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GREGORY BATESON E L’LSD – UN PROBLEMA DI COSCIENZA

Questo breve scritto è frutto di tre anni di ricerca, svolta prima per la tesi di laurea (presso la cattedra di Storia della Psicologia della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, anno accademico 2001-2002) e poi sviluppata ulteriormente. In questi anni ho raccolto del materiale interessante che potrebbe servire ad altri studiosi impegnati su questo argomento o su argomenti affini. Si tratta di un’introduzione al nucleo centrale del problema e ad alcune diramazioni possibili della ricerca, non di una sintesi esauriente.

Per proseguire la ricerca sto cercando suggerimenti, critiche, valutazioni, e più in generale aiuti per concretizzare degli scritti sulle parti interessanti o inedite della ricerca, incluse indicazioni circa riviste che possano ospitarli, o lavori collettivi a cui partecipare, o altre eventuali Istituzioni con cui collaborare.          

 

Ringrazio fin da ora dell’attenzione prestatami, e mi auguro di ricevere vostri riscontri anche critici.

Matteo Saltalamacchia

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GREGORY BATESON & LSD – A PROBLEM OF CONSCIOUSNESS

This brief paper is the result of three years of research which I have done, firstly for my degree thesis (Faculty of Arts and Philosophy at the University of Milan, History of Psychology department, academic year 2001-2002) and then independently. During these three years I have collected interesting material which I believe could be useful to others studying this subject or related subject. It is an introduction to the main core of my research and to some of its possible developments; it doesn’t aim to be a complete summary.

I’m seeking suggestions, critics, judgements, and help in general in order to finalise some papers on the interesting or unpublished parts of my research, as well as recommendations regarding Journals where they could be published, team work participation, or other possible Institutions to get in touch with.

At the moment I have only translated in English an introductory summary, but I would be glad to send the whole paper translated to any interested parties.

Thank you for your kind attention, I look forward to hear from you.

Matteo Saltalamacchia

Email: matteosaltalamacchia@fastwebnet.it

Tel.: (0039) 349 33 43 209

(0039) 02 36 508 608

via Osoppo 5

C.A.P. 20148

Milano

RIASSUNTO INTRODUTTIVO /  ITALIANO 

INTRODUCTORY SUMMARY / ENGLISH

 

EPISTEMOLOGIA DEI CONTESTI IN CUI BATESON INCONTRO’ L’LSD –  LA COSCIENZA DI BATESON IN RELAZIONE A QUEI CONTESTI – INTERMEZZO  (LA COSCIENZA STORICA)  - DA ‘LA METAFORA CHE NOI SIAMO’ A ‘LA MATERIA DI CUI SONO FATTI I SOGNI’                     

BREVE BIBLIOGRAFIA

BATESON – LSD : UN PROBLEMA DI COSCIENZA

Studiando l’esigua esperienza che fece Gregory Bateson con l’LSD e i rapporti che ci furono tra lui e la ricerca e l’uso che se ne fece durante gli anni Cinquanta e Sessanta, troviamo un condensato di problematiche relative alla filosofia della mente. Il più fondamentale di questi è il problema metafisico del rapporto tra mente e materia. Il fenomeno LSD evidenzia lo stacco tra l’universo della spiegazione mentale e quello materiale, ed è interessante notare la posizione di Bateson, che dedicò la sua indagine scientifica all’integrazione di questi due universi. Arriviamo al problema metafisico partendo dal tema della coscienza, che nel caso LSD si presenta su almeno due livelli.

A livello meta-sperimentale gli studi sul LSD hanno generato dilemmi morali, cioè problemi di coscienza in azione: chi ha visto il degrado sociale, la psichiatria invasiva, la manipolazione delle masse, chi invece ha visto la prospettiva di una rinascita epocale. A livello semplicemente sperimentale invece, l’LSD induce una trasformazione di ciò che giunge alla coscienza. Questa momentanea trasformazione percettiva può anche portare ad un drastico cambiamento della personalità: miracolose guarigioni di Grazia ricevuta o sofferenze nei casi di evidente dis-Grazia.

Nell’esperienza e nella teoria di Bateson i due livelli si possono integrare in un unico disegno.

Bateson per propensione personale, potremmo dire per un problema di coscienza, rifiutò l’applicazione pratica del LSD. Questo rifiuto di agire nel contesto della scienza applicata, già notato in altri casi della sua carriera, si riflette anche nell’aspetto teorico della sua scienza della mente. Accusava la mancanza di una Teoria dell’azione che si sarebbe dovuta basare sulla conoscenza di quello che chiamò determinismo estetico: essendo la scelta d’azione legata ai valori morali, ad una sorta di gusto per ciò che è buono, bisognava approfondire l’indagine sulla formazione e sulle caratteristiche di questo universo morale ed estetico per poter trattare con sicurezza il problema dell’azione pianificata. Anche i casi di rivoluzione della personalità causati da LSD andavano indagati secondo il concetto di determinismo estetico, in connessione ai potenziali sviluppi della sua teoria del Doppio Vincolo.

Bateson sperimentò l’LSD su di sé proprio per pensare ai problemi del determinismo estetico. Tuttavia non riuscì a sviluppare quest’indagine fino in fondo. Lui stesso alla fine dei suoi giorni disse di avere solo gettato le basi di una teoria della mente che permettesse lo studio dell’estetica e della coscienza.

Credo che affrontando il problema del determinismo estetico Bateson sia giunto alle fondamenta filosofiche della sua visione della mente e che in questo senso vada interpretata la fondazione teorica sul concetto di ‘differenza’. A livello metafisico questo risolve in un certo senso il rapporto tra mente e materia, e denota lo statuto problematico della questione dell’estetica e della coscienza.

BATESON – LSD: A PROBLEM OF CONSCIOUSNESS

From studying the slight experience that Gregory Bateson had with LSD, the relations between him and the research, and the use that has been made of  LSD during the Fifties and Sixties, we encounter a series of problems related to the philosophy of the mind. The fundamental one is the metaphysical relation between mind and matter. The LSD phenomenon points out the gap between the universe of mental explanation and the material one, and it’s worth noting Bateson’s point of view, who spent his scientific research integrating these two universes. The metaphysical problem is reached from the conscience themes, which in the case of LSD appears at least in two different levels.

At the meta-experimental level, LSD’s studies produced several moral dilemmas, i.e. problems of conscience in action: from one side has been underlined the social deterioration, the invasive psychiatry and the mass manipulation; from the other the prospect of an epochal revival. At the purely experimental level instead, the LSD causes a transformation of what reaches the conscience. This momentary perceptive transformation can also lead to a drastic change of personality: miraculous recoveries of Grace, or suffering and pain in case of clear dis-Grace.

In Bateson’s experience and theory these two levels can be joined in one frame.

For personal inclination, we could say for a problem of conscience, he refused LSD’s practical application. His refusal to act on the applied science, already noticed in other occasions of his career, affects also the theoretical aspect of his science of the mind. He felt the lack of a Theory of the Action that ought to have been based on the knowledge of what he called aesthetic determinism: since the choice of an action is connected to moral values, to a sort of taste for what is good, the investigation on the development and the peculiarities of this moral and aesthetic universe needed to be deepened to deal confidently with the problem of the planned action. Even the cases of change of personality caused by LSD ought to have been investigated through the concept of the aesthetic determinism, in connection with the possible developments of his theory of Double Bind.

Bateson made use of LSD twice just to think about the problems of the aesthetic determinism. However he couldn’t develop this research to the end. He himself at the end of his life admitted to have only prepared the base for a theory of the mind which would have allowed the study of the aesthetics and the conscience.

I believe that by facing the problem of the aesthetic determinism Bateson arrived at the philosophical fundamentals of his vision of the mind, and that his theoretical foundation on the concept of “difference” should be interpreted in this way. At the metaphysical level that could resolve the relationship between mind and matter and proves the problematic condition of the issue of the aesthetics and the conscience.

EPISTEMOLOGIA DEI CONTESTI IN CUI BATESON INCONTRO’ L’LSD

Bateson provò LSD in due contesti molto diversi tra loro, influenzati ognuno da un diverso collega ricercatore che utilizzava il farmaco secondo la propria particolare prospettiva.

La prima esperienza avvenne con Harold Abramson che lavorava sulla Est Coast e utilizzava LSD in psicoterapia secondo la tecnica definita psicolitica, in cui si utilizzava il farmaco in dosi relativamente piccole (a Bateson somministrò una dose di 30 microgrammi) per facilitare ed accelerare il normale svolgimento della terapia psicoanalitica. La seconda avvenne con Joe K. Adams che lavorava sulla West Coast e sosteneva la tecnica definita psichedelica, in cui si utilizzava il farmaco in dosi elevate (minimo 100 microgrammi come nel caso di Bateson) per provocare un esperienza eccezionale che avesse di per sé un azione terapeutica1.

In tutti e due i casi l’esperienza di Bateson non avvenne in un contesto terapeutico ma in un contesto di sperimentazione volontaria, effettuata tra soggetti normali con lo scopo di indagare il fenomeno. La sperimentazione volontaria era comunque influenzata dalla prospettiva dei due ricercatori, e dipendeva quindi dal tipo di epistemologia inerente alle loro due diverse pratiche terapeutiche col LSD.

La terapia psicolitica e quella psichedelica avevano presupposti molto diversi sebbene entrambe si radicassero nella pratica e nella letteratura delle sperimentazioni con sostanze psicoattive che si diffusero dagli anni Venti e Trenta sia in Europa che in America insieme al concetto di psicosi sperimentale e che durante gli anni Cinquanta avrebbe dato alla luce la maggior parte degli psicofarmaci attualmente in uso. In quel periodo, in cui nacquero anche le due terapie in questione, si sperimentavano tutte le possibili sostanze che avessero un qualche effetto rilevante sul sistema nervoso, con diversi obbiettivi: 1. formulare ipotesi sulle dinamiche fisiologiche delle psicopatologie e individuare dei principi attivi che vi interagissero; 2. accelerare le terapie relazionali; 3. facilitare la comprensione soggettiva della psicopatologia da parte dei terapeuti2.

La tecnica psicolitica utilizzata da Abramson si ricollegava direttamente alla narcoanalisi, che era la pratica già diffusa di effettuare la psicoanalisi con pazienti in stato alterato di coscienza, in seguito alla somministrazione di sostanze o all’ipnosi o ad una combinazione di entrambi. Si cercava di ottenere un rilassamento della coscienza perché durante l’analisi potessero emergere più facilmente i ricordi dell’infanzia, le esperienze traumatiche ed in generale i contenuti inconsci latenti, repressi e patogeni. A detta degli psichiatri più entusiasti, grazie alla particolare azione del LSD in meno di dieci ore si potevano far emergere ed analizzare i contenuti che in una normale terapia richiedevano anni di lavoro3.

Secondo la teoria sviluppata da Abramson attorno al 1957, quando somministrò i 30 microgrammi a Bateson, con dosi variabili tra i 25 e i 50 microgrammi tipo quella si verificava una duplice azione psicologica che in termini psicoanalitici definiva come intensificazione e depressione dell’Io. La sensazione del soggetto di perdere il controllo era accompagnata da uno sforzo di resistenza, per cui il materiale inconscio che emergeva poteva essere intanto elaborato ed integrato dall’Io in maniera particolarmente efficace, se guidata dall’interpretazione del medico che seguiva la seduta. Abramson insisteva molto sul fatto che il motivo dell’azione benefica fosse comunque l’analisi del medico, e che il farmaco in sé potesse solo stimolare una situazione favorevole allo svolgimento della seduta.

Nelle sperimentazioni su soggetti normali, che Abramson eseguiva solitamente in casa sua con gruppi da 2 a 5 persone, aveva riscontrato esperienze positive e piacevoli che interpretava allo stesso modo, sostenendo che il medesimo meccanismo di rilassamento e resistenza dell’Io costituisse una lezione imparata dall’Io e quindi in un benevolo rinforzo della sua struttura.

Tutto sommato l’epistemologia di Abramson era alternatamente biochimica o psicoanalitica, e soffriva di quella dis-integrazione tra ottica materialista e ottica psicologica tipica della psichiatria moderna che Bateson cercò di compensare durante la sua carriera.

Nella prospettiva di questo contesto dovremmo forse considerare anche l’ottica di Fremmont-Smith, che fece da tramite tra Bateson e Abramson.

Fremmont-Smith, sebbene dal canto suo non svolgesse personalmente pratiche psichiatriche, era affascinato dal LSD per la prospettiva di fusione tra teoria organica e psicologica.

Forse fu questa tendenza di Fremmont-Smith a far avvicinare i due e ad allargare le prospettive della ricerca di Abramson all’analisi della comunicazione interpersonale. Al progetto di ricerca di Abramson si unì un sociologo addetto all’analisi della comunicazione che dal 1958 cercò di applicare gli strumenti teorici di Bateson alla registrazione delle sedute terapeutiche.

Ben diverso era il rapporto epistemologico tra le idee di Bateson e quelle di Adams, il collega con cui provò LSD per la seconda volta nel 1959 secondo la prospettiva psichedelica.

Questa prospettiva si stava sviluppando e diffondendo a macchia d’olio proprio in California4 dove Bateson lavorava e risiedeva da quasi dieci anni, ed era nata anch’essa in senso alla sperimentazione sulle psicosi sperimentali ricollegandosi soprattutto allo studio delle proprietà “fantastiche”5  della mescalinae all’analisi fenomenologica della mente.

Nella pratica psichedelica utilizzata da Adams, con dosi massicce di minimo 100 microgrammi come quella che somministrò a Bateson, si provocavano esperienze di depersonalizzazione e di stravolgimento del normale vissuto soggettivo che permettevano una nuova visione della propria vita e del proprio mondo circostante. Durante queste psicosi indotte le percezioni divenivano particolarmente significative e si esperivano numerosi insight in un processo di accumulazione che eccezionalmente sfociava in una sensazione beatifica di comprensione universale per cui ogni cosa sembrava venire compresa nella sua armonia con il Tutto. Prendendo esempio dalle culture indiane del Sud che utilizzavano mescalina per risolvere i problemi di alcolismo si iniziò l’applicazione terapeutica in questo ambito ottenendo sorprendenti risultati, e poi si tentò di estendere la tecnica alla cura delle nevrosi e delle psicosi.

In uno dei resoconti che Bateson fa di questa sua seconda esperienza6, si nota bene la prospettiva psichedelica di Adams che cerca di guidare Bateson ad un rilassamento della coscienza e ad un atteggiamento irrazionale in vista di quest’esperienza meravigliosa. Il contesto non era quello della terapia ma era comunque quello dell’esperimento scientifico. Il caso infatti rientrava all’interno di uno studio del MRI di Palo Alto, effettuato tra il 1958 e il 1959 e su 29 pazienti e 70 volontari (prevalentemente scienziati psico-sociali, ricercatori ed intellettuali7).

L’interesse della prospettiva psichedelica infatti oltre a risiedere nella possibilità di riorganizzare rapidamente il comportamento durante la psicoterapia, divenne anche la comprensione di quest’esperienza soggettiva definita di volta in volta mistica, trascendente, estetica, che stava all’origine delle terapie riuscite. Per questo vennero coinvolti studiosi delle più diverse estrazioni non solo al MRI, ma in tutta la California8.

L’epistemologia legata a questa pratica non è semplicemente riducibile alle scienze di riferimento. Trovava radici in certi atteggiamenti romantici che denotavano bisogno di trascendenza e rifiuto del razionalismo moderno. Quello dell’antropologia rispettosa della cultura mistica dei popoli primitivi, se non addirittura come custodi di dimensioni ultraterrene. Quello di simpatia verso la schizofrenia, intesa come normale reazione comportamentale a particolari ambienti sociali, se non addirittura come dignitoso rifiuto delle ipocrite categorie della società e dell’intelletto, che avrebbe portato ad uno stato in un certo senso più genuino, più profondo, superiore. Sicuramente l’ottica della comprensione, tipica della psicologia fenomenologica e umanista, ed in un certo senso propria anche dell’ottica sistemica proposta dall’equipe di Bateson, unita all’esperienza soggettiva del significativo stato di coscienza lisergico, diedero manforte a quell’atteggiamento romantico9.

La interpretazione scientifica della prospettiva psichedelica comunque non era chiaramente definita e distinta da quella psicolitica. Molti psichiatri erano partiti dalla terapia psicolitica, e stavano proprio allora facendo i conti con le sbalorditive potenzialità e le difficoltà pratiche e teoriche derivate dall’uso di dosaggi più elevati. Tendenzialmente coloro che praticavano la terapia psichedelica utilizzavano anche concetti Jungiani per trattare le immagini archetipiche evocate dai pazienti, comprese quelle della psicologia della religione.

Alla conferenza del 1959 sull’uso del LSD in psicoterapia organizzata dalla Macy Foundation,  prima grande conferenza internazionale sull’argomento, a cui Bateson partecipò poco dopo la seduta con Adams, si nota la presenza di tutto un ventaglio di teorie e pratiche a cavallo tra le due qui proposte.

Le due tecniche si distinsero apertamente solo alcuni mesi dopo, durante un simposio esclusivamente americano, in cui la prospettiva terapeutica del MRI venne proposta in esplicita contrapposizione a quella classica.

LA COSCIENZA DI BATESON IN RELAZIONE A QUEI CONTESTI

Intendo riferirmi alla coscienza di Bateson in due modi: la sua coscienza personale, e il suo approccio teorico alla coscienza.

Bateson conobbe Abramson tramite la Macy Foundation, probabilmente nel 1949, durante la sesta delle conferneze di cibernetica. Entrambi si trovavano lì per interesse interdisciplinare e per il comune desiderio di legare lo studio della mente alle conoscenze biologiche.

Abramson era biochimico esperto di reazioni allergiche e si era interessato alla prospettiva psicosomatica promossa dal ex compagno di studi Fremont-Smith, ormai direttore medico della Macy Foundation. Da allora aveva iniziato a studiare psichiatria e psicoanalisi, e alle conferenze di cibernetica sperava forse di trovare un legame pratico tra le due.

Bateson era stato introdotto dalla moglie Margaret Mead, a quel gruppo informale di scienziati che negli anni successivi avrebbero dato il via alle conferenze di cibernetica e fin da allora, dai primi anni Quaranta, si era trovato in sintonia, per l’uso comune dell’analogia tra organismo e società e per la prospettiva di fondare una scienza genetica della mente dell’uomo che potesse rendere conto delle variazioni individuali e culturali senza dover ricorrere al libero arbitrio10.

Dal punto di vista morale però Bateson non era in sintonia con il contesto della Macy Foundation. Nel 1949 Bateson si allontanò da questo circolo di scienziati in seguito, tra l’altro, a degli intimi problemi di coscienza che gli impedivano di condividere le applicazioni pratiche delle scienze umane, come la fondazione del WFMH (World Federetion for Mental Health) e l’antropologia delle relazioni internazionali11.

Abramson al contrario, dal 1949 iniziò a collaborare stabilmente con la Macy Foundation e, appena notò alcuni articoli di psichiatria che trattavano degli importanti effetti psicologici causati dal farmaco LSD, chiese ed ottenne da Fremmont-Smith l’appoggio della Macy per un progetto di ricerca in proposito12. Era entusiasta dalla effettiva fusione di pratica psicologica, biochimica e farmacologica che la sperimentazione con l’LSD permetteva.

La teoria cibernetica diffusa nel circolo della Macy Foundation, proponeva una generalizzazione matematica delle dinamiche teleologiche. Questa formulazione, eliminando in linea di principio il problema del libero arbitrio e della finalità, permetteva di ipotizzare una spiegazione deterministica dei fenomeni mentali. Supportava quindi tutti gli approcci scientifici allo studio della mente, comportamentismo, psicanalisi, gestalt, approccio fisiologico, ecc. Se da una parte questo era un passo verso la reintegrazione della mente nel rango dei fenomeni naturali, dall’altra evidenziava l’ignoranza sull’aspetto qualitativo della mente e della coscienza.

Alla Macy Foundation dal 1950 al 1954 si tenne una serie di conferenze intitolate “Problems of Consciousness” di cui Abramson fu segretario ed editore. La coscienza fu trattata particolarmente dal punto di vista sperimentale fisiologico e in parte anche dalle scienze umane13. L’unica concreta integrazione i due punti di vista sembrava essere la psicoanalisi.

Anche Bateson nel 1950 si preoccupava del tema della coscienza, ma non accettava l’impostazione freudiana. In uno scritto inedito intitolato “Problem of Consciousness”, spiega che concettualizzare l’inconscio come una seconda entità interna analoga alla coscienza moltiplicava il problema senza risolverlo. Riconosceva alla psicoanalisi il merito di avere inaugurato la psicologia genetica interpersonale, ma riteneva fallace e mitologico il suo uso del concetto di Ego.

Già dai primi incontri con il circolo della Macy, aveva preferito sviluppare una psicologia genetica tra comportamentismo e gestalt, mediante il concetto di deutero-apprendimento. Indagava cioè come l’individuo nelle relazioni, fosse condizionato a dare un particolare significato alle cose. Questo apprendimento profondo condizionava tutti i contenuti della coscienza, che egli sapeva variare da cultura a cultura. La filosofia, la religione, la morale, erano considerate grandi gestalt, un insieme di premesse formali apprese per condizionamento, che a loro volta determinavano le scelte, le dicisioni, il pensiero. Era già una bozza di quello che avrebbe poi chiamato determinismo estetico.

Già il concetto di gestalt prevedeva una capacità di astrazione, e durante le conferenze di cibernetica Bateson aveva imparato la molteplicità dei livelli di astrazione della comunicazione, e la possibilità di contraddizione paradossale tra i livelli.

Dal 1949 si era trasferito sulla West Coast in California, facendo capo al dipartimento di Antropologia dell’Università di Standford e aveva cominciato ad analizzare le varie forme della cultura psichiatrica, nel senso sopra descritto, ponendo il suo quartier generale presso il Veterans Administration Hospital a Palo Alto. In questo senso le premesse della psicoanalisi relative all’Ego, all’energia e al loro rapporto, gli sembrarono inadeguate e paradossali. Già allora notava il contrasto filosofico tra i mondi della forma e della sostanza. Per questo chiedeva ai futuri psichiatri a cui impartiva lezioni di antropologia la duplice domanda, cos’è l’entropia? e, cos’è un sacramento?: per indicare questo contrasto.

Comunque il suo coinvolgimento nel mondo della psichiatria non era di carattere pratico-terapeutico, ma rimaneva subordinato all’osservazione delle forme e delle dinamiche della comunicazione. Con questo stesso spirito durante i primi anni Cinquanta aveva intrapreso lo studio sui molteplici livelli di astrazione per la comunicazione umana ed animale insieme ad alcuni collaboratori ed aveva collegato la teoria dei tipi logici al concetto di deutero-apprendimento effettuando un ulteriore passo in direzione del determinismo estetico. Aveva intanto continuato a frequentare le conferenze di cibernetica e nel 1954 si trovò a richiedere un finanziamento a Fremmont-Smith della Macy Foundation, e ad accettare a malincuore il compromesso di dover applicare la sua ricerca allo studio della genesi della schizofrenia.

In questo periodo Abramson e Bateson si rincontrarono, entrambi con un contratto di ricerca della Macy Foundation; il primo per indagare gli effetti e le possibili applicazioni del LSD e il secondo per applicare la sua teoria della comunicazione alla genesi della schizofrenia.

L’equipe di Bateson in seguito alla focalizzazione sul problema della schizofrenia aveva acquisito un nuovo membro, lo psichiatra Don D. Jackson, grazie al quale vennero accelerate le pubblicazioni e le prospettive di applicazione terapeutica. Il successo di queste idee fruttarono nuovi contratti e diedero a Jackson l’opportunità di aprire un istituto di ricerca permanente presso la stessa clinica di Palo Alto.

L’istituto, chiamato Mental Research Institute (MRI), prevedeva sin dai propositi formulati da Don D. Jackson nel 195814, una ricerca sui farmaci LSD e mescalina, sotto la direzione dello psichiatra, Joe K. Adams. La tecnica terapeutica fondata sulla teoria del Doppio Vincolo di Bateson e colleghi era caratterizzata dalla sorprendente rapidità e dall’uso della comunicazione paradossale, due caratteristiche che la rendevano simile alla terapia psichedelica. Entrambe si proponevano di scardinare il sistema di premesse del soggetto, in vista di una ricostituzione positiva15.

Bateson non entrò a far parte dei ricercatori del MRI, in parte per gli stessi problemi di coscienza che dieci anni prima lo avevano allontanato dal vecchio gruppo di scienziati sociali sulla Est Coast: non era in grado e non voleva trattare di problemi di ricerca applicata16.

I motivi del rifiuto erano anche teorici: secondo lui, utilizzare trucchi come la comunicazione paradossale del Doppio Vincolo terapeutico o la terapia psichedelica sapendo così poco della logica e delle dinamiche mentali e comunicative, rischiava di far più male che bene.

Quasi come una spiacevole conferma delle perplessità di Bateson, pochi mesi dopo la conferenza capitò che Joe K. Adams in seguito ad un autosomministrazione di 200 mcg. di LSD rubati alle scorte del MRI cadesse in una stato psicotico, da cui si dimise completamente dopo due anni17.

Scardinare le premesse epistemologiche dell’individuo non garantiva in nessun modo una ricostruzione di premesse migliori. Tanto meno la costruzione di premesse valide si poteva pianificare a livello del pensiero cosciente, che non ha controllo sulle dinamiche estetiche e che si costituisce in base a quelle premesse che vorrebbe cambiare.

Questi stessi principi morali e teorici saranno quelli che porteranno Bateson a criticare anche la coscienza propria della controcultura degli anni Sessanta, con cui ebbe a che fare largamente, a partire da questi ultimi anni di permanenza a Palo Alto fino alla sua morte.

Esemplare in questo senso fu il suo rapporto con l’Esalen Institute, baluardo della controcultura fondato su premesse strettamente connesse all’epistemologia psichedelica Californiana18. I suoi esponenti, pensavano di poter promuovere una rivoluzione culturale oltrepassando le premesse razionali del pensiero cosciente. Il risultato fu un’altra idea paradossale di coscienza, che affacciandosi alle ultime conquiste intellettuali sprofondava in varie forme d’appello al soprannaturale. Bateson conveniva con la controcultura che era necessaria una riforma delle premesse della cultura occidentale, che rischiavano di condurre alla catastrofe ecologica, non era invece d’accordo che la ‘terapia’ potesse essere la distruzione di ogni razionalità. Non una distruzione fine a se stessa, una fuga nel sogno senza garanzie, ne tanto meno una distruzione in funzione di una restaurazione pianificata.

Il disappunto di Bateson verso i contesti della scienza applicata valeva per gli stessi motivi e a maggior ragione verso l’idea che si potesse pianificare l’induzione di stati di coscienza superiori. E’ doppiamente assurda la pretesa di imitare di proposito un rituale religioso proprio di un’altra cultura o pianificare a tavolino la sacralità di un rito, come pretendevano alcuni del movimento psichedelico.

E’ infatti ugualmente paradossale (in senso patogeno), l’idea di ottenere la Grazia con un piano più o meno scientifico consapevolmente architettato.

La sintesi di queste contraddizioni la troviamo incarnata in un altro collaboratore di Bateson, Jhon Lilly che fondendo la concezione cibernetica della mente e la teoria dei tipi logici della comunicazione di Bateson, propose una tecnica di meta-programmazione della coscienza tramite psichedelici19. Il risultato finale del suo accanimento tecnico sulla coscienza basato su premesse insufficienti, fu una sorta di megalomania per cui sosteneva di essere in contatto con delle entità extraterrestri chiamate ECCO (Earth Coincidence Control Office), che gli indicavano le scelte d’azione in base alle coincidenze che gli capitavano. La percezione delle coincidenze significative che credo sia una dinamica propria del determinismo estetico, se interpretata con un concetto sbagliato di coscienza può generare confusione. Nel caso di Lilly lo costringeva a immaginare altre coscienze esterne alla sua.

Tornando a Bateson, l’epistemologia dei tipi logici sottesa alla teoria del Doppio Vincolo, costituiva solo un primo passo verso la concezione del determinismo estetico ma era ancora insufficente: mancava innanzitutto di una conoscenza precisa riguardo al cambiamento delle premesse del pensiero e mancava di un saldo collegamento alla biologia e al resto del corpus scientifico. Se è vero che consisteva in un approccio rigoroso e deterministico all’universo del significato, della mentalità, delle forme e dell’estetica, è vero anche che come unico strumento possedeva la teoria dei tipi logici, e rimaneva misteriosamente lontano dall’universo della spiegazione materiale.

Bateson si trovava a questo punto della sua ricerca alla fine degli anni Cinquanta, mentre si relazionava ai due contesti in cui sperimentò con l’LSD. Il passo successivo della sua ricerca sarebbe stato quello di esplorare la natura del Bello in senso biologico, così da affrontare il problema del determinismo estetico alle sue fondamenta.

INTERMEZZO (LA COSCIENZA STORICA)

Ci siamo riferiti alla coscienza di Bateson e degli altri ricercatori in due modi: come coscienza in azione nelle scelte e nelle pratiche scientifiche, e come coscienza oggetto del loro studio.

C’è anche un altro piano su cui si incontra la coscienza in riferimento a quelle ricerche: la coscienza che racconta la storia e la giudica.

Quando ho iniziato la ricerca ho avuto serie difficoltà perché trovavo storie cariche di giudizi morali.  Coscienze entusiaste e coscienze indignate. Prevalentemente indignate.

Appena l’LSD venne proibito coloro che lo avevano considerato pericoloso trovarono conferme delle loro paure e le loro tesi si gonfiarono e si diffusero nell’opinione pubblica. Il legame tra LSD e istituzioni, psichiatriche e governative, venne associato al concetto di lavaggio del cervello e si aprirono inchieste giudiziarie non ancora concluse.  Harold Abramson fu pesantemente coinvolto.

Un importante storico della cibernetica (Steve Heims) ha utilizzato le connessioni tra LSD e Macy Foundation per screditare la morale di questa istituzione e più in generale della scienza cibernetica. Anche Esalen è considerato, in particolare da alcuni cattolici, centro di promozione di una controcultura pagana e immorale di cui l’LSD è una manifestazione esemplare. Le posizioni più eretiche, come quella di Scientology o dei Neoconservatori, sostengono il connubio tra istituzioni e controcultura per il controllo delle masse. E così via…

Nonostante Bateson fosse stato relativamente alla larga dai due contesti d’uso del LSD, il suo nome non è certo rimasto escluso dalle arringhe morali degli osservatori. Chi lo vede eretico all’opera, chi lo vede parte del complotto, cercando in Internet (ad es. su Google): Bateson LSD, si trova un campionario di queste visioni.

Si può sostenere che alcune delle interpretazioni della storia del LSD elencate sopra siano paranoiche, e trovare conferma dal fatto che vengano da movimenti eretici come Scientology, o da cattolici bigotti.

Le diverse interpretazioni morali non dipendono solo dalle fonti o dalle informazioni di cui dispongono perché si confermano ad ogni nuova informazione, perché sono basate su sistemi di credenze fondamentali (la corruzione del potere, la pericolosità o la bontà del diverso, ecc.). Su quel genere di premesse basate sulla fiducia (sulla fede) che vi si ripone.  E sono questo genere di premesse che determinano i giudizi e le azioni.

Come si determinano il giudizio ed il gusto, da cui dipendono poi le scelte d’azione?

Chiarire questo genere di dinamiche è ciò in cui consiste propriamente l’indagine sul determinismo estetico.

DA “LA METAFORA CHE NOI SIAMO” A “LA MATERIA DI CUI SONO FATTI I SOGNI”

Abbiamo notato che Bateson rifiutò l’applicazione pratica del LSD come in generale rifiutò l’applicazione delle scienze della mente a cui lavorò. Lipset (1982), suo biografo autorizzato, ci fa notare che fu così per i primi lavori antropologici, per le applicazioni in guerra, per la cibernetica, per la pratica psichiatrica. Questo fatto possiamo collegarlo alla sua idea di coscienza, e al suo modo di trattare il problema teorico della pianificazione dell’azione che fu sempre presente nei suoi cinquant’anni di ricerca.

Per Bateson sviluppare una teoria sull’uomo che potesse definirsi scientifica, in gran parte significò trovare un genere di spiegazione dell’agire umano che non si rifacesse al concetto di libero arbitrio. In questo senso era un determinista: lo scienziato guarda il mondo per com’è determinato. Il suo sforzo fu quindi diretto allo sviluppo di una teoria deterministica della mente, ma al contempo una teoria che non riducesse la complessità dell’esperienza umana e dei suoi valori morali. Possiamo anche considerare tutta la sua ricerca un tentativo di sviluppare una teoria in grado di spiegare anche la coscienza come fenomeno, contro il presupposto della filosofia moderna che la considerava primo dato dell’esperienza e pertanto non indagabile20.

Questo voleva dire per lo scienziato umano, considerare le proprie stesse scelte d’azione come un prodotto naturale. Esemplare è la nota inserita nella sua dissertazione di dottorato, rivolta alla commissione dell’università: “Le decisioni di una commissione sono regolate da importanti leggi naturali che si devono ancora indagare”21.

In antropologia Bateson iniziò a studiare la genesi (schismogenesi) e la struttura (end-linkage) delle dinamiche relazionali. Con il passaggio alla psichiatria Bateson iniziò a trattare la genesi della percezione delle forme (deutero-apprendimento), la struttura dei molteplici livelli di astrazione di queste forme (tipi logici, paradossi, contesti), e la loro dinamica (doppio vincolo).

La struttura di questo universo di forme, e di livelli di astrazione delle forme, era l’universo estetico proprio anche della coscienza, e i suoi studi erano un indagine deterministica dei processi di questo universo. In questo quadro, le forme (i pensieri) accessibili alla coscienza, costituiscono una minima parte dell’intero universo di relazioni e di percezioni che regolano la vita dell’uomo.

Il Doppio Vincolo costituiva un ipotesi dinamica di questo universo estetico e indicava almeno due sviluppi possibili: 1. l’estensione di questo concetto ai fenomeni naturali non umani, l’etologia e la genetica. 2. una precisazione dei modelli di questa dinamica.

La questione del pensiero cosciente, considerato come un fenomeno particolare dell’universo estetico,  risultava inerente ad entrambi questi due possibili sviluppi: da una parte si poteva dimostrarne la continuità con il resto del mondo naturale, e dall’altra si potevano indagare le dinamiche di relazione tra questo ed il resto dei fenomeni mentali.

A partire dalla metà degli anni Cinquanta che Bateson comincia a riferirsi consapevolmente a questa sua indagine sul determinismo estetico.

“Entrai nella ricerca sul LSD con l’intenzione di pensare ai problemi dell’ordine estetico, in quanto distinti da altri tipi di ordine che nella scienza ci sono più familiari.”22

E’ quest’indagine che lo spinge a provare l’LSD. Vorrebbe provare ad esperire più direttamente quel mondo di forme più vasto che è solitamente inaccessibile alla coscienza, e che è in vece familiare agli schizofrenici, ai poeti, ai comici, ecc. Vuole esplorare l’universo estetico.

Forse sperava anche in una qualche intuizione sul concetto di Bello che poteva costituire il ponte per dare un fondamento biologico al determinismo estetico. Nell’intossicazione forse poteva manifestarsi rapidamente ed intuitivamente il flusso di pensieri e conoscenze e premesse già implicite nella sua persona23, già implicite nella sua abilità tecnica di pensatore.

“[…] queste distorsioni possono essere affascinanti perché le riconosciamo come nostre. […] Ma l’intossicazione non accresce l’abilità tecnica – al massimo può dare libero corso a una tecnica acquisita in precedenza.”24

A partire dalle riflessioni sul bello e sull’estetica, Bateson affronta alcuni temi fondamentali della filosofia della mente: innanzitutto l’affinità tra pensiero ed evoluzione, e poi, solo tangenzialmente, il rapporto tra pensiero e materia.

Bateson sotto l’effetto del LSD rivolge l’attenzione al bello (arte e natura: le variazioni Goldberg di Bach, un bocciolo di rosa, ecc.) e nota che bello è innanzitutto il corpo umano, prodotto dell’evoluzione, cioè delle trasformazioni successive del genoma. E l’armonia delle trasformazioni armoniche della musica non è diversa dall’armonia delle trasformazioni evolutive. Entrambi sono belli e sono frutto di questo processo di trasformazioni che è pensiero.

Com’è che noi siamo in grado di percepire questa bellezza?

Bateson azzarda la fantasia che questo sia possibile proprio per l’affinità tra i due processi; proprio per quella sintonia strutturale, noi possiamo percepire ciò che ci somiglia. In questo senso noi siamo una metafora di ciò che percepiamo. Noi siamo il punto di paragone con cui conosciamo il resto del mondo. Questo atteggiamento diventerà fondamentale nella produzione dell’ultimo Bateson ed anzi, si può dire che consista proprio nella dottrina della filosofia della mente di Bateson così come egli la riorganizza negli ultimi anni della sua vita. L’unità di pensiero ed evoluzione, di mente e natura.

La dottrina dell’uomo come metafora del suo cosmo, ci rimanda a quel filone della filosofia tardo-antica che fu lo gnosticismo. Non è un caso che Bateson durante la lettura sui “Requisiti minimi per una teoria della schizofrenia”, tenuta nei giorni seguenti la sua esperienza psichedelica, citi alcuni parenti stretti della filosofia gnostica: “…Eraclito, gli alchimisti, William Blake e Samuel Butler, i quali fondavano la ricerca scientifica sul desiderio di giungere a una visione globale dell’universo in grado di mostrare cos’è l’Uomo e come egli sia connesso al resto dell’universo. Cercavano cioè di dar vita a una prospettiva etica ed estetica.”25.

In questa prospettiva etica ed estetica l’Uomo deve essere connesso al resto dei fenomeni. Non può restare l’osservatore escluso dall’universo. (Per questo già dieci anni prima chiedeva ai futuri psichiatri a cui impartiva lezioni di antropologia cos’è l’entropia e cos’è un sacramento). Cercare un ordine di spiegazione unico, comprendente le leggi naturali e i fenomeni considerati prettamente umani come i simboli, l’etica, l’estetica. Per questo durante la lettura Bateson parla agli psichiatri di come Darwin avesse sedato le polemiche ottocentesche tra vitalisti e materialisti, e come la sua polemica con Butler riguardo ai caratteri acquisiti dall’individuo fosse “una questione di carattere religioso”26, cioè una polemica sul giusto modo con cui dobbiamo guardare l’universo27.  

Per questo tra i requisiti minimi per una teoria della schizofrenia è necessario che ci siano premesse in grado di riconnettere l’esperienza umana innanzitutto al pensiero biologico ed evolutivo, cosa che Bateson comincerà a fare proprio durante gli anni Sessanta, quando cercherà di trovare in natura un estensione della sua teoria del Doppio Vincolo.

Cercherà di correlare l’adattamento del singolo essere umano, così come era inteso nella teoria del Doppio Vincolo, a quello di altri animali (prima i polipi poi le focene) e a quel particolare tipo di adattamento biologico che è l’evoluzione della specie. In questo modo sarebbe arrivato ad una teoria generale del cambiamento, valido sia per l’apprendimento umano (psicologia) e animale (etologia), sia per l’evoluzione della specie. Cambiamento comportamentale, somatico, genetico.

Nel formulare questa teoria generale del cambiamento biologico comprendente sia il cambiamento individuale del fenotipo (di cui l’apprendimento psicologico è un caso) sia il cambiamento evolutivo del genotipo, Bateson si appoggerà ancora sulla struttura teorica dei tipi logici, e formulerà una gerarchia di ordini del cambiamento e dell’apprendimento.

Credo che questa teoria così sviluppata costituisca esattamente il primo sviluppo dell’indagine sul determinismo estetico che Bateson aveva iniziato nella seconda metà degli anni Cinquanta e per cui era entrato nella ricerca sul LSD.

Oltre all’esperienza diretta de “la metafora che noi siamo”, durante la seduta incontra altre due premesse fondamentali del suo pensiero.

Una è l’epistemologia corretta di unità di percepiente e percepito, unità esperibile solo in alcune eccezionali occasioni28, tra cui eventualmente l’esperienza con gli psichedelici. “Vi sono esperienze che possono aiutarmi a immaginare che effetto farebbe avere questo corretto abito mentale. Sotto l’effetto del LSD ho sperimentato come molti altri, la scomparsa della distinzione tra l’io e la musica che ascoltavo. […] questo stato è certo più corretto di quello in cui sembra che ‘io ascolto la musica’”.

Bateson aveva sperimentato la stessa sensazione facendo da cavia agli esperimenti percettivi di Adalbert Ames29.

L’altra riguarda il problematico statuto ontologico della mente (e quindi della coscienza).

Sotto l’effetto dello stupefacente Bateson nota l’insufficienza dell’aspetto formale o estetico dell’esperienza, e si ricollega al problema filosofico fondamentale del rapporto tra mente e materia: “Sarà tutto molto bello, però è banale. […] Quello che vedo sono solo i piani di frattura, non la materia. Insomma Prospero ha torto quando dice: ‘Siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni’. Avrebbe dovuto dire: ‘I sogni sono frammenti della materia di cui noi siamo fatti’, ma che cosa sia questa materia, Joe, è tutt’altro problema.”30.

Bateson in questo modo tocca intuitivamente il problema metafisico del rapporto tra mente e materia. E’ questo il problema sottointeso alla domanda su ‘la materia di cui sono fatti i sogni’, problema a cui Bateson arriverà lentamente, pazientemente, nel corso della sua ricerca degli anni Sessanta sulla coscienza e sul suo rapporto con il resto del mondo biologico, e che affronterà consapevolmente solo durante gli anni Settanta. Solo allora, dopo aver fondato la sua teoria della mente su chiari principi epistemologici, potrà affrontare l’aspetto filosofico sottointeso alla sua stessa dottrina. E allo stesso tempo la fondazione consapevole e rigorosa della sua concezione della mente potrà avere luogo solo con una formula che comprenda contemporaneamente questi due aspetti: ‘la metafora che noi siamo’ e ‘la materia di cui sono fatti i sogni’.

“E’ un problema assai più profondo, che si avvicina a temi che fanno parte della religione”31.

Questo problema filosofico era già latente nella sue ricerche sulla mente, venne a galla durante il confronto con Joe K. Adams, ma come nodo giunse al pettine solo dieci anni dopo, in seguito ad un ulteriore approfondimento nello studio del rapporto tra coscienza ed estetica.

L’attenzione di Bateson si concentrò particolarmente sul rapporto tra coscienza ed estetica a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta e durante gli anni Sessanta, raggiungendo un acme nel 1969 durante la conferenza “La struttura morale ed estetica dell’adattamento umano”. Dall’invito che diede ai partecipanti leggiamo:

“Esiste una struttura generale dell’immoralità, e analogamente, una struttura generale dei processi mentali che potrebbero evitare questa miopia. […] Ciò che manca è una teoria dell’azione all’interno di grandi sistemi complessi, dove l’agente attivo è a sua volta parte del sistema e ne è un prodotto. […] Credo tuttavia che non siamo ancora pronti per affrontare con sicurezza l’immane problema dell’intervento pianificato.[…] ritengo che prima di passare a considerare le teorie dell’azione dovremmo dedicare un po’ di tempo al problema del determinismo estetico…”32.

La conferenza si rivelò un fiasco.

Ripensando alle ragioni di quella conferenza Bateson dice: “[…] avevo raccolto una ventina di pensatori, biologi, antropologi e altri, per cercare di discutere le motivazioni estetiche nel comportamento umano ed animale. Era lo stesso problema che mi aveva portato a sperimentare l’LSD: i fattori estetici contribuiscono a modificare ciò che gli animali e le persone fanno nell’ambito delle loro relazioni?”33.

Gli studiosi di Bateson parlano di conoscenza ecologica, non di scelte d’azione ecologiche, perché egli non risolse mai questo problema.

Lo sforzo nella direzione del determinismo estetico era già iniziato ai tempi del LSD nel 1959, non si era ancora risolto nel 1969 ai tempi di quest’ultima grande conferenza sul tema della coscienza.

In un’altra conferenza del 1969 dirà esplicitamente: “Il problema non è rimasto fermo, diciamo, al 1880, quando il problema era l’esistenza dei processi mentali inconsci. Nel 1969 il problema è cosa diavolo sia la coscienza, perché il processo mentale inconscio di per sé non presenta alcun nuovo mistero. […] Il mistero è ciò che chiamiamo coscienza.”34

Ancora nell’epilogo dell’ultima opera compiuta, scritto nel 1979, Bateson dirà di aver lasciato solo alcune premesse per il lavoro sull’estetica e sulla coscienza.

Sostengo che affrontando il tema della coscienza e del determinismo estetico Bateson si sia imbattuto più o meno consapevolmente in certi problemi teoretici della filosofia della mente, e che a partire dal 1969 abbia abbandonato la ricerca diretta sulla coscienza e si sia dedicato negli ultimi dieci anni della sua vita a dare un fondamento alla sua teoria generale della mente con riflessioni più chiaramente filosofiche.

In questo senso possono essere interpretati il fondamento sul concetto di differenza, i rimandi, a Jung, a Kant, al platonismo, alla religione e alla segretezza,  ed in generale i temi degli ultimi scritti della sua carriera. 

NOTE

[1]     La suddivisione delle varie tecniche terapeutiche con LSD in psicolitiche e psichedeliche è una suddivisione posteriore, fatta dagli storici e dagli psichiatri che nei decenni a seguire ripresero in mano la storia dell’uso di questo farmaco. Durante gli anni Cinquanta, periodo a cui ci stiamo riferendo, la sperimentazione era appena cominciata, dunque i ricercatori erano in contatto tra loro e si influenzavano soprattutto in funzione delle inclinazioni personali, delle gerarchie istituzionali e della vicinanza geografica cosicchè in realtà non esistevano approcci ben strutturati e definiti ma solo una serie di pratiche più o meno diffuse, più o meno affini tra loro e tutte ancora in via di sviluppo.

2    Escludo volutamente l’obiettivo nosografico e quello manipolativo collegati alla nozione di psicosi modello. L’obiettivo nosografico di creare categorie psicopatologiche più precise di quelle esistenti, perché non era più considerato perseguibile già dagli anni quaranta; L’obiettivo manipolativo di ottenere specifiche menomazioni desiderate (per estorcere confessioni o per trovare applicazioni belliche), perché si aggancia alla problematica complessa del rapporto tra scienza e potere a cui non conviene accennare quì.

3    Uno degli psichiatri presenti alla conferenza del 1959 (cfr. Abramson 1960) ad esempio riferisce: “ho speso sette anni e mezzo sul lettino e 20.000 $, e così credevo di essere stato psicanalizzato. Ma poche sedute con l’LSD mi hanno convinto del contrario” Abramson, (1960) pg. 21.

4   Grazie soprattutto all’opera di diffusione di un gruppo di psichiatri, letterati e filosofi, agevolati da un entusiasta mecenate milionario Alfred M. Hubbard. Il gruppo da lui fondato (Commission for the Study of Creative Immagination) comprendeva il letterato Aldous Huxley, i filosofi Gerald Heard e Jhon Smithyes, gli psichiatri Humprey Osmond, Abram Hoffer e Sidney Choen. La diffusione delle loro idee avvenne grazie soprattutto alla notorietà di Osmond che aveva trovato un’affinità strutturale tra le molecole della mesalina e del LSD con quelle dell’adrenalina e ne agevolò la diffusione nel mondo psichiatrico, e grazie al coinvolgimento di importanti personalità del mondo mediatico, tra cui i fratelli Luce editori della popolare rivista LIFE, alcune celebrità di Holliwood, e numerosi artisti.

5    Così definite da alcuni botanici all’inizio del secolo.

6     Bateson e Bateson (1987) trad. it. pg. 112-113.

7     James Terrill (1962).

8     Un esempio influente su Bateson fu probabilmente la serie di esperienze con LSD fatta a Los Angeles da Allan Watts, filosofo esperto in religioni orientali con cui egli era in contatto in quel periodo per discutere il ruolo dei paradossi nelle dottrine religiose. Watts venne contattato per delineare le consonanze tra esperienza mistica ed esperienza con il farmaco (Watts 1962,1975). Altri forse furono i casi di Bill Wilson, fondatore dell’Alcolisti Anonimi che in quel periodo aveva provato LSD sottolineando l’affinità tra terapia psichedelica e la terapia dell’A.A. (Alcoholics Anonimous 1984), e il già citato Aldous Huxley (cfr. nota 4 e 28).

9     Alcuni, sempre più durante gli anni Sessanta, esasperarono e confusero l’ottica della comprensione fino a sostenere le tesi dell’antipsichiatria ed il rifiuto di ogni psicologia scientifica.

10  Ho avuto modo di approfondire il rapporto iniziale tra Bateson e la Macy Foundation  nella mia tesi “Gregory Bateson sulla coscienza – Introduzione ad un analisi della posizione dell’intossicazione da LSD negli studi di Gregory Bateson”, sostenuta presso la cattedra di Storia della Psicologia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Milano, nell’anno accademico 2001-2002.

11    Cfr. Lipset (1982), Heims (1991), Price (1998).

12    Abramson (1960). Abramson (1975) cit. in Heims (1991) trad. it. cit. pg. 190.

13    Tra i partecipanti vi fossero diversi esponenti di scienze umane psicosociali, tra cui ad esempio l’antropologa Margaret Mead, il sociologo Talcott Parsons, lo psicologo Jean Piaget, e alcuni psichiatri umanisti come Frieda Fromm-Reichmann.

14   Jackson (1958).

15   Jackson (1962).

16   Haley, membro dell’equipe di Bateson fin dal principio del progetto, protagonista di un accesa polemica ed in seguito spostatosi al MRI con Jackson, riconobbe la matrice comune della distanza di Bateson dalla moglie Margaret e dal gruppo del MRI, dovuta alla sua particolare sensibilità per “gli straordinari concetti generali e…i più piccoli dettagli. Ma nel livello intermedio, non era altrettanto bravo….  (Margaret) pensava che lei ed io ci infilassimo (secondo lui) in questo livello intermedio…”. Lipset (1982).

17   Cfr. Terrill (1962) e Adams (1963).

18   Fondato nel 1962 su un promontorio della costa californiana una volta sede della tribù indiana Essalen. Tra i sui primi oratori ebbe proprio il convalescente Joe K. Adams, e alcuni maestri della tecnica psichedelica, come Aldous Huxley, Gerard Heard, ed in seguito Jhon Lilly, Stanislav Grof, Charls Tart ed altri.

19   Jhon Lillly (1972).

20   Cfr. Harries-Jones (1995) pgg. 48-49

21   Bateson (1932) pg. 448.

22   Gregory Bateson cit. in Bateson M. C. (1972) pgg. 294-295.

23   Come accadde forse ad Alfred R. Wallace, che secondo una frase ironica di Bateson: “ebbe un attacco di malaria e per effetto del delirio ebbe un esperienza psichedelica, durante la quale scoprì il principio di selezione naturale.”

24   Bateson (1972) trad it.cit. pg.179

25   E poco più avanti conclude: “Non c’è dubbio che esista una forte connessione tra verità scientifica da un lato e bellezza e moralità dall’altro […] tutti i grandi progressi scientifici -…- sono avvenuti sotto il segno dell’eleganza”. Bateson (1972) trad. it. in Manghi (1998) pg. 26-30. Anche le regolarità che trova lo scienziato sono soggette a questo parametro normativo che è la bellezza.

26   Ibidem. pg. 27.

27 Per questo aggiungerei, anche un discorso sul rapporto tra mente e materia riguarda premesse epistemologiche così onnicomprensive da considerarsi una questione di carattere religioso. Vedi di seguito.

28   Occasioni eccezionali ma non per questo occasioni di Grazia, come invece sosteneva Aldous Huxley a cui Bateson fa riferimento in proposito. Bateson (1972) trad it. cit. pg.160-161. Per questo Bateson ironizza, con un collega del Kresge College che gli chiedeva se c’era qualcosa di veramente diverso nel tipo di esperienza che procura l’LSD: “Sì, penso che si possa dire che l’esperienza con l’LSD sia di un tipo differente dalle altre esperienze. E una volta che l’hai avuta allora capisci -pausa molto lunga- che è un esperienza che potresti riavere per un dollaro”. Citato in Lipset (1982) pg. 281, in nota.

29   Lui stesso faceva il paragone tra le due esperienze. Cfr Lipset (1982) pg.273, in nota.

30   Bateson e Bateson (1987) trad. it. cit. pg.113. Il primo corsivo è mio, il secondo di Bateson.

31   Ibidem.

32   Bateson (1991) pg. 386-390.

33   Bateson e Bateson (1987) trad. it. cit. pg. 120.

34   Bateson (1991) trad. it. cit. pg. 277.

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