Questa era parte della storia che intuivo quando, emergendo dal mio laboratorio, prendevo un biglietto per la biblioteca del Museo della Scienza, nel 1945. Era evidente che la storia della scienza era tutt’altro che una serie logica e conseguente di eventi; invece, saltava qua e là, si divideva, convergeva, divergeva, partiva per la tangente, si ripeteva, si inceppava e si lasciava chiudere negli angoli. C’erano pensatori che prestavano poca attenzione alla storia (e può darsi che numerosi ricercatori originali se la siano cavata molto meglio proprio per il fatto di non aver conosciuto i propri precursori: probabilmente Dalton avrebbe avuto più difficoltà a proporre la sua teoria atomica se avesse conosciuto l’immensa e confusa storia dell’atomismo, nei duemila anni che l’avevano preceduto). E d’altra parte ci furono scienziati che ponderarono in continuazione la storia della loro materia e i cui contributi dipesero interamente da quelle loro riflessioni; chiaramente, questo fu il caso di Cannizzaro. Egli rifletté intensamente sul lavoro di Avogadro; comprese le implicazioni delle sue ipotesi come nessuno aveva fatto prima; con esse, e facendo leva anche sulla propria creatività, rivoluzionò la chimica.
Cannizzaro era assolutamente convinto che i suoi studenti dovessero tenere a mente e considerare la storia della chimica. In uno splendido saggio sull’insegnamento, egli descrisse come iniziava i propri allievi allo studio della chimica cercando di metterli - così diceva - allo stesso livello dei contemporanei di Lavoisier, in modo che potessero percepire, proprio come quelli, tutta la forza rivoluzionaria e la meraviglia del suo pensiero; e poi li faceva procedere di qualche anno, così che potessero sperimentare l’improvvisa, abbagliante, illuminazione di Dalton.
Concludendo, Cannizzaro osservava che la mente di chi sta imparando una nuova scienza deve passare per tutte le fasi che quella stessa scienza ha attraversato nel corso della sua evoluzione storica. Le riflessioni di Cannizzaro avevano per me una profonda risonanza, giacché anch’io, in un certo senso, stavo vivendo e ricapitolando dentro di me tutta la storia della chimica, riscoprendo le fasi attraverso cui essa era passata.
Sacks O., “Zio Tungsteno“, Adelphi, pag. 176