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I
PERSONAGGI
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Come si passa dal pensiero
alla parola
La forma più classica di comunicazione
è il "parlare" e il suo inseparabile fratello, l’ascoltare.
Sono attività istintive, in cui il cervello è chiamato a compiere una
serie complessa di azioni e di interpretazioni.
L’atto del parlare inizia con lo sviluppo di un pensiero da esprimere.
Poiché il pensiero fa parte di un sistema non linguistico, perché lo
si possa esprimere va tradotto in termini linguistici.
La traduzione inizia con la creazione di una struttura sintattica, la
cui unità è la frase e procede con la selezione di parole piene che
riempiano tale struttura, la determinazione della forma morfologicamente
idonea delle parole, e quindi la predisposizione della forma dei suoni.
Nell’ascoltare, come si può studiare nei corsi di Psicologia
o in un corso di scrittura a Roma, l’elaborazione della struttura
superficiale delle frasi porta al recupero del signifIcato di queste.
Le parole vengono raccolte nella memoria di servizio finché una proposizione
non è completa; a questo punto viene analizzato il significato della
proposizione, e solo questo viene inviato nella memoria permanente.
Una volta che ciò sia avvenuto, le informazioni sintattiche e lessicali
sulle proposizioni possono perdersi abbastanza rapidamente.
Il significato della proposizione chiama in causa l’insieme
dei concetti presenti nella mente di chi ascolta.
Per saper comunicare, per scrivere bene, bisogna aver chiaro che le
parole che vengono scritte sulla carta, faranno appello all’universo
dei concetti di chi ci legge...
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ai corsi. Per richiedere l’iscrizione ai corsi, o ricevere maggiori
informazioni sulle loro modalità, si può scrivere a
docente Francesco Cascioli
Un concetto è una struttura
mentale con cui viene rappresentata una categoria
La struttura mentale con cui
viene rappresentata una categoria è chiamata CONCETTO.
È uno schema astratto: un concetto rappresenta una classe di cose, ma
nessun membro particolare di quella classe.
Il termine "concetto", come si studia nei corsi di Psicologia
o il qualche corso di scrittura, ha molti sinonimi, tra i quali:
categorie, insiemi, modelli, pregiudizi, schemi, prototipi, esempi,
significati, forme, simboli, parole.
Un concetto è il nome di una categoria di oggetti. La categoria è definita
da una regola che afferma che alcuni oggetti sono membri della categoria
stessa e altri no.
Sotto diversi aspetti, un concetto equivale alla nozione matematica
di INSIEME. È definito da un elenco di proprietà, ed ogni ente che le
possiede ne è membro. Denominare qualcosa è riconoscerla adatta ad essere
inserita in un insieme-concetto.
Caratteristiche dei concetti
I concetti hanno varie caratteristiche:
a) hanno caselle o variabili
b) possono essere inclusi all’interno di altri schemi, un concetto può
rimandare ad un altro concetto
c) variano per il livello di astrattezza
d) rappresentano delle conoscenze generali del mondo, più che definizioni
di oggetti o eventi
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I
concetti sono unità organizzate di conoscenze su eventi, situazioni o oggetti;
sono strutture mentali.
Gli schemi operano come SISTEMI DI ACCETTAZIONE DELLE INFORMAZIONI, inoltre
funzionano da PIANO per raccogliere le informazioni dall’ambiente. Essi
registrano nettamente (specificano e delimitano) il campo in cui dobbiamo
cercare i dati, e dicono quali sono le forme sotto cui è probabile che le
informazioni si presentino.
Essi riducono la complessità del mondo, e forniscono attese percettive
su ciò che probabilmente ci si presenterà.
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Francesco Cascioli
Scoprire le proprietà funzionali
I concetti, come si studia
nei corsi di Psicologia o in qualche corso di scrittura,
di solito vengono definiti per mezzo di ATTRIBUTI PERCETTIVI come la
grandezza, la forma e il colore. Così facendo si trascura un tipo di
conoscenza che comunemente abbiamo degli oggetti: la FUNZIONE.
Per esempio: "Sto facendo un pic-nic, cosa può essere adatto a
funzionarmi da tavolo?".
Potrebbe andar bene la base segata di un tronco, anche se una rassegna
mentale compiuta a freddo del termine "tavolo", difficilmente
avrebbe inserito, questo materiale come pertinente.
Vedere un tronco come tavolo è la rappresentazione più complessa. Solo
ricapitolando le funzioni di un oggetto, diventa possibile stabilire
a cosa altro sia assimilabile.
Nel lessico mentale i criteri funzionali sono parte della definizione
di un elemento.
I metodi di verifica della rispondenza degli oggetti ai criteri-funzionali,
non fanno ovviamente parte della definizione, ma forniscono un legame
tra conoscenza lessicale e conoscenza pratica, e cioè con ciò che l’individuo
conosce del mondo.
Corso di scrittura: le parole
sono delle teorie relative agli oggetti
Molti concetti sono parole
e in quanto tali sono delle TEORIE RELATIVE AGLI OGGETTI che possono essere
usati per classificare situazioni mai incontrate.
Proprio come le ipotesi scientifiche predicono l’esito di esperimenti,
così le parole, essendo teorie relative agli oggetti, fanno prevedere
ciò che è implicito nella parola-definizione della realtà che la mente
sta esaminando in quel momento.
La soluzione di problemi, come si studia nei corsi di Psicologia, è spesso
il risultato di un uso intelligente dei concetti.
La maggior parte del lavoro del linguaggio verbale si compie assegnando
etichette (arbitrarie per definizione) ai vari fatti dell’esperienza.
La mente, partendo dall’oggetto percepito, decodifica l’immagine per mezzo
di una parola appropriata del linguaggio parlato. Il soggetto pensante,
di fonte ad una situazione insolita, passa in rassegna tutti i nomi (tutte
le parole) che conosce per spiegarla, cioè tenta di attribuirle un concetto.
L’astrazione della forma che costituisce il prototipo, non è probabilmente
prodotta mediante il confronto di diversi esempi, ma deriva da un qualche
singolo esempio, in condizione opportune di disponibilità immaginativa,
come si studia nei corsi di Psicologia. Dopo di che la forma visuale,
una volta astratta, è imposta ad altri eventi, vale a dire è interpretata,
e in tal modo usata, ogni volta che serva.
Gradualmente, sotto l’influenza di altre possibilità interpretative, può
fondersi e modificarsi, o venire repentinamente scartata e sostituita
da una Gestalt (da una forma, da un prototipo più esemplare) più convincente
o più promettente. Il concetto o prototipo di "vacca" può essere
modificato e riassestato dal riferimento-contatto mentale con "India"
o dall’incontro con altre vacche, che renderanno disponibili nuove informazioni.
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Francesco Cascioli
Le parole sono comodi modelli
Rappresentare il mondo usando schemi è estremamente economico, poiché
in base ad un numero alto ma finito di concetti si è in grado di reagire
ad un numero infinitamente ampio di esperienze uniche. L’individuo riesce
a ignorare le differenze, e raggruppa, invece, le esperienze sulla base
di alcuni tratti comuni.
Il sistema delle conoscenze deve rappresentare non solo dei concetti o
delle idee specifiche, ma anche la vasta rete di relazioni che si ritiene
esistano tra i concetti.
La raffigurazione degli oggetti naturali (ad esempio il disegno come viene
insegnato nei corsi di Belle Arti) che tradizionalmente ha costituito
lo scopo delle arti, in linea di principio non è diversa dalla RAPPRESENTAZIONE
SIMBOLICA DEI CONCETTI.
Anche nel disegno si cercano i tratti essenziali di un oggetto o di una
situazione.
La rappresentazione sottostante
alle frasi pronunciate
La frase è la normale unità
di conversazione. Parole e suoni sono parti integrali di una frase, ma
gran parte delle informazioni che contiene è veicolata dalle relazioni
tra queste componenti. "La vecchia porta" non significa la stessa
cosa di "porta la vecchia", anche se le parole sono le stesse.
La ricchezza di una frase, come si studia nei corsi di Psicologia, è maggiore
della somma delle sue componenti/parole, perché è nelle relazioni TRA
parole che è celata la gran parte del significato.
Le frasi contengono informazioni a due livelli: STRUTTURA DI SUPERFICE
e RAPPRESENTAZIONE SOTTOSTANTE.
La prima è l’organizzazione delle parole nella frase, nella sua enunciazione.
La seconda è il modo in cui i significati delle parole sono posti in relazione
per rappresentare il significato complessivo della frase. Si consideri
la frase ambigua "il massacro dei cacciatori fu spaventoso";
se la struttura di superficie è unica, vi sono due modi diversi di mettere
in relazione i significati delle parole e due rappresentazioni sottostanti.
Per comunicare efficacemente, il parlante deve tener conto dell’ascoltatore
a cui si rivolge. Quali sono le cose che sa? Fra le cose nuove, quali
potrebbero interessarlo?
Si parla allora di: INFORMAZIONI DATE PER SCONTATE e INFORMAZIONI NUOVE.
Si può dire <<Era Gianni che insegnava a Roma>>, oppure <<È
a Roma che Gianni ha insegnato>>. Le nuove informazioni sono solitamente
segnalate dall’ACCENTO FOCALE della frase, cioè della parola o sottofrase
su cui, parlando, si calca la voce.
Anche l’uso di soggetto e predicato si ricollega alla discriminante
tra informazioni nuove e scontate. Il soggetto di una frase identifica
ciò di cui il parlante vuol dire, e il predicato identifica quel che vuoi
dirne. <<Pino cucinò il pesce>> è diverso da <<Il pesce
fu cucinato da Pino>>.
La scelta del soggetto, dunque, indica ciò di cui si vuoi parlare. Spesso
in italiano il soggetto rappresenta l’informazione data per scontata,
e il predicato la nuova.
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Francesco Cascioli
Corso di scrittura: l’esempio
del concetto di "sporco"
Si prenda il concetto di "sporco".
La nozione di sporco che viene usata comunemente è un’idea relativa. Si
può riconoscere un tipo di compendio aristologico che include tutti gli
elementi rifiutati dei sistemi ordinati. Le camicie non sono sporche in
sé, ma è sporco metterle in sala da pranzo; il cibo non è sporco in se
stesso, aia è sporco lasciare un cucchiaino in camera da letto o avere
briciole sui vestiti.
Lo sporco può essere definito un "problema mal posto", una nozione
più di posizione nello spazio che di consistenza materiale, un concetto
pensabile solo in funzione di un campo complessivo. Lo sporco perciò non
è mai un evento unico ed isolato. Dove c’è lo sporco, c’è un sistema.
Lo sporco è il sottoprodotto di un ordinamento e classificazione sistematici
di una materia, in quanto l’ordine implica il rifiuto degli elementi non
appropriati.
La mente, come si studia nei corsi di Psicologia, per percepire deve legare
le sensazioni in fasci e classificarle in specie cioè in concetti, così
che la conoscenza che essa ha di ciascuna possa estendersi con sicurezza
a tutte quelle di quella specie.
La PERCEZIONE è uno strumento dell’organismo, sviluppato durante l’evoluzione
come mezzo per scoprire la presenza di quanto occorre alla sopravvivenza.
Tali bisogni, si riferiscono a TIPI DI COSE, a QUALITÀ anziché a individui
particolari.
Quel che attrae la pecora è in generale l’erba, il colore e l’odore dell’erba.
La distinzione precisa dei singoli oggetti è un lusso della percezione;
un lusso a cui l’onnivoracità dell’uomo lo ha presto abituato.
Quando un concetto è chiamato in causa da una percezione, il RICONOSCIMENTO
DI CONFIGURAZIONI si occupa di come gli stimoli ambientali vengono identificati
con qualcosa di già immagazzinato nella memoria dell’individuo.
Lo stimolo è rilevato dai recettori sensoriali e ritenuto per breve tempo
nella memoria sensoriale, mentre vengono condotte su di esso numerose
analisi. Esse implicano un confronto con le conoscenze immagazzinate,
che consente di giungere ad una decisione sul riconoscimento.
Finalmente si sa che nome dargli.
Corso di scrittura a
Roma. Le parole sono simboli universalmente accettati
È necessario - anche in un
corso di scrittura - postulare l’esistenza di simboli universalmente
accettati per spiegare la possibilità della comunicazione, in altre
parole:
L’individuo conosce gran parte di quello che comunica, più precisamente,
"deve conoscere il significato degli strumenti espressivi che vengono
usati da chi sta comunicando con lui". Se rovesci il discorso e ti
cali nei panni di colui con il quale vuoi comunicare, allora è necessario
USARE STRUMENTI ESPRESSIVI - "SIMBOLI" - CHE L’ALTRO SIA IN
GRADO DI DECODIFICARE.
La conoscenza del codice ti porta a continui SISTEMI DI ATTESE. Durante
un discorso o brano musicale, riesci a "capire" (anzi a "prevedere")
ciò che uno ci dice (o ciò che ci suona) un momento prima che ti venga
detto.
La comunicazione avviene attraverso un MATERIALE (le parole, le frasi,
le note, gli accordi, i quadri, le foto, ecc.) di cui già conosci il codice,
cioè le norme che governano la sua organizzazione.
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Francesco Cascioli
Perché le canzoni dei cantautori
- di Roma e di fuori Roma - piacciono tanto? Perché essi sono in grado
di manipolare il materiale sonoro in maniera perfettamente prevedibile,
e risultano facili perché, in qualche modo, assomigliano a quelle conosciute.
Invece nella musica "seria" contemporanea, i musicisti hanno
la caratteristica di lasciare sempre le attese sospese e mai risolte,
complicando l’ascolto con un uso inconsueta dei codici, riescono a colpire
la "pigrizia" dell’ascoltatore senza alcun rispetto per i
suoi sistemi di attese. È una musica che va ascoltata più volte fino
a riuscire a coglierne le regole, anche quelle più sottili e, magari,
contraddittorie, fino a che anche quella musica diventa "prevedibile".
Compito degli artisti è distruggere le certezze, è incrinare la serenità
- il non-pensiero, perché essi sono "il sale della terra".
Un’alta parte degli strumenti usati come "contenitori" di
messaggi, devono possedere già un significato che sia comune a chi emette
e a chi riceve il messaggio, altrimenti non potrebbero comunicare informazioni
nuove.
Il paradosso è, come si studia in qualche corso di scrittura,
che il ricevente deve conoscere gran parte di quello che gli si sta
per dire, deve cioè esistere un vocabolario comune a chi emette e a
chi recepisce.
Il testo è un pallone sgonfio, a meno che il lettore non possieda un
quadro interpretativo che gli consenta di soffiargli significato dentro.
La ricerca di una parola "sulla
punta della lingua"
Spesso invece di un oggetto
si cerca un’informazione, altre volte ancora questa informazione è già
presente nella nostra mente ma è inaccessibile, è un ricordo momentaneamente
non disponibile. Ci sono casi ancora più particolari: a tutti è capitato
di aver dimenticato il nome di una persona o di una parola.
Ce l’hai sulla "punta della lingua", ne conosci il significato,
hai un’idea precisa dell’aspetto fisico di una parola, ma non sei capace
di dirla. È una sensazione frustrante.
Si può chiedere al soggetto che ha "una parola sulla punta delle
lingua", di dire quale è la prima lettera, quante sillabe ha o altre
parole che potesse somigliare come suono. Molto spesso le risposte a queste
domande sono corrette, anche se rimane l’incapacità di richiamare la parola
giusta.
Ad esempio, se la parola che non si riesce a ricordare è "sestante",
si possono lo stesso fornire parole che gli assomigliano, come "sestetto",
"secante", o "sestina", sapendo bene che però non
sono quella che stiamo tentando di ricordare. Si è in grado infatti di
respingere le alternative erronee.
La parola, come si studia nei corsi di Psicologia, è quindi disponibile
a un qualche livello, pur non essendo direttamente accessibile.
Ciò dimostra che nome, funzione e immagine visiva della forma grafica
delle parole (lunga, corta, somigliante a…), sono memorizzati separatamente.
Nel normale uso del linguaggio noi recuperiamo tutti questi aspetti, ma
una volta ogni tanto solo alcuni di essi ci sono accessibili.
Non esiste il concetto unico, platonico, che riassume tutto. Non c’è un’unica
area del cervello dove c’è tutto quel che riguarda "tavolo"
o "Messico". La conoscenza su di un singolo prototipo è diffusa
in varie aree del cervello.
La zona di testo successiva è
stata rimossa; è presente solo nelle dispense inviate a chi si
iscrive ai corsi. Per richiedere l’iscrizione ai corsi, o ricevere maggiori
informazioni sulle loro modalità, si può scrivere al docente
Francesco Cascioli
Corso di scrittura. A
livello acustico non vi è separazione fisica tra le parole
Nelle normali conversazioni
noi udiamo le parole di chi parla come unità percettive distinte.
Gli esperimenti hanno dimostrato che a livello acustico non vi è separazione
fisica tra di esse. Perché allora da un punto di vista percettivo ci appaiono
distinte?
La risposta è nella natura COSTRUTTIVA del processo percettivo. Gli ascoltatori
sintetizzano le parole in base ai segnali provenienti dal parlato, ma
la sintesi ha dei limiti posti dalla struttura sintattica e di significato
che viene sviluppata per la frase ascoltata. La struttura della proposizione,
nonché quella dell’intera conversazione, dà all’ascoltatore una serie
di ASPETTATIVE su quel che sta per giungere.
L’individuo prevede le prossime parole una ad una, e mentalmente
registra il flusso del parlare come un insieme di singole unità, sull’esempio
della lingua scritta, che gli fa credere che anche il parlare sia composto
da singole parti fisicamente separate.
La frase in quanto espressione, è un processo di TRANSIZIONE DAL PENSIERO
AL LINGUAGGIO.
Corso di scrittura: conoscere
molte parole
Chi conosce molte parole, ottiene
vantaggi nelle azioni.
Un laureato che abbia frequentato numerosi corsi, in media conosce tra
le 30.000 e le 50.000 parole. Un buon dizionario ne riporta 80.000, ma
è facile consultare un vocabolario e scoprire che non riporta una parola
del proprio gergo lavorativo o culturale, o un termine dialettale intraducibile
nelle sue sfumature. Questo fa alzare il numero delle parole che in qualche
maniera possiamo usare. Sono equivalenti a parole anche i nomi di luoghi
o di persone, conosciuti direttamente o nella scuola, o da giornali o
libri.
L’archivio mentale dei termini usabili è quindi la somma di un vocabolario,
di un’enciclopedia, di un atlante, di una biblioteca, delle annate di
un quotidiano, di un diario personale e della propria agenda telefonica.
L’educazione del bambino avviene anche insegnandogli parole.
L’oggetto che la madre indica e sillaba, viene ripetuto dal figlio che
lo fa proprio.
La facilità con cui è possibile inventare parole, permette la costruzione
di sottoinsiemi e di soprainsiemi, che dividono e ricompongono l’universo
in CATEGORIE.
La parola, come si studia nei corsi di Psicologia, è il nome, l’etichetta,
la bandiera del concetto. Muovendo e operando con titoli e parole, si
evita di perdersi nell’oceano della diversità.
I concetti aiutano nell’affrontare la terribile unicità di tutte le esperienze
che viviamo. L’apprendimento di un concetto è un processo attivo, spesso
sistematico, con cui si costruisce una struttura mentale degli attributi
e delle loro relazioni. Apprendere un concetto implica elaborare ipotesi
e verificarle...
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