Pieter Bruegel (o Brugel) (1526 1569)

PIETER BRUEGEL
(Breda, 1526 Bruxelles, 1569)


Con Van Eyck, Bosch suo padre spirituale e Rubens che  possedeva parecchi suoi quadri, Pieter Bruegel il Vecchio è uno dei quattro principali esponenti della pittura fiamminga. Se tutti i critici sono d’accordo nel riconoscere le sue incomparabili qualità artistiche e la sua influenza sull’evoluzione della pittura paesaggistica e della stampa, il messaggio della  sua  opera  è  ancora  oggetto  di  vivaci controversie.

L’uomo

L’ortografia corretta del suo nome è  «Brueghel» (usata  dall’artista fino al 1559), o «Bruegel» e non «Breug(h)el». Poiché i dati forniti dagli storigrafi sono incompleti e talvolta anche contraddittori,  non è stato possibile identificare il luogo preciso della sua nascita che, con molta probabilità, si trova nel Brabante. Bruegel lavora con Pieter Balten (1525 c.ca 98?) alla pala della corporazione dei guantai di  Malines nel 1550 51 e diventa libero maestro nella gilda dei pittori di Anversa in quello stesso anno dato che ci permette di situare la sua data di nascita tra  il  1525 e il1530. Nel 1553 è a Roma dove pare abbia incontrato e frequentato il miniaturista italiano Giulio Clovio (1498 1578). Dieci anni dopo, sposa a Bruxelles la figlia di Pieter Coecke Van Aelst (1502 50), Mayken, da cui avrà due figli: Pieter e Jan. Una collezione di quadri tra i quali sedici pezzi di Bruegel è data in pegno alla città di Anversa da un negoziante, Nicolas Jonghelinck. L’epitaffio di Bruegel nella chiesa di Bruxelles Nostra Signora  della Cappella chiesa in cui si era sposato reca la data di morte (1569). Le date che figurano sui suoi disegni e sulle stampe forniscono alcune informazioni supplementari a proposito dell’itinerario del suo viaggio in Italia, ma la nostra fonte principale è, per ora, il capitolo che Karel Van Mander gli dedica nel suo Schilder Boeck (Libro della pittura), opera pubblicata ad Haarlem nel 1604, circa  trent’anni dopo la morte di Bruegel. Il pittore, dopo aver imparato il mestiere presso Pieter Coecke Van Aelst, di cui sposerà la figlia, si stabilisce ad Anversa, lavora  per un certo Hans Franckert, amico con il quale amava recarsi ai pranzi di nozze in campagna e confondersi tra gli invitati per osservare le abitudini dei contadini. Inoltre, secondo Van Mander, che descrive un gran numero di  opere  di Bruegel di cui molte non sono state identificate, il pittore avrebbe raccomandato alla moglie di bruciare, alla sua morte,  i  disegni  che teneva nella cartella perché le loro didascalie erano «o troppo oltraggiose o troppo satiriche» per  cui  «temeva  che  la  moglie  ne avrebbe dovuto sopportare le conseguenze».

L’opera di Bruegel

Non sono molte le opere di incerta attribuzione poiché Bruegel aveva l’abitudine di firmarle e datarle. La sua opera pittorica, comprendente una quarantina di capolavori, è stata realizzata negli ultimi dieci anni della sua vita. Solo nel 1565,  l’elenco  della  sua produzione comprende Il Cristo e l’adultera, La strage degli innocenti, Le stagioni o I mesi, serie che comprendeva da  sola  sei pannelli (uno dei quali sembra essere tuttavia scomparso). Bruegel prima ancora di essere un pittore era un disegnatore e i suoi  disegni più vecchi risalgono all’epoca del suo viaggio in Italia: paesaggi che testimoniano una visione cui la critica ha giustamente attribuito l’aggettivo di «cosmica». Gli altri disegni (Gli apicoltori e L’estate) portano la data del 1568. Anche se tutto lascia pensare che Bruegel abbia usato il bulino solo una volta (La caccia al coniglio selvatico, 1566), le  stampe ricavate dai suoi disegni occupano un posto importante nella storia dell’incisione nel XVI secolo. Tutte le sue tavole sono state pubblicate da Hieronymus Cock, il cui laboratorio, con la fiera insegna «Ai quattro venti», si trovava ad Anversa vicino alla Borsa. I soggetti sono molto vari: passaggi alpestri e fluviali, parabole prese dai Vangeli, temi letterari, scene folcloristiche e documentari. Serie come I peccati capitali (1556 57), e Le sette virtù  (1559 60)  sono notevoli, se non altro dal punto di vista iconografico. I disegni originali di ventisette tavole, su un totale di  novantadue, ci sono stati tramandati. Il catalogo di tutti i disegni di Bruegel, compilato da Ludwig Münz, conta centocinquanta numeri, di cui settantasette schizzi non datati né firmati (tranne le firme apocrife o contraffatte), ma quasi tutti con l’iscrizione naar het leven, che significa disegnati dal vivo. Secondo alcune ricerche pubblicate nel 1970 (sulla  rivista  americana Master Drawings ), questa celebre serie di schizzi non sarebbe di Bruegel, ma probabilmente di Roelant Savery (1576 1639).

Bruegel non diventa un caposcuola
La serie dei Mesi e La gazza sulla forca sono i primi esempi dell’arte dei paesaggisti olandesi,  ma  già nel XVII secolo la sua opera viene dimenticata. Anche le scene di taverna dei vari Brouwer e Teniers respirano un’atmosfera completamente diversa; insomma, il suo messaggio non era stato capito. Poi, ci si è ricordati che il «Boerenbruegel» Bruegel il Contadino frequentava gli umanisti, come il geografo Abraham Ortelius (1527 98), e la critica ha iniziato a considerare l’opera di Bruegel sotto una luce diversa. Esaminando i quadri e le incisioni, si è creduto di trovarvi sottintesi, allusioni, frecciate, una violenta protesta contro il potere che si manifesta con l’adesione alla riforma e ai mendicanti in cui alcuni hanno voluto vedere un  atteggiamento  di  irriverenza  nei confronti della religione. Un’altra corrente della critica fa di Bruegel un alchimistica che ha improntato alcune opere   per esempio la Dulle Griet alla filosofia ermetica. Altri ancora sottolineano le preoccupazioni sociali di cui Bruegel si fa interprete in alcuni quadri in cui i soggetti principali sono i contadini e il popolo. Bruegel ha rappresentato un popolo oppresso e sfruttato, ingannato  da una masnada di soldati di ventura e lanzichenecchi, anch’essi, a loro volta, povera gente che si vendeva per guadagnarsi da vivere. Ma probabilmente non corrisponde a verità affermare che La strage degli innocenti fosse, nell’intenzione dell’autore, una condanna della repressione esercitata dall’occupante spagnolo. Il pittore avrebbe nascosto la sua satira e le sue  accuse  sotto  il  velo  delle  scene ortodosse, bibliche? La critica moderna ci presenta così l’immagine di un Bruegel molto scaltro, ma anche ammettendo la presenza, nei suoi quadri, di  sottili allusioni politiche e sottintesi, è necessario chiarire che questi potevano essere colti solo da un pubblico limitato e formato da ricchi collezionisti, e che, in ogni caso, messaggi  comprensibili  all’epoca non sono più, oggi, perfettamente intelleggibili. Qual è allora il significato profondo dello strano conciliabolo dei Mendicanti o degli Storpi (1568, Louvre)? La lettura delle cronache del tempo ci informa che la coda di  volpe,  per  esempio,  era  un  emblema  passibile  di molteplici interpretazioni. Se l’arte di Bosch è profondamente radicata nella sua terra, quella di  Bruegel  è  anch’essa  fortemente determinata dallo stesso clima spirituale di cui era impregnato il Brabante. Lo  studio  della  letteratura  e  del  folclore  brabantino fornisce la prova che l’enigmatica Dulle Griet non è necessariamente una rappresentazione della  guerra,  né  dell’insurrezione  contro  il regime spagnolo; «Dulle Griet» era una locuzione corrente con la quale il popolo chiamava la megera, la donna forte, intrigante e mascolina. Riconosciamo che il significato di alcune opere, come La gazza sulla forca (1568, Darmstadt), quadro che Bruegel  lascia  in  eredità  alla moglie, è di difficile interpretazione. Ma, nella letteratura e nel teatro dell’epoca, troviamo dei passaggi che possono risolvere numerosi problemi di iconologia. Così, tutto l’ambiente del famoso Paese di cuccagna (1567, Monaco) è già descritto in un testo  olandese pubblicato nel 1546. Le sottie e il teatro dei «retorici» ci spiegano scene come quelle della Lotta tra Carnevale e Quaresima e ci rivelano alcuni aspetti dello spirito di Bruegel. I retorici, moralisi inveterati, ridicolizzano l’ingordigia che Bruegel, a sua volta, guarda con occhio prevenuto. L’interpretazione  secondo  la  quale  il pittore avrebbe lottato contro il capitalismo soprattutto con le stampe Elck (1558), I pesci grossi mangiano i pesci piccoli (1556) si rivela falsa alla luce di un’impostazione storicistica. In realtà, Bruegel ha schernito la cupidigia dell’uomo, e questo è un atteggiamento umanista. Nella prima tavola, egli riprende un adagio che si trova già in F. Villon: «Io conosco tutto, tranne me stesso». Quale pittore prima  di  lui  aveva  osservato  l’uomo  con  una  tale perspicacia? La scaltrezza e l’ignoranza, la miseria e la fame, le malattie croniche,  l’avidità  di  lucro,  la  codardia,  l’ipocrisia, l’odio, la morte, l’ardore, l’ozio, l’afflizione, la rassegnazione, e, a dispetto di tutto, la forza vitale indistruttibile dell’uomo: Bruegel ha penetrato, compreso e reso tutto ciò. Come Rabelais, avrebbe potuto dire: «Io costruisco solamente pietre vive: gli uomini». Esaminando attentamente l’opera di Bruegel, numerosi problemi sono per ora insolubili, ma forse conosciamo il tema principale delle sue preoccupazioni, cioè il comportamento irragionevole  dell’uomo  in mezzo a una natura grandiosa e impassibilmente bella.

http://www.tribenet.it/TribeBiografie/bruegel_pieter.htm

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