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Chi è veramente George W. Bush

Chi è veramente George W. Bush, l’attuale "Imperatore del mondo", l’uomo che ha catturato Saddam Hussein?
Rispondere che è un "figlio di papà", finito quasi per caso a guidare la nazione più potente ed armata della Terra, è vero, ma non aiuta a definire il personaggio. E’ ignorante fino al punto da non sapere che i messicani - che pure confinano con il Texas, lo stato dei Bush - parlano "spagnolo" non "messicano".
Mentre George W. Bush sprigiona fandonie, il suo staff gli gestisce l’opinione pubblica con risultati estremamente pericolosi. Oggi la maggioranza degli americani crede che l’attentato alle Torri Gemelle fu organizzato da irakeni, e non da sauditi.
Bush è un imperatore nudo, e per di più neppure tanto preparato. Dice bugie e si impappina, emettendo "papere" spaventose e demenziali. Per definire le scempiaggini di George W., Jacob Weisberg ha addirittura coniato una nuova parola: "bushismo".
Ne presentiamo alcune, tratte da un libretto curato dal sottoscritto:
Francesco Cascioli, "Barzellette su Bush", edizioni Malatempora, 7 Euro (ampie anticipazioni del libro, insieme alle migliori barzellette e vignette, sono visionabili su www.ilpalo.com/bush/index.htm ).
Sotto trovate una parte delle citazioni commentate, molte altre sono nel libro, altre ancora sono impossibili da raccontare a parole. Come quando, durante un concerto, Bush fece ciao con la mano a Stevie Wonder.
Un "bushismo" visivo: per apprezzarlo bisognava vederlo.
Buon divertimento!

"… ogni tanto, anzi: piuttosto spesso, la vera psiche di George W. gli prende la mano, scavalca "il presidente al lavoro", prende il possesso della lingua, e lascia uscire uno strafalcione. Alle volte è ignoranza pura, altre è un grido di dolore che esce dal cuore di questo povero e insieme illustre impiegato statale. Viene alla luce la sua vera anima, e il lapsus libera l’inconscio, come nella frase seguente:
"E il sottoscritto davvero non ha dubbi, nemmeno l’ombra di un dubbio che falliremo."
Washington, DC, 4 ottobre 2001

Nel migliore dei casi ne vengono fuori alcuni esempi di autoreferenzialità, da cui si deduce che gli Stati Uniti stimano solo se stessi:
"Ho ribadito al primo ministro canadese che l’America apprezza la propria amicizia."
Dopo un incontro con Jean Chrétien, Washington, DC, 5 febbraio 2001

Di certo lo staff avrà sentito un brivido nell’ascoltare quest’altro delizioso lapsus freudiano commesso parlando degli irakeni:
"Siete liberi, e la libertà è una cosa meravigliosa. Ci vorrà tempo per ripristinare il caos dall’ordine...
cioè, l’ordine dal caos.
Ma ce la faremo."
Washington, DC, 13 aprile 2003

Eppure il "pover’uomo", la facciata pubblica dell’America, sbagliando si rivela profeta. Dopo le notizie sull’occupazione dell’Irak che procede nel disordine più completo, non sembra che il povero George abbia previsto tutto?
Per di più il giovane Bush non possiede una vasta cultura ecologista:
"Non è l’inquinamento che sta rovinando l’ambiente, ma le impurità nell’aria e nell’acqua"
Ma non è finita. Ecco un altro caso strepitoso di lapsus freudiano:
"La legge che firmo oggi dirige nuovi fondi e maggiore attenzione verso l’obiettivo di raccogliere informazioni essenziali sulla minaccia terroristica e sulle armi di produzione di massa."
Washington, Dc, 27 Novembre 2002

Grazie George! Se non ci fossi tu a fare chiarezza…
Il vero problema su cui fare attenzione non sono gli arsenali di Saddam, ma le "armi di produzione di massa" che l’Occidente fabbricava "in massa" e poi vendeva all’Irak.
Quando George W. si inoltra nelle spiegazioni pseudo-scientifiche, Piero Angela si tuffa nel Valium per farsi passare il panico:
"Il gas naturale è emisferico. Mi piace chiamarlo emisferico in natura perché è un prodotto che possiamo trovare nelle vicinanze"
George W. Bush, 20 Dicembre 2000

I no global rischiano la pelle, Carlo Giuliani ce l’ha lasciata mentre - a suo modo - aiutava il mondo a capire le ingiuste regole del commercio internazionale, e Georgino sentenzia:
"È importantissimo che la gente capisca che quando c’è più compravendita c’è più commercio."
Quebec City, Canada, 21 aprile 2001

Quando George affronta le metafore "lancia in resta", più si impegna e più produce gaffe:
"La famiglia è il luogo in cui dimorano le speranze del nostro paese, in cui alle ali spuntano i sogni."
La Crosse, Wisconsin, 18 ottobre 2000

E ancora:
"Comprendo perfettamente la crescita delle piccole imprese. Io lo sono stato."
"New York Daily News", 19 febbraio 2000

Alle volte la metafora gli finisce direttamente in un "non senso":
"È importante far capire al paese che la vita è importante.
Non solo quella di chi deve ancora nascere, ma anche dei bambini che vivono, come dire, nelle oscure segrete di Internet."
Arlington Heights, Illinois, 24 ottobre 2000

Oscure segrete? Roba da Grande Inquisitore.
Come gli vengono certe idee all’Imperatore del Mondo?
Bush junior ha difficoltà non solo con le metafore, ma con tutte le figure retoriche. Non è abile con nessuno strumento linguistico. Genera "neologismi" e invece di nuove parole vengono fuori dei MOSTRI semantici.
"Porterò avanti una politica estera esterodiretta."
Redwood, California, 27 settembre 2000

Lui per contratto deve "parlare a tutta la nazione", apre bocca e gli escono frasette come:
"Gli attentati suicidi sono aumentati. Ce ne sono troppi."
Albuquerque, New Mexico, 15 agosto 2001

O ancora:
"Io e Dick Cheney non vogliamo la recessione, anzi. Vogliamo che tutti quelli che riescono a trovare lavoro possano trovare lavoro."
"60 Minutes lI", 5 dicembre 2000

Il suo blaterare lambisce uno dei fenomeni meno conosciuti in natura: l’invenzione delle barzellette. George con le sue sciempiaggini ci va molto vicino:
"Per ogni sparatoria fatale ce ne sono state circa tre non fatali.
E una cosa del genere in America è inammissibile. Semplicemente inammissibile.
Cercheremo di rimediare."
Philadelphia, Pennsylvania, 14 maggio 2001

Come commentare perle di questo tipo:
"Ho avuto buoni pensieri nel passato. Ho avuto buoni pensieri nel futuro".
Non è più un uomo, è solo un Presidente. Per lui valgono comandamenti diversi da quelli a cui obbediscono i comuni mortali. Anche il Vangelo viene lievemente modificato:
"Tutti quanti dobbiamo ascoltare la chiamata universale ad amare il nostro prossimo come amiamo essere amati noi."
"Financial Times", 14 gennaio 2000

Bush - è più forte di lui! - "non ama se stesso", ma "ama essere amato". Non "porge l’altra guancia", attende che gliela porgano gli altri. Non è un cammello o un ricco petroliere che "non passerà mai per la cruna di un ago", lui - più semplicemente - fa sparare a tutti i cammelli.
L’universo è troppo complicato per l’Imperatore del mondo. Prendiamo il nome dei secoli: perché quello composto da tutti i 19.. (1900, 1901, 1902, ecc.) viene chiamato ventesimo e non diciannovesimo?
Perché il Congresso non ha ancora fatto una legge in proposito?
Perché il mondo intero complotta a tendere trappole verbali ad un povero studente texano?
"È un capitolo, l’ultimo capitolo del ventesimo...
del ventesimo…
l’ultimo capitolo del ventesimo...
ventesimo...
del ventunesimo secolo che molti di noi preferirebbero dimenticare.
L’ultimo capitolo del ventesimo secolo. Questo è il primo capitolo del ventunesimo secolo."
A proposito dello scandalo Lewinsky, Arlington Heights, Illinois, 24 ottobre 2000

La sua battaglia con il concetto di "secolo" è persa in partenza:
"L’Olocausto è stato un periodo osceno nella storia della nostra nazione. Voglio dire nella storia di questo secolo.
Ma tutti noi abbiamo vissuto in questo secolo. Io non ho vissuto in questo secolo."
15 settembre 1995

George è tutto in frasi come questa:
"È chiaramente un bilancio. Ci sono un sacco di numeri."
Reuters, 5 maggio 2000

Perspicace, acuto nelle osservazioni, implacabile nelle analisi. Ci tranquillizza sapere che il mondo è affidato in mani sicure.
È diventato presidente barando sui risultati elettorali, ma il bravo George ha già rimosso tutto. Quando accenna alla sua campagna elettorale e all’elezione, sentenzia:
"Ma la domanda davvero importante è: quante mani ho stretto?"
"The New York Times", 23 ottobre 1999

Diciamolo francamente: il paese di Buffalo Bill meritava un presidente migliore:
"È ovvio che il nostro paese fa molto affidamento sul petrolio straniero.
Una quantità sempre maggiore delle nostre importazioni proviene dall’estero."
Beaverton, Oregon, 25 settembre 2000

Le importazioni da dove dovrebbero venire? Ma che scuole ha fatto?
George trova il suo lavoro stressante. Tanti memorandum scritti fitti fitti, niente immagini, pochi colori. Fortuna ci sono i libri:
"Una delle cose favolose dei libri è che a volte ci sono delle immagini bellissime."
"U.S. News & World Report", 3 gennaio 2000

Lui non legge: guarda le figure.
Produce strafalcioni quando parla dell’eccesso di armi da fuoco che affligge l’America:
"Penso che dovremmo alzare il limite d’età oltre il quale i minorenni possono possedere armi da fuoco."
St. Louis, Missouri, 17 ottobre 2000

In confronto "Io speriamo che me la cavo" è profondo come un Trattato di semiotica.
Sa molto poco del Messico. Attenzione: parliamo del Messico, non della Lituania, cioè di un paese che confina con gli Usa, in particolare con il Texas, di cui George è stato governatore.
"Né in francese, né in inglese, né in messicano."
Rifiutandosi di rispondere alle domande dei giornalisti durante il Summit delle Americhe. Quebec City, Canada, 21 aprile 2001
Che Dio salvi l’America (e pure tutti noi)!

(Ampie anticipazioni del libro di Francesco Cascioli, "Barzellette su Bush", edizioni Malatempora, 7 Euro, insieme alle migliori barzellette e vignette, sono visionabili su www.ilpalo.com/bush/index.htm ).

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