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d’Artagnan il mitico personaggio di Dumas |
| Il mitico personaggio, cui Dumas si è ispirato per trarne l’eroe del suo ciclo dei moschettieri, si chiamava Charles de Batz, di Castelmore da parte di padre, conte Montesquieu d’Artagnan da parte di madre. Arricchito di forti tratti romanzeschi da Alexandre Dumas, d’Artagnan è il protagonista assoluto dell’arresto di Nantes. Sarà ucciso alla testa della sua compagnia di moschettieri vent’anni dopo, durante l’assedio di Maastricht, il 25 giugno 1673. Quell’ordinata e graziosa cittadina olandese, notissima ai giorni nostri per avere fornito i parametri che regolano l’ingresso e la permanenza delle nazioni in Europa, fu il teatro di una battaglia del Re Sole e della morte del celeberrimo moschettiere. Il d’Artagnan storico non fu certo il miles gloriosus guascone, parolaio ma ardito, dei Tre Moschettieri, di Vent’anni dopo e del Visconte di Bragelonne né l’eroe vanaglorioso dei Mémoires de M. d’Artagnan, storia romanzata di Gaston de Courtilez che ha costituito la base dei romanzi di Dumas. Il vero d’Artagnan fu un ufficiale coraggiosissimo, pervaso dal senso dell’onore, da una forte passione per il servizio, da una viva attenzione alla politica e da una grande umanità. Nacque fra la piccola nobiltà di provincia nel castello di Castelmore, nell’Armagnac. Entrò cadetto) nelle Guardie nel 1635 a vent’anni (aveva la stessa età di Fouquet), poi passò ai moschettieri come tenente. Fu uno degli uomini migliori e più fidati di Luigi XIII, o meglio della regina Anna d’Austria, da lui salvata, con grande scorno del cardinale Richelieu, nell’”affare dei puntali”. Fu anche un grande amico di Madame de Sévigné, il che ci dice che le nobildonne non gli erano affatto estranee. Nel 1659 accompagnò Luigi XIV a Saint-Jean-de-Luz per il suo matrimonio, e, quando il re fece la sua solenne entrata trionfale a Parigi, comandava la sua scorta. NeI 1661 era ormai considerato un fedelissimo. Così, lunedì 5 settembre toccò a lui il terribile onore di arrestare Fouquet: incarico che poteva essere assegnato solo a un uomo di cui il re si fidava ciecamente, e che infatti fu assolutamente all’altezza delle aspettative riposte in lui, Il 4 settembre il re aveva fatto redigere l’ordine per d’Artagnan: “Dovrà arrestare il signor Fouquet all’uscita dal castello, dopo l’ultima sentinella, nel giorno che Sua Maestà avrà scelto”. Fouquet si trova all’HOtel de Rouge ospite di una sua grande amica, Angélìque du Plessis-Bellière, che sarà il modello per l’eroina popolare Angelica marchesa degli Angeli. È sconvolto; la febbre lo divora. Beve in continuazione acqua caldissima con zucchero e cannella. Durante il giorno sta malissimo, di sera si riprende, si veste, si calca il cappello in testa e mangia di buon appetito un piccolo pollo arrosto accompagnato dal buon vino di Bretagna. “Cosa si dice di me?” domanda all’amico Brienne che è andato a trovarlo. Brienne risponde brutalmente: “Che state per essere arrestato”. Entrano nel salone alcune belle contadine di Belle-Isle che indossano sgargianti vesti scarlatte con bande di, velluto nero e improvvisano una danza in onore di Marie Fouquet, moglie del sovrintendente e figlia di un autorevole rappresentante del Parlamento di Parigi, Blaise Méliand. Il sovrintendente si è buttato sul letto esausto e in vestaglia: è un fantasma tra i damaschi verdi. Con uno sforzo sovrumano cerca di apparire calmo. Si rivolge di nuovo a Brienne: “Colbert mi vuole in prigione. E d’accordo col re e mi manderà prigioniero al castello di Angers”. Fouquet ora aveva un’immensa paura. Febbricitante si gettò nelle braccia dell’amico Brienne e pianse: “Fuggirò? Mi nasconderò? Quale principe, quale Stato, salvo la Repubblica di Venezia, oserebbe oggi darmi protezione?”. Quella stessa notte, dopo aver trascorso la serata giocando a corte, Luigi XIV ingiunge a Brienne: “Abbiamo fatto tardi ed è assolutamente necessario che alle sei domani mattina siate da Fouquet e me lo portiate, perché ho voglia di andare a caccia con gli amici”. Brienne capisce che l’amico è perduto. Impallidisce. Il re non ha neppure chiamato Fouquet “signore”. Il giorno dopo, lunedì 5 settembre 1661, poco prima delle sei del mattino, Brienne arriva all’hotel de Rouge, ma il sovrintendente è già stato arrestato. Davanti al castello c’è una carrozza con le sbarre di ferro ai finestrini; tutt’intorno i moschettieri, nelle loro fiammanti casacche. D’Artagnan è salito in carrozza e tiene d’occhio il prigioniero. L’orologio di Brienne adesso segna le 7.15. D’Artagnan ha sorpreso Fouquet a una porta del castello mentre cercava di fuggire. Il baldanzoso moschettiere gli ha esibito una lettre de cachet, firmata dal cancelliere Le Tellier, e lo ha fatto salire sulla carrozza adibita all’arresto. Louis Boucherat, relatore per Nantes del Consiglio di Stato, porta al re due lettere di credito che Fouquet ha tentato di occultare nella fuga e che gli sono state trovate in tasca e sequestrate: un milione e mezzo di lire tratto sugli Aidese 700.000 sul banchiere Chanut. Guido Gerosa, “Il Re Sole”, Mondarori, pag. 238
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