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IL
RITMO NARRATIVO
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La
scaletta. Formulare un’ipotesi di intelaiatura del testo da scrivere
La scaletta aiuta a individuare
gli argomenti (idee, fatti, esempi, aneddoti, esperienze da raccontare),
e collabora all’ideazione del testo. La scaletta può esser buttata giù
senza troppe preoccupazioni di ordine e di forma. L’ordine degli argomenti
potrà essere migliorato dopo la fase ideativa, quando cioè chi si prepara
a scrivere riflette alla successione dei contenuti, a che cosa è meglio
esprimere prima e a che cosa è meglio scrivere dopo.
La scaletta, così riveduta, fornisce uno scheletro utile alla distribuzione
delle unità e sottounità del testo. Quanto alla forma linguistica, riceverà
le cure dovute in fase di stesura e revisione.
La scaletta, o progetto del testo, è solo un’ipotesi della stesura effettiva:
questa differirà anche di molto rispetto al punto di partenza. In ogni
modo, la scaletta è una guida alla stesura.
Può darsi che la scaletta «funzioni», e che il testo ne riproduca fedelmente
le singole indicazioni e la rete ipotizzata per collegarle.
Più spesso accade che, nel passaggio dallo schema al concreto della scrittura,
nuove idee vengano alla mente, e che ci si allontani dall’ipotesi iniziale.
Ma anche in questo caso la scaletta è utile: se, scrivendo, s’individuano
soluzioni migliori di quelle considerate in un primo momento, e si giunge
a un risultato imprevisto, ciò avviene anche perché si disponeva di una
base di partenza. Il testo modifica e migliora la scaletta, ma intanto
questa permette di avviarne concretamente la costruzione.
Scrivere un testo, impegnativo o leggero, breve o lungo, è una fatica;
e una delle ricompense che spingono ad affrontarla è proprio nella scoperta
di connessioni e conseguenze che non si erano viste neanche dopo una lunga
riflessione, e che si rivelano nel momento in cui si scrive.
Un altro vantaggio della scaletta sta nel fatto che...
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Francesco Cascioli
Se
è possibile eliminare una parola, eliminatela
Il testo digitato al computer
è infinitamente più flessibile di un testo su carta: può essere rifatto
a piacere, senza i limiti fisici della scrittura a mano, sicché la videoscrittura
esalta la libertà dello scrivere.
Apportare modifiche e correzioni è così facile, che anche la revisione
ne risulta incoraggiata.
È difficile stabilire se la videoscrittura consenta di risparmiare tempo
nel lavoro: probabilmente accelera le operazioni ma per ciò stesso induce
a moltiplicarle.
La stessa facilità di scrivere, poi, contiene un rischio: incoraggia alla
prolissità.
A quanto pare, un testo al computer è più lungo di un equivalente scritto
a mano o a macchina.
Non è fuor di luogo, allora, ricordare alcune regole semiserie dettate
nel 1946, in epoca pre-computer, dallo scrittore inglese George Orwell:
I. Non usate mai
una metafora, una similitudine o un’altra figura retorica che si è soliti
veder pubblicata [per pubblicata s’intende qui una figura retorica
logora, abusata].
Il. Non usate mai una parola lunga laddove va bene una parola
più corta.
III. Se è possibile eliminare una parola, eliminatela.
IV. Non usate la forma passiva quando potete usare quella attiva.
V. Non usate mai una parola straniera, un termine scientifico o
gergale se potete pensare a un equivalente nella lingua d’ogni giorno.
VI. lnfrangete una qualsiasi di queste regole se vi portano a scrivere
qualcosa di assolutamente ignobile.
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I programmi di videoscrittura
sono ispirati al più profondo pessimismo circa l’intelligenza degli utenti:
prevedono la correzione automatica delle maiuscole e delle minuscole,
con il risultato di veder sorgere sullo schermo maiuscole non sempre desiderate;
sono pronti alla correzione ortografica, e così via.
Alla viva raccomandazione dell’uso del computer facciamo seguire ora una
sana diffidenza verso questo modo di fornire ai testi uno stampo preconfezionato.
L’ottimo sta nel disattivare le opzioni che impongono una presentazione
precostituita al testo, e lavorare preoccupandosi della qualità di ciò
che si scrive.
Il problema della presentazione grafica del testo (la formattazione: corpi
e caratteri, spazi, impaginazione) e della sua stampa sarà bene porselo
solo alla fine, per non essere distolti da questioni più importanti, quelle
che riguardano il merito del nostro lavoro.
In pratica, disattivati gli automatismi di cui sopra (che si potranno
sempre riattivare), si consiglia:
- di accettare le altre...
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Francesco Cascioli
Tecniche
nella letteratura di genere: giallo, horror, rosa, fantascienza
Spesso gli scrittori scelgono,
per esprimersi, la letteratura di genere, a cui il pubblico si può accostare
con una certa facilità.
Molti autori si affidano alle strutture consolidate del giallo, dell’orrore,
del rosa e della fantascienza, percorrendo in apparenza strade già battute.
Tuttavia, quando lo scrittore non si limita a imitare modelli precedenti,
ma li rivive aggiungendo qualcosa della propria personalità e delle proprie
esperienze, la sua identità è pienamente riconoscibile.
Per alcuni autori, il genere diviene un pretesto per raccontare una storia
e testimoniare una realtà contemporanea.
Per altri, il genere rimane il modo più onesto di comunicare col pubblico,
anche con l’unico, onesto fine di divertirlo ed emozionarlo.
Nella letteratura di genere ci si deve confrontare con modelli preesistenti.
Il giallo classico ha schemi prestabiliti e varianti originali, molte
delle quali sono state già esplorate.
Anche il romanzo rosa ha regole ben precise, che le autrici di collane
specializzate sembrano riuscire a replicare quasi all’infinito.
Capita sempre più spesso che la letteratura di genere non si limiti soltanto
a seguire un unico genere, ma trovi nuova linfa nella contaminazione tra
...
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Francesco Cascioli
La
ricerca di materiale
La "sospensione dell’incredulità"
non vi esime da responsabilità nei confronti dei lettori. Dovete sapere
di che cosa state parlando, in modo da descrivere in modo plausibile luoghi,
ambienti e personaggi. Tenete presente che una svista clamorosa può sempre
sfuggire e che quell’unica svista sarà la prima cosa che i lettori noteranno.
Insomma, non si fanno mai abbastanza ricerche.
Clive Cussler è un romanziere americano che dedica molto del suo
tempo al lavoro di ricerca:
Adoro la ricerca. In effetti,
ne faccio più del necessario. Finisco sempre con l’avere montagne di materiale
che non riesco nemmeno a utilizzare. Scrivo di navi che esplodono, di
fiamme, di fumo e di acqua. Non è poi così facile mettere tutto nero su
bianco.
E stiamo parlando di un autore ai vertici delle liste dei bestseller da
circa venticinque anni.
Andreu Martin, che per documentarsi sul lavoro della polizia
si presentò alla questura di Barcellona, nella speranza di carpire qualche...
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Francesco Cascioli
È
molto utile sprecare tanta carta
Il video offre una porzione
limitata di testo, e guardarlo non giova alla vista. Perciò, non bisogna
stampare alla fine, ma nel corso del lavoro, e molte volte. Il testo,
in altre parole, si può scorrere e ripulire superficialmente in video,
ma va riveduto e corretto in profondità su carta. Le correzioni vanno
riportate in video, nuovamente stampate e così via. In questo modo il
computer rende la revisione e correzione del testo più efficace che con
i metodi tradizionali. Spesso, nel lavoro di revisione, restano nel testo
una o più parole di una stesura precedente; oppure si passa da un soggetto
al singolare a uno al plurale ma si dimentica di intervenire sul verbo,
con il risultato di una concordanza erronea. Di questi errori ci si accorge
più facilmente...
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Francesco Cascioli
Improvvisare o pianificare
tutto dal principio?
Jeffery Deaver dichiara:
Non comincio a scrivere se non
ho preparato accuratamente l’intero schema del romanzo... L’importante
è che lo schema non sia costituito da bigliettini "post-it"
appesi su una parete: in una serata calda e umida il vostro schema può
andare perduto.
E c’è invece chi, come un altro scrittore americano di thriller, James
Patterson, preferisce avere solo un’idea di come si svolga la storia,
per lasciarsi sorprendere a propria volta:
Essere aperti è meglio, dal
momento che in certi casi un persona può decidere di andare per la propria
strada. Soprattutto il cattivo. Non so mai esattamente che cosa lui stia
per fare... Il bello in questo genere di storie, è lasciare un certo numero
di domande a cui dare risposta nel corso della narrazione. Il segreto
della narrativa di suspense è appunto quello di lasciare continuamente
degli interrogativi in sospeso. Spesso mi vengono mandati manoscritti
di giovani scrittori di gialli: d’istinto loro vorrebbero dare subito
risposte a tutto, facendo perdere interesse alla storia.
Lo scrittore conosce l’inizio, conosce a grandi linee l’obiettivo finale,
ma quanto avviene tra il punto A e il punto B gli è ignoto.
Ed è lui a lasciarsi sorprendere per primo quando improvvisamente dalla
nebbia emerge un possibile...
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Francesco Cascioli
Non
cominciare dal messaggio: cominciare da una storia
Quello che conta è il modo
in cui le storie vengono raccontate: lo stile, purché non sia fine a se
stesso; le emozioni che la storia è in grado di produrre nel lettore;
i messaggi che l’autore riesce a comunicare al destinatario.
Per questo non esiste una ricetta. Ma possono esistere un paio di validi
consigli.
Il primo è quello di non cominciare dal messaggio, ma cominciare da una
storia. Se volete spiegare qualcosa al lettore in modo oggettivo, scrivete
un saggio. Ma se volete far vivere al lettore le sensazioni connesse a
ciò che intendete descrivere, raccontate una storia.
Il secondo consiglio è...
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Francesco Cascioli
Gli
elementi accattivanti
Un’ultima cosa che dovresti
includere nell’organizzazione e nella costruzione di una storia è un buon
"elemento accattivante": cioè l’inizio dovrebbe colpire e catturare
l’attenzione e l’interesse dell’ascoltatore.
È qualcosa che generalmente pone degli interrogativi o solleva delle questioni
a cui la storia dovrà rispondere. Vediamo un esempio:
"Ha sentito di quell’uomo
morto?" chiese Delfina, mentre risciacquava i piatti.
Certamente dopo un simile inizio, chi non sarebbe curioso di saperne di
più? Chi è l’uomo morto? Perché si parla di lui? Come è...
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Francesco Cascioli
L’uso
delle immagini evocative di percezioni
Per immagine si intende ogni
parola o gruppo di parole che evocano delle percezioni sensoriali, legate
a uno o più dei nostri sensi. L’udito, la vista, l’olfatto, il gusto e
il tatto. Oltre a questi ci sono anche le sensazioni di movimento, di
caldo o freddo, di equilibrio, di fame o dolore. Le immagini sono importanti
perché stimolano l’immaginazione e contribuiscono a creare una fusione
di sentimenti tra narratore e ascoltatori.
Ogni determinata frase può dar vita ad un’ampia varietà di immagini. Ad
esempio frasi come:
1. la focaccia di formaggio: evoca sensazioni di gusto, olfatto
e vista.
2. scarpe vecchie con i tacchi consumati: la vista, la sensazione
delle scarpe ai piedi, forse anche di equilibrio, visto che erano consumate
sui tacchi.
3. In Jersey di cotone, il bustino bianco con le maniche a sbuffo:
si riferisce al tatto (in cotone) e ai modo in cui il vestito cade,
alla vista (aspetto e colori).
4. Si precipitò giù per le scale: movimento, suono.
E’ necessario individuare ed enfatizzare le immagini per gli ascoltatori,
perché sono...
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Francesco Cascioli
Le
parole indicano le cose, i fatti e le persone. I verbi. Gli avverbi e
il loro abuso
La scrittura è un «laboratorio»
espressivo: la scrittura è l’arte della metafora, del contrappunto, della
sfumatura linguistica.
La materia della scrittura sono le parole.
Nella scrittura i sostantivi sono inevitabili e possono essere espressivi
anche senza gli aggettivi: Jules Renard era convinto che la parola cielo
fosse visivamente più suggestiva che l’espressione cielo azzurro.
Gli aggettivi servono (più in qualità che in quantità) se arricchiscono
le immagini proiettate dai sostantivi: un eccesso di aggettivazione può
provocare la stonatura della retorica (intesa come ridondanza).
Gli avverbi si aggiungono ai verbi per precisarne o modificarne il significato;
a volte l’uso dell’avverbio denuncia nella scrittura mancanza di precisione
o misura (quindi disordine espressivo). Lo scrittore di talento è soprattutto
abile e inventivo nell’uso dei verbi (che, indicando azioni e modi di
essere, danno ritmo cinetico alla narrazione o alla rappresentazione
in versi).
I sostantivi sono la «realtà» e l’«essere», i verbi sono l’«esistere»
e il «movimento».
Accanto all’imprecisione (o alla sovrabbondanza) di lessico, all’eccesso
di gergo, alla...
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Francesco Cascioli
Riflettere
sugli eventi
Ci sono casi in cui l’autore
interrompe la narrazione degli eventi non tanto per descrivere un ambiente,
ma per riflettere sugli eventi stessi. Questo atteggiamento può essere
definito classico. L’autore è commentatore, discettatore, esplicatore,
divulgatore senza per questo smettere di credere nella fabula che sta
raccontando.
E quello che fa Manzoni, per esempio nel momento in cui entrano in scena
i bravi. Proprio mentre don Abbondio alza gli occhi dal breviario, spaventato
dal vedere i due minacciosi giovanotti sulla sua strada, e mette istintivamente
il dito tra le pagine per tenere il segno, il narratore interrompe la
storia per raccontare chi erano i bravi.
«…Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in
Lombardia, e già molto antica. Chi non ne avesse idea, ecco alcuni squarci
autentici…»
Una idea molto ardita quella di interrompere la narrazione proprio nel
momento più saliente con un piglio così deciso, e con che abilità!
Un
esempio di metodologia nel lavoro di scrittura
Elaborare un inizio efficace.
La trama. Costruire la struttura di una storia e la sequenza logica degli
avvenimenti.
I personaggi.
Caratterizzare i protagonisti e i personaggi secondari.
Lo stile. L’impronta stilistica della narrazione.
Il dialogo. Elaborare dialoghi credibili...
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