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Chimica: la luminescenza e la fosforescenza

L’interesse di Abe per la luminescenza era stato stimolato, quando era ancora un ragazzino, da una vernice luminosa usata nella loro vecchia casa in Lema Street - la « Vernice Luminosa di Balmain », si chiamava - usata per verniciare i buchi delle serrature, i rubinetti del gas e gli interruttori dell’elettricità, insomma, qualsiasi cosa dovesse essere localizzata al buio. Abe trovava meravigliose quelle serrature e quegli interruttori luminescenti - meraviglioso quel loro emettere una luce fioca per ore dopo essere stati esposti alla luce. Questo tipo di fosforescenza era stato scoperto nel diciassettesimo secolo da un calzolaio di Bologna che aveva raccolto alcuni ciottoli, li aveva arrostiti con del carbone, e poi aveva osservato che, dopo essere stati esposti alla luce del giorno, continuavano per ore a emettere luce nell’oscurità. Questo « fosforo di Bologna », come venne poi chiamato, era solfuro di bario, prodotto mediante la riduzione del minerale barite. Il solfuro di calcio era più facile da procurare - poteva essere preparato rialdando conchiglie di ostriche in presenza di zolfo e, opportunamente « drogato » con vari metalli, era a base della Vernice Luminosa di Balmain. (Questi etalli, mi spiegò Abe, aggiunti in quantità minuscoe, « attivavano » il solfuro di calcio, impartendogli nche colorazioni diverse. Paradossalmente, il solfuo di calcio assolutamente puro non emetteva luce). Sebbene alcune sostanze emettessero lentamente uce nell’oscurità dopo essere state esposte alla luce el giorno, altre lo facevano solo fintanto che veniano illuminate. Quest’ultimo era il fenomeno della fluorescenza » (dal nome della fluorite, un minerae in cui lo si osservava spesso). Questa strana lumi
nosità era stata scoperta già nel sedicesimo secolo, quando si constatò che se si faceva passare obliquamente un raggio di luce attraverso le tinture di certi tipi di legno, sul suo cammino poteva apparire un olore brillante; Newton aveva attribuito questo fenomeno alla « riflessione interna ». A mio padre piaceva dimostrare lo stesso fenomeno usando l’acqua di chinino - acqua tonica - che emetteva una debole luce azzurra alla luce del giorno e una luce turchese brillante in presenza di luce ultravioletta. Indipendentemente dal fatto che una sostanza fosse fluorescente o fosforescente (e molte avevano entrambe le qualità), per indurre la luminescenza era necessaria luce blu o violetta, oppure la luce solare (contenente tutte le lunghezze d’onda): in ogni caso, la luce rossa era inutile. In effetti, l’illuminazione più efficace era invisibile - si trattava della luce ultravioletta, appartenente alla regione dello spettro estesa oltre l’estremo viola.
Feci le mie prime esperienze con la fluorescenza usando la lampada a ultravioletti che mio padre teneva nell’ambulatorio, una vecchia lampada a vapori di mercurio con un riflettore di metallo, che emetteva una fioca luce viola-bluastra.
Sacks O., “Zio Tungsteno“, Adelphi, pag. 255

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