sin dalla
fine del ’400 Bosch seppe uscire dal cerchio formato dagli ultimi epigoni
dei primitivi [fiamminghi], alzandosi a un livello cui gli altri non
riuscivano a seguirlo. E si distingue non solo per la potenza creativa,
ma anche per la tecnica pittorica. È l’originalità stessa
dei propri concetti a imporgli di crearsi un linguaggio nuovo: i primitivi
traducevano tutto in una forma che, per il senso volumetrico e spaziale,
rispondeva a una realtà affatto oggettiva; ma un tale procedimento
non conveniva a Bosch. Lui insiste ben poco sulla densità, sul
volume, sul ’peso’ delle forme; e inventa rapporti di colore più
espressivi, altri modi di pennelleggiare, uno stupefacente impiego di
materia traslucida accanto a materia corposa che rimane opaca; soprattutto,
introduce un fare rapido. I migliori fiamminghi dopo di lui non mancheranno
di sperimentare le risorse di questa tecnica nuova. Bruegel e, più
tardi, Rubens, l’applicheranno a loro volta, e si sa con quale profitto.
L. VAN PUYVELDE,
La Peinture flamande ou siecle de Bosch et Breughel, 1962