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Come arriva e come si opera un infarto |
Come si subisce un infarto: ecco il mio caso particolare. L’inizio apparente è un lunedì notte. Dopo una normalissima domenica sera, fatico ad addormentarmi. A mezzanotte del 16 Luglio 2007 mi sale un insolito dolore, localizzato nella parte alta del petto e delle braccia, che coinvolge sia la parte destra che la sinistra. Mi giro e mi rigiro nel letto, ma il dolore cresce, e non riesco a ricondurlo ad un motivo preciso. Non so nulla di infarti, mai sofferto di cuore. Sono donatore di sangue da 32 anni, vengo spesso controllato, mi fanno ogni anno un elettrocardiogramma che non ha mai rilevato problemi. Ho un amico che anni prima ha avuto un infarto, e che mi ha raccontato di un dolore al braccio sinistro. Il fatto di avere fitte e spasimi su tutti e due i lati del corpo mi rassicura: allora non dev’essere un infarto. Sudo, ma è un sudore strano, a volte caldo – è piena estate, a volte freddo; non so scoprirmi con il lenzuolo o gettarlo via. Qui scattano le conseguenze del modo che ognuno di noi ha per affrontare le malattie. Fra i due modelli estremi dell’ipocondriaco e del “sottovalutatore”, io sono decisamente vicino a quest’ultimo. Tendo a “tirare avanti”, a non dare peso ai vari acciacchi, mi ripeto sempre “è un dolore, e allora? Come è venuto passerà.” |
Come si opera un infarto: si arriva al cuore passando per un’arteria della gamba |
In questo mio primo incontro con l’infarto, tutto sa di insolito, anche il tipo di operazione. Il chirurgo ti opera da sveglio, e tu assisti al tutto sdraiato su di un lettino, con una banale anestesia locale. Il chirurgo per prima cosa ti inietta nelle arterie un liquido di contrasto, un innocuo inchiostro nero che mostra, fermandosi in certi punti, che proprio lì la circolazione sanguigna è interrotta. Sia il medico che in paziente seguono l’intervento su tre televisori. Sui monitor si vede il cuore pulsare, e un groviglio di linee nere e grigie. Per il chirurgo è tutto chiaro, per te paziente che osservi sbirciando, è una stranezza in più. Che dei fil di ferro ti stiano attraversando il cuore lo hai capito, ma non senti assolutamente nulla di quel che avviene nella tua cassa toracica. Il problema – come capirai meglio in seguito - non è l’interno del cuore, ma l’alimentazione esterna dell’organo. Per metafora si può dire che “non funziona la mensa di Palazzo Chigi” e se il Prodi di turno non mangia, si blocca tutto il sistema. Intanto l’intervento prosegue. Tu come paziente durante l’intervento senti un lieve dolore alla coscia, e invece ti stanno inserendo corpi estranei nel cuore. Sul petto non senti nulla. Deduci che qualcosa stia avvenendo perché vedi le cose su ben tre monitor, ma con più distacco che se stessero trasmettendo lo sbarco sulla Luna. |
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Dura un’ora e alla fine ecco le agognate parole del chirurgo: “Ok, l’intervento è riuscito. Signor Cascioli si rassicuri, abbiamo risolto il problema…” In effetti il dolore al petto e alla schiena è passato. “…abbiamo notato” aggiunge però il dottore, “che c’è un’altra occlusione. Deve avere avuto un precedente infarto, ma la opereremo di nuovo tra alcuni giorni, quando il decorso del primo intervento sarà concluso”. Caspita! Non un solo infarto, ma due! |
Se hai notizie sull’infarto o una tua storia personale da raccontare, non esitare a contattarci. Se vuoi, puoi leggere lettere di infartuati (persone colpite da infarto). Queste pagine sono aperte a chiunque voglia far circolare informazioni sulle malattie del cuore e sull’infarto in particolare. |
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