| L’agenzia
di grafica pubblicitaria |
La strategia della comunicazione
pubblicitaria agisce per costruire, cambiare e consolidare atteggiamenti.
Dice Livraghi:
«"Come ti sei dichiarato alla tua fidanzata?" Chiesi a
un allievo in un corso di pubblicità a Roma. Lo feci dopo aver ascoltato
le sue energiche proteste perché, secondo lui, gli annunci si basavano
spesso su esagerazioni non dimostrabili. Gli chiesi della sua dichiarazione
d’amore per vari motivi. Il primo è che sono un difensore convinto della
pubblicità emozionale: l’arte di sedurre e innamorare ha molto a che vedere
con la nostra professione. Una dichiarazione d’amore può essere un
eccellente comunicazione pubblicitaria che fa appello alle emozioni
del destinatario.
La seduzione richiede una goccia di passione e utopia. Non potrei mai
accusare un innamorato di mentire nella sua comunicazione pubblicitaria
quando promette la felicità assoluta, se questa affermazione gli
viene dal cuore.
Mentire o manipolare sarebbe un’altra cosa, come millantare un reddito
o una posizione sociale che non corrispondono alla verità. Ma esprimere
emozione con un sensazionale "con te fino alla fine del mondo!"
è un’arma di seduzione che rende la vita molto più piacevole.
"Sarai felice con me" è un argomento molto più
attraente e convincente che "guarda come sono bello", anche
se oggettivamente può essere molto più dimostrabile il secondo.
La comunicazione pubblicitaria
deve parlare al consumatore
La comunicazione pubblicitaria
deve promettere qualcosa, sedurre. Andare un po’ oltre la banale ovvietà.
Se diciamo "guarda come sono bello" parliamo del
prodotto. Se promettiamo "Sarai felice con me!" usiamo la comunicazione
pubblicitaria per avvertire il consumatore del beneficio che ne
avrà. E questo è sempre preferibile.
Ora siamo a questo punto del processo pubblicitario. Conosciamo lo sposo
e la sposa, il prodotto e il consumatore, i vantaggi dell’uno e le esigenze
dell’altro. Ma abbiamo bisogno che qualcosa si muova. La
nostra strategia è, semplicemente, avvicinarli.
Non cercherò qui di definire le grandi teorie del marketing e della comunicazione
pubblicitaria, ma mi sembra opportuno ricordare che si tratta
di gettare un ponte fra l’una e l’altra riva del fiume. Il prezzo, la
distribuzione, la promozione delle vendite, e la campagna
pubblicitaria, saranno il cemento e le travi per costruire il ponte.
L’architettura della comunicazione pubblicitaria sarà definita e condizionata
dalla nostra strategia: l’arte di avere il prodotto adatto per un gruppo
predefinito di consumatori – di Roma o di fuori Roma - al prezzo adatto
e con adatta pubblicità e promozione.
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Mirare prima di sparare. Una
comunicazione pubblicitaria mirata
C’è chi prima spara e poi prende
la mira. Nella nostra professione questa è irresponsabilità totale. Perché
nulla è più pericoloso e controproducente di un grande sparo nella direzione
sbagliata, sperando di far centro per caso, solo perché tutte le strade
portano a Roma.
Il migliore creativo è quel campione di tiro a segno che può vantarsi
di mettere sempre il colpo dove ha messo l’occhio. Mirare
è la strategia. Colpire il bersaglio è la tattica.
Possiamo avere molte tattiche diverse e complementari. Si può sparare
con una pistola a ripetizione, con un cannone o con raffiche di fuoco.
Ma deve essere una sola la strategia, la linea che arriva
dritta sul bersaglio.
La coerenza strategica
non è così semplice come può sembrare. La fretta e l’angoscia dei risultati
di breve periodo possono portare, oggi più che mai, a mosse tattiche che
per cercare un rimedio immediato intaccano la strategia di marca, e così
provocano guasti peggiori subito dopo. E’ sorprendente e preoccupante
constatare come questo avvenga anche in imprese con una forte
organizzazione e una seria cultura professionale.
Il principio fondamentale della comunicazione pubblicitaria è sommare
gli sforzi invece di sottrarli. La mia regola è rispettare la strategia
del cliente, se la vedo precisa e dimostrata, come succede - per fortuna
- nella maggior parte dei casi. In caso contrario, propongo al cliente
di riflettere insieme per affinare quella che è la base del processo creativo.
Conosco pubblicitari capaci di abbagliare con fuochi d’artificio creativi.
Il cliente può restare accecato da questa comunicazione pubblicitaria,
e credere di aver scoperto il faro che illuminerà la sua strada verso
Roma. Meglio tenere gli occhi aperti, perché la cosa più probabile è che
il gioco di luci, senza una bussola che lo orienti, nasconda l’orlo di
un precipizio.
[Tratto dal capitolo 4 del Nuovo libro della pubblicità di
Luis Bassat e Giancarlo Livraghi]
La comunicazione pubblicitaria
deve tenere conto del marchio, risorsa strategica dell’azienda
Ogni
qualvolta il consumatore osserva il mondo circostante, viene
travolto da loghi, marchi, brand. Il marchio è diventato il tramite per
l’instaurazione del rapporto fidelizzante azienda-cliente, aumenta il
valore percepito, è una delle variabili competitive prioritarie per mantenere
le posizioni di mercato. Il
consumatore è capace di parlare del brand come se fosse un essere umano,
personificandolo, dandogli un volto, attribuendogli – grazie ad una valida
comunicazione pubblicitaria - delle caratteristiche simili a quelle umane,
ed entrando in relazione con esso.
L’identità del marchio, e conseguentemente
di un’azienda, mira ad aiutare l’organizzazione a differenziare se stessa
sul mercato: un programma d’identità nella comunicazione pubblicitaria,
infatti, partendo da un’analisi dei propri punti di forza
e debolezza, diventa il mezzo per individuare il proprio posizionamento.
La brand identity, o identità visiva, necessita
di un progetto di pianificazione, talvolta corredato da un cambiamento strutturale
ed organizzativo della comunicazione pubblicitaria e delle modalità di relazione
tra risorse umane e clienti.
Il
branding è il processo mediante il quale si crea e si diffonde
la notorietà del marchio, ovvero l’insieme delle strategie
volte a creare un’identità ed un’immagine aziendale distintiva rispetto
alla concorrenza. Il
logo è il primo e più diretto veicolo dell’immagine e della comunicazione
pubblicitaria di una azienda – di Roma o che operi a livello
nazionale - e può rappresentarne la presenza, l’essenza, la forma ma non
è la sostanza, caratterizzata da molti più aspetti rispetto ad un solo
segno distintivo.
L’attività
di branding può essere articolata in due fasi strategiche,
interconnesse tra loro:
1
- La definizione degli elementi distintivi su cui fondare l’identità.
L’identità
è la forma con la quale un’azienda si presenta ai suoi clienti e ha il
compito di impattare in maniera positiva su di loro, trasmettendo
con chiarezza una comunicazione pubblicitaria efficace. Essa
implica lo studio dei diversi aspetti tangibili ed intangibili, che per
il cliente compongono l’identità: gli elementi fondanti su
cui basarsi nella realizzazione del prodotto, il suo utilizzo, le modalità
di vendita e di relazione con il cliente.
2
- L’attuazione di azioni di marketing e comunicazione pubblicitaria
per diffondere il brand e la misurazione del riscontro effettivo sul mercato,
sia di Roma sia a livello nazionale - . Essa
implica la compresenza di un soggetto che si espone e si rende disponibile
ad essere esaminato (l’azienda) e di un altro soggetto (il consumatore)
che pone in essere le azioni di riconoscimento: ri-conoscere significa ricevere
conferma di cose già conosciute, connettere tra loro segnali e simboli già
visti o immaginati, desiderati…
Fondamentale
diventa quindi attuare strategie di brand e una comunicazione pubblicitaria
che non si limitino a lanciare messaggi e a misurarne l’impatto
in un determinato periodo di tempo (normalmente quello definito per la campagna),
ma che valutino e misurino il riscontro in maniera continuativa presso
il consumatore/cliente. Tutte le azioni possibili della comunicazione pubblicitaria
(sul prodotto, nella comunicazione, nello stile di vendita..)
devono essere attivate per fidelizzare il consumatore, incluse indagini
sul campo, che facciano percepire al cliente che il suo punto di vista è
essenziale ed è ascoltato dall’impresa, tanto che oggi con l’ausilio di
Internet vengono creati gruppi d’ascolto, club o meglio tribù, che interagiscono
in modo continuativo con l’azienda di brand, fornendo suggerimenti, informazioni,
pareri, idee (tribal e viral marketing).
Le
strategie legate al brand nel micro contesto devono
lavorare sulla qualità del contatto e del rapporto tra la marca e il pubblico,
cercando di trasformare l’atto d’acquisto in un’esperienza emozionante,
che rimanga impressa nella mente del consumatore.
Questo
avviene in modo che il consumatore – di Roma o di fuori Roma - associando
ad una data marca un ottimo ricordo, le divenga fedele, onde
riprovare, ad ogni atto d’acquisto, le belle emozioni vissute la prima
volta. Per ottenere questo risultato, però, si devono considerare le sue
sensazioni, il suo gradimento, le sue aspettative ed i suoi
desideri: è qui che entra in gioco lo strumento della Customer
Satisfaction Analysis, processo attraverso il
quale si analizza sistematicamente il valore atteso e quello percepito
di un prodotto o di un servizio, si misura nel vero senso della parola
la sua soddisfazione rispetto alle aspettative promesse dalla comunicazione
pubblicitaria, per costruire una patto fiduciario fondato sullo scambio
di valori e fedeltà.
L’obiettivo della comunicazione
pubblicitaria
La pubblicità, o advertising,
può essere definita come una delle tecniche della comunicazione
di massa che imprese e altre organizzazioni utilizzano per creare consenso
intorno alla propria immagine e a quella dei propri prodotti o iniziative.
Il suo fine è quello di influenzare e modificare in senso positivo
gli atteggiamenti del pubblico. L’incidenza sul comportamento della comunicazione
pubblicitaria è invece mediata: si dà per scontato che, una volta
cambiato l’atteggiamento, vi siano alte probabilità che cambi anche
il comportamento. Altre forme di comunicazione cercano invece
di agire direttamente sul comportamento: per esempio, le promozioni. Ma
mentre la comunicazione pubblicitaria tende a proiettare nel tempo
i suoi effetti istituzionali sulla marca, quello delle promozioni solitamente
si esaurisce con il cessare dell’azione.
La peculiarità della comunicazione pubblicitaria consiste nel diffondere
a un target group, cioè a un gruppo predeterminato
di potenziali consumatori – di Roma o di fuori Roma – messaggi preconfezionati
e diffusi a pagamento attraverso i mass media. Si tratta di una
tecnica multidisciplinare, che si avvale di
diversi strumenti e competenze, sia per l’individuazione dei bisogni emergenti
nel tessuto sociale sia per la creazione e la diffusione dei messaggi
pubblicitari.
Ogni comunicazione pubblicitaria nasce e si afferma con il contributo
della psicologia, della sociologia, della fotografia, della cinematografia,
della musica. Quanto più la creatività dei pubblicitari saprà utilizzare
questi strumenti e sfruttarli in modo coerente e innovativo, tanto più
riuscirà a realizzare messaggi riconoscibili, gradevoli e persuasivi.
Inoltre la pubblicità fa ampio ricorso alle ricerche demoscopiche
per controllare l’accettazione e l’efficacia dei messaggi prima, durante
e dopo la loro diffusione.
Un fattore specifico della
comunicazione pubblicitaria: l’idea creativa
Vi è poi un fattore specifico
della comunicazione pubblicitaria, costituito dall’idea creativa.
Tuttavia questa, per avere efficacia, deve essere parte di una rigorosa
strategia di attacco al mercato, che tenga conto delle preferenze
del consumatore, delle mosse dei concorrenti, oltre che degli interessi
generali dell’impresa, dei suoi punti di forza.
Un effetto collaterale della comunicazione pubblicitaria è che la creazione
di una campagna pubblicitaria – a Roma o fuori Roma – impone di verificare
a fondo la validità del prodotto, della politica distributiva e della
capacità operativa e comunicazionale dell’impresa.
Lo scenario in cui opera la pubblicità è quello del mercato, in cui l’incontro
fra domanda e offerta è lasciato alla libera scelta del consumatore.
La comunicazione pubblicitaria, per non perdere credibilità
agli occhi del destinatario, deve essere manifesta, trasparente e veritiera;
deve venir percepita come comunicazione dichiaratamente di parte, che
trova spazio nei mass media solo in virtù di una transazione economica.
Anche se costituisce un’importantissima fonte di sostentamento per i
media, concorrendo a garantirne la sopravvivenza e l’indipendenza,
la comunicazione pubblicitaria non dovrebbe mai condizionare i contenuti
redazionali.
Oltre che per la sua rilevanza economica (il totale degli investimenti
pubblicitari annui nel mondo si aggirava alla fine del secolo scorso intorno
ai 500 miliardi di dollari, con un incremento nel decennio 1991-2000
del 68%), grazie alla sua presenza continua e capillare e alla sua
intrusività, la pubblicità è importante anche perché costituisce
un leitmotiv che accompagna la vita di tutti i giorni di miliardi di persone.
Anche se il suo peso reale sulla società è spesso sopravvalutato, si può
tuttavia riconoscere alla comunicazione pubblicitaria una certa capacità
di influire sul modo di vivere delle persone. Questo avviene
per lo più attraverso la presentazione allettante di stereotipi e modelli
di comportamento.
[Tratto da Lehmann E., “Come si realizza una
campagna pubblicitaria”, Carocci, pag. 19]
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