| L’agenzia
di grafica pubblicitaria |
Eccone
un breve elenco:
Below the line, collateral, Comunicazione ambientale, Comunicazione corporate,
Comunicazione culturale, Comunicazione economico-finanziaria, Comunicazione
integrata, Comunicazione interna, Comunicazione sociale e no-profit, Crisis
management, Investor relations, Issues management, Lobbying, Organizzazione
eventi, Prodotti e attività multimediali, Pubblicità, Redazione testi, Relazioni
con i consumatori, Relazioni con la comunità, Relazioni Istituzionali, Sponsorizzazioni
e co-marketing, Supporto per fiere, Ufficio Stampa
Pubblicità e immagini
Pubblicità è cultura dell’immagine
Pubblicità è saper usare le immagini per comunicare
Pubblicità è far parlare le immagini
Pubblicità è la capacità di comunicare con le immagini
Pubblicità è scegliere l’illustrazione giusta, bypassare le difficoltà
iconografiche trovando o costruendo sempre e comunque l’immagine opportuna,
quella adatta alla comunicazione desiderata.
Alle volte è difficile trovare
un’agenzia di pubblicità
Nel 1956
in Usa le difficoltà del Partito Democratico erano
aggravate dal fatto che sebbene avessero stanziato almeno 8 milioni di
dollari per la propaganda radiotelevisiva, non riuscivano a trovate una
agenzia pubblicitaria disposta a curare i loro interessi. I grossi persuasori
erano per lo più orientati verso l’altra parte, il partito repubblicano.
La cosa assunse le proporzioni di uno scandalo negli ambienti pubblicitari
tra la fine del 1955 e l’inizio del 1956: i mesi passavano e i democratici
continuavano a cercate invano di interessate un’agenzia di pubblicitàai
loro milioni. Il periodico commerciale “Printer’s Ink “ riconobbe
che i democratici incontravano difficoltà in tal senso “perché,
a quanto si afferma, le grandi agenzie non vogliono alienarsi gli uomini
d’affari repubblicani che sono alla testa di molte industrie loro clienti.
In taluni circoli pubblicitari si definisce un’idea simile ridicola”.
Anche «Advertising Age “giudicava alquanto ridicolo il sospetto, ma ammetteva:
L’affermazione secondo la quale i repubblicani avrebbero una scelta potenziale
molto più ampia contiene probabilmente quel minimo di verità che basta
a renderla imbarazzante “. La rivista proseguiva dicendosi lieta che 1e
agenzie e i metodi pubblicitari trovassero una sempre più larga applicazione
in campo politico. “un fatto molto positivo”.
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Meno positiva, secondo la rivista,
era “la discussione attualmente in corso circa l’importanza della pubblicità
in campo politico “ e l’impressione, sempre più diffusa tra i cittadini,
che per un partito o candidato abbia grande importanza il colore dell’agenzia
pubblicitaria prescelta. (Una indicazione delle simpatie politiche dei
circoli pubblicitari la si trova nella relazione sul finanziamento dei
partiti presentata dal Senato al termine della campagna elettorale: risulta
da essa che i dirigenti di trentasette grandi agenzie di pubblicità sottoscrissero
51 mila dollari per il partito repubblicano, e non un solo dollaro per
il partito democratico).
Mentre la ricerca dei democratici si faceva sempre più affannosa si cominciò
a parlare di fate intervenire in loro aiuto una “squadra di soccorso”,
sotto forma di un pool anonimo di tecnici pubblicitari reclutati
dalle varie agenzie. Taluni avanzarono anche la proposta di creare una
sorta di speciale “agenzia di salvezza “ cui avrebbero potuto ricorrere
i partiti in mancanza di una regolare agenzia.
Le acque si calmarono quando infine una piccola, ma attiva agenzia, la
Notman, Ctaig e Kummel, accettò di prendere in mano la
campagna democratica. Si tratta della stessa ditta cui si deve la celebre
serie di manifesti: «Ho sognato che fermavo il traffico col mio reggiseno
Maidenform “. Il rapporto di forze con la BBD & O era quello
tra Davide e Golia, ma, a prescindere da ogni considerazione politica,
gli ambienti pubblicitari attesero il confronto con estremo interesse.
Packard Vance, “I persuasori occulti”, 1958, Einaudi, pag. 211
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