| L’agenzia
di grafica pubblicitaria |
Della pubblicità si parla sempre
male. Proponiamo allora un discorso contro corrente.
Oggi la pubblicità è accettata dalla maggior parte di noi – a Roma o fuori
Roma – perché ormai si è integrata perfettamente nella nostra vita e fa
parte della nostra esperienza quotidiana. Forse più che una
critica frontale come quella che superò al suo inizio, oggi incontra opposizione
soprattutto da parte di coloro che se ne sentono saturati.
Il maggior difetto della pubblicità è che ce n’è troppa, sia a Roma che
fuori Roma. Non so se è un problema che si risolverà, o no, nel tempo.
Ovviamente la pubblicità non è perfetta, né peggio di tante altre
cose, dipende dai budget stanziati nei preventivi. Nasce a
immagine e somiglianza dell’uomo e delle sue abitudini sociali. Come specchio
fedele della nostra società, è logico che non le manchino i difetti.
Tuttavia, a margine del discorso su come funziona la pubblicità e su tutti
i suoi meccanismi a cominciare dai preventivi, vorrei dare
un po’ di spazio ad alcuni benefici sociali della pubblicità, che forse
non riconosciamo perché li diamo per scontati, ma sono decisivi nella
nostra vita di oggi.
Vorrei avvertirvi che ciò che leggerete da qui in avanti può essere considerato
un annuncio pubblicitario, perché sarà una raccolta di argomenti
che indicano fino a che punto la pubblicità influisce positivamente sull’evoluzione
sociale.
Spero che questi argomenti siano convincenti, come una buona pubblicità
per la pubblicità. Perché la buona pubblicità può
essere solo questo: argomentare e convincere.
A) La pubblicità migliora
la relazione qualità/prezzo
Pubblicità, marketing e concorrenza
sono i diretti responsabili della riduzione dei prezzi. Un esempio moderno
di questo fatto sono i viaggi organizzati. Grazie alla pubblicità la gente
può scegliere i preventivi di viaggio più economici, e farlo è alla portata
di tutti i portafogli.
Un altro esempio riguarda gli avvocati americani. Da quando
fu tolto il divieto di fare pubblicità ai servizi legali, si scatenò la
concorrenza. L’uso di una pubblicità poco sofisticata e fatta
in casa da meno del tre per cento di tutti gli avvocati, è bastato per
iniziare una rivoluzione nel mondo del diritto. Il costo di servizi come
testamenti o divorzi è dimezzato. È una regola che vale ovunque,
a Roma o fuori Roma.
B) La pubblicità
promuove l’innovazione
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Fibre artificiali, elettrodomestici,
pentole antiadesive, personal computer, carte di credito, veicoli con
freni a disco. Tutte queste sono state innovazioni, ognuna con
costi enormi. Solo dopo esser passate dalla prova del fuoco del mercato,
attraverso la pubblicità, hanno potuto essere confermate
e accettate dalla nostra società. La risposta massiccia alle loro vendite
ha permesso di migliorarle e di abbassarne il prezzo per metterle a disposizione
della maggioranza.
C) La pubblicità sviluppa
la libertà di scelta
Dice l’Associazione europea
delle agenzie di pubblicità: "La pubblicità sviluppa
e potenzia la libertà di scelta, diritto considerato come l’essenza della
democrazia". Fernando Romero, consigliere delegato della
Bassat, Ogilvy & Mather a Madrid,
scrive nel suo saggio El derecho de elegir
("il diritto di scegliere"): "Il marketing è un’espressione
evidente della democrazia. La decisione della scelta sta nelle mani del
consumatore, che sceglie valuta i preventivi, acquista. Giorno per giorno
traccia con le sue azioni la strada del successo o fallimento dei politici
e dei prodotti. Potremmo dire che con i suoi acquisti quotidiani
sta votando, come potremmo dire che con il suo voto ogni quattro anni
sta comprando. Comprando idee, speranze, progetti. E, soprattutto,
esercitando il suo diritto di scegliere".
D) La buona pubblicità forma
e informa il consumatore
La pubblicità del tabacco e
dell’alcol è un tema di costante dibattito. La pubblicità influisce sulle
abitudini di consumo, ma può farlo nei due sensi. Come elemento
di informazione pubblica, i progressi nella sensibilizzazione sociale
sui problemi derivanti dall’abuso di tabacco e alcool sono dovuti anche
a campagne pubblicitarie.
E’ ampiamente dimostrato che la pubblicità, mentre ha contribuito
fortemente all’affermazione di singole marche (per esempio, al successo
mondiale delle Marlboro), ha avuto una scarsissima influenza
sulla diffusione generale dei consumi di alcol o di tabacco.
Per trent’anni – a Roma o fuori Roma – nonostante divieto
totale della pubblicità per i "prodotti da fumo", il
consumo di sigarette ha avuto un forte aumento, superiore ai preventivi,
anche fra i giovani; solo da pochi anni sta diminuendo, per effetto di
una forte corrente di opinione che è partita dagli Stati
Uniti e si è diffusa in Europa. In senso inverso, da parecchi anni diminuisce
costantemente il consumo di alcolici, nonostante il preventivo
e forte investimento pubblicitario nel settore.
L’aumento notevole del consumo di prodotti illegali – e perciò senza
pubblicità – come le droghe, ha indotto i governi a ricorrere ai migliori
pubblicitari per lanciare un tipo di campagna preventivo del fenomeno.
La pubblicità si è rivelata uno degli strumenti efficaci di formazione.
Purtroppo questo non è vero in Italia, se non in casi rarissimi. Finora
la "pubblicità sociale" nel nostro paese si è rivelata
quasi sempre un fallimento o uno spreco. Questo non è
dovuto solo ai criteri di assegnazione dei contratti, spesso influenzati
– già nella fase del preventivo - dagli stessi meccanismi perversi che
hanno condizionato tante altre attività pubbliche in Italia. Il problema
più importante (che non si risolve certo con i controlli formali della
Corte dei Conti o del Consiglio di Stato) è la scarsità di strategie chiare,
di strutture di servizio adeguate: in generale di quella che in un’area
commerciale si definirebbe una "strategia di marketing". Quasi
tutti i nostri ministeri o servizi pubblici, quando fanno pubblicità,
badano più a "farsi belli" per raccogliere voti e simpatie che
a raggiungere risultati o dare un vero servizio alla società civile.
Lo stesso fenomeno ha influito perfino su alcune campagne di "pubblicità
progresso", mirate più a "dare lustro" all’istituto
che a ottenere risultati concreti e misurabili in fase
di preventivi.
E) La pubblicità
può contribuire all’evoluzione del costume sociale
La pubblicità non può non tener
conto dell’evoluzione del costume e della società. Come ha detto Néstor
Lujan: "La pubblicità è il riflesso dei nostri costumi".
La pubblicità, a Roma o fuori Roma, ha favorito l’uso di soluzioni
domestiche pratiche nel pieno della rivoluzione famigliare per l’aumento
dell’occupazione femminile. Qualche volta la pubblicità riesce ad anticipare
una tendenza, a immaginarne l’uso in modo preventivo. La
buona pubblicità lavora a favore della corrente; quando è realizzata con
approfondimento e intelligenza, la sua spinta innovatrice
può anticipare i cambiamenti annunciati, favorire o stimolare l’evoluzione
sociale.
La pubblicità è uno strumento di progresso, di comunicazione, fatto
a misura delle esigenze umane e con grandi possibilità di migliorare la
qualità della nostra vita. Come ogni strumento, può essere usata male;
ma quando è fatta bene e con coscienza, i suoi benefici sociali sono straordinari.
[Tratto dal capitolo 1 del “Nuovo libro della pubblicità”
di Luis Bassat e Giancarlo Livraghi)]
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