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Animazioni 3D a Roma

Le animazioni in Grafica 3D possono essere inserite facilmente in riprese con telecamere ed i professionisti di questo software, a Roma e fuori Roma, sono in grado di assemblare il tutto con l’aggiunta di titolazioni, transizioni tra scene e moltissimi effetti speciali. Ovviamente il top può essere raggiunto solo con videocamere professionali e personale tecnico competente. Una meticolosa pianificazione è un passo importantissimo per evitare problemi che rallentino, in casi estremi impediscano, la realizzazione del video.
Le molteplicità delle figure che, a Roma e fuori Roma, collaborano con Davide Bartoli permettono di raggiungere professionalmente tutti i settori legati alla televisione (e al cinema).

Esempi di Video virtual:
Stretto di Messina Ponte in 3D
Sigle Corsi di formazione RAI
Sgle TECHNIP video istituzionale
Sigle progetto Museo " la lanterna" di Genova

L’animazione al computer, in inglese computer animation, è l’insieme delle tecnologie digitali applicate nell’animazione tramite l’utilizzo del computer e di software specifici.

La computer animation (intesa anche come parte delle tecniche di computer grafica) cominciò a diffondersi negli anni sessanta. Il computer fu inizialmente usato per realizzare gli effetti speciali dei film dal vero, per creare le sigle dei programmi televisivi, o per animare soggetti bidimensionali.

Le tecniche di animazione al computer, a Roma e fuori Roma, si svilupparono poi di pari passo con il progressivo aumento della potenza di calcolo dei computer, e con l’introduzione della grafica tridimensionale. Fu così che nel 1995 vide la luce Toy Story - Il mondo dei giocattoli, il primo lungometraggio d’animazione realizzato interamente in computer animation tridimensionale. Da quel fortunato caposaldo nacquero una moltitudine di film completamente realizzati in computer grafica tridimensionale che, con l’industria cinematografica degli stati uniti saldamente in testa, ha visto la nascita di un nuovo genere di film di animazione. Con un ventaglio di pubblico molto più vasto di quanto l’animazione tradizionale avesse in precedenza. Il successo di questi film è dato anche dalla notevole capacità inventiva dei nuovi studi di animazione (quali la Pixar, BlueSky studios, PDI) che mettevano alla base delle nuove tecniche un grande lavoro di sceneggiatura, regia e creatività.

A fianco della animazione tridimensionale, c’è anche il rinnovamento della classica animazione bidimensionale. Uno dei fattori che più ha contribuito al suo svecchiamento, a Roma e fuori Roma, è il software Flash (creato dalla Macromedia, ora di proprietà Adobe). È un software per animazione che era inizialmente legato al mondo internet, con la possibilità di creare animazioni vettoriali dove le datate e limitate possibilità delle pagine html non arrivavano. È nato così un programma di grande semplicità di utilizzo e di potenzialità di animazione mai viste prima. Questo ha dato impulso, dal basso, a una miriade di nuovi animatori che invece di cercare una faticosa strada nell’animazione tradizionale, pubblica le loro animazioni direttamente sul web, creando nuovi stili e ritmi di animazione, che sono andati ad influenzare anche le maggiori case di produzione.

Va sempre ricordato che nonostante i programmi per computer siano sempre più raffinati e in grado di sostituire lunghissime e laboriose lavorazioni manuali, ogni fase della creazione è comunque sempre guidata dalla creatività umana.

Le tecnologie e il know-how della computer animation non sono utilizzate solo nell’industria cinematografica di Roma e di fuori Roma, ma anche nell’ambito dei videogiochi, della pubblicità, e nelle serie di cartoni animati per il mercato televisivo, dove spesso vanno ad affiancare e compendiare le più vecchie, ma ancora cariche di fascino, animazioni tradizionali.

Effetti speciali nelle Animazioni 3D a Roma

Gli effetti speciali sono un insieme di tecniche e tecnologie utilizzate nel cinema, nella televisione e nel teatro per simulare degli eventi altrimenti impossibili da rappresentare in maniera tradizionale, in quanto troppo costosi, pericolosi, o semplicemente contrari alle leggi della natura.

Grazie agli effetti speciali, detti più semplicemente "trucchi" (ed indicati spesso con l’acronimo "SFX"), lo spettatore ha l’illusione ottica (e/o acustica) che un determinato evento stia accadendo, o sia accaduto, realmente.

Storia
Gli effetti speciali sono una delle caratteristiche peculiari del cinema fin dai tempi degli esperimenti compiuti dal regista francese Georges Méliès, inventore dei primi rudimentali effetti visivi, spesso ottenuti con semplici tecniche di montaggio. Egli riuscì, ad esempio, a simulare la sparizione di una persona giuntando due inquadrature di uno stesso ambiente: la prima mostrava la persona, mentre la seconda solo l’ambiente vuoto.
Gli effetti sono andati via via raffinandosi di pari passo con l’introduzione di nuove tecniche di ripresa, come ad esempio lo "stop-motion" (o "passo uno"), che diede vita al King Kong del 1933 e ai famosi scheletri guerrieri di Ray Harryhausen. Altre tecniche vedevano l’uso di "miniature", ossia riproduzioni in scala ridotta di un ambiente o di un oggetto di grandi dimensioni. Leggendarie sono ad esempio le dettagliatissime miniature usate nel 1966 in 2001 Odissea nello spazio.

Negli anni settanta, si iniziò ad utilizzare i cosiddetti "animatroni" (animatronic): complessi sistemi meccanici ed elettronici comandati a distanza ed in grado di compiere dei semplici movimenti. Erano rivestiti di vari materiali (stoffa, lattice, vetroresina, etc.) e quindi truccati da maestri, a Roma e fuori Roma, quali ad esempio l’italiano Carlo Rambaldi. Furono utilizzati per gli effetti speciali di King Kong (1976), Alien (1979), E.T. (1982), e divennero sempre più sofisticati, integrando le tecniche della robotica, fino ad essere utilizzati in film come RoboCop e Terminator.

Alla fine degli anni ottanta l’avvento della computer grafica rivoluzionò il mondo degli effetti speciali: nel 1993, con il film Jurassic Park di Steven Spielberg, l’Industrial Light & Magic di George Lucas stupì il mondo, mostrando dei realistici dinosauri alle prese con gli attori in carne ed ossa. Già un anno prima il pubblico aveva potuto assistere alle meraviglie dell’animazione digitale nella pellicola Terminator 2, dove un procedimento detto "morphing" consentiva ad un oggetto animato di "sciogliersi" e di assumere le sembianze di un altro oggetto.

Grazie al computer e ad altre tecniche avanzate, come il blue screen, si dimezzano i costi di produzione, liberando di conseguenza la fantasia di sceneggiatori e registi. Si possono infatti realizzare enormi scenografie virtuali, epiche battaglie con migliaia di comparse digitali animate da appositi software (per animare le schiere del Signore degli Anelli è stato sviluppato un programma chiamato "massive" in grado di fornire una rudimentale quanto efficace intelligenza artificiale ad ogni singola figura), mostri di tutte le dimensioni sempre più realistici, duelli acrobatici sempre più spettacolari (come nel film Matrix, che introdusse il cosiddetto bullet time, in cui la macchina da presa si muove più velocemente e il tempo dell’azione appare rallentato), nonché suggestive scene d’azione che coinvolgono attori reali e creature digitali (esemplare il recente remake di King Kong di Peter Jackson).

Classificazione
Gli effetti speciali si dividono in "visivi" e "sonori" (le categorie vengono premiate separatamente agli Oscar), e possono essere generati sia durante le riprese, sia in fase di post-produzione.
Un’ulteriore classificazione divide gli effetti in due categorie:
Effetti fisici (o "meccanici"): usati come unica risorsa fino alla fine degli anni ottanta, nei quali il soggetto o l’evento sono fisicamente costruiti o preparati per la ripresa (mostri di lattice, miniature in scala ridotta, esplosioni, sparatorie, incendi, etc.); rientrano in questa categoria anche molti degli effetti tipici dei film horror.
Effetti digitali: effetti generati da un computer che elabora le immagini aggiungendo, togliendo o modificando gli elementi presenti nell’inquadratura, dallo sfondo ai personaggi, spesso utilizzando tecniche di computer animation.

Le tecniche delle Animazioni 3D a Roma

Dall’avvento del proiettore e della macchina da presa, l’animazione è stata contrassegnata dalla tecnica "fotogramma per fotogramma", che consiste nel far scorrere un fotogramma alla volta davanti ad una macchina da presa posta in posizione verticale.
Seguendo questo procedimento i cineasti, a Roma e fuori Roma, si sono cimentati nell’animazione di materiali più diversi, dalla classica animazione su fogli di cellulosa, alla carta sabbia o pittura.

Le animazioni Stop motion

L’animazione Stop motion (letteralmente fermare il movimento in inglese) racchiude moltissime tecniche, che possono sembrare completamente differenti a prima vista, ma che in realtà sono molto simili, cambia solamente il materiale usato per fare le animazioni e qualche particolare accorgimento tecnico. Solitamente si fotografa l’oggetto da animare, gli si fa compiere un leggero movimento e si esegue un altro scatto. La sequenza di scatti proiettata velocemente dà l’idea di un movimento continuo. Le animazioni di sabbia, pittura, oggetti inanimati sono realizzate seguendo questo procedimento.

Ray Harryhausen (1920). È probabilmente, assieme a George Pal (1906 - 1980) e Willis O’Brien (1886 – 1962) creatore del primo King Kong , il più illustre esponente dell’arte degli effetti speciali e della animazione a passo uno (o stop motion). Impressionato a 5 anni dalla visione di Un mondo perduto (Harry Hoyt, 1925, con effetti speciali di O’Brien) si dedicherà al cinema, realizzando tra le tante, alcune delle pellicole più significative per questo genere di tecnica, come: A 30 Milioni di km Dalla Terra (1957), I Viaggi di Gulliver (1960), Gli Argonauti (1963), Il Viaggio Fantastico di Sinbad (1974), Sinbad e L’occhio Della Tigre (1977).

Animazioni di plastilina (Clay animation)

Questa è una tecnica molto conosciuta, utilizzata anche recentemente da Peter Lord per realizzare Galline in fuga. La plastilina viene manipolata fino ad ottenere la postura desiderata, viene scattata una foto del personaggio e si prosegue nella manipolazione per ottenere il movimento successivo. Peter Lord stesso spiegava che nel realizzare Galline in fuga, i busti erano stati fabbricati in silicone in modo da evitare che si deformassero durante la fase di ripresa. Per alleggerire il lavoro inoltre erano state create innumerevoli teste e zampe in modo da avere sempre a disposizione la postura più adeguata. In ogni caso ogni volta che un personaggio parlava si doveva animare la bocca in modo diverso affinché il movimento fosse sincronizzato alle parole registrate.

 

Animazioni con fogli di celluloide (Cell animation)

Sottili fogli di celluloide sui quali si disegnano i singoli movimenti (ad esempio se un personaggio alza un braccio, su ogni foglio si disegna una fase del movimento); fatti scorrere davanti ad una macchina da presa danno l’illusione di un movimento fluido e continuato. Nel caso di fotogrammi colorati, su un lato del foglio si disegna il contorno della figura, sul lato opposto si stende il colore. I movimenti principali vengono disegnati dal key animator, i movimenti intermedi vengono realizzati dall’intercalatore, il colore è posto infine dall’inchiostratore. Questa tecnica è quella maggiormente conosciuta ed usata, specialmente nel campo dell’animazione commerciale. È utilizzata dalla Disney, da Hayao Miyazaki e nelle serie che vediamo in televisione.

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