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Le forme cliniche più frequenti di infarto |
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L’attacco cardiaco è una situazione di sofferenza acuta delle strutture cardio-circolatorie. È caratterizzato dalla cessazione improvvisa delle funzioni circolatoria e respiratoria. Come conseguenza si ha una rapida e progressiva diminuzione dell’apporto di ossigeno ai tessuti, primo fra tutti il cervello. Le cause possono essere molteplici: ictus, annegamento, ostruzione delle vie aeree per corpo estraneo, infarto del miocardio, inalazione di fumi, traumi ecc. Quando è in atto un arresto cardio-respiratorio, la persona è priva di coscienza, non respira e non ha pulsazioni cardiache. La situazione è di pericolo estremo e in queste condizioni il soggetto, lasciato a sé andrebbe incontro a danni organici irreversibili fino alla morte. La gravità dei quadri patologici è variabile, ma spesso si tratta di episodi che rappresentano un pericolo immediato per la sopravvivenza del soggetto. In alcuni casi di infarto miocardico acuto, ad esempio, la parte di tessuto cardiaco va incontro a necrosi per mancanza di ossigenazione dovuta a un’ostruzione delle arterie coronarie, cioè i vasi sanguigni che irrorano il cuore. Il più frequente è l’infarto del miocardioLe forme cliniche più frequenti di infarto sono: Nel caso di organo irrorato da più vasi, l’infarto è molto più raro. Nel fegato, per esempio, l’85% del flusso nutritizio è trasportato dalla vena porta, mentre l’arteria epatica contribuisce per il 15%. Un’ostruzione di quest’ultima non provoca quindi un infarto del tessuto da essa irrorato. Un’occlusione acuta della vena porta è poco frequente. |
Fattori di rischio e causalità. Tanti indizi costituiscono una prova? |
Per accertare se esiste un rapporto di causa/effetto tra un certo fattore e una malattia sono stati suggeriti sette criteri di causalità. Si riconosce cioè l’esistenza di un nesso causale se: Forza dell’associazioneNel gruppo italiano del Seven Countries Study si è verificato che coloro che hanno elevati valori di colesterolo hanno un rischio maggiore di avere un infarto. Ciò significa che il rischio di incorrere in malattie di cuore per chi si trovava nel gruppo con colesterolo più basso era 2,5 volte inferiore rispetto a chi si trovava nel gruppo con colesterolo più elevato. Il rischio di andare incontro a infarto è uguale per uomini e donne?No, non è lo stesso. Infatti il sesso è uno dei fattori di rischio. Negli uomini la stima dei casi prevalenti nel 2000 è stata di 220.000 casi nella fascia di età compresa fra 25 e 74 anni, con il verificarsi di circa 90 nuovi casi al giorno; nelle donne sono stati stimati un po’ più di E le donne?Gran parte delle informazioni riguardanti l’efficacia della riduzione del colesterolo si riferiscono agli uomini; viene sostenuto infatti che, essendo minore l’incidenza di malattia coronarica nelle donne, è meno importante l’effetto dovuto alla riduzione del colesterolo. |
Confronto tra malati e non malatiSe scopriamo tra i pazienti con l’infarto una maggiore percentuale di individui fumatori, sedentari o stressati rispetto a un gruppo senza infarto, possiamo ragionevolmente sospettare che il fumo, l’inattività fisica o lo stress siano associati a questa malattia. In termini tecnici si dice che tali caratteristiche sono fattori di rischio dell’infarto. Con questo termine ci si riferisce a caratteristiche individuali che aumentano la probabilità di sviluppare negli anni successivi una certa malattia. I fattori di rischio non sono la causa della malattia: ovvero non tutti gli individui che presentano quella caratteristica andranno incontro necessariamente a quella malattia, e d’altra parte l’assenza di quella caratteristica non assicurerà la protezione dalla malattia. Le insidie della ricercaVediamo i più frequenti trabocchetti insiti in questo tipo di ricerca. In primo luogo non tutti coloro che si ammalano possono essere intervistati. E noto che circa il 30% di coloro che sono colpiti da un infarto cardiaco muore prima del ricovero e circa il 10% ha l’infarto senza accorgersene. Utilizzando soltanto le informazioni raccolte da coloro che sopravvivono all’infarto, si possono commettere errori nell’interpretazione dei risultati. In secondo luogo, è molto delicata la scelta dei soggetti di controllo. Se si prende un gruppo di pazienti con infarto e come controllo un gruppo di pazienti con cancro al polmone, l’abitudine del fumo non risulterà un fattore di rischio per l’infarto, in quanto è percentualmente più rappresentata nei soggetti con cancro al polmone. In terzo luogo, chi è affetto da una malattia è indotto a ricordare (o a esagerare) eventi passati più di chi continua a stare bene o è affetto da qualche altra malattia. Quando un individuo si ammala viene sollecitato a fornire informazioni che riguardano la sua vita e la storia della sua famiglia e tenderà a ricordare quegli eventi che ritiene siano associati con la malattia che lo ha colpito. In quarto luogo, la probabilità che un paziente venga ricoverato in ospedale dipende dalla gravità della malattia e dalla concomitante presenza di altri disturbi. Berkson, che per primo ha sollevato questo problema, sosteneva che è più facile essere ricoverati in ospedale quando si hanno due malattie (per esempio l’infarto e l’ulcera) che non quando se ne ha una sola. Se allora si studia il rapporto tra ulcera e infarto si troverà un «eccessivo» numero di ulcere tra gli infartuati e si trarrà l’errata conclusione che l’una può essere causa dell’altro. In quinto luogo, quando si sospetta che un certo fattore sia collegato con l’evento, è più facile che la presenza di quel fattore indirizzi su una certa diagnosi. In particolare, se due individui della stessa età e dello stesso sesso si presentano in Pronto Soccorso con un dolore al torace, è più probabile che venga sospettato e poi diagnosticato l’infarto al soggetto che ha il colesterolo plasmatico oltre 350 mg/dl, piuttosto che a quello con colesterolo di 250 mg/dl. Le tre cause principali dell’infarto miocardico acutoL’aterosclerosi, il fumo e l’obesità sono tra le cause principali dell’IMA, che a sua volta rappresenta una delle maggiori cause di morte nel mondo occidentale. Nei casi più gravi la morte è improvvisa e si verifica entro breve tempo dall’insorgenza dei sintomi. Un tempestivo riconoscimento del quadro patologico e una pronta messa in opera delle manovre rianimatorie appropriate fino al trasferimento in ospedale sono molto fattori essenziali per riuscire a superare il momento dell’infarto. I sintomi sono diversi a seconda dell’organo interessato, tuttavia il sintomo principale è rappresentato da dolore acuto (ad insorgenza improvvisa), di varia intensità; è però possibile che l’infarto sia clinicamente asintomatico, soprattutto qualora sia di dimensioni molto piccole. La regione colpita da infarto diviene necrotica (è questa necrosi che scatena i sintomi acuti): se il malato sopravvive alla fase acuta dell’infarto, l’organismo riassorbe i tessuti morti senza rigenerare la parte persa (cosa impossibile senza afflusso di sangue), ma forma in quella zona una cicatrice di tessuto connettivo fibroso, e l’organo interessato perde definitivamente una parte della sua funzionalità. EziologiaLa causa principale è da rinvenire nell’ostruzione di un vaso ad opera di una placca aterosclerotica. Rientrano dunque nei fattori di rischio per l’angina pectoris gli stessi fattori di rischio dell’aterosclerosi: Da cosa possono essere scatenati gli attacchiLe arterie che forniscono sangue al cuore sono disposte intorno al cuore come una corona, ed è per questo che vengono chiamate arterie coronarie. Queste arterie forniscono sangue e ossigeno ad arterie più piccole collegate al cuore. L’angina è caratterizzata da un dolore al petto causato da una diminuzione della circolazione in queste piccole arterie che fornisce scarso ossigeno al cuore. L’ischemia silente differisce dall’angina solo perché non causa dolore ed è considerata più pericolosa perché non dà avvisi di quello che potrebbe succedere. L’elettrocardiogramma metterà in luce gli eventuali problemi. Gli attacchi possono essere scatenati da un pasto pesante, da uno sforzo fisico eccessivo, da stress, tensione emotiva o dal freddo. La frequenza e la durata degli attacchi varia, e può andare da diversi attacchi in un giorno a pochi attacchi in diversi anni. Quando l’aterosclerosi ha danneggiato la circolazione al punto da ostruire completamente un’arteria coronaria e impedire l’arrivo di ossigeno al cuore, una parte delle cellule del cuore muore e abbiamo il manifestarsi di quello che viene chiamato tecnicamente infarto del miocardio, o attacco di cuore. Diversamente dall’angina, l’infarto colpisce all’improvviso, senza avvertimento. Di solito l’infarto è causato da una rottura o da un coagulo. I depositi grassi hanno bisogno di anni per accumularsi sulle pareti delle arterie; ma un coagulo di sangue che si forma velocemente nelle persone affette da aterosclerosi (inclusi i bambini) può ostruire un’arteria e interrompere l’arrivo di ossigeno immediatamente. L’infarto malattia socialeValutiamo ora l’importanza dell’infarto sul piano sociale. |
Se hai notizie sull’infarto o una tua storia personale da raccontare, non esitare a contattarci. Se vuoi, puoi leggere lettere di infartuati (persone colpite da infarto). Queste pagine sono aperte a chiunque voglia far circolare informazioni sulle malattie del cuore e sull’infarto in particolare. |
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