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All’alba re Carlo dispone il
grosso dell’esercito in una lunga fila tra gli alberi del bosco, dietro
la linea fortificata dei Longobardi.
- Avanti, miei valorosi guerrieri! Diamo inizio alla battaglia!
I soldati di Carlo che vanno all’assalto sono pochi, ma ansiosi di combattere.
I Franchi avanzano affiancati ed il nemico li scorge. Una parte dei Longobardi
si allontana dalla linea delle fortificazioni e si schiera di fronte ai
Franchi che avanzano. Arriva il momento dello scontro.
Le due file si affrontano. Entrambi gli eserciti levano alte grida, un
grande clamore risponde dal vallo e da tutte le fortificazioni.
Da ogni parte i Longobardi si incitano a vicenda con grida e urla. Quelli
giunti a contrastare le truppe franche arrivate in rinforzo, vedendo i
nostri pressati dal numero dei loro soldati, si convincono di essere superiori.
I nemici partono al contrattacco: truppe fresche longobarde danno continuamente
il cambio a chi è stanco, i guerrieri di Carlo sono spossati da
una fatica che non conosce pause. Molti Franchi vengono colpiti da nugoli
di frecce, asce, giavellotti, da lance e proiettili d’ogni tipo scagliati
dai nemici.
I due eserciti sentono che è il momento decisivo, in cui occorre
lottare allo spasimo: i Franchi, se non forzano la linea tenuta dal nemico,
dovranno rinunciare ad ogni speranza di vittoria. I Longobardi, se riescono
a sostenere l’urto, si aspettano la fine di fatiche e pericoli.
La battaglia si svolge sotto gli occhi di tutti, nessun atto di coraggio
o di viltà può sfuggire: il desiderio di gloria e la vergogna
di passare per vigliacco, spronano al valore gli uni e gli altri. Si combatte
da ore, il mezzogiorno è ormai vicino e l’esito è ancora
incerto.
Arriva il segnale di re Carlo,
e anche lo squadrone di riserva del conte Orlando si precipita in battaglia.
- Prima fila avanti! - Ordina il conte.
Un gruppo di Franchi parte alla carica, mentre Angelo, che con altri cavalieri
è nella seconda schiera, tiene a freno il suo cavallo.
I Longobardi hanno schierato in mezzo alla loro cavalleria molti arcieri
e fanti dall’armatura leggera, che hanno il compito di soccorrere i loro
quando ripiegano, e di frenare l’impeto dei nostri cavalieri. I nemici
colpiscono parecchi dei Franchi, costringendoli a lasciare la mischia.
Alcuni delle prime file longobarde cadono sotto i colpi della cavalleria
francese, ma gli altri resistono con estrema tenacia e nessuno dà
segni di fuga. L’esito dello scontro è ancora incerto. Ma ecco
il nuovo segnale del conte Orlando.
- Seconda fila all’attacco! Seguitemi!
Una valanga di metallo armato, guidata personalmente dal conte, si dirige
verso i nemici. Angelo incita il suo cavallo alla corsa. Il ragazzo punta
la lancia su un longobardo, un omone alto e grosso, armato con uno spadone
tenuto con due mani.
Il giovane avanza al galoppo verso l’omone, ma costui deve essere più
esperto del ragazzo: schiva il colpo e gli spezza la lancia con un gran
colpo della sua lama. Angelo allora getta l’asta ormai senza più
punta, gira il cavallo e sfodera la spada. Elisa, la lama magica forgiata
col ferro celeste, sta per entrare in azione! Il giovane fabbro, tenendo
in mano la sua creazione, torna alla carica, punta verso una zona dove
infuria il combattimento, e questa volta è più fortunato.
Con un gran colpo della sua lama invincibile disarma un nemico spezzandogli
la spada, ruota sulle staffe per ferirne un altro, gira ancora il cavallo
e più e più volte attraversa le linee longobarde, seminando
spadate a destra e a sinistra. Poco distante anche orlando fa ruotare
la Durlindana, seminando il panico tra i nemici.
Intanto anche lungo le fortificazioni sul colle lo scontro diventa più
aspro. La posizione sfavorevole dei soldati di Carlo, che combattono in
salita e contro solide mura, ha un peso determinante. Molti cadono, colpiti
dai Longobardi, che scagliano dardi, pietre e giavellotti. Però
i Franchi che assediano il muro, appena scorgono la carica del conte Orlando,
esultano.
- Ecco i rinforzi che cambieranno la battaglia! - Grida il nobile Bernardo,
e gli animi di tutti si riempiono di gioia.
- Avanti! - Li incita lo zio del re, guidando le truppe ad un nuovo assalto
contro la fortificazione.
Con nugoli di frecce i guerrieri franchi scacciano i difensori dalle torri,
coprono il fossato con fascine, lo colmano di terra e si preparano a giocare
il tutto per tutto.
Il clamore che si alza alle
spalle mentre combattono, contribuisce a seminare il panico tra i nemici.
Tutti capiscono che la loro vita è legata alla salvezza degli altri.
Si combatte contemporaneamente in ogni zona.
Le truppe longobarde vengono attaccate e incalzate. I soldati di re Desiderio
sono costretti a dividersi lungo tutta l’estensione delle linee, e non
è facile respingere gli attacchi dei Franchi sferrati contemporaneamente
nei diversi settori.
Alla fine un’ultima carica
dei cavalieri con cui combatte Angelo, decide le sorti della battaglia.
I guerrieri franchi con uno sforzo disperato, affrontano per l’ennesima
volta gli avversari e li mettono in fuga. È una strage: di tanti
che erano, solo pochi tra gli avversai delle schiere di Orlando, raggiungono
salvi l’accampamento.
Dalle zone del muro che ancora occupano, i Longobardi vedono la ritirata
dei loro e il massacro che gli accade alle spalle. Persa ogni speranza
di salvezza, richiamano le truppe dalle varie fortificazioni.
Appena odono il segnale di ritirata, i Longobardi fuggono anche dall’accampamento.
È la vittoria!
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