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Capitolo 8
Il mestiere del fabbro medievale

Sono passati molti mesi da quando Angelo ha iniziato il suo nuovo lavoro.
Non è ancora un fabbro esperto, ma i numerosi colpi di martello che ha dato in quel lungo periodo giorni, gli hanno rinforzato il fisico.
Nel frattempo ha cercato di "rubare con gli occhi", seguendo con lo sguardo tutte le operazioni che avvengono nell’officina. Osserva gli altri due assistenti - il grasso Filippo e l’asciutto Soter - portare il ferro alla giusta temperatura e poi lavorarlo fino ad ottenere il prodotto finale: una falce, una zappa, un robusto piccone, o qualche altro strumento richiesto dal cliente.
Se il giovane apprendista ancora non è diventato un artigiano esperto, ne sa comunque molto più di quando ha cominciato. Forgione gli da fiducia, e una volta lo manda da solo a comprare il carbone, incaricando il ragazzo stesso di contrattare il prezzo con i boscaioli.
Quando il ragazzo ritorna con gli acquisti, e la merce è pesata e valutata, il vecchio artigiano si accorge che i conti non tornano: Angelo ha pagato il carbone molto più del suo valore. Il proprietario della bottega scopre così che il giovane non è molto bravo con i numeri. Quand’era contadino a Ravenna, non ne ha avuto un gran bisogno, ma ora che lavora come artigiano è tutto un altro discorso.
Forgione decide di prendere provvedimenti, e gli mette alle costole sua figlia Elisa, che ha la stessa età del ragazzo.
In quei tempi è molto raro trovare una donna colta, ma il fabbro ha capito ben presto che una persona di famiglia a tener sotto controllo i conti, avrebbe rafforzato la sua bottega, e l’ha mandata a studiare dai monaci. Elisa segue la scuola di un anziano religioso, uno dei pochi capaci di insegnare le procedure di calcolo essenziali per registrare i conti della bottega. La ragazza è diventata bravissima nel registrare numeri e conteggi. Aiutata da un abaco - un pallottoliere con tante palline disposte su file, un fantastico strumento per fare divisioni e moltiplicazioni - tiene in ordine i conti del padre, segnando le spese e i debiti di chi non ha ancora pagato la merce, contribuendo con la sua abilità matematica a far quadrare i conti in cassa.

Trasformata da studentessa, com’è stata in precedenza, al più nobile ruolo di insegnante, Elisa si mostra felice di fare la maestra. È inflessibile nel riprendere gli errori del giovane, e quando il ragazzo si addormenta, stanco della giornata passata a dar colpi di martello, lo risveglia con un colpettino delle dita sulla testa. Basta quel tocco per destare Angelo, che sobbalza vergognoso di essere sorpreso a sonnecchiare.
Per tenerlo attento, un giorno Elisa gli fa un curioso indovinello.
- Una lumaca decide di arrampicarsi su per un muro alto cinque braccia.
Inizia la salita e il primo giorno avanza in verticale di tre braccia. Però la notte, a causa del suo corpo scivoloso, scivola giù per due braccia. Il giorno dopo deve ricominciare a salire dal punto dov’è arrivata, e di nuovo avanza di tre e quando è buio scivola di due. Così va anche il terzo giorno. In quanto tempo la lumaca raggiunge il bordo superiore del muro e finalmente si può riposare?
- È facile! In cinque giorni!
- Sbagliato!
Rifletti meglio. I numeri sono utili, ma sono solo dei simboli delle cose reali. Pensa al percorso della lumaca: che gli accade in tutto il suo su e giù?
- L’hai detto tu: di giorno sale tre braccia, la notte scende di due, in pratica percorre un braccio al giorno; se il muro è alto cinque, fanno esattamente cinque giorni per percorrerlo tutto.
- Niente affatto mio caro: pensaci bene. Dopo il primo giorno la lumaca arriva ad altezza tre. La notte scende di due e riparte da uno. Alla fine del secondo giorno arriva ad altezza quattro. La notte scende a due, ma ecco al tramonto del terzo giorno, l’animale con la sua normale tappa da tre braccia, è arrivata alla sommità del muro. Si installa tranquilla sulla parete orizzontale e non scende più giù.
In soli tre giorni è arrivata alla meta.

Un lunedì Forgione lo sveglia prima dell’alba.
- Andiamo! Stiamo quasi finendo le nostre scorte. Oggi mi accompagnerai alla fonderia per comprare il nuovo ferro ancora da forgiare.
Durante il viaggio l’anziano fabbro gli spiega la curiosa storia del ferro, che passa dal riposo assoluto sottoterra al fragore della battaglia, danzando nel fuoco e ballando sotto i colpi del fabbro.
- Da noi in Umbria ci sono tanti boschi ma manca del tutto era la materia prima: non ci sono miniere di ferro.
La stragrande maggioranza del metallo che lavoriamo deve venire da lontano, dall’isola d’Elba, che è un posto ricchissimo di miniere.
- Tu ci sei stato non è vero? Piacerebbe anche a me vederla.
- Sì, ci ho lavorato in gioventù, ma è un’isola piccola, sfruttata da tanti secoli, non ha legna a sufficienza per lavorare tutto il ferro estratto dalle sue miniere. Il minerale è allora portato oltre il mare, in Toscana, con un viaggio lungo e costoso sulle barche, ma da quelle miniere sul Tirreno si estrae un minerale di così alta qualità da giustificare gli alti costi del trasporto prima per mare e poi, dopo lo sbarco sulla costa, sui carri o sul dorso degli asini.

Il terzo giorno, mentre passano sulla sommità di un colle alto e solitario, Forgione ferma il carro e si rivolge al ragazzo.
- Fermiamoci che ti voglio parlare. Oggi è un giorno importante per te. Ti rivelerò uno dei segreti dell’arte del fabbro, qualcosa che mi devi giurare di non rivelare mai a nessuno. Imparerai qual è la sostanza miracolosa che può rendere invincibile una spada.
Il fabbro si china a raccogliere una piccola pietra scura da terra e inizia a confidarsi sottovoce, spiegando cose che non è ancora il momento di svelare.

Il pomeriggio riprendono il cammino, e viaggiano ancora per due giorni, lungo un percorso faticoso fatto su strade in pessime condizioni. Il sesto giorno Forgione, per consolare Angelo, lo incoraggia dicendogli:
- Forza! Ci siamo quasi! Fra poco c’è la fonderia.
Man mano che si avvicinano Angelo sente un rumore, ritmico e continuo, che diventa via via più forte.
- Cos’è questo fracasso? - Chiede al vecchio fabbro.
- E’ il maglio.
- Cos’è un maglio?
- È un gigantesco martello, efficiente ma così pesante che un uomo non potrebbe mai sollevarlo. Solo la forza dell’acqua può farlo lavorare.
- Com’è fatto?
- È un grosso palo, che termina con una testa di ferro. Grazie a degli ingranaggi che trasmettono il movimento, viene sollevato dalla ruota del mulino, fatta girare dalla forza della corrente,. Una volta in alto, il martello gigante ricade sopra una larga incudine, e batte e ribatte con ritmo metodico, instancabile e fortissimo, spinto dall’acqua, che lo alza e lo fa ricadere tutto il giorno.
Il maglio è indispensabile per frantumare il materiale uscito dalle miniere, spezzetta le pietre estratte sottoterra fino a ridurle alla grandezza di una noce. Quando sono ridotte a piccoli frammenti, si mescolano al carbone ed avviene la prima fusione. Il prodotto di questa prima lavorazione, costituito da ferro molto grossolano e pieno d’impurità, viene poi trasformato in metallo lavorato dentro officine come la mia.
- Farebbe comodo anche a noi avere un tale meccanismo!
- Non è cosa da tutti metter in funzione un maglio.
Ci vuole un posto adatto, vicino ad un corso d’acqua, non la nostra bottega che è al centro di Spoleto.
Serve inoltre una notevole dose di conoscenze tecniche: bisogna saper costruire canali che producano una cascata proprio dove vuole l’uomo. Sotto la cascata serve una grossa ruota che riceve energia dell’acqua, e poi ingranaggi che convertano questa energia nella forza necessaria per sollevare il maglio.
Noi dobbiamo accontentarci di mazza e martello.

Arrivano al luogo da dove viene quel battere ritmico. Entrano nella fonderia, e finalmente il ragazzo vede il maglio in funzione. Sembra il becco di un uccello gigantesco, che becca e becca sopra la sua incudine, schiacciando sassi e pietre fino a ridurli in briciole.
Angelo si stupisce della grandezza della struttura. Al fine di garantire un getto continuo di aria, dietro la fornace ci sono una coppia di grandi mantici affiancati, sostenuti da pali di legno, cui sono ancorate le parti fisse del meccanismo, tutt’altra cosa dal soffietto rudimentale di Forgione. I mantici sono protetti da un muro di mattoni, per evitare che si incendino a causa delle scintille.
Le canne dei mantici puntano verso un forno in argilla, dove avviene la prima fusione del minerale comprato dalle miniere. Il forno ha un focolare su cui poggia un grande vaso di pietra, il crogiuolo. Dentro questo i fonditori, seguiti dagli occhi curiosi di Angelo, pongono uno strato di carbone, al centro del quale è messo il minerale in polvere, poi coperto da un ulteriore cumulo di carbone.
I lavoranti controllano il processo mediante l’apertura superiore del forno, un foro che consente di raggiungere il crogiuolo con attrezzi a manico lungo.

Un fonditore, vedendo il ragazzo interessato, prende a illustrargli la lavorazione.
- Si alimenta il forno con il carbone finché la temperatura non sale abbastanza per arrivare alla fusione, e trasformare l’insieme dei minerali in un liquido fluido. Il risultato si presenta come due sostanze sovrapposte sul fondo della fornace, sopra le scorie più leggere che vengono scartate, e sotto il ferro pesante che il tuo padrone viene fino qui a comprare.

 

L’invincibile spada di Orlando
Romanzo storico sulla guerra del 774 tra Franchi e Longobardi nell’alto Medio Evo
di Francesco Cascioli e Xenia Buzzi

Indice dei capitoli

Al mercato di Ravenna nel 769
Attraverso l’Italia da Ravenna all’Umbria
La cattura. Schiavo dei Longobardi
Apprendista del fabbro. L’artigiano medievale
Le maglie di ferro. L’armatura nel medio evo
I clienti dell’artigiano medievale
I carbonai. Estrazione e lavorazione del ferro nel Medio Evo
Il mestiere del fabbro medievale
Roma nell’alto Medio Evo
Le reliquie e la religiosità medievale
La reggia imperiale sul Palatino nel Medio Evo
Gli ambasciatori del Papa alla corte longobarda e poi presso i Franchi
Ginevra. La corte di Carlo Magno e i Franchi
Fabbro dei cavalieri, con Carlo Magno e i Franchi
La spada di Orlando. Le armi dei Franchi
Il piano di battaglia alle Chiuse della Valle di Susa
Il combattimento tra Franchi e Longobardi alle Chiuse della Valle di Susa
Il ritorno a Ravenna passata dai Longobardi ai Franchi
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Piccolo glossario di Storia medievale
Piccolo questionario di Storia medievale
La storia della guerra tra Franchi e Longobardi all’epoca di Carlo Magno
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