| L’agenzia
di grafica pubblicitaria |
La generazione delle idee
in pubblicità
Il punto di partenza per concepire
un’idea creativa in pubblicità è costituito dal concept,
formulato e verificato nella precedente fase “esplorativa”. L’individuazione
di un valido concept è assolutamente necessaria
per evitare che la creatività vada alla deriva e porti a un’idea, magari
anche valida, ma non coerente con gli obiettivi prefissati. Una non completa
“digestione” e assimilazione del concetto strategico, può generare
lavoro inutile. L’agenzia di pubblicità può pensare di aver imboccato
una strada foriera di sviluppi ricchi e singolari, per accorgersi alla
fine di aver deviato dall’asse strategico. Per questo il
concept, corredato dei limiti di esecuzione
entro cui l’idea creativa deve essere sviluppata, viene racchiuso in un
documento di strategia creativa chiamato in modi diversi: copypiatform,
copy strategy ecc.
Su quali strumenti può contare la pubblicità creativa per dar
vita e corpo a un messaggio che raggiunga i risultati desiderati?
Può incominciare ad analizzare lo scenario della comunicazione
e della pubblicità, dell’area competitiva per il quale sta studiando la
campagna. Si può persino fare il verso a un’altra campagna
ed essere ugualmente originali e riconoscibili.
Il ricorso nella pubblicità
ad una chiave creativa già sperimentata
La pubblicità creativa può far ricorso a chiavi comunicative
già sperimentate e scegliere quella che meglio si addice al concetto
da esprimere e alla natura del prodotto.
Vediamone alcune:
• la dimostrazione. E’ molto usata nel caso di prodotti con un
alto grado di funzionalità, come detersivi, elettrodomestici, dentifrici
e altri, per i quali la valorizzazione delle prestazioni
o del risultato finale può suscitare l’interesse e la preferenza del consumatore.
È ovvio che questa tecnica della pubblicità creativa è tanto più
efficace quanto più il prodotto è oggettivamente migliore dei suoi concorrenti.
• il sogno. Un uomo, sorseggiando il prodotto, dà corpo ad avventure
marinare, in cui diventa il principale protagonista;
• il segno. Il marchio del prodotto viene impresso
su una serie di oggetti marini, su spiagge e scogli;
• lo spettacolo. Grandi scene di panorami marini o di navigazioni
intervallate dal prodotto;
• la soluzione del problema. Ovviamente, questa chiave è difficilmente
applicabile nel caso di un prodotto come il whisky.
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La forza di un’idea creativa
in pubblicità
Si può facilmente capire come
la forza di un’idea creativa dipenda, in gran parte, dalla sua forza di
sintesi, dalla capacità, cioè, di comunicare in modo immediato
un messaggio ricco di significati e facile da ricordare.
Il messaggio inoltre può essere articolato su più livelli d’impatto. Ciò
consente di sviluppare varie argomentazioni per rafforzare i punti di
differenza rispetto ai concorrenti. Ogni livello ha la funzione di rinforzare
o arricchire l’argomentazione principale. Questo tipo di strutturazione
del messaggio, nella sua forma completa, è particolarmente usato per la
pubblicità di quei prodotti che vogliono dimostrare la validità
o superiorità delle loro prestazioni. E’ più difficile applicarla a prodotti
che costruiscono il loro punto di differenza prevalentemente su fattori
emotivi ed evocativi (per esempio, i profumi).
Vediamo questi livelli;
• il claim è il punto centrale del messaggio,
quello che racchiude la promessa di base; per esempio, “Svelto
sgrassa di più”;
• la reason why è un fatto
intrinseco al prodotto, sostiene la promessa e la rende credibile; per
esempio (sempre riferendoci a Svelto), “Perché ha il limone verde”;
• la supporting evidence è un
fatto esterno al prodotto che rinforza l’attendibilità della promessa
o della reason why; per esempio: “Otto massaie
su dieci dichiarano di preferirlo”.
L’idea creativa nella pubblicità
Non tutte le idee vengono
sviluppate compiutamente; molte sono presto abbandonate a vantaggio di
quelle che sembrano essere più originali, più adatte a comunicare il concetto
e più facilmente realizzabili.
Le idee scelte vengono rese visibili per mezzo di strumenti
che cercano di dare l’impressione più vicina possibile a ciò che sarà
la realizzazione finale. Questi strumenti variano a seconda dei
mezzi sui quali la campagna verrà diffusa. Vediamoli insieme.
Per i mezzi a stampa (giornali quotidiani, periodici, manifesti
per affissione, pieghevoli) viene realizzato al computer
un layout dell’annuncio con fotografie prese da photo bank
o scannerizzate da riviste, simili a quelle che poi verranno
appositamente scattate nella fase esecutiva. La parte scritta può occupare
diverse zone dell’annuncio e, a seconda di dove viene inserita,
assume nomi diversi (titolo, body copy, pay off, didascalia):
• il titolo (o head line) esprime, in grande
sintesi, l’idea creativa; può essere collocato in ogni parte dell’annuncio
(in alto, in basso, a destra, a sinistra, in centro) ma deve comunque
costituire il centro focale del messaggio scritto;
• la body copy è la parte argomentativa; spiega e
sviluppa ciò che è stato dichiarato nella head
line;
• il pay off (o base line) è
la parte conclusiva dell’annuncio ed èposta nella parte bassa,
spesso sotto il marchio che firma l’annuncio;
• la didascalia (o caption) è una breve
descrizione che solitamente accompagna una fotografia o un’illustrazione
e ne spiega il contenuto.
Lehmann E., “Come si realizza una campagna pubblicitaria”,
Carocci
La progettazione creativa
in pubblicità
COME VENGONO LE IDEE nella
progettazione di una campagna pubblicitaria?
«Ebbene» confessa Anna Maria Testa una grande
pubblicitaria, «non lo so.
Esistono svariati manuali pieni di sensati suggerimenti del tipo “se volete
trovare una soluzione, cercate di capire bene qual è il problema e poi
dormiteci sopra”. Ci sono numerosi testi teorici che analizzano lo svilupparsi
del processo creativo, ma ricostruendolo a posteriori. E sono state compiute
molte ricerche sperimentali su gruppi di individui (c’è chi
ha lavorato con gli scimpanzé e chi con i poeti) posti di
fronte a un problema qualsiasi: raggiungere un casco di banane collocato
troppo in alto, o scrivere una poesia traendo ispirazione da un paesaggio
montano.
Già negli anni venti si è teorizzato che il processo creaivo
si sviluppa attraverso quattro fasi: preparazione (raccolta
dei dati, e prima ancora delle necessarie conoscenze tecniche o scientifiche),
incubazione (significa prendere confidenza con i dati, non necessariamente
pensandoci sora di continuo) illuminazione (I’improvviso
apparire di una soluzione, spesso completamente diversa da tutte quelle
considerate in precedenza) e verifica (la formalizzazione definitiva).
II momento dell’illuminazione ha un nome: insight.
Non è un nome appartenente alla terminologia pubblicitaria, ma a quella
psicologica e psicanalitica. Rubo la definizione a Hilgard:
INSIGHT - 1) Negli esperimenti di soluzione di problemi, la percezione
dei rapporti che conduce alla soluzione. Tale soluzione può essere prontamente
riprodotta ad una nuova presentazione del problema. 2) Nella psicoterapia,
la scoperta, da parte del paziente, di connessioni dinamiche esistenti
tra esperienze anteriori e successive, che gli permette di riconoscere
la radice dei propri conflitti.
L’insight è un’esperienza - quasi sempre piacevole,
a volte esaltante - comune a tutti: capita ogni volta che si stabilisce
un collegamento che non c’era prima. Capita a chi risolve un indovinello
e a chi capisce come funziona un apriscatole complicato, a chi trova una
nuova formula matematica e a chi scrive un verso. Probabilmente l’invenzione
dell’insalata di spinaci crudi con le arance e la pancetta fritta (piatto
delizioso: provare per credere) è frutto di un insight.
Se l’esperienza dell’insight è magica, non mi risulta però
che esistano ricette magiche per procurala. L’insight
è una capacità innata, soggetta al processo di maturazione (un ragazzo
può risolvere problemi impossibili per un bambino). E probabile che venga
danneggiata da un contesto pedante, convenzionale e conformista o da un
atteggiamento rinunciatario, e che venga favorita dall’attitudine a considerare
i problemi con elasticità, da un ambiente stimolante, da un atteggiamento
attento ma rilassato e fiducioso.»
(Anna Maria Testa)
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