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Sono passati molti mesi da
quando Angelo ha iniziato il suo nuovo lavoro.
Non è ancora un fabbro esperto, ma i numerosi colpi di martello
che ha dato in quel lungo periodo giorni, gli hanno rinforzato il fisico.
Nel frattempo ha cercato di "rubare con gli occhi", seguendo
con lo sguardo tutte le operazioni che avvengono nell’officina. Osserva
gli altri due assistenti - il grasso Filippo e l’asciutto Soter - portare
il ferro alla giusta temperatura e poi lavorarlo fino ad ottenere il prodotto
finale: una falce, una zappa, un robusto piccone, o qualche altro strumento
richiesto dal cliente.
Se il giovane apprendista ancora non è diventato un artigiano esperto,
ne sa comunque molto più di quando ha cominciato. Forgione gli
da fiducia, e una volta lo manda da solo a comprare il carbone, incaricando
il ragazzo stesso di contrattare il prezzo con i boscaioli.
Quando il ragazzo ritorna con gli acquisti, e la merce è pesata
e valutata, il vecchio artigiano si accorge che i conti non tornano: Angelo
ha pagato il carbone molto più del suo valore. Il proprietario
della bottega scopre così che il giovane non è molto bravo
con i numeri. Quand’era contadino a Ravenna, non ne ha avuto un gran bisogno,
ma ora che lavora come artigiano è tutto un altro discorso.
Forgione decide di prendere provvedimenti, e gli mette alle costole sua
figlia Elisa, che ha la stessa età del ragazzo.
In quei tempi è molto raro trovare una donna colta, ma il fabbro
ha capito ben presto che una persona di famiglia a tener sotto controllo
i conti, avrebbe rafforzato la sua bottega, e l’ha mandata a studiare
dai monaci. Elisa segue la scuola di un anziano religioso, uno dei pochi
capaci di insegnare le procedure di calcolo essenziali per registrare
i conti della bottega. La ragazza è diventata bravissima nel registrare
numeri e conteggi. Aiutata da un abaco - un pallottoliere con tante palline
disposte su file, un fantastico strumento per fare divisioni e moltiplicazioni
- tiene in ordine i conti del padre, segnando le spese e i debiti di chi
non ha ancora pagato la merce, contribuendo con la sua abilità
matematica a far quadrare i conti in cassa.
Trasformata da studentessa,
com’è stata in precedenza, al più nobile ruolo di insegnante,
Elisa si mostra felice di fare la maestra. È inflessibile nel riprendere
gli errori del giovane, e quando il ragazzo si addormenta, stanco della
giornata passata a dar colpi di martello, lo risveglia con un colpettino
delle dita sulla testa. Basta quel tocco per destare Angelo, che sobbalza
vergognoso di essere sorpreso a sonnecchiare.
Per tenerlo attento, un giorno Elisa gli fa un curioso indovinello.
- Una lumaca decide di arrampicarsi su per un muro alto cinque braccia.
Inizia la salita e il primo giorno avanza in verticale di tre braccia.
Però la notte, a causa del suo corpo scivoloso, scivola giù
per due braccia. Il giorno dopo deve ricominciare a salire dal punto dov’è
arrivata, e di nuovo avanza di tre e quando è buio scivola di due.
Così va anche il terzo giorno. In quanto tempo la lumaca raggiunge
il bordo superiore del muro e finalmente si può riposare?
- È facile! In cinque giorni!
- Sbagliato!
Rifletti meglio. I numeri sono utili, ma sono solo dei simboli delle cose
reali. Pensa al percorso della lumaca: che gli accade in tutto il suo
su e giù?
- L’hai detto tu: di giorno sale tre braccia, la notte scende di due,
in pratica percorre un braccio al giorno; se il muro è alto cinque,
fanno esattamente cinque giorni per percorrerlo tutto.
- Niente affatto mio caro: pensaci bene. Dopo il primo giorno la lumaca
arriva ad altezza tre. La notte scende di due e riparte da uno. Alla fine
del secondo giorno arriva ad altezza quattro. La notte scende a due, ma
ecco al tramonto del terzo giorno, l’animale con la sua normale tappa
da tre braccia, è arrivata alla sommità del muro. Si installa
tranquilla sulla parete orizzontale e non scende più giù.
In soli tre giorni è arrivata alla meta.
Un lunedì Forgione lo
sveglia prima dell’alba.
- Andiamo! Stiamo quasi finendo le nostre scorte. Oggi mi accompagnerai
alla fonderia per comprare il nuovo ferro ancora da forgiare.
Durante il viaggio l’anziano fabbro gli spiega la curiosa storia del ferro,
che passa dal riposo assoluto sottoterra al fragore della battaglia, danzando
nel fuoco e ballando sotto i colpi del fabbro.
- Da noi in Umbria ci sono tanti boschi ma manca del tutto era la materia
prima: non ci sono miniere di ferro.
La stragrande maggioranza del metallo che lavoriamo deve venire da lontano,
dall’isola d’Elba, che è un posto ricchissimo di miniere.
- Tu ci sei stato non è vero? Piacerebbe anche a me vederla.
- Sì, ci ho lavorato in gioventù, ma è un’isola piccola,
sfruttata da tanti secoli, non ha legna a sufficienza per lavorare tutto
il ferro estratto dalle sue miniere. Il minerale è allora portato
oltre il mare, in Toscana, con un viaggio lungo e costoso sulle barche,
ma da quelle miniere sul Tirreno si estrae un minerale di così
alta qualità da giustificare gli alti costi del trasporto prima
per mare e poi, dopo lo sbarco sulla costa, sui carri o sul dorso degli
asini.
Il terzo giorno, mentre passano
sulla sommità di un colle alto e solitario, Forgione ferma il carro
e si rivolge al ragazzo.
- Fermiamoci che ti voglio parlare. Oggi è un giorno importante
per te. Ti rivelerò uno dei segreti dell’arte del fabbro, qualcosa
che mi devi giurare di non rivelare mai a nessuno. Imparerai qual è
la sostanza miracolosa che può rendere invincibile una spada.
Il fabbro si china a raccogliere una piccola pietra scura da terra e inizia
a confidarsi sottovoce, spiegando cose che non è ancora il momento
di svelare.
Il pomeriggio riprendono il
cammino, e viaggiano ancora per due giorni, lungo un percorso faticoso
fatto su strade in pessime condizioni. Il sesto giorno Forgione, per consolare
Angelo, lo incoraggia dicendogli:
- Forza! Ci siamo quasi! Fra poco c’è la fonderia.
Man mano che si avvicinano Angelo sente un rumore, ritmico e continuo,
che diventa via via più forte.
- Cos’è questo fracasso? - Chiede al vecchio fabbro.
- E’ il maglio.
- Cos’è un maglio?
- È un gigantesco martello, efficiente ma così pesante che
un uomo non potrebbe mai sollevarlo. Solo la forza dell’acqua può
farlo lavorare.
- Com’è fatto?
- È un grosso palo, che termina con una testa di ferro. Grazie
a degli ingranaggi che trasmettono il movimento, viene sollevato dalla
ruota del mulino, fatta girare dalla forza della corrente,. Una volta
in alto, il martello gigante ricade sopra una larga incudine, e batte
e ribatte con ritmo metodico, instancabile e fortissimo, spinto dall’acqua,
che lo alza e lo fa ricadere tutto il giorno.
Il maglio è indispensabile per frantumare il materiale uscito dalle
miniere, spezzetta le pietre estratte sottoterra fino a ridurle alla grandezza
di una noce. Quando sono ridotte a piccoli frammenti, si mescolano al
carbone ed avviene la prima fusione. Il prodotto di questa prima lavorazione,
costituito da ferro molto grossolano e pieno d’impurità, viene
poi trasformato in metallo lavorato dentro officine come la mia.
- Farebbe comodo anche a noi avere un tale meccanismo!
- Non è cosa da tutti metter in funzione un maglio.
Ci vuole un posto adatto, vicino ad un corso d’acqua, non la nostra bottega
che è al centro di Spoleto.
Serve inoltre una notevole dose di conoscenze tecniche: bisogna saper
costruire canali che producano una cascata proprio dove vuole l’uomo.
Sotto la cascata serve una grossa ruota che riceve energia dell’acqua,
e poi ingranaggi che convertano questa energia nella forza necessaria
per sollevare il maglio.
Noi dobbiamo accontentarci di mazza e martello.
Arrivano al luogo da dove viene
quel battere ritmico. Entrano nella fonderia, e finalmente il ragazzo
vede il maglio in funzione. Sembra il becco di un uccello gigantesco,
che becca e becca sopra la sua incudine, schiacciando sassi e pietre fino
a ridurli in briciole.
Angelo si stupisce della grandezza della struttura. Al fine di garantire
un getto continuo di aria, dietro la fornace ci sono una coppia di grandi
mantici affiancati, sostenuti da pali di legno, cui sono ancorate le parti
fisse del meccanismo, tutt’altra cosa dal soffietto rudimentale di Forgione.
I mantici sono protetti da un muro di mattoni, per evitare che si incendino
a causa delle scintille.
Le canne dei mantici puntano verso un forno in argilla, dove avviene la
prima fusione del minerale comprato dalle miniere. Il forno ha un focolare
su cui poggia un grande vaso di pietra, il crogiuolo. Dentro questo i
fonditori, seguiti dagli occhi curiosi di Angelo, pongono uno strato di
carbone, al centro del quale è messo il minerale in polvere, poi
coperto da un ulteriore cumulo di carbone.
I lavoranti controllano il processo mediante l’apertura superiore del
forno, un foro che consente di raggiungere il crogiuolo con attrezzi a
manico lungo.
Un fonditore, vedendo il ragazzo
interessato, prende a illustrargli la lavorazione.
- Si alimenta il forno con il carbone finché la temperatura non
sale abbastanza per arrivare alla fusione, e trasformare l’insieme dei
minerali in un liquido fluido. Il risultato si presenta come due sostanze
sovrapposte sul fondo della fornace, sopra le scorie più leggere
che vengono scartate, e sotto il ferro pesante che il tuo padrone viene
fino qui a comprare.
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