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Capitolo 1
Al mercato di Ravenna
nel 769 dai Bizantini ai Longobardi

È una bella mattina di sole del 769° anno dopo la nascita di Cristo. Angelo, un ragazzo di quattordici anni, e suo padre Alessandro sono diretti al mercato di Ravenna, per vendere le loro uova.
Magro e con le gambe lunghe, il giovane avanza con prudenza tra la folla. Ha sulla schiena un grande cesto pieno di uova protette dalla paglia tutta intorno.
In città c’è molta preoccupazione. Sono arrivate brutte notizie: le truppe longobarde, condotte dal Re Desiderio, sono partite da Pavia, la capitale dei barbari, e si dirigono verso Ravenna.
- Adesso papà che succederà? Chiede Angelo impensierito.
L’uomo, il volto coperto di rughe, invecchiato da anni di duro lavoro nei campi, scuote la testa con fare perplesso.
- Non lo so, figlio mio. Speriamo che anche stavolta il Papa riesca a far tornare indietro i nemici.
La situazione però è grave; tutta l’Italia, ad eccezione di Ravenna, del Lazio, delle coste del Veneto e del Meridione, è sotto il potere dei Longobardi.
Intanto, nella piazza del mercato si intrecciano voci e informazioni chissà quanto vere. Una vecchia contadina, seduta accanto a loro a vendere cipolle, racconta:
- Ho sentito che chi è catturato dai Longobardi finisce schiavo e non torna più a casa.
- Tanto anche qui si muore di fame! - Interviene un’altra - Almeno sotto il re di Pavia non si pagano le tasse sulla terra!
- Sì, però nelle zone dei barbari - si intromette un mercante - chi non è del loro popolo viene trattato come un servo. Sotto i Longobardi c’è solo schiavitù...
Angelo, a sentire questi discorsi, è sempre più preoccupato. Magari, proprio in quel momento, la sua casa è assaltata e saccheggiata dai barbari invasori.
Intanto il padre continua ad offrire la produzione delle sue galline:
- Uova! Uova belle grosse e fresche! Guardate che magnifiche uova!

A metà mattina, Alessandro spedisce il figlio a fare una commissione.
- Vai alla bottega del fabbro e domandagli se accetta il baratto: un’affilatura dell’accetta in cambio di dodici uova.
Fammi sapere subito la risposta, così gliele tengo da parte.
Angelo si avvia verso la bottega. L’officina dove si lavorano i metalli è una meta frequente nei loro viaggi in città. Il fabbro di fiducia di suo padre è bravo, ma soprattutto gentile, e spesso il ragazzo si è fermato nella sua bottega, incantato a vederlo lavorare.
- Fare l’artigiano è difficile, - gli ha spiegato il padre - ma è molto meglio di essere un umile contadino come noi. Si entra in contatto con tante persone, si lavora comodi vicino casa e si guadagna parecchio, stimati e rispettati dalla gente e anche dai guerrieri, che senza fabbri non saprebbero come armarsi.

Mentre si avvicina al quartiere degli artigiani, il giovane passa davanti alla chiesa di Sant’Apollinare Nuovo. La decorazione interna della chiesa è incredibilmente bella. Già altre volte il ragazzo ha avuto occasione di ammirarla, ma quando capita vicino alla basilica, entra sempre volentieri a dargli una nuova occhiata.
Gli piace molto il mosaico che raffigura il palazzo del sovrano, tutto composto di pietruzze colorate, con i due colonnati che fiancheggiano la sala delle cerimonie. Ma soprattutto lo incanta la rappresentazione del porto, con una nave splendente sotto i raggi del sole.
Uscito dalla basilica trova uno strano assembramento davanti al palazzo del Vescovo. Un uomo alto, con una gran voce, incita la piccola folla:
- Mi serve gente agile, tipi che sappiano passare attraverso i boschi senza farsi scoprire, per arrivare a Roma a cercare aiuto! Chi vuole seguirmi?
- Chi è quel signore? - Chiede Angelo ad uno dei presenti.
- E’ il diacono Martino, l’uomo di fiducia del vescovo di Ravenna, ma a me non mi convince. Viaggiare per l’Italia è troppo pericoloso: se ti prendono i Longobardi, sei finito!
Il diacono, che sembra dotato di un udito portentoso, ricomincia a gridare, guardando in volto proprio il tizio che ha parlato prima.
- E’ vero quel che dici, se ti prendono i Longobardi sei perduto!
Ma questo non deve impedirci di far qualcosa per difendere Ravenna, prima che la città cada in mano a quei barbari.
Ho bisogno di ognuno di voi. Anche di te, ragazzo. Ti offro una moneta d’oro, se vieni con me.
- Io? - Chiede Angelo stupito.
- Sì, proprio tu. Sei magro e lungo di gambe: quel che ci vuole per sfuggire ai barbari.
Sono sicuro che sei bravissimo a sgattaiolare di nascosto tra gli alberi, e a non farti trovare, se non vuoi!
Questo era vero, pensa Angelo, che è bravo a correre, e nei boschi non ha mai paura.
- Non so... Che dirà mio padre? E mamma poi...
- Offro due monete d’oro. Due monete a chi rischia la vita per salvare la sua città! Possibile che fra di voi non ci sia un coraggioso?
Preferite vedere la vostra Ravenna cadere in mano degli invasori?
Forza! Fatevi avanti!

Angelo ha in mente ondate di pensieri, e intanto corre via per parlare con suo padre.
Partire! L’avventura! L’idea lo riempie d’eccitazione. Vuole andare, viaggiare, vedere nuove terre. Certo, ci sono dei rischi. Che avrebbe detto la sua famiglia?
Di sicuro il padre avrebbe gradito le monete d’oro del suo ingaggio. C’è da pagare il proprietario delle terre prese in affitto, su cui Alessandro, aiutato da Angelo e dai suoi fratelli minori Fabio e Gabriele, lavora dal mattino alla sera, e denaro in casa ce n’è poco o niente. Ha sentito i suoi genitori consultarsi la notte a bassa voce. Parlavano di vendere il bue, e sarebbe stata una tragedia. Senza buoi non si può tirare l’aratro, senza aratro niente semina: il raccolto del grano per l’anno prossimo è in pericolo.

Quando arriva dal padre, il giovane non riesce quasi a parlare. Un po’ l’affanno della corsa, un po’ non sa da dove affrontare il discorso.
- Eccoti finalmente! Come mai ci hai messo tanto? - Gli chiede Alessandro. - Il prezzo va bene? Il fabbro ha accettato il baratto?
- Che baratto?
- Ma come? Non sei andato dal fabbro? Sei stato via tutto questo tempo, non mi dire che te lo sei dimenticato...
- Papà è vero che dobbiamo vendere il bue?
- Questo che c’entra adesso? - Risponde il padre meravigliato. - E poi chi te l’ha detto?
- Papà: come faremo a seminare? Chi tirerà l’aratro? Padre mio ascoltami: ho trovato il modo di aiutarti!
- Tu?! Che puoi fare tu?
- Ho trovato un sistema per farti avere un po’ di monete d’oro.
- Quale?
- Posso aiutare la nostra città e insieme salvare il bue!
- Come? Spiegati!
- Vieni con me! Sbrigati! Prima che trovino qualcun altro.

Lungo la strada racconta l’offerta del diacono Martino, ma il padre esita:
- Tu partire? Che dirà tua madre?
- Niente paura papà: tu la saprai convincere.
- Ma è pericoloso! Non posso permettere che tu corra questi rischi per la famiglia.
- Ma a me piace rischiare! Io voglio andare!
Pensa: fare un viaggio a Roma, oltre i monti e le pianure. Dammi il permesso di provare.
- Due monete in ogni modo non basterebbero a salvare il bue, ce ne vorrebbe almeno il doppio...
- Dammi retta papà! Pensa alla nostra casa, pensa a Ravenna. Qualcuno deve fare qualcosa per fermare i Longobardi: non possiamo assistere rassegnati a tutte le loro conquiste.
Continuando a discutere arrivano al vescovado, dove il diacono sta ancora cercando volontari.
- A chi rischia la vita per salvare la città offro non due ma il doppio: quattro monete d’oro!
- Hai sentito papà? In poco tempo il mio valore è addirittura raddoppiato!
E’ un segno del Cielo! Non farmi perdere quest’occasione!

Alessandro a malincuore si lascia convincere.
Si raccomanda al diacono.
- Angelo è un bravo ragazzo. E’ il mio figlio più grande e più sveglio, mi piange il cuore a vederlo partire. Ve lo affido e vi supplico di proteggerlo.
Non fategli correre inutili pericoli.
- È un viaggio rischioso, è vero, ma con l’aiuto di Dio arriveremo a Roma sani e salvi.
Quanto al ragazzo non abbiate timore: veglierò su di lui come fosse mio figlio.
Arriva il momento dei saluti. Angelo abbraccia il padre commosso.
- Rassicura tu la mamma. Io preferisco partire così, senza salutarla. Se si mette a piangere non so se avrei lo stesso il coraggio di andare.
Dai un bacio a lei e ai miei fratelli. Di a tutti di non preoccuparsi. Tornerò prima possibile, e spero di portare aiuto a tutta la città.

 

L’invincibile spada di Orlando
Romanzo storico sulla guerra del 774 tra Franchi e Longobardi nell’alto Medio Evo
di Francesco Cascioli e Xenia Buzzi

Indice dei capitoli

Al mercato di Ravenna nel 769
Attraverso l’Italia da Ravenna all’Umbria
La cattura. Schiavo dei Longobardi
Apprendista del fabbro. L’artigiano medievale
Le maglie di ferro. L’armatura nel medio evo
I clienti dell’artigiano medievale
I carbonai. Estrazione e lavorazione del ferro nel Medio Evo
Il mestiere del fabbro medievale
Roma nell’alto Medio Evo
Le reliquie e la religiosità medievale
La reggia imperiale sul Palatino nel Medio Evo
Gli ambasciatori del Papa alla corte longobarda e poi presso i Franchi
Ginevra. La corte di Carlo Magno e i Franchi
Fabbro dei cavalieri, con Carlo Magno e i Franchi
La spada di Orlando. Le armi dei Franchi
Il piano di battaglia alle Chiuse della Valle di Susa
Il combattimento tra Franchi e Longobardi alle Chiuse della Valle di Susa
Il ritorno a Ravenna passata dai Longobardi ai Franchi
- - - - - - - - - - - - - - - Contributi didattici - - - - - - - - - - - - - - -
Piccolo glossario di Storia medievale
Piccolo questionario di Storia medievale
La storia della guerra tra Franchi e Longobardi all’epoca di Carlo Magno
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

L’invincibile spada di Orlando
Romanzo storico sulla guerra del 774 tra Franchi e Longobardi nell’alto Medio Evo
di Francesco Cascioli e Xenia Buzzi

Indice dei capitoli

Al mercato di Ravenna nel 769
Attraverso l’Italia da Ravenna all’Umbria
La cattura. Schiavo dei Longobardi
Apprendista del fabbro. L’artigiano medievale
Le maglie di ferro. L’armatura nel medio evo
I clienti dell’artigiano medievale
I carbonai. Estrazione e lavorazione del ferro nel Medio Evo
Il mestiere del fabbro medievale
Roma nell’alto Medio Evo
Le reliquie e la religiosità medievale
La reggia imperiale sul Palatino nel Medio Evo
Gli ambasciatori del Papa alla corte longobarda e poi presso i Franchi
Ginevra. La corte di Carlo Magno e i Franchi
Fabbro dei cavalieri, con Carlo Magno e i Franchi
La spada di Orlando. Le armi dei Franchi
Il piano di battaglia alle Chiuse della Valle di Susa
Il combattimento tra Franchi e Longobardi alle Chiuse della Valle di Susa
Il ritorno a Ravenna passata dai Longobardi ai Franchi
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Piccolo questionario di Storia medievale
La storia della guerra tra Franchi e Longobardi all’epoca di Carlo Magno
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