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Breve storia dell’Italia sotto il dominio longobardo

Circa le origini dei Longobardi esistono poche notizie sicure. Sembra che intorno al 30 a.C., un popolo scandinavo proveniente forse da un’isola dell’arcipelago danese  si insediò in Germania, in una zona della Bassa Sassonia. Sulla base di testimonianze archeologiche e delle fonti latine, si è dedotto che i bellicosi Longobardi vivevano in villaggi non fortificati e si sostentavano grazie all’allevamento delle greggi. Già al tempo della guerra contro i barbari Marcomanni (170 d.C. circa), bande sparse di guerrieri longobardi presero parte ai saccheggi e alle razzie dei Germani in territorio romano. Tra il 470 e il 526 i Longobardi si spostarono in Boemia (l’attuale Repubblica Ceca), nel 526 passarono in Pannonia (l’odierna Ungheria).

L’imperatore bizantino Giustiniano pensò di arruolarli come mercenari nelle armate impegnate in Italia: quasi seimila Longobardi andarono dunque ad ingrossare l’esercito che combattè contro gli Ostrogoti. Durante la feroce guerra greco-gotica, il comportamento oltraggioso dei Longobardi, i quali, a detta dello storico bizantino Procopio, "appiccavano fuoco a qualsiasi costruzione e violentavano le donne rifugiatesi negli edifici religiosi", valse loro un congedo anzi tempo, un “ben servito” in denaro, ed una scorta bizantina che li accompagnò fino ai confini dell’Impero. Al tempo stesso, i Longobardi ebbero in questo modo un assaggio dell’Italia e delle caratteristiche militari degli eserciti bizantini, indeboliti da 17 anni di guerra ininterrotta contro gli Ostrogoti.

Pochi anni dopo, nel 568, 150.000 Longobardi invasero in Italia. I Romani d’Oriente, impegnati a combattere gli Avari nei Balcani e i Persiani in Oriente, non poterono mutare il corso degli eventi: dopo tre lunghi anni di assedio cadeva la città di Pavia, che divenne la capitale del regno longobardo. I Longobardi, popolo nomade e guerriero, entrati in Italia non come alleati dell’Impero ma da conquistatori, numericamente assai inferiori agli Italici, imposero ai vinti la cessione di un terzo dei prodotti; solo in rari casi si impossessarono di parte delle terre. Privi di leggi scritte, i Longobardi lasciarono liberi i vinti di seguire il diritto romano e, sebbene ariani o semipagani, non perseguitarono i cattolici.

I primi re longobardi, vittime di congiure e tradimenti, finirono assassinati. Dopo vi fu un periodo di dieci anni di anarchia, cui pose termine il nuovo re longobardo Autari. Costui riuscì ad assicurarsi il controllo dei valichi alpini attraverso il matrimonio con Teodolinda, la figlia del cattolico duca di Baviera e, con il favore della nuova regina e grazie all’intensa opera di proselitismo promossa da papa Gregorio Magno e attuata da Colombano (il fondatore dell’abbazia benedettina di Bobbio presso Piacenza), favorì la conversione al cattolicesimo di una parte dei Longobardi ariani (603).

In seguito all’invasione longobarda, l’Italia dovette subire quasi quattordici secoli di disunione, in quanto gli stessi Longobardi non conquistarono mai l’intera penisola. Il regno longobardo di Pavia ebbe la supremazia politica sui ducati longobardi degli Appennini meridionali: Spoleto e Benevento. Regnava direttamente sull’Italia settentrionale e centrale, esclusi Venezia, le coste liguri, romagnole e marchigiane e il Lazio, che, con l’Italia meridionale, restarono ai Bizantini (vedi cartina a pag. XY). Nel corso del VII secolo il dominio longobardo si ingrandì sempre più, occupando la Liguria, parte della Romagna e del Lazio. Nel 749 il re Astolfo riprese la politica di espansione, ma il nuovo papa Stefano II chiese l’aiuto di Pipino il Breve, re dei Franchi. Sceso in Italia, Pipino sconfisse nel 756 i Longobardi, costringendo Astolfo a cedere al papa le terre tolte ai Bizantini, che costituirono il nucleo del futuro Stato pontificio.

Ad Astolfo succedette Desiderio (756-774) che mosse contro Ravenna e la Romagna bizantina, minacciando, in un secondo tempo, Roma stessa. Il papato aveva sempre più bisogno dei Franchi contro i Longobardi, in quanto gli imperatori di Costantinopoli, per le guerre in Oriente contro gli Arabi, non erano più in grado di venire in aiuto di Roma. Dopo la morte del fratello Carlomanno (771), Carlo Magno si impadronì di tutto il regno franco, e, accogliendo l’appello di papa Adriano I, scese in Italia contro i Longobardi.

Raccolto l’esercito a Ginevra, Carlo Magno era incerto su quale strada percorrere per scendere in Italia. I Longobardi avevano concentrato le loro truppe alle Chiuse della Valle di Susa in provincia di Torino, una linea di sbarramenti preparati da Desiderio nella valle del fiume Dora Riparia. Secondo quanto scrive Alessandro Manzoni nella Premessa storica della sua tragedia “Adelchi”:

“…Carlo, disperando di superare le Chiuse, né sospettando che ci fosse altra strada per sboccare in Italia, aveva già stabilito di ritornarsene, quando arrivò al campo de’ Franchi un diacono, chiamato Martino, spedito da Leone, arcivescovo di Ravenna; e insegnò a Carlo il passo per scendere in Italia. Questo Martino fu poi uno de’ successori di Leone su quella sede. Mandò Carlo per luoghi scoscesi una parte scelta dell’esercito, la quale riuscì alle spalle de’ Longobardi, e gli assalì; questi, sorpresi dalla parte dove non avevano pensato a guardarsi, e essendo tra loro de’ traditori, si dispersero. Carlo entrò allora col resto de’ suoi nelle Chiuse abbandonate. Desiderio, con parte di quelli che gli eran rimasti fedeli, corse a chiudersi in Pavia; Adelchi in Verona…”

Vincitore alle Chiuse di Susa, Carlo Magno pose l’assedio a Pavia e a Verona e piegò la resistenza di entrambe. Adelchi da Verona fuggì a Costantinopoli e Desiderio, arresosi a Pavia, fu catturato e chiuso in un monastero in Francia.

Da quel momento il regno longobardo divenne un regno dipendente dall’impero

Franco. Carlo Magno assunse la corona di re dei Longobardi e, in un primo tempo, lasciò sussistere i duchi precedenti, da cui volle il giuramento di fedeltà. Vano fu il tentativo di Adelchi di riprendere il regno, così che alla fine del secolo VIII rimasero del dominio longobardo in Italia solo i ducati di Spoleto e di Benevento, vassalli dei sovrani Franchi.