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Capitolo 2
Attraverso l’Italia da Ravenna all’Umbria

Nel lungo viaggio da Ravenna verso Roma, i due seguono cercano di farsi notare il meno possibile. Appena scorgono altri viaggiatori, lasciano la via principale e s’infilano tra gli alberi, tornando sulla strada solo quando la vedono deserta.
Osservando i ruderi e le macerie d’edifici che costeggiano la via, s’intuiscono le sciagure che hanno travagliato l’Italia negli ultimi secoli,
Martino durante il viaggio spiega gli eventi che hanno causato tutte quelle rovine.
- Due secoli fa, nella guerra fra Goti e Bizantini, e poi durante i continui scontri fra i soldati di Costantinopoli e i Longobardi, ci son stati più di cento assedi, che hanno comportato terribili perdite non solo d’uomini, ma di case, strade, acquedotti, di tutto ciò che l’uomo era riuscito a costruire; quello che gli storici, con una parola sola, chiamano "civiltà".
I Senatori della vecchia Roma - cioè i proprietari di un tempo, quelli che, avendo accumulato denaro, potevano impegnarsi a riparare l’esistente - sono stati massacrati durante i diciassette anni della guerra gotica e la successiva invasione longobarda.
In quel tempo essere ricchi o possedere qualcosa, era diventato sinonimo di morte e di morte con torture, affinché fossero prima rivelati i tesori nascosti, le monete seppellite nella terra. Nel periodo in cui la guerra per i Goti volgeva al peggio, i barbari, mentre abbandonavano le terre italiane, presero pretesto dalla ritirata per uccidere senza pietà ogni civile su cui potessero mettere le mani.
Ma non era ancora finita!
Quindici anni dopo la fine della guerra gotica, quando ancora nulla era stato riparato, arrivò l’invasione longobarda: trecentomila barbari che si erano messi a saccheggiare senza pensare al futuro. In sette lunghi anni, i duchi longobardi occuparono e sottomisero buona parte dell’Italia, saccheggiando le chiese e le ville, distruggendo le città, uccidendo chi non si faceva togliere la roba e stremando gli abitanti.

È un viaggio che dura parecchi giorni. Le rovine delle case servono ai due da abitazione. Trovano un angolo riparato da usare come rifugio per la notte, e frammenti di travi con cui accendere il fuoco. Per raggiungere quelle dimore annerite dagli incendi, spesso senza il tetto e piene di rovi, devono aprirsi un varco tagliando la vegetazione che le ostruisce, finendo per appendere i loro bagagli su piante cresciute in mezzo ai muri e alle macerie. Alberi dentro le pareti delle case, un intreccio di vita e di morte.
Spesso i ponti tagliati li costringono a lunghe deviazioni o ad esercizi d’acrobazia. Giunti presso Rimini, trovano un ponte seriamente danneggiato secoli prima dai Goti. Sui suoi traballanti resti riesce a passare solo una persona alla volta, sempre che sia a piedi e senza bagagli, e anche così con molta difficoltà.
- Che peccato questo ponte malridotto! - Commenta il ragazzo. - Da quando è stato danneggiato devono essere passati tanti anni, com’è possibile che nessuno si sia messo a ripararlo?
- Oggi non è pensabile investire in qualcosa di non immediatamente "mangiabile" come può essere un ponte. - Gli spiega Martino. - Le autorità esigono meno tasse, però riducendo le richieste, incassano meno denaro e hanno anche diminuito i servizi. Le opere pubbliche vengono abbandonate alla rovina da una popolazione impoverita, dispersa in casolari isolati, che solo lavorando duro può procurarsi lo stretto necessario, e fornire viveri ai suoi padroni.
- Non si può far niente per cambiare questo stato di cose?
- Che ci vuoi fare! Non è un bel periodo per l’Italia.
I governanti di Costantinopoli mirano solo a riconquistare le ricche terre dell’Oriente finite in mano araba, i Longobardi pensano ad andare a caccia o a fare nuove conquiste. Di Romani desiderosi di scommettere sul futuro e con la voglia di darsi da fare, non è rimasto più nessuno.
La guerra gotica è stata l’inizio dell’attuale povertà. Gli effetti congiunti di pestilenze, invasioni e miseria hanno provocato milioni di morti e migliaia di campi abbandonati.
- Perché abbandonati? I contadini possono lavorare anche mentre infuria la guerra.
- Però non possono arare, se le bestie da tiro vengono tutte razziate, portate via da questo o quell’esercito in cerca di bottino.
Quando arriva di nuovo l’estate, nei campi il grano matura, ma non abbondante come gli anni precedenti. Non era stato seminato in solchi ben tracciati dagli aratri, ma sparso solo in superficie, e perciò la terra aveva potuto farne germogliare solo una piccola parte.
I pochi contadini rimasti in vita dopo le stragi e le carestie, si sono ritrovati in un mondo dove la foresta avanza e la ricchezza del passato è solo un ricordo. Vagano per i monti e le radure con poche pecore, servono i nuovi padroni longobardi, pensano esclusivamente a sopravvivere.
Gli antichi Romani, i vecchi possessori dell’Italia, sono ormai definitivamente scomparsi.

Dopo aver camminato i primi giorni seguendo la costa del mare Adriatico e poi la Flaminia, il diacono abbandona del tutto la via romana. Da quel punto si entra nell’Umbria contesa da secoli tra Bizantini e Longobardi, e le strade erano ancora meno sicure di prime. Tagliando per i campi, i due s’infilano sotto la coltre protettiva degli alberi. Inizia un affascinante viaggio nei boschi dell’Italia centrale.
Passano da una foresta all’altra. Gli alberi non sono ugualmente fitti, ma presentano una serie di gradazioni, dalla foresta alla boscaglia, dalla macchia alla radura. Querce gigantesche, pioppi antichi e dal tronco enorme si alternano all’edera rampicante, alle ginestre, ai rovi. Il verde della vegetazione, da lontano così uniforme, da vicino si scioglie in un’infinita serie di variazioni. Solidi noci, alti castagni, faggi maestosi, prati in fiore, sorgenti preziose, ruscelli d’acqua gelida, torrenti pieni di grazia e di potenza.
Camminando nella foresta incontrano più gente di quel che il ragazzo avrebbe immaginato: carbonai, taglialegna, vecchie che raccolgono cortecce, cercatori di noci, di castagne, di resina, di cera e di miele, ragazzi che guidano maiali al pascolo.
Nella miseria che affligge il mondo, la foresta invoglia gli uomini a percorrerla per approfittare di tutto ciò che non aveva un padrone. Fra gli alberi si cacciano volpi, cervi, lepri, orsi ed uri - dei tori giganteschi - e soprattutto cinghiali. Incrociano un cacciatore che va a disporre le reti accompagnato dai suoi cani. I "fedeli amici dell’uomo" spingono gli animali verso la zona tra gli alberi dove sono sistemate le reti, e il cacciatore lì appostato cattura la preda.
I rapporti con i contadini che vivono ai margini del bosco, si limitano a semplici forme di baratto sempre silenzioso. I due lasciano in vista davanti alle capanne quel che hanno raccolto tra gli alberi, e i contadini, dopo aver atteso, per prudenza, che gli sconosciuti rientrino nella vegetazione, valutano ed incamerano le offerte, ricambiando con pane, formaggio, a volte vino, depositati nel luogo dove i due hanno lasciato le loro merci.
È la stagione adatta per raccogliere i bellissimi funghi delle foreste italiane. All’inizio Angelo e Martino, che vengono dalle pianure intorno a Ravenna, non sanno distinguere i buoni dai cattivi, prendono tutto e poi i contadini a cui li offrono, fanno la selezione.
In seguito imparano una regola che gli evita di riempire la bisaccia di veleno: se il fungo è bene in vista, grosso e brillante, allora il più delle volte non è mangiabile. Lo fosse stato, l’avrebbe preso chi passava prima di loro. I funghi buoni erano invece quelli nascosti dalle foglie, cresciuti in mezzo agli spini, mascherati con colori poco evidenti.
Nel bosco si aggirano anche coloro che raramente i due riuscivano a vedere ma che era facile immaginare: banditi, fuorilegge, briganti, servi fuggiti, gente che cercava rifugio tra gli alberi per vivere al riparo dall’autorità. Persone come loro, magari ricercate dai Longobardi, e questo comune nemico sembra affratellare tutti gli abitanti della foresta.
In quegli incontri inconsueti, il più delle volte muti, ognuno si profonde in vari inchini, e poi si allontana in fretta.
Mostrare curiosità sarebbe stato poco adatto all’occasione.

 

L’invincibile spada di Orlando
Romanzo storico sulla guerra del 774 tra Franchi e Longobardi nell’alto Medio Evo
di Francesco Cascioli e Xenia Buzzi

Indice dei capitoli

Al mercato di Ravenna nel 769
Attraverso l’Italia da Ravenna all’Umbria
La cattura. Schiavo dei Longobardi
Apprendista del fabbro. L’artigiano medievale
Le maglie di ferro. L’armatura nel medio evo
I clienti dell’artigiano medievale
I carbonai. Estrazione e lavorazione del ferro nel Medio Evo
Il mestiere del fabbro medievale
Roma nell’alto Medio Evo
Le reliquie e la religiosità medievale
La reggia imperiale sul Palatino nel Medio Evo
Gli ambasciatori del Papa alla corte longobarda e poi presso i Franchi
Ginevra. La corte di Carlo Magno e i Franchi
Fabbro dei cavalieri, con Carlo Magno e i Franchi
La spada di Orlando. Le armi dei Franchi
Il piano di battaglia alle Chiuse della Valle di Susa
Il combattimento tra Franchi e Longobardi alle Chiuse della Valle di Susa
Il ritorno a Ravenna passata dai Longobardi ai Franchi
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Piccolo glossario di Storia medievale
Piccolo questionario di Storia medievale
La storia della guerra tra Franchi e Longobardi all’epoca di Carlo Magno
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