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Angelo lavora come apprendista
da un po’ di giorni, quando una mattina Forgione lo sveglia all’alba.
- Alzati! Oggi andiamo a rifornirci di carbone.
Prendono un bel po’ di sacchi vuoti, attaccano due cavalli al carro, e
si avviano verso i boschi.
- Quello dei carbonaio non è un bel mestiere. - Spiega Forgione.
- Devi vivere per mesi interi nei boschi sui monti, con qualcuno della
famiglia che ti raggiunge ogni tanto per portarti le provviste. Dormi
sotto scomodi ripari di frasche, che vengono continuamente smontati, spostati
e ricostruiti, e sembrano quasi ’seguire’ il bosco, via via che, con il
taglio del legname, una zona di vegetazione non ha più tronchi
da offrire.
Dopo un lungo cammino, il fabbro
e il suo assistente arrivano alla baracca dei carbonai. È una struttura
rudimentale, fatta di pali e coperta di rami, entro la quale si notano
dei sacchi riempiti di foglie che servono da materassi. Quella capanna
è la casa provvisoria di un gruppo di sei o sette carbonai. Angelo
si mette a vederli lavorare, mentre Forgione contratta con il loro capo
sul prezzo del carbone.
Poco lontano un paio di quei neri boscaioli, sempre sporchi di polvere
di carbone, stanno abbattendo un albero con l’accetta. Altri due segano
i tronchi con una grossa sega. Il legno è tagliato in pezzi lunghi
quanto un braccio e poi accumulato in una radura del bosco, dove in seguito
sarà realizzata la nuova carbonaia.
Un ultimo carbonaio è infatti intento ad accatastare legna in uno
spiazzo poco distante. Ha iniziato piazzando un palo centrale, a cui appoggia
i pezzi di legna già segati, fino a formare un cono di otto passi
di diametro. Pone poi, sopra il primo strato, ulteriori quantità
di legna più o meno grossa fino a formare una grande catasta.
Nel frattempo poco lontano un suo collega è intento a seguire le
fasi successive di una carbonaia già pronta. Copre la legna con
foglie secche e quindi con zolle, in modo tale che foglie e terra facciano
da copertura impermeabile alla pioggia, e siano di ostacolo all’uscita
del fumo una volta che il mucchio di legna è stato acceso.
Ultimata la copertura, iI carbonaio toglie il palo centrale, quello inserito
per primo nel terreno, e nel foro che rimane versa braci e tizzoni ardenti,
fino a che la catasta di legna prende fuoco. Una volta dato inizio alle
fiamme, chiude l’apertura con una grossa zolla, che funziona come un tappo.
Vedendo Angelo che osserva, il carbonaio prende a spiegargli come lavora.
- Il fuoco va seguito e controllato, ogni tanto si deve aprire il foro
centrale e aggiungere legnetti e frasche per alimentare la combustione.
Quando questa ha preso avvio, il legno bruciando sottrae umidità
ai rami vicini e li converte in carbone, trasformando in fumo tutto ciò
che non è eccellente da bruciare. Se tutto procede secondo le regole,
da una carbonaia si ottiene una quantità di carbone pari ad un
quinto del legname usato.
- Come fai a capire che la trasformazione in carbone è già
avvenuta?
- Basta sorvegliare il processo ed intervenire sulla base dei segnali
che mi danno il tipo di fumo che esce, e il colore della terra che copre
la carbonaia. Se non sono come me li aspetto, apro dei fori sul lato della
catasta e correggo l’andamento del fuoco, ad esempio infilando dentro
altri legni accesi che bruciando consumano l’aria ancora rimasta all’interno.
- Quanto tempo ci vuole per ottenere il carbone?
- Il fuoco viene lasciato covare da tre a sette giorni, secondo la dimensione
della carbonaia, il tipo di legna usato e la sua secchezza.
Il risultato è del magnifico carbone, un concentrato di energia
pronto a fornire altissime temperature.
Il carbonaio conduce Angelo a vedere altre cataste ormai tutte trasformate.
Qui dei lavoranti, attrezzati con pala e rastrello, cominciano ad estrarre
il carbone già pronto, fino a che non lo hanno raccolto completamente.
Alla fine anche la terra rimasta è passata con un grosso setaccio,
per recuperare perfino i pezzi più piccoli. Il carbone viene infilato
nei sacchi, caricato su carri o su slitte, e trainato in paese per essere
venduto, oppure è comprato sul posto da gente come il fabbro Forgione.
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