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Capitolo 13
Ginevra. La corte di Carlo Magno e i Franchi

Nella città incontrano di nuovo gli ambasciatori. La loro missione presso il re longobardo Desiderio era stata inutile.
- Non c’è stato nulla da fare! - Gli confida Albino. - Il sovrano di Pavia considera ormai Ravenna come terra longobarda, e si rifiuta di restituirla.
Pensa che re Carlo è arrivato ad offrirgli una forte somma: quattordicimila monete d’oro, un sacco di metallo pesante quanto un uomo.
- Quattordicimila monete! È una cifra enorme!
- Proprio così, e in un periodo in cui di oro ne circola poco, a causa delle conquiste mussulmane nel Mediterraneo, ma il re Desiderio non ne ha voluto sentir parlare.
Deve aver pensato che l’offerta era un segno di debolezza. Non ha capito che l’alternativa è una guerra, col suo carico di morti e di disgrazie.

Alla corte di Ginevra, Martino e Angelo sono accolti con tutti gli onori. Carlo li invita a mangiare insieme a lui e ai suoi cavalieri. Si fa leggere a voce alta la lettera del Papa che infiamma i cuori di tutti i guerrieri.

Al banchetto Angelo finisce seduto accanto al conte Orlando. Lo conosce di fama: è il signore della Bretagna, il più nobile tra tutti i fedelissimi di Carlo, sempre impegnato nelle missioni più rischiose. Il ragazzo scopre con piacere che, terribile in battaglia, a tavola è un tipo amabile, cordiale, pronto a ridere e a scherzare.
- Allora - gli chiede il nobile franco - come ti trovi alla corte di Carlo?
- Ottimamente! È meraviglioso vedere, seduti vicino al re più famoso del mondo, tanti valorosi cavalieri.
- Ben detto ragazzo! Qui dentro ci sono i guerrieri più forti della terra.
Vedendo il signore ben disposto, il ragazzo osa fargli una domanda.
- Ditemi conte Orlando: come si diventa cavaliere?
- Si inizia a 14 anni diventando scudiero di un cavaliere: si deve seguire il padrone in battaglia e curarne il cavallo e l’armatura. Si viene invece nominati cavalieri entro i 21 anni, ma alcuni perfino prima di questa età. Se uno scudiero si è comportato in maniera particolarmente coraggiosa in battaglia, riceve l’investitura da cavaliere direttamente sul campo.
Di solito però la cerimonia avviene alla corte di un nobile o del sovrano. Prima della vestizione il futuro cavaliere fa un bagno purificatore; ed è poi accompagnato nella chiesa del castello dove indossa una tunica bianca e trascorre la notte in preghiera, senza mai farsi vincere dal sonno.
- Ecco perché si dice "passare una notte in bianco", significa non dormire fino all’alba!
- Esatto. Al mattino, dopo aver fatto giurare al giovane di non venire mai meno ai doveri che competono al cavaliere, si compiono gli ultimi e più solenni atti di tutto il rituale: la consegna della spada e la "collata".
- Collata? Cos’è? È la prima volta che sento questa parola.
- La collata è un uso antichissimo. Si tratta di un colpo vibrato di piatto con la spada sulla spalla del futuro guerriero, che assume contemporaneamente valore reale e simbolico. Il colpo ricevuto è infatti la prima prova di forza a cui il neo cavaliere viene sottoposto: sarebbe un grave disonore se egli barcollasse o mostrasse un qualsiasi trasalimento. Con fermezza deve sostenere quel colpo che sarà, simbolicamente, anche l’ultimo che il cavaliere accetterà di ricevere senza rispondere all’offesa.

L’indomani la città è in fermento, in ogni via si sente aria di battaglia.
Intanto re Carlo mobilita le sue ricchezze: le guerre costano, molto più di quello che la gente si immagina. Dalle terre che il sovrano ha in Francia, affluiscono mandrie intere di bestiame: pecore, maiali e vitelli. Alcuni vengono messi all’ingrasso nei pascoli intorno alla città: avrebbero accompagnato l’esercito nella sua discesa in Italia, comode provviste che non bisognava trasportare, pronte a seguire l’esercito sulle loro zampe. Altri animali vengono usato come merce di scambio con gli abitanti di Ginevra, per i complessi e costosi preparativi della futura campagna militare. Quello che non si ottiene col baratto - una pecora in cambio di cento frecce - è pagato in monete d’argento, che i cambiavalute hanno messo volentieri a disposizione del re.

Ginevra è al centro dell’Europa, e ospita numerosi cambiavalute, che convertono le monete dei viaggiatori nei tremisse, i soldi longobardi da usare nei commerci con l’Italia. Maneggiando forti quantità di monete, quei mercanti di denaro prestano soldi e sono sempre pronti a finanziare un’impresa se questa promette buoni guadagni. La notizia della prossima guerra ha infiammato l’economia. Tutti prevedono un ricco bottino, e il re ottiene molto credito. Riceve in prestito forti somme, che avrebbe poi ripagato col bottino strappato ai Longobardi.

 

L’invincibile spada di Orlando
Romanzo storico sulla guerra del 774 tra Franchi e Longobardi nell’alto Medio Evo
di Francesco Cascioli e Xenia Buzzi

Indice dei capitoli

Al mercato di Ravenna nel 769
Attraverso l’Italia da Ravenna all’Umbria
La cattura. Schiavo dei Longobardi
Apprendista del fabbro. L’artigiano medievale
Le maglie di ferro. L’armatura nel medio evo
I clienti dell’artigiano medievale
I carbonai. Estrazione e lavorazione del ferro nel Medio Evo
Il mestiere del fabbro medievale
Roma nell’alto Medio Evo
Le reliquie e la religiosità medievale
La reggia imperiale sul Palatino nel Medio Evo
Gli ambasciatori del Papa alla corte longobarda e poi presso i Franchi
Ginevra. La corte di Carlo Magno e i Franchi
Fabbro dei cavalieri, con Carlo Magno e i Franchi
La spada di Orlando. Le armi dei Franchi
Il piano di battaglia alle Chiuse della Valle di Susa
Il combattimento tra Franchi e Longobardi alle Chiuse della Valle di Susa
Il ritorno a Ravenna passata dai Longobardi ai Franchi
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Piccolo glossario di Storia medievale
Piccolo questionario di Storia medievale
La storia della guerra tra Franchi e Longobardi all’epoca di Carlo Magno
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