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AUTORE
TELEVISIVO: LE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA VIOLENZA
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Mercoledì
15 febbraio 1989 il programma Special News di Francesco Damato,
in onda su Canale 5 trasmette la scena di un giovane, Claudio B., che
in studio si inietta una dose di eroina.
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L’Auditel rivela che due milioni e ottocentomila persone hanno visto la scena. Al programma seguono numerose polemiche. Il problema della violenza delle immagini viene analizzato sempre in relazione ai loro effetti sul pubblico. La tv verità Sul «Venerdì di Repubblica» sono comparsi i risultati di una indagine della Computel-Demoskopea, condotta tra il 18 e il 20 febbraio 1989. Il campione casuale di 1006 persone, rappresentativo della popolazione italiana, alla domanda «Le sembra giusto che la televisione trasmetta dei processi come nel caso di Un giorno in pretura?», il 59% risponde «Sì, in ogni caso», l’8% «Sì, ma solo per processi importanti» e il 17% «No, in ogni caso». |
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L’anonimato Nel febbraio dell’89 il pretore Raffaele Tito, di San Vito al Tagliamento, dispone la perquisizione degli studi della Videa, la società di produzione che ha realizzato una puntata del programma televisivo di Raitre, Io confesso, condotto da Enza Sampò. Nel corso della puntata incriminata è riportata una intervista anonima di una esponente della Alf-Animal Liberation Front, che rivendica la liberazione di duemila visoni dalle gabbie di un allevamento. La protagonista dell’azione compare nello studio coperta da un vetro opaco, con i guanti e la voce contraffatta. I realizzatori del programma - autori e giornalisti televisivi - non rivelano al pretore l’identità di Alf. Il caso riapre il problema dell’anonimato in tv, che in passato è stato adottato da Giovanni Minoli, Sergio Zavoli, Giorgio Bocca, Corrado Augias. |