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Cabaret a Roma: Linee telefoniche intestate ai morti

(battute 3200)

Vi racconto un mio piccolo guaio: il mio contratto telefonico è intestato ad un morto. Si tratta di mio nonno, deceduto dal 1990.
Ho telefonato al 187 per cambiare l’intestazione e mi hanno detto che, certo, è possibile farlo ma…
… devo restare per tre giorni senza linea, perché si compia il TRAPASSO AMMINISTRATIVO!

Tre giorni?
Per scrivere un altro nome, visto che il cognome resta lo stesso?
Io che se mi manca la connessione a Internet solo per un’ora, già mi vengono le palpitazioni…
Insomma: un’assurdità!

Vogliono continuare a fatturare ad un morto?
Affari loro!

Deve diventare un LORO problema, non MIO!

Tutti dobbiamo morire. L’immortalità non esiste, salvo che per i telefoni!
Il cliente Telecom è l’uomo che non deve morire!
Mai!
Non è previsto dal contratto!

Perché se no a Telecom - poverini! - mi devono fare il "trapasso amministrativo"!

Che bella formula burocratica, sentite come suona bene:

tra - pas - so am - mi - ni - stra - ti - vo

una forma contemporanea di trapasso…
più che altro sembra "accanimento terapeutico"…

Se Telecom non accetta il trapasso, hai voglia a morire!
Non ti è permesso! Come osi sottrarre un abbonato a Telecom!?!
A suo figlio Tim?
Alla cara figlia Tin?

Tirati su dalla bara, e ricomincia a telefonare!

Tra l’altro ora so a chi Telecom vende i miei dati. Ogni tanto scrivono lettere commerciali a mio nonno morto.
Mi arrivano quei messaggi, e so che solo Telecom gli può aver fornito quei dati.
Povero nonno!
Gli scrivono solo venditori!

È proprio vero:
"Se pensi che non importi a nessuno se tu sei vivo, prova a mancare di pagare le rate della macchina…"

Un "genio commerciale" dell’Ufficio marketing della Telecom, ha scoperto che più gli abbonati sono anziani, meno cambiano fornitore telefonico.

(Con voce untuosa da pubblicitario-venditore.)
"Il cliente molto anziano è un segmento di target fidelizzato e remunerativo su cui focalizzare il marketing…"

Bella scoperta!
Non sono anziani: sono morti!

Ma in azienda che ne sanno?!
Quello dell’Ufficio marketing parla col presidente,
quel Tronchetti che non PROVERA mai…
Il presidente fa: "Bella idea! Creiamo un premio di fedeltà tra gli abbonati: mille centenari premiati dal presidente in persona!".

Insomma l’idea parte. A Telecom convocano la stampa. Invitano i centenari per dargli le medaglie/ricordo e in aggiunta…
… il loro peso in gettoni d’oro!

Vi ricordate i gettoni telefonici, che ormai non li usa più nessuno?
Beh adesso in Telecom ne hanno mille sacchi pieni e non sanno dove metterli.

Preparano i gettoni, aspettano i centenari,
aspetta, aspetta…

…non arriva nessuno!

Che figura!
Son dovuti andare al Verano e appuntare le medaglie sulle lapidi!

Poveri telefoni!
Povero Meucci!
Che fine ha fatto l’invenzione tua!

Che brutta sorpresa!
La seconda della vita di Meucci.
La prima l’ebbe quando, inventato il primo telefono, compose il primo numero e...

... lo trovò occupato!

Com’era possibile?
Chiederete voi.

Occupato?!?
Ma se c’era un telefono solo!

La soluzione è semplice:
anche a quel tempo il servizio era gestito dalla Telecom.

(Canticchiando "Maramao perché sei morto".)

Nonno mio, perché sei morto?
Ma la TIN non ti mancava?
La bolletta era nell’orto,
e…
(gesto di un oggetto infilato dietro)
… un cetriolo avevi tu!"

Nonno mio!
Nonno mio!
Cantan tutti in coro.

Indice delle pagine dedicate ai testi di cabaret
La versione in word di questo monologo
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