| L’agenzia
di grafica pubblicitaria |
L’approntamento dello spot
pubblicitario vede il coinvolgimento di registi, fotografi, case di
produzione cinematografica, illustratori.
Perché tutto il processo di lavoro sia mantenuto sotto uno
stretto controllo, si svolgono degli incontri fra chi ha ideato la campagna
e chi dovrà materialmente realizzare lo spot pubblicitario. Questi
pre-production meeting (PPM) hanno lo
scopo di mettere a punto nei minimi dettagli tutta la macchina
realizzativa. L’esiguità del tempo a disposizione – uno spot
pubblicitario dura una manciata di secondi - e il grande
impegno economico necessario a produrre fotografie e film di qualità,
rendono indispensabile una rigida pianificazione del lavoro. I PPM
sono organizzati in modo molto minuzioso, in quanto devono trasferire
in ogni dettaglio le intenzioni creative a chi dovrà interpretarle e realizzarle.
I PPM vengono fatti per le produzioni dello spot pubblicitario,
per quella radiofonica e per quella fotografica.
Normalmente viene seguito uno schema prefissato, una sorta
di check list, per ridurre al minimo la possibilità di trascurare
qualcosa o di prendere decisioni sbagliate.
Nella fase esecutiva occorre comunque mantenere anche una
certa flessibilità operativa per far sì che lo spot pubblicitario finale
non soltanto risponda alle intenzioni originarie, ma sia anche valido
e attuale al momento della messa in onda. Talvolta capita che un’uscita
imprevista di un concorrente con uno spot pubblicitario simile,
renda necessaria una modifica o addirittura un radicale cambiamento
dell’esecuzione o dell’idea creativa.
Dopo il PPM e la scelta del cast, i momenti in cui si divide la
fase esecutiva di uno spot pubblicitario possono essere riassunti
così:
• PPM con scelta del cast (attori e modelli da impiegare
nel film);
• ricerca location, prop (gli
oggetti per arredare il set) e approntamento del set;
• shooting (riprese);
• sviluppo e stampa;
• esame dei rushes (il girato delle
varie scene);
• montaggio;
• incisione del parlato e degli effetti sonori;
• composizione e incisione della musica;
• sincronizzazione;
• missaggio.
Dopo il montaggio si ottiene una prima edizione dello spot
pubblicitario, a cui può far seguito un secondo montaggio, un secondo
missaggio e quindi l’edizione definitiva.
Lehmann E., “Come si realizza una campagna pubblicitaria”,
Carocci
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La produzione di uno
spot pubblicitario
Seguiamo passo per passo il
processo di preparazione di uno spot pubblicitario. Tutti
i passaggi vengono racchiusi in un documento che costituisce
il punto di riferimento per ogni specialista coinvolto nella produzione.
L’esempio che segue si riferisce alla produzione di un commercial
“storico”, fatto per una marca di caffé solubile. Obiettivo primario
dello spot pubblicitario è suggerire un nuovo modo di preparare un
caffé solubile per ottenere un caffé ghiacciato, mischiando e agitando
in uno shaker la polvere, ghiaccio e acqua. La chiave creativa è:
storia + paradosso. L’idea creativa si basa sulla storia
di un uomo che, vivendo in una capanna in mezzo al deserto dell’Arizona
posta nelle vicinanze di una linea ferroviaria, attende il passaggio del
treno per prepararsi il suo caffé. Le forti vibrazioni che il treno provoca
nella capanna agitano fortemente lo shaker e permettono la preparazione
di un caffé ghiacciato particolarmente invitante, denso e cremoso. L’ambientazione
dello spot pubblicitario nel deserto sottolinea la funzione
rinfrescante e dissetante del prodotto.
Innanzitutto i creativi scrivono il trattamento della storia
che vogliono realizzare.
Paesaggio dell’Arizona, arido e brullo. Il binario di un
treno taglia di netto il paesaggio. Il caldo è davvero al massimo e si
sentono degli accordi di un lento blues.
Accanto ai binari c’è una piccola casa. Fuori, sul patio, un uomo è comodamente
adagiato su una sedia. Si capisce che sta aspettando qualcosa: controlla
attentamente i binari del treno, che si perdono all’orizzonte. Lo spot
pubblicitario mostra un primo, piccolo segnale: una lampada, lì accanto
a Lui, comincia a vibrare. È il momento. L’uomo, con decisione,
entra in casa e comincia a prepararsi il caffè. Si vedono
i dettagli della preparazione: la polvere viene versata nello
shaker, così come lo zucchero, il ghiaccio e l’acqua. Intanto, l’atmosfera
dello spot pubblicitario si carica sempre più di attesa e
di tensione. Si vede il treno che, da lontano, si avvicina alla casa.
Lo spettatore dello spot pubblicitario deve avere la sensazione che qualcosa
stia per accadere.
Chi sta arrivando su quel treno? Perché l’uomo prepara il
caffé ghiacciato proprio in quel momento?
Il treno, ormai, è a pochi passi dalla casa: sempre più vicino, sempre
più vicino. Mentre gli oggetti all’interno detta casa vibrano
sempre più forte, l‘uomo chiude lo shaker con il coperchio. Ed ecco
finalmente che arriva il momento clou dello spot pubblicitario .
Il treno è davanti alla casa ma non si ferma. Passa invece
velocissimo, con grande rumore di terraglia. Le vibrazioni
fanno tremare tutto: anche l‘uomo vibra vistosamente, tenendo
in mano Lo shaker. Questa scena dello spot pubblicitario dura pochi secondi
ma è intensissima. Lo shaker nella mano dell’uomo si agita e mischia
bene il contenuto.
Ora il treno è passato; tutto torna calmo come prima. L’uomo apre lo shaker,
versa il caffé nel bicchiere e beve con gusto.
Lo spot pubblicitario si conclude con la voce di uno speaker
che dice: “Scopri il movimento con... (nome del prodotto)”.
La storia viene poi definita in tutte le sue componenti,
per renderne possibile il trasferimento sullo schermo, con la puntualizzazione
di dettagli importanti, che danno il “sapore” allo spot pubblicitario:
• la prima parte dello spot deve creare, in modo stereotipico,
un’atmosfera di attesa e suspense;
• il personaggio deve dare la sensazione di attendere qualcosa
di molto preciso e di aver scelto proprio quel momento per prepararsi
un caffé ghiacciato;
• la scena del passaggio del treno davanti alla casa dura pochi
secondi, ma deve essere clamorosa ed esagerata;
• il protagonista dello spot pubblicitario deve avere
un aspetto bello, virile, sicuro di sé e vivere in quella casa per libera
scelta e non perché è vittima della solitudine;
• le immagini della preparazione del caffé devono essere sempre
in dettaglio e comunicare una sensazione di grande freschezza
e refrigerio.
[Tratto da Lehmann E., “Come si realizza una
campagna pubblicitaria”, Carocci]
Uno spot pubblicitario può
essere troppo emozionante per servire allo scopo
L’agenzia di pubblicità Weiss
e Geller non riusciva a comprendere perché lo spot pubblicitario
da essa studiato per conto dei vini Mogen David
non desse i risultati sperati. Era, a detta di tutti, una trasmissione
eccellente, molto gradita dagli spettatori: una serie di emozionanti
“misteri“ polizieschi. Il pubblico la considerava una delle migliori,
ma si ostinava a non comprare i vini della Mogen David. Vennero
allora chiamati gli analisti motivazionali. Questi scoprirono, dopo un
sondaggio compiuto tra gli spettatori durante la trasmissione che comprendeva
lo spot pubblicitario, che i “gialli “ creavano una
sorta di “frenesia emozionale“, la quale, se eccitava il pubblico, dall’altro
tendeva a “paralizzarlo“.
Uno psicologo della Università Columbia, il dottor J. A.
M. Meerloo, scoprì che sotto l’effetto di un panico
improvviso “gli individui mantengono un comportamento curiosamente impassibile...
il loro cervello non gli suggerisce nessuna soluzione; sono come congelati
nello spazio; non pensano a nulla... Molte persone, appena uscite da questo
stato di panico, affermano di non ricordare nulla di quanto è accaduto
durante la crisi. Nessuno, quando si trova in tali condizioni,
è in grado di intraprendere una qualsiasi azione — mentale
o fisica” e quindi neppure di subire gli input di uno spot pubblicitario.
L’agenzia di pubblicità ne trasse la conclusione che lo stato, sia pur
minimo, di panico provocato dai drammi polizieschi, per quanto potesse
riuscire emozionante al pubblico, produceva negli spettatori
una perdita di memoria, impedendo loro di captare il consiglio dell’annunciatore
dello spot pubblicitario, che li esortava a scendere di filato
in strada a comprare il vino Mogen David. Molto probabilmente,
una parte del pubblico non udiva neppure lo slogan!
Secondo la relazione finale “l’eccitazione del dramma poliziesco
produceva uno shock, oscurando completamente“ quell’atmosfera
patriarcale e casalinga che l’annunciatore tentava di creare nello spot
pubblicitario in rapporto al vino. Quando i gialli vennero
sostituiti da trasmissioni più pacate, le vendite del prodotto salirono,
nelle zone-pilota, di oltre il 100 per cento.
Lo spot pubblicitario
giunge a destinazione soltanto se la trasmissione è mediocre?
Una trasmissione che ospita
uno spot pubblicitario, può essere non soltanto troppo emozionante
ma anche troppo divertente per lo scopo che si propone. Tale fu, per lo
meno, la triste conclusione cui giunse la
Philip Morris, che aveva investito
milioni di dollari nella acclamatissima serie comico-musicale
I love Lucy. Mentre Lucy diventava la trasmissione più popolare
della televisione americana, le vendite delle Philip Morris
– che vi aveva inserito il proprio spot pubblicitario - segnavano
il passo, e anzi calavano del 17 per cento. Come già ho detto, altri fattori,
relativi alla “personalità “ della marca, avevano probabilmente la loro
parte di responsabilità; ma, come scrisse la rivista “Tide
“, “non pochi, alla Philip Morris...
hanno il dubbio che una trasmissione di grandissimo successo non sia di
alcuna utilità per le vendite. La ragione: durante gli inserti
pubblicitari gli spettatori parlano tra loro del programma.
È un fatto che dà da pensare. Lo spot pubblicitario giunge
a destinazione soltanto se la trasmissione è mediocre?“
La domanda risale al 1955. Oggi non pochi spettatori dei programmi televisivi
americani hanno diritto di porsela. È possibile che talune tra le trasmissioni
decisamente brutte siano tali di proposito, per dare maggior
forza di penetrazione agli inserti pubblicitari?
Frattanto il presidente di un’agenzia di pubblicità di San
Francisco raccomandava ai suoi colleghi di offrire al pubblico qualcosa
di più oltre al puro e semplice spot pubblicitario. Egli osservò che ai
tempi della radio l’ascoltatore poteva senz’altro chiudere l’orecchio
interno non appena un noto e non gradito spot pubblicitario
cominciava. E aggiungeva: “Non è così facile compiere un’operazione
del genere con la televisione. Staccare gli occhi dallo schermo con lo
spot pubblicitario chiudendo contemporaneamente le orecchie, richiede
uno sforzo fisico non indifferente... La possibilità di fare
una cattiva impressione alla TV è grande, e a nostro parere molte ditte
ne hanno largamente approfittato... Uno spot pubblicitario deve offrire
allo spettatore qualcosa oltre al messaggio commerciale. Il pubblico deve
ricevere qualche sorta di premio emotivo per aver guardato lo spot
pubblicitario”. In altre parole, occorre lavorare sul pubblico
in profondità.
[tratto da Packard Vance, “I
persuasori occulti”, 1958, Einaudi, pag. 166]
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