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I
PERSONAGGI
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Il mondo è pieno
di storie che aspettano solo di essere raccontate.
Il problema, quando si inizia a scrivere, è quello di chiedersi, cercando
di dare voce alle "nostre" storie: come si pone il narratore
rispetto alla storia che racconta?
Dentro o fuori? Dal punto di vista di uno o più personaggi, o da quello
di un fedele cronista che non vuole prendere posizioni?
Ci sono narrazioni in terza persona, in cui l’autore si tiene fuori dalla
storia, e narrazioni in prima persona, in cui lo scrittore aderisce completamente
a un personaggio della storia.
Come si vedrà
durante il corso, è molto frequente che uno
scrittore agli inizi scelga la narrazione in prima persona, grazie alla
quale può utilizzare...
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Francesco Cascioli
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La distanza dalla storia dipende dalla posizione che l’autore decide di
prendere. Vuole raccontare la storia dall’esterno, dall’alto? Oppure vuole
assumere le sembianze di uno dei personaggi e raccontare la storia come
se l’avesse vissuta di persona? Vuole far capire che lui sa già come va
a finire? Oppure condividere con noi le sorprese e gli imprevisti che
si incontrano nel corso della vicenda?
A seconda della posizione dell’autore, si può parlare di racconto puro
(terza persona) o di mimesi (prima persona).
Nel racconto puro, il narratore si distanzia dal narrato. Il narratore
è semplicemente l’autore della storia, il portavoce della storia. Non
ne fa parte, non ne è un personaggio, la racconta e basta. Questo lo pone
in una posizione "superiore" che gli può permettere, se vuole,
di seguire...
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Francesco Cascioli
I tempi verbali
Ci sono dei tempi verbali che
sono «narrativi» per eccellenza.
Sono: l’imperfetto («rivedeva», «decideva») che comunica il senso di un’azione
che va svolgendosi con lentezza; il passato remoto («si alzò») che pone
in rilievo l’azione, il fatto che impone una svolta nella situazione narrata;
il trapassato prossimo («aveva potuto») che ancora rende l’effetto di
una situazione o di un’azione nel tempo; il condizionale passato («avrebbe
ricordato»), che esprime il futuro nel passato. Tutti questi tempi generalmente
prevalgono nei testi che sono detti narrativi.
Come si vedrà nel corso, nei testi argomentativi prevalgono invece
altri tempi. Sono il presente («incontra», «si scusa»), che indica un’azione
attuale e definita, il passato prossimo («ha fatto», «ha preso», «ha incontrato»),
che esprime un fatto puntuale, l’azione avvenuta; e il futuro («faranno»,
«andranno»), che ha diverse funzioni (qui esprime la certezza di ciò che
accadrà, ma potrebbe anche esprimere un ordine, una supposizione).
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Francesco Cascioli
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La stessa cosa può
essere detta in maniere diverse
La stessa cosa può essere detta
in due maniere piuttosto diverse.
Pensa quale può essere l’effetto, quando si riporta una battuta di dialogo
tra due personaggi.
Guarda la differenza tra queste tre versioni della stessa frase:
1. «Vattene, puttana», disse lui.
2. Le disse di andarsene, dandole della puttana.
3. La scacciò, insultandola.
Nel primo caso, abbiamo un...
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Francesco Cascioli
L’inganno. Escogitare trovate
L’inganno può essere utilizzato
al fine di creare tanto suspense quanto sorpresa.
Come si vedrà nel corso, il lettore non sa che cosa lo aspetta,
perché gli avrete fatto credere che la situazione avrà un certo andamento
e poi, d’improvviso, gli svelate che è tutto il contrario.
Un esempio banale e risaputo: la nostra protagonista è sola in casa e
sente dei rumori nella stanza accanto, teme che si tratti dell’assassino.
Apre titubante la maniglia della porta ed ecco che dalla stanza accanto
esce il gatto. In questo caso avete creato la suspense basandovi sull’inganno:
avete fatto credere al lettore che nella stanza accanto ci fosse l’assassino.
Un esempio un po’ meno banale: la nostra protagonista è...
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Francesco Cascioli
L’inganno, a suo modo, dev’essere
onesto.
Tra le "regole" proposte da S. S. Van Dine, scrittore di detective
story classicissime, c’è il divieto di rivelare nell’ultima pagina
che l’assassino ha in realtà un fratello gemello di cui si è servito per
crearsi un alibi inoppugnabile. Questo non è inganno, è presa per
i fondelli.
La tua abilità - che con il corso andrà crescendo, dovrà quindi
consistere nel portare il lettore a pensare qualcosa mentre tu hai in
mente esattamente il contrario. Come?
Con opportune e deliberate omissioni, con stacchi ben calibrati da una
scena all’altra, inducendo il lettore a colmare con la propria immaginazione
una piccola lacuna della cui esistenza il lettore stesso nemmeno si accorge.
Per questo Agatha Christie ha tuttora tanto successo: il lettore non sa
mai se alla fine del romanzo l’autrice rispetterà obbediente le convenzioni,
o le ribalterà completamente.
Liberi dal tempo: la percezione
che il lettore ha dello scorrere degli eventi
Un aspetto fondamentale nella
narrazione riguarda la percezione che il lettore ha dello scorrere del
tempo.
Come si vedrà nel corso, lo scrittore può descrivere un’azione
che dura qualche minuto in modo che il tempo di lettura da parte del lettore
coincida con il tempo trascorso all’interno della storia. Oppure può scegliere
di risolvere vari minuti, o mesi, o anni di tempo della storia in una
riga che il lettore legge in un secondo.
Oppure fare addirittura uno stacco temporale e, nello spazio vuoto tra
una riga e l’altra, far trascorrere giorni, anni.
Oppure ancora, l’autore può prendersi una pausa e descrivere un paesaggio.
Quello che per un personaggio è...
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Francesco Cascioli
La cornice della storia e
l’esposizione di background
Per esposizione si intende
qualsiasi informazione necessaria all’ascoltatore per una chiara comprensione
della storia. È quello che fa da cornice alla storia, da tenere in considerazione
quando si costruisce il mondo in cui la storia è ambientata.
Nella "storia" è inclusa l’intera vita dei personaggi sino al
punto in cui inizia l’intreccio. Spesso, è sufficiente suggerire alcune
cose che riguardano il personaggio, senza dilungarsi nei dettagli.
Se dici: "Era il figlio di un uomo e di una donna che parteciparono
alla colonizzazione di Marte", si capisce subito che la storia
è sul genere fantascientifico ed è ambientata nel futuro. Chi la racconta
non ha bisogno di dirlo a chiare lettere.
Tuttavia l’esposizione dovrebbe includere...
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Francesco Cascioli
Il sentimento dominante
Che tipo di sentimenti vuoi
suscitare tra gli ascoltatori, quando racconti la tua storia? Come si
vedrà nel corso, bisogna tener presente che il sentimento dominante
è il più importante, ed è quello che resta impresso agli ascoltatori alla
fine della storia.
Durante tutta la storia sono espressi anche degli altri stati d’animo,
per esempio il desiderio che le cose migliorino, un senso di frustrazione
per la situazione economica, un senso di sconforto ai pensiero che, quando
alla fine i debiti saranno estinti, le figlie saranno ormai già grandi
da essere indipendenti, e così via. Il narratore deve riuscire ad individuare
...
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