raccomandare, sperare, suggerire, temere, volere); dopo verbi e locuzioni che esprimono...

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Osservazioni: quando nella reggente c’è un superlativo relativo, oppure in dipendenza da locuzioni del tipo l’unico che, il solo che, nessuno che, il primo che, l’ultimo che è preferibile ricorrere al congiuntivo. Di conseguenza, come si impara in corsi come questo, le frasi 6a e 7a hanno un registro più colloquiale, meno sorvegliato. Dagli esempi 8a e 8b si capisce invece che il significato di una relativa può cambiare sensibilmente a seconda che vi compaia l’indicativo o il congiuntivo: nel primo caso si parla di un vestito specifico, che esiste e può essere indossato, mentre nella seconda frase il vestito oggetto della ricerca è immaginario, ideale, e la relativa (con sfumatura consecutiva) ne indica le caratteristiche desiderate (Voglio comprare un vestito tale che abbia il colletto bianco).
C’è infine da ricordare che il modo congiuntivo ha la sua utilizzazione nella protasi del periodo ipotetico della...

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Corsi per imparare scrivere. Il passivo. Uso e abuso

Il modo più semplice e diretto di costruire una frase consiste nell’assumere come soggetto la persona o la cosa che compie l’azione (per esempio Io guardo, Tu corri, Il delitto non paga); se poi l’azione ricade su qualcuno o qualcosa, e se il verbo è transitivo, si avrà anche un complemento oggetto (Io sbuccio una mela).
Come tutti sanno, questo modello di frase può essere ribaltato: la costruzione attiva si trasforma allora in passiva, il complemento oggetto diventa soggetto, mentre quello che prima era soggetto diventa un complemento d’agente (se si tratta di persona o animale) o di causa efficiente (se si tratta di un’entità inanimata). La frase precedente, volta in forma passiva, suona così: Una mela è sbucciata (o viene sbucciata) da me. In primo piano adesso c’è la mela, e quell’io che materialmente compie l’azione di sbucciare è messo in disparte, grammaticalmente declassato: il passivo ha cambiato in maniera netta il punto di vista del discorso.
Se poi, in corsi come questo, si osserva la parte verbale della frase si nota che...

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L’uso del "che" nella lingua parlata

Esamina la frase:
«Anche la Maria, del resto, mi ha detto che non si serve più da quella sarta, che le ha sbagliato quel vestito rosso".
Una ripetizione di che, frequente nella realtà della lingua orale: ma qual è la loro natura grammaticale?
Il primo che è una congiunzione («mi ha detto che"); la natura del secondo è molto più incerta: potrebbe intendersi
1.         come un relativo («da lei la quale...»),
2.         come una congiunzione...

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Corsi per imparare a scrivere: l’uso di "ne".

Ne deriva dall’avverbio di luogo latino inde (= da lì) e anche in italiano il suo
primo significato è avverbiale, come nelle frasi:
Posso dirti che il teatro è pienissimo: ne (= da lì) vengo proprio adesso
Me ne (= da lì, o da qui) andrò senza rimpianti.
Inoltre, ne può avere anche funzione di pronome: in questo caso sostituisce le locuzioni di...

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Come pronome, il ne compare in forma pleonastica abbastanza di frequente:
-          ci sono alcune locuzioni fisse da cui non può essere eliminato, come ad esempio non poterne più di,farne di: frasi come Non ne posso più di questa pioggia oppure Pierino ne ha fatte di tutti i colori risulterebbero incomprensibili se provassimo a escludere il ne: anche questa famiglia di espressioni dunque è corretta;
-          ci sono poi gli usi "intensivi" di ne, che hanno invaso il parlato (anche se fanno arricciare il naso a molti), del tipo "Ne ho un cassetto pieno, di queste cianfrusaglie" oppure "Di questo problema ne ho parlato con tutti": queste frasi non sono accettabili se il livello espressivo è formale né, a maggior ragione, nella lingua scritta. Dunque sarà meglio evitarle, come si impara in corsi come questo, ripiegando su espressioni meno "colorite" ma più corrette, come:
Di queste cianfrusaglie ho un cassetto pieno (oppure Ho un cassetto pieno di queste cianfrusaglie)
Di questo problema ho parlato con tutti (oppure Ho parlato con tutti di questo problema);
-          infine ci sono i casi, del tutto inaccettabili anche nel parlato, in cui ne è pleonastico rispetto a un pronome relativo, come *Vado dal mio amico Andrea, di cui te ne ho tanto parlato (l’asterisco segnala che questa frase è assolutamente scorretta); si deve dire e scrivere, è ovvio, Vado dal mio amico Andrea, di cui (o del quale) ti ho tanto parlato.
In molti casi la frase costruita con il pronome ne è...

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La posizione dell’aggettivo

A differenza di molte altre lingue europee, l’italiano non ha una posizione fissa per l’aggettivo: questo infatti può sia precedere che seguire il sostantivo cui si riferisce. Pertanto si può dire
È stata un’indimenticabile giornata
ma anche
È stata una giornata indimenticabile.
Però, in alcuni casi il significato della frase cambia a seconda che l’aggettivo stia a destra o a sinistra del nome. Negli esempi che seguono, la cosa risulta abbastanza chiara:
Un vecchio amico / Un amico vecchio
Un’unica maestra / Una maestra unica
Una buona opera / Un’opera buona
Numerose classi / Classi numerose
Limitandoti al primo caso, puoi osservare che...

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Corsi per imparare a scrivere: nuove frontiere per maschile e femminile

La lingua italiana funziona così: possiede parole di genere maschile e di genere femminile, in alcuni casi distribuite in modo arbitrario (perché divano è maschile e ottomana femminile?, perché sgabello e sedia?, perché cucchiaio e forchetta?, perché calabrone e vespa?), e in altri casi in corrispondenza precisa col sesso maschile o femminile dell’oggetto nominato (amico / amica, leone / leonessa, fratello / sorella).
Però, come si impara in corsi come questo, quando si vuole indicare una categoria indipendentemente dal sesso dei suoi singoli componenti, si usa il maschile plurale: posso dire I miei amici mi sono stati vicini, e si tratterà indifferentemente di ragazzi e ragazze, oppure Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, e ognuno capisce che sono comprese anche le cittadine.
Il maschile può essere usato in senso...

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Uno degli argomenti al centro della discussione è la definizione della forma femminile corretta per professioni, cariche, titoli e mestieri che fino a tempo fa erano di pertinenza esclusivamente maschile, come deputato, senatore, ministro, direttore d’orchestra, giudice, amministratore delegato, notaio, prefetto, pretore e così via.
Le possibilità sono molte: si possono estendere a questi sostantivi i suffissi femminili già attivi nella lingua italiana e coniare termini come senatrice, direttrice d’orchestra, amministratrice delegata (sulla falsariga di pittore / pittrice), deputatessa, prefettessa, pretoressa (sulla falsariga di professore / professoressa), nonché arbitra, ministra, notaia (senza suffisso, sulla scorta di lattaio / lattaia).
Oppure, come suggeriscono in alcuni corsi imparare scrivere, si può decidere che conta la funzione svolta, e non il sesso di chi la svolge, e pertanto è inutile volgere al femminile sostantivi che per lunga tradizione posseggono solo la forma maschile; secondo questa linea è più corretto dunque dire: il presidente della Camera Irene Pivetti, il ministro della Sanità Rosy Bindi, il prefetto Annamaria Rossi, il magistrato Anna Bianchi.
Una variante di questa scelta consiste nel lasciare invariato il titolo, ma farlo precedere dall’articolo femminile (La giudice Silvia Conti, la sergente maggiore Carla Rossi, e addirittura la notaio Franca Verdi e simili).
C’è poi la possibilità, molto frequentata dai giornalisti ma aborrita dalle donne e in generale rifiutata negli ambienti ufficiali, di precisare il titolo con l’aggiunta di donna (il giudice donna, la donna architetto), o peggio ancora con l’estensione in gonne/la (il vigile in gonne/la, l’arbitro in gonnella), che ha un effetto francamente offensivo.
In tanto disordine (che aveva ripercussioni anche protocollari), alcuni anni fa la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha incaricato una donna di studiare il problema e cercarne la soluzione. Il libro risultato da quella ricerca ha per titolo "Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana" e contiene fra l’altro una puntigliosa esemplificazione delle formule da evitare, accompagnate da proposte alternative: comincia con lo sconsigliare l’uso del maschile "non marcato" (non si deve dire uomo ma persona, non caccia all’uomo ma caccia all’individuo, non gli Ateniesi ma il popolo ateniese, non i bambini ma le bambine e i bambini); prosegue stigmatizzando l’uso non simmetrico di nomi, cognomi e titoli (non Brandt e la Thatcher, e nemmeno la Signora Thatcher e Brandt, ma Brandt e Thatcher, oppure il Brandt e la Thatcher, o ancora il Signor Brandt e la Signora Thatcher) e il doppione Signora/Signorina cui corrisponde l’unico maschile Signor(e).
Infine affronta l’argomento dei titoli, mestieri e professioni raccomandando di usare sempre, per le donne, una forma femminile, anche se inusitata (dunque l’amministratrice unica, la sottosegretaria, la senatrice, la notaia, la magnifica rettrice dell’Università, la ministra, la sindaca, la questrice, la carabiniera, la cavaliera del lavoro), ad eccezione di quelle costruite col suffisso -essa, che sarebbe screditato per le sue connotazioni negative e irriguardose (termini come vigilessa equivarrebbero insomma quasi a un insulto): perciò, rifiutato la poetessa, il libro consiglia la poeta, e analogamente la prefetta, la pretora, l’avvocata, la profeta. Infine arriva a prefigurare la prete, la sacerdote, la rabbina. Per le alte cariche militari, propone la comandante, la generale, l’ammiraglia e (stranamente) la Capo di Stato Maggiore...
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docente Francesco Cascioli

Sigle o acronimi

Le denominazioni degli enti, delle associazioni, delle imprese industriali, dei partiti politici, spesso costituite da molte parole, nella loro forma completa sono difficili da memorizzare e anche da pronunciare. Prendiamo per esempio l’Istituto Regionale per la Ricerca la Sperimentazione e l’Aggiornamento Educativo:
sarebbe impegnativo ripeterne per intero il nome, ogni volta che si fa riferimento ad esso. Ma per fortuna esiste la sigla, e tutti, al bisogno, lo chiamano IRRSAE.
Lo stesso discorso - come si insegna nei corsi per imparare scrivere - può valere per infiniti altri esempi, da UNICEF (= United Nations International Children’s Emergence Found, ossia Fondo Internazionale di Emergenza per l’Infanzia delle Nazioni Unite) a UCIGOS (= Ufficio Centrale per le Investigazioni Generali e le Operazioni Speciali), da CENSIS (= Centro Studi Investimenti Sociali) a AIDS (= Acquired Jmmunodeficiency Syndrome, cioè Sindrome da Immunodeficienza Acquisita). È probabile che la persona comune, l’uomo della strada, riconosca le sigle e sappia identificare almeno sommariamente il campo di pertinenza dei diversi enti e istituzioni; più difficile pensare, come si impara in corsi come questo, che sia in grado di sciogliere sempre correttamente gli acronimi iniziale per iniziale.
Perciò è importante, quando si costruisce una sigla nuova, curare per quanto si può che il ...

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Corsi per imparare a scrivere: ulteriori controlli per la battitura del testo

-          dopo il punto e a capo, l’inizio del rigo seguente rientra a destra (battere cinque spazi con la barra spaziatrice o un colpo di tabulatore);
-          i segni di punteggiatura sono seguiti, ma non preceduti da uno spazio in bianco;
-          le note sono numerate progressivamente, capitolo per capitolo, e disposte a piè di pagina; l’esponente di nota è un numero piccolo in alto che si scrive, senza spazio, a destra della parola a cui si riferisce. Se la parola è seguita da segno d’interpunzione, la nota si scrive davanti al segno;
-          i segni d’interpunzione si scrivono dopo le virgolette (tranne i punti esclamativi e interrogativi, se appartengono al testo riportato tra virgolette).
Lista di controllo per la presentazione della tesi:
-          la pagina si allinea a sinistra (è l’impostazione predefinita dei programmi di videoscrittura) o è giustificata;
-          numero (romano) del capitolo e titolo dei capitolo sono centrati, lasciando in bianco per circa 1/3 la parte superiore dei foglio;
-          i titoli di paragrafo si allineano a sinistra;
-          non si scrive il punto fermo dopo i titoli di capitolo e paragrafo;
-          si lasciano due righe in bianco prima del titolo del paragrafo e una dopo;
-          per i titoli di capitolo e paragrafo si può usare...

  La zona di testo successiva - e in particolare il paragrafo:
DUBBI NELLA SCRITTURA
è stata in parte rimossa. Altro materiale è presente solo nelle dispense inviate - gratuitamente - a chi si iscrive, e a chi richiede informazioni sul corso di scrittura creativa.
Per richiedere l’iscrizione alla scuola di scrittura, per ricevere maggiori informazioni sulle sue modalità, o anche solo per richiedere gratis il materiale allegato al corso di scrittura, si può scrivere al docente Francesco Cascioli

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