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“Falso per mestiere” |
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Intervista a Francesco Cascioli, un professionista del fotomontaggio e della foto falsificata, ritoccata o creata da zero. Immaginare senza limiti e poi produrre un falso che sia credibile, nelle immagini destinate alla copertina di un giornale, ma anche nei ritocchi eseguiti per i privati. |
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Intervistatore: Come hai cominciato a fare fotomontaggi? Francesco Cascioli: Ritagliai una faccia
di Fanfani da “L’Espresso” e la posizionai sul corpo nudo del paginone
di “Playboy”. L’insieme era grottesco, ma piacevole a vedersi. Lo portai
a “Lotta continua”, che aveva delle pagine di satira dirette da Vincino.
Lui mi parlò di un giornale che stava nascendo: “Il male”, e mi sono ritrovato
“fotomontaggista”. Quindi nessuna competenza nella comunicazione per immagini? Di storia dell’Arte conoscevo pochissimo, nulla di prospettiva, non sapevo usare la matita. Il fotomontaggio ha strane regole. Trovi la realtà già raffigurata, a te tocca isolarla ritagliandola, interpretarla, accostarla ad altre immagini, creare con quei frammenti nuovo significato. Per di più un significato politico…Al Male non contava tanto la qualità dell’immagine, quanto
la battuta che supportava, il che riduceva tutto all’unico comandamento:
“Fa ridere o no?” L’archivio fotografico era la tua “tavolozza dei colori”.L’archivista di un giornale tipo “L’espresso” non aveva la libertà di cui ho goduto io. Lui sceglieva le foto da acquistare e da stampare. Io ricavavo da pagine morte - di cui ritagliavo l’essenziale - i soldi per vivere. Svuotavo i cassonetti di vecchie riviste, strappavo le immagini potenzialmente utili e le catalogavo nel mio archivio. Come sei passato ai fotomontaggi digitali?Dieci anni fa le forbicine vennero scavalcate da Photoshop. Solo l’immagine digitale permetteva una fantastica velocità di esecuzione. Prima se avevo la foto di una “mano” ma era troppo grande, dovevo andare dal “fotocopiaro” a colori, mettermi in coda, fare la riduzione, pagare, tornare a casa e incollare l’immagine con la grandezza ottimale. Con Photoshop il tutto si riduceva al comando modifica/trasforma/scala. Imparato Photoshop da autodidatta, ho iniziato anche ad insegnarlo. Come sei passato da Photoshop a Internet?Dopo gli inizi a “Il male”, avevo continuato a lavorare nel fumetto. Da venti anni collaboro con “Linus”, scrivendo - insieme al disegnatore Bruno D’Alfonso - i testi di “Ciacci” , che poi il mio socio disegna in maniera fortemente comunicativa, con un “segno” di gran simpatia. Nel 1999 stava nascendo un portale dedicato agli italiani all’estero, e mi incaricarono di seguire lo spazio “fumetti e umorismo” del sito. È stato un inizio difficile?Abbastanza. Da un lato il portale ha chiuso dopo soli due anni, dall’altro io mi ritrovavo a 50 anni a dover imparare di nuovo a scrivere, a creare pagine internet. Rispetto ai giovani smanettoni, credo di essere uno dei più “anziani” realizzatori di spazi web. Mentre gran parte del mondo sa leggere una pagina Internet, io la so anche scrivere. È una enorme sensazione di libertà, e ne ho approfittato. Il web mi ha dato un pubblico. Che pubblico?Intanto ci sono le mie quattro mailing list www.ilpalo.com/mailing-list. Sono dei “sistemi automatici di invio di email”. Iscriversi è come fare l’abbonamento gratuito a un giornale. Si manda una email e si è iscritti, e con un’altra email ci si potrà cancellare automaticamente. Gli iscritti ricevono ogni tanto un messaggio su materie di loro interesse. Ogni iscritto può rispondere; le email di risposta, controllate dal moderatore, vengono anche loro inoltrate, accrescendo il dibattito on line. Di quali mailing list ti occupi? La prima che ho fondato è ’’Ilpalo’’, dedicata all’umorismo testuale: barzellette, comicità sulla differenza tra uomo e donna, sull’informatica, ecc.. La seconda è di file umoristici pesanti per chi non ha problemi di collegamento. La terza è di satira. La quarta è di Micro-storia. L’email tipo segnala un evento minore, e tende ad illustrare la macro-storia con la micro-storia, un po’ come Woody Allen - in un suo delizioso raccontino - illustrava la vita di un grande scrittore analizzando il conto della sua lavanderia. Quanto tempo dedichi alle mailing list? Circa le liste umoristiche mi limito a selezionare, tra il materiale che mi arriva, i contributi migliori, che poi giro agli iscritti. Per quella di Storia dai lettori arriva poco, tocca a me leggere molto - cosa che comunque farei, perché la Storia mi affascina - scannerizzare e fare OCR (Programma automatico di riconoscimento dei testi) delle pagine interessanti. Il tutto gratis? Gratis. In questo mi sento un “intellettuale” che può dedicare una parte del suo tempo alla circolazione delle “informazioni che comunicano significato”. Oltre alle mailing list, in che altro modo utilizzi il web? C’è il mio sito www.ilpalo.com La home page è dedicata al mio lavoro di consulente di web marketing. C’è poi un pulsante “non solo lavoro” che conduce alle pagine dedicate agli altri miei interessi. In media ho 700 visitatori al giorno. Io ho un’abilità particolare nel farmi apprezzare dai motori di ricerca, e Google mi manda parecchia gente. Che materiale offri su Ilpalo? Comunicazione (soprattutto “comunicazione non verbale”, con un’ampia rassegna di testi di Goffman), Filosofia (in particolare Bateson), Funzionamento del cervello, Marketing e web marketing, Storia (con materiale su Hitler e il periodo nazista, messo anche per contrastare chi nega i campi di concentramento), Storia delle religioni (l’origine del Cristianesimo), Umorismo , Satira, Fumetti, Sesso, Arte, con degli “Indovinelli” che sono una delle cose più notevoli. Ho visto gli “Indovinelli”, sono proprio divertenti. Come è venuta l’idea?Merito del mio amico Paolo de Manincor, professore di
Storia dell’Arte. Io ci ho messo la capacità di ritoccare immagini. Oggi
la grafica digitale permette di modificare un "originale" realizzando
un "falso" credibile, tale da poter sostenere il confronto con
il vero dipinto di Leonardo. L’utente vede due versioni della Gioconda,
una ha le mani lievemente grandi, l’altra piccole. Qual è l’originale?
Leonardo quale avrebbe scelto? Che si può fare?www.ilpalo.com/arte
propone un metodo efficace Perché basato sul gioco. Conoscere le possibili
alternative, vederle una accanto all’altra, aiuta a porsi domande tipo:
’’Se l’artista avesse agito così, che effetto avrebbe suscitato?’’. Non conosco nessun opera così denominata… Perché si ostinano a mascherarne il nome chiamandolo “Il peccato originale”. È raffigurato sul soffitto della Cappella Sistina, proprio sopra la testa del Papa (vedi immagine a lato). Osservando il quadro si nota la posizione clintoniana di Adamo. Se ne è accorto l’acuto professor de Manincor, che ha richiamato la mia attenzione sulla giusta domanda: che stava facendo Eva prima che il serpente la chiamasse? Su ilpalo.com hai inserito estratti di oltre 50 libri. Non hai paura che gli editori ti facciano causa?Il diritto d’autore ha fatto la sua epoca. Un bel precedente
giuridico sono le barzellette. Chi ha il diritto d’autore sulla storiella
umoristica? Uno la crea ex novo (ma i misteriosissimi "inventori
di barzellette" sono del tutto irrintracciabili), o la modifica,
oppure si limita a diffonderla. Perché la SIAE non apre una sezione "barzellettieri"? Bell’esempio ci viene dalle Alte Sfere!L’Autore dei maggiori best-seller di questo (e dell’altro) mondo viene spudoratamente frodato dei suoi diritti, benché abbia molti capolavori al suo attivo, non ultimo "Il libro tibetano dei morti". Tu hai un lungo contenzioso con la questione del diritto d’autore…Per venti anni ho realizzato fotomontaggi ritagliando
fotografie. Partivo da un oggetto riprodotto nella pubblicità X, a cui
univo una "mano con pistola" ripresa dalla copertina di "Panorama",
e per sfondo un’immagine ritagliata da "Famiglia cristiana".
Ne veniva fuori una diapositiva che scattavo ai frammenti di foto pressati
sotto un vetro antiriflessi. Oppure stavi usando in maniera creativa della carta colorata acquistata in edicola... È una possibile interpretazione, anche Perché se io ero un "ladro", "Famiglia cristiana" era un ricettatore. Io riciclavo foto di riviste finite al macero per comunicare significati. Estraevo la vita dalla morte. In questa situazione di confusione legale esplode Internet: la gente può leggere miliardi di pagine… … e alcuni possono scriverne di nuove. Ed ecco che un’alluvione
di nuovi file - in .htm o in .mp3 - arricchiscono la Rete. La smania di
“mettere qualcosa su Internet” è più diffusa di quel che si crede. La
gente vuole "esserci", contribuire, propagandare un hobby, una
passione. Un tizio ha un VHS con un film con Sordi, lo digitalizza ed
eccolo disponibile in Rete. Un altro - io in questo caso - scannerizza
decine di pagine, perdendoci vari pomeriggi, le trasforma in testo, le
confeziona come pagine .htm e le mette sul proprio sito personale. Chi
sta danneggiando? È chiaro che un filosofo gode nel vedersi diffuso, ma la musica? Come si deve sentire un discografico quando il suo prodotto scaricato gratis è più comodo di quello acquistato? Questo è tristemente vero per l’aspetto monetario. Condoglianze al commercialista del discografico, è innegabile che lui guadagnerà di meno. In compenso tutti gli altri hanno guadagnato "informazioni". L’informazione è l’unico bene che possa venire ceduto e conservato nello stesso tempo. È una merce strana: non impoverisce chi la da, e può arricchire enormemente chi la riceve. Però non hai chiarito se tutto questo “mettere materiali on line” è un furto. Ogni tanto la legislazione incappa in due valori antitetici, tali che salvaguardando uno si vanifica l’altro. Da un lato il bla bla bla di " difendiamo gli autori", dall’altro si prefigurano crimini diffusissimi, tali che tutti noi dovremmo andare in galera. Insomma la vicenda evidenzia lo scontro tra due valori. Non potremmo avere la "botte piena e la moglie ubriaca". Insomma: o il valore supremo è una difesa miope del diritto d’autore, oppure la diffusione della cultura. Se prevale una visione reazionaria, questa arricchirà produttori e vedove, discografici ed editori. Se prevale una visione più nobile, il mondo otterrà una Rete sempre più ricca di contenuti. Insomma i diritti degli autori non vanno difesi? Anche loro pagano le tasse, la legge dovrebbe provvedere a garantirli. A questo proposito c’è un fattarello che può valere da
ammonimento. Da dove vengono i tuoi guadagni?Il grosso mi viene dall’insegnamento. Qualche euro arriva da libri e fumetti; il resto da questo strano mestiere di “consulente di web marketing”, che è spiegato su www.ilpalo.com. So come si scalano le classifiche di Google e lo faccio per i miei clienti. So reperire e gestire indirizzari internet. Abilità nuove che dieci anni fa erano impensabili. Mi preparo ad una flessibilità totale, sapendo che in futuro non farò un mestiere che ora possa immaginare. Cosa insegni?“Grafica digitale e Photoshop”, “web marketing” e “comunicazione”. Che insegna un professore di comunicazione?Educa gli adulti a comunicare meglio, il che vuol dire tutto e niente! Proprio nel tenue confine tra tutto e niente, il professore di comunicazione si trova a suo agio. Sì, ma in pratica che fa?“Corsi per venditori” che sappiano “convincere” e non “vincere” il cliente. “Formazione per quadri aziendali” che devono persuadere operai riottosi a fare straordinari. “Comunicazione sul web” per gli addetti stampa delle imprese. Il ‘’cavallo di battaglia’’ di questo tipo di professori è la metafora. Le moderne tecniche di brainstorming suggeriscono di affrontare problemi complessi di strategia, inventando delle metafore. Ad esempio? Se l’azienda fosse un esercito, l‘amministratore delegato sarebbe il generale, i capioperai i sottufficiali, ecc.. L’abilità mostruosa del professore di comunicazione è proprio quella di tenere viva l’attenzione sottoponendo quesiti tipo: «Perché il subacqueo è una metafora del pene?» Perché?Ecco gli allievi escogitare soluzioni tipo: perché ha due bombole come sono due i testicoli, perché si immerge nel profondo e lavora in ambiente umido, ecc. A parte gli scherzi: di che si tratta? Ha un solo comandamento, che impone di posizionare la cotroparte al centro del processo comunicativo. Recita così: «Non si dice: “Tu non hai capito”, ma: “Io mi sono spiegato male”.» La responsabilità della comprensione, è sempre di chi ha emesso le comunicazioni. A proposito di “emettere comunicazioni” e/o “avvisi di garanzia”: so che hai avuto guai per dei francobolli falsi. Da anni è risaputo che QUALSIASI RETTANGOLINO DI CARTA incollato a destra in alto, riesce a far viaggiare una lettera. Io una volta ho bucato un francobollo usato, l’ho incollato su una nuova cartolina, al centro del bollo ho scritto: ‘’I POSTINI NON FANNO BENE IL LORO LAVORO’’ e la lettera mi è stata regolarmente consegnata: nè postino né il portiere si sono accorti di niente… … e invece se ne è accorta la Polizia postale… All’alba di Santo Stefano, il 26 dicembre del 1997, quattro poliziotti e un commissario, tutti armati, hanno perquisito casa mia per ore (potete vedere la documentazione su www.ilpalo.com/francobolli-falsi/index.html). Di che eri accusato?“Diffusione materiale osceno” (c’era un bollo con Berlusconi che faceva un pompino) e “falsificazione valori bollati”. Oltre ai miei bolli rifatti hanno trovato anche una fotocopia a colori di veri francobolli da 750 lire. L’avevo fatta per vedere se, con buchi/dentellature fatte da una macchina da cucire, il bollo fotocopiato sembrasse simile all’originale. Vennero malissimo, non li avrei mai usati. Io faccio francobolli divertenti, mi interessa usare quelli per far ridere la gente. Quelle ‘’fotocopie di francobolli’’ NON ERANO COMICHE. Se qualsiasi rettangolino fa viaggiare una lettera, non c’è bisogno di fotocopiare francobolli veri. Come ti hanno rintracciato? Avevo pubblicizzato la mia produzione, sia sul web che in un articolo uscito su “Linus”, dove invitavo tutti ad usare solo francobolli con il proprio viso o con contenuti esilaranti. Propagandavo questa forma di «umorismo gratuito». “Umorismo” perché sono i primi valori bollati dichiaratamente comici: sono una risata in due centimetri. “Gratuito” nel senso che permettono di far viaggiare la corrispondenza gratis.Qual era il tuo obiettivo? Volevo che lo Stato bandisse una gara d’appalto per l’ideazione dei francobolli. Ero sicuro di sbaragliare la concorrenza monopolistica: i miei valori bollati sono più apprezzati di quelli del Poligrafico. Il disgusto dei consumatori ha aperto spazi immensi a chi, come me, crede nell’iniziativa privata. È da molto che ti occupi di francobolli? In gioventù sono stato dipendente del Poligrafico dello Stato. 24 anni fa mi sono dimesso perché non condividevo l’estetica dei loro francobolli… Questa è una balla! Non del tutto. È vero che nel 1980 mi dimisi, ma era per andare a lavorare a “Il male”, un giornale di satira di cui sono stato uno dei fondatori, specializzato nel falso. Lì ho contribuito alla realizzazione di ogni tipo di falso: quotidiani, casi giudiziari, avvisi contro i bagnanti da appendere nelle spiagge, contrassegni per entrare nel centro storico, assegni, ecc. fino al “falso-vero-falso”. Cos’è il “falso-vero-falso”?Ad esempio noi de “Il male” ordinammo ad uno scultore un busto di Andreotti. Organizzammo una cerimonia a Villa Borghese per inaugurare il monumento ad uno dei “padri della Patria”, con Benigni che faceva da presentatore. Ora la cerimonia era falsa, ma il busto vero, mentre che Andreotti fosse un “padre della Patria” era ovviamente falso. Ecco un caso di falso-vero-falso, che provocò problemi alle forze dell’ordine quando interruppero la cerimonia e tentarono di sequestrare il monumento. Perché? Che successe? Il poliziotto che provò a spostare il busto, corse il rischio che gli precipitasse addosso; credeva fosse cartapesta e invece era marmo, pesava 90 chili. Averlo voluto di pietra di Carrara era un simbolo di accuratezza di noi de “Il male”, di passione per il lavoro. Anche io quando fabbrico francobolli cerco la massima qualità, mentre l’ente pubblico ha rovinato il mercato producendo solo valori bollati senza gusto. Che ci voleva a mettere sul retro una colla al sapore di fragola? Col francobollo più buono torna la voglia di scrivere: varietà! Umorismo! Idee nuove! Cosa vorresti rinnovare in campo filatelico? Potrei lanciare francobolli sponsorizzati con slogan tipo: “Barilla: la pasta che non si incolla” stampato sul retro gommato a mo’ di filigrana. È uno spazio pubblicitario vergine, che permetterebbe al cliente di leccare la dolce pubblicità del Miele Ambrosoli. Cosa rimproveri alla concorrenza monopolistica?Il Poligrafico non ha mai tentato la minima iniziativa commerciale: mai un “tre per due”, mai un offerta speciale (compri due marche da bollo e ti regalano una busta), mai il francobollo in omaggio dentro al fustino (“scrivi a chi vuoi: Dash ti paga la lettera”), mai una supervalutazione dell’usato. Tanto vale attaccare sulla busta il proprio ritratto. Lo Stato è obbligato ad una seriosità ufficiale…E questa è la sua rovina, non gli ha mai permesso l’”innovazione di prodotto”. È ormai risaputo che stampare francobolli perfetti non conviene, non crea ricchezza. Si tratta invece di ripetere il clamoroso successo del “Gronchi rosa”, il francobollo con un’errata cartina del Perù che fece la fortuna di tanti filatelici. So che tu hai prodotto molti ritratti filateliciSì, sono valori postali col volto di amici, clienti o con il premio Nobel Dario Fo, che sono stato il primo a mettere su un francobollo, oltre naturalmente ad una serie di autoritratti. Utilizzare francobolli non progettati da te è come usare uno spazzolino da denti non tuo. La faccia di un morto sulla mia lettera, e perché? Se la lettera è mia, ci metto la faccia mia. Produrre valori bollati falsi non è illegale?La mia è una campagna di disobbedienza civile non esente da rischi. Ho saputo che le Poste hanno messo una taglia su di me, possono usare i francobolli col mio ritratto come un identikit. I postini mi segnano a dito, se mi avvicino ad una buca delle lettere, la Polizia Postale ha l’ordine di spararmi. La tua è stata una forma di hackeraggio postale…Sì, ma è anche una battaglia in difesa di questo dinosauro della comunicazione che sono le poste. Ormai si mandano più email che cartoline, le poste - senza un’innovazione di prodotto - vanno verso l’agonia. L’esistenza dei postini è quindi in pericolo?I postini sono una categoria a rischio, e non solo di “cassa integrazione”, ma di pericoli sanitari gravissimi. In quest’epoca troppo sieropositiva i postelegrafonici vivono a contatto con la saliva di milioni di sconosciuti. Come è finita l’accusa contro di te? Il processo è durato quattro anni. È venuto in aula anche un perito della Banca d’Italia, affermando che i miei falsi erano perfetti e avrebbero ingannato chiunque. Per fortuna ho avuto un grande avvocato, Giovanna Corrias, e alla fine son stato assolto. Solo chi è stato sotto processo può ufficialmente dichiarare di “essere innocente”, e ora, come direbbeTotò, “io lo fui”. Come hai iniziato a scrivere?Trenta anni fa iniziai a lavorare su un romanzo storico sull’alto medioevo. Ci ho combattuto per venti anni di seguito, perché fosse più bello, conciso e avvincente. Non sono mai riuscito a farmelo stampare. Rivedendolo oggi, capisco che aveva delle pecche. Attualmente mi sono arreso. Il romanzo l’ho messo sul web www.ilpalo.com/libri-e-racconti/index.htm. Forse non verrà mai stampato, ma sono tremendamente grato a quel lavoro. Correggendolo anno dopo anno ho imparato a scrivere. Grazie a quell’esperienza ho fatto tre libri di fumetti, quattro di umorismo e barzellette, due romanzi storici per ragazzi, e alcuni pregevoli articoli su “Playboy” e su “Focus”.Insomma scrivevi negli intervalli tra un lavoro di falsario e l’altro. In fondo aver vissuto per anni di “fotomontaggi”, vendendone magari uno a “Famiglia cristiana” e uno a “Playboy”, era come essere autorizzato ad essere un falsario, costretto a rispondere al mercato della domanda/offerta di immagini fatte da falsari……da falsari e anche da pseudofalsari… Chi è un pseudofalsario?Te lo spiego con il caso di un mio cliente. Era campione
di uno sport minore, facciamo il caso - ma non è quello - di “canoa”.
Voleva mettere su una scuola di canoa, ma non si era conservato i ritagli
dei giornali delle sue vittorie, le foto di lui che vince erano di pessima
qualità. Io sono andato al CONI, spacciandomi per giornalista mi son fatto
dare le loro diapositive sulla canoa. Le ho stampate, ho inserito il volto
del mio cliente e ritoccato il tutto. Nel frattempo alla Biblioteca nazionale
ho preso vecchi numeri de “Sport in canoa”, ne ho imitato la grafica,
cambiato il testo, appiccicato i vari pezzi e rifotocopiato il tutto,
in modo che il cliente potesse avere i ritagli che desiderava. Un caso raro…Non credere: ho anche storie più romantiche, come l’amante di un presidente del Senato… Aspetta! Voglio i particolari. Supponiamo che tu sia l’amante del politico in questione, ma il tizio non voglia assolutamente che tu compari come tale. Lui evita di avere accanto lei quando ci sono i fotografi. Si vedono fuori, mai davanti a Palazzo Chigi. Eppure tu - l’amante - vuoi avere delle foto insieme a lui. Ecco che arrivo io. Ho setacciato le agenzie fotografiche. Ho preso una quarantina di diapositive dove il “lui” era nitido e scontornabile. Le ho stampate a grande formato così la cliente ha potuto scegliere le immagini che preferiva, poi un mio fotografo ha ritratto lei nella giusta luce… piano piano ho costruito uno pseudofalso. Nel più carino il boss era al piano, lei languidamente appoggiata allo strumento, e il volto di lei era riflesso nel coperchio del piano. Un “presunto pseudofalso”. Chi garantisce che non sia stato un falso-falso?Legittima osservazione. Guarda caso - proprio mentre scorreva le diapositive stampate - la cliente esclama: “Eccomi!”. In effetti sullo sfondo dell’immagine c’era anche lei, ben a distanza dal boss. Ma se si analizza il mio mestiere di falsario, tutto questo è irrilevante. Non incide sul fatto che, nel mio specifico lavoro di fotomontatore, io debba essere impeccabile. Ogni tanto sbaglierai anche tu…Vero. Nel 1995 ho falsificato delle Magic, creando delle carte ultrapotenti. Purtroppo in tipografia hanno sbagliato la grammatura della carta; un fallimento che non ho neppure messo in circolazione. Torniamo a te come autore. Oggi per chi scrivi?Ormai batto sulla tastiera per divertire i robot, anzi solo uno tra questi, che è il mio referente principale. Solo se piaccio a quel robot mi sento soddisfatto.Quale robot?Quello che stabilisce le classifiche di Google. Combatto
ormai da anni per imparare a diventare “simpatico” ai motori di ricerca.
Io so molto di loro, li capisco, e loro - grati - mi mettono per primo
circa le frasi che mi interessano. Google mi considera il migliore per
“docente di comunicazione” mettendomi davanti a 200.000 pagine concorrenti. Una vittoria meritata, viste le tue strane occupazioni. Come sei passato dai falsi allo scrivere per i robot? Perché anche scrivere pagine con la “massima pertinenza possibile” rispetto ai 90 criteri che segue Google, è fare un falso. La pagina pertinente infatti compare agli utenti. Questi ci arrivano - indirizzarti dal signor Google - la leggono e non si accorgono minimamente che la pagina non è stata scritta per piacere a loro. Io che le scrivo sono come “Arlecchino servitore di due padroni”, l’umano e il robot, ma è al robot che miro. Insomma: come ti definiresti?Un intellettuale doppiamente fortunato. Vivo nell’epoca del web e ho tempo per documentarmi. Mi resta anche del tempo far circolare la documentazione: ho l’occasione per comunicare. La tua principale virtù?Sono capace di imparare. Da autodidatta ho imparato Photoshop, il linguaggio htm, la Storia dell’Arte, il web marketing. Nasco professore e scrittore, poi per 20 anni mi mantengo con le immagini, di cui imparo il linguaggio. Oggi sono tornato professore e scrittore. Ho imparato l’Htm - il linguaggio con cui si scrive Internet - a cinquanta anni; quando mio figlio Osiride mi parla di programmazione, riesco a capire quasi tutto quel che dice. In futuro che farai?Difficile dirlo. Non “caccio” mai due volte la stessa preda. Non so ancora che animale mangerò l’anno prossimo. |