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DIVINA COMMEDIA - INFERNO - CANTO PRIMO

Nel lezzo del cammin della mia vita
mi ritrovai con una serva oscura,
che quella dritta, lì s’era smarrita.
Ah!. Dire di dov’era è cosa dura
questa serva selvaggia racchia forte
che nel pensier rinnova la paura!
Tanto brutta che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’io vi trovai
dirò dell’altre cose ch’io v’ho scorte.
Io non so ben ridir se in lei c’entrai
tant’ero pien di sonno in quello punto
che forse lì con lei m’abbandonai.
Ma poi ch’io fui là in basso alfine giunto
la dove si trovava..quella valle
che m’avea di libido il cor compunto,
guardai in alto e vidi le sue spalle
svestite sotto i raggi del pianeta
che rende dritto ciò ch’è sulle palle.
Allora fu la voglia un poco cheta
che certo molto a lungo era durata
la notte ch’io passai come un atleta.
E come quei che con lena affannata
uscito fuor dal pelago alla riva
si volge a lei ringalluzzito e guata,
così l’organo mio, che un po’ languiva
si volse a lei per rinnovar lo spasso,
cui non rinuncia mai persona viva.
Poi ch’ei posato un poco il corpo lasso
ripresi quella parte un po’ deserta
che mi attendeva proprio lì nel basso.
Ed ecco lei rincominciare, esperta,
con cadenza leggera e presta molto
che di pel maculato era coverta;
e non mi si partia dinanzi al volto,
e agevolava tanto il mio cammino
ch’io fui per rituffar più volte volto.
Temp’era dal principio del mattino,
ed io montava da veder le stelle
ch’era con lei, sì, proprio amor divino
movendo a tempo le sue cose belle;
si che a bene sperar m’era cagione
di quella soda e voluttuosa pelle,
l’ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che la voglia non mi desse
di sentirmi in quell’attimo un leone.
Quella pareva che con me venesse
sì voluttuosa e con rabbiosa fame
sì che parea che lei non mi temesse.
Come una lupa, che con le sue brame
sembrava ingorda ne la sua fierezza
che molte genti già fer viver grame.
Questa mi porse tanto di gravezza
per il rimorso già d’averla vista
ch’io rividi in colei tanta rozzezza.
E qual è quei che volentier conquista
e giugne il tempo che perde la pace
e dopo il suo goder tutto s’attrista
mi ritrovai una bestia poco audace,
e vedendomi un tonto, a poco a poco
mi ritirai, inver poco loquace…..

(parodia di Renzo B.)