|
Nella città incontrano
di nuovo gli ambasciatori. La loro missione presso il re longobardo Desiderio
era stata inutile.
- Non c’è stato nulla da fare! - Gli confida Albino. - Il sovrano
di Pavia considera ormai Ravenna come terra longobarda, e si rifiuta di
restituirla.
Pensa che re Carlo è arrivato ad offrirgli una forte somma: quattordicimila
monete d’oro, un sacco di metallo pesante quanto un uomo.
- Quattordicimila monete! È una cifra enorme!
- Proprio così, e in un periodo in cui di oro ne circola poco,
a causa delle conquiste mussulmane nel Mediterraneo, ma il re Desiderio
non ne ha voluto sentir parlare.
Deve aver pensato che l’offerta era un segno di debolezza. Non ha capito
che l’alternativa è una guerra, col suo carico di morti e di disgrazie.
Alla corte di Ginevra, Martino
e Angelo sono accolti con tutti gli onori. Carlo li invita a mangiare
insieme a lui e ai suoi cavalieri. Si fa leggere a voce alta la lettera
del Papa che infiamma i cuori di tutti i guerrieri.
Al banchetto Angelo finisce
seduto accanto al conte Orlando. Lo conosce di fama: è il signore
della Bretagna, il più nobile tra tutti i fedelissimi di Carlo,
sempre impegnato nelle missioni più rischiose. Il ragazzo scopre
con piacere che, terribile in battaglia, a tavola è un tipo amabile,
cordiale, pronto a ridere e a scherzare.
- Allora - gli chiede il nobile franco - come ti trovi alla corte di Carlo?
- Ottimamente! È meraviglioso vedere, seduti vicino al re più
famoso del mondo, tanti valorosi cavalieri.
- Ben detto ragazzo! Qui dentro ci sono i guerrieri più forti della
terra.
Vedendo il signore ben disposto, il ragazzo osa fargli una domanda.
- Ditemi conte Orlando: come si diventa cavaliere?
- Si inizia a 14 anni diventando scudiero di un cavaliere: si deve seguire
il padrone in battaglia e curarne il cavallo e l’armatura. Si viene invece
nominati cavalieri entro i 21 anni, ma alcuni perfino prima di questa
età. Se uno scudiero si è comportato in maniera particolarmente
coraggiosa in battaglia, riceve l’investitura da cavaliere direttamente
sul campo.
Di solito però la cerimonia avviene alla corte di un nobile o del
sovrano. Prima della vestizione il futuro cavaliere fa un bagno purificatore;
ed è poi accompagnato nella chiesa del castello dove indossa una
tunica bianca e trascorre la notte in preghiera, senza mai farsi vincere
dal sonno.
- Ecco perché si dice "passare una notte in bianco",
significa non dormire fino all’alba!
- Esatto. Al mattino, dopo aver fatto giurare al giovane di non venire
mai meno ai doveri che competono al cavaliere, si compiono gli ultimi
e più solenni atti di tutto il rituale: la consegna della spada
e la "collata".
- Collata? Cos’è? È la prima volta che sento questa parola.
- La collata è un uso antichissimo. Si tratta di un colpo vibrato
di piatto con la spada sulla spalla del futuro guerriero, che assume contemporaneamente
valore reale e simbolico. Il colpo ricevuto è infatti la prima
prova di forza a cui il neo cavaliere viene sottoposto: sarebbe un grave
disonore se egli barcollasse o mostrasse un qualsiasi trasalimento. Con
fermezza deve sostenere quel colpo che sarà, simbolicamente, anche
l’ultimo che il cavaliere accetterà di ricevere senza rispondere
all’offesa.
L’indomani la città
è in fermento, in ogni via si sente aria di battaglia.
Intanto re Carlo mobilita le sue ricchezze: le guerre costano, molto più
di quello che la gente si immagina. Dalle terre che il sovrano ha in Francia,
affluiscono mandrie intere di bestiame: pecore, maiali e vitelli. Alcuni
vengono messi all’ingrasso nei pascoli intorno alla città: avrebbero
accompagnato l’esercito nella sua discesa in Italia, comode provviste
che non bisognava trasportare, pronte a seguire l’esercito sulle loro
zampe. Altri animali vengono usato come merce di scambio con gli abitanti
di Ginevra, per i complessi e costosi preparativi della futura campagna
militare. Quello che non si ottiene col baratto - una pecora in cambio
di cento frecce - è pagato in monete d’argento, che i cambiavalute
hanno messo volentieri a disposizione del re.
Ginevra è al centro
dell’Europa, e ospita numerosi cambiavalute, che convertono le monete
dei viaggiatori nei tremisse, i soldi longobardi da usare nei commerci
con l’Italia. Maneggiando forti quantità di monete, quei mercanti
di denaro prestano soldi e sono sempre pronti a finanziare un’impresa
se questa promette buoni guadagni. La notizia della prossima guerra ha
infiammato l’economia. Tutti prevedono un ricco bottino, e il re ottiene
molto credito. Riceve in prestito forti somme, che avrebbe poi ripagato
col bottino strappato ai Longobardi.
|