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Cinque brani su Stalin. Le zie di Stalin al confino

Tre sono ripresi da un libro di Ghirelli : “Tiranni”, Mondadori . I primi due descrivono l’oppressione, che colpisce indifferentemente familiari e oppositori. Per ultimo un brano dove Chruscev tenta una spiegazione del personaggio.

Le zie di Stalin al confino. “Sapevano troppo e chiacchieravano troppo.”

La repressione colpisce, in questo periodo, perfino i parenti e gli amici più intimi del tiranno, ora succube anche degli in fernali intrighi di Berija oltre che delle proprie ossessioni. Nemmeno gli Svanidze , nemmeno gli Alliluev , i familiari delle due mogli di cui è rimasto vedovo, sono risparmiati da Stalin , che non esita a far arrestare e deportare perfino Zenja , sua cognata, che pure è diventata da tempo la sua amante oltre che la sua migliore amica, una donna talmente devota da credere in lui perfino dopo l’ingiusta condanna. Alla figlia Svetlana che gli chiede perché siano state arrestate le sue zie, il Maresciallo spiegherà: «Chiacchieravano troppo. Sapevano troppo e chiacchieravano troppo. E questo giova ai nemici».

Ghirelli A ., “Tiranni”, Mondadori , pag. 61

“Se sopravvivrete, delle due l’una: o è perché lavorate meno del dovuto o è perché mangiate più di quanto vi spetti”

In una città della Siberia settentrionale , Noril’s k, si calcola siano morti 17 mila dei deportati accolti, proprio come gli ebrei di Mauthausen e di Buchenwald , dal cordiale messaggio degli agenti di polizia politica delegati alla loro custodia: «Voi siete stati portati qui non per vivere ma per soffrire e morire. Se sopravvivrete, delle due l’una: o è perché lavorate meno del dovuto o è perché mangiate più di quanto vi spetti ».

Le condizioni generali sono queste in tutti i campi di lavoro forzato, ma naturalmente nelle località siberiane più vicine al Circolo polare artico (la stessa area in cui è stato esiliato in gioventù Stalin) l’asprezza del clima e dell’ambiente ne accentua l’orrore.

Ghirelli A ., “Tiranni”, Mondadori , pag. 60

Stalin riteneva che ciò dovesse essere fatto nell’ interesse dei lavoratori. In questo sta l’essenza della tragedia

Una sua biografa, Lilly Marcou , non ostile in linea di massima al personaggio, ha tuttavia osservato: «Stalin vive, si nutre e si circonda di astrazioni. Anche la morte era un’astrazione? L’innocenza di quelli che faceva uccidere o spediva nei gulag non lo turbava minimamente. Il numero delle vittime sacrificate alla realizzazione del sogno era solo una questione di statistica. Non fu lui a dire: “Una morte è una tragedia: un milione di morti sono solo una statistica”?» .

E un osservatore obiettivo e sagace come il generale De Gaulle , incontrandolo durante la guerra, ne colse l’intima essenza psicologica: «Era un comunista vestito da maresciallo, un dittatore ammantato della sua astuzia, un conquistatore bonario che si dava da fare per ingannare la gente. Ma la sua passione era talmente aspra da fare capolino comunque , non senza una sorta di tenebroso fascino».

Forse nessuno come Iosif Visarionovi è, animato da quella passione, ha creduto nello slogan secondo cui il fine giustifica i mezzi. Ma , a parte ogni considerazione di carattere morale, è un fatto che i mostruosi mezzi utilizzati da Stalin hanno conseguito soltanto il fine della potenza dell’Unione Sovietica, e non quello del successo della rivoluzione socialista. Senza contare che la stessa Unione Sovietica, perduta la sfida planetaria con gli Stati Uniti, si è miseramente disintegrata insieme con il regime a meno di quarant’ anni dalla scomparsa del segretario generale.

Chruscev aveva osservato: «Non possiamo dire che il suo sia stato l’operato di un despota folle. Stalin riteneva che ciò dovesse essere fatto nell’ interesse del partito, delle masse lavoratrici, in nome della difesa delle conquiste rivoluzionarie. In questo sta l’essenza della tragedia».

Ghirelli A ., “Tiranni”, Mondadori , pag. 64

Chruscev : «Quando Stalin dice di ballare…

Nel contempo , per chissà quale motivo [scrive Chruscev ] egli provava gusto ad umiliare gli altri. Ricordo che una volta Stalin mi fece ballare il Gopak . Dovetti accovacciarmi, lanciare in fuori alternativamente le gambe e cercare di assumere un’espressione divertita. Ma come in seguito dissi a Mikojan : «Quando Stalin dice di ballare, chi è saggio balla».

B. "Hitler e Stalin”, p. 1239

Stalin e l’umorismo

Djilas ci ha regalato uno dei ritratti più vividi di Stalin che sia mai stato scritto:

“La stanza era non molto larga, piuttosto lunga e arredata senza alcuna opulenza. Sopra una scrivania di modeste dimensioni era appesa una fotografia di Lenin, e sulla parete al di sopra del tavolo intorno a cui sedevamo c’erano, in cornici di legno intagliato, i ritratti di Suvorov e Kutuzov , molto simili a certe litografie che si vedono in provincia.

Quello non era lo Stalin maestoso delle fotografie o dei cinegiornali, dal passo rigido, dall’atteggiamento risoluto. Non stava fermo un attimo. t racciava cerchi con una matita blu attorno alle parole che indicavano gli argomenti principali della discussione, che poi cancellava, e continuava a voltare la testa di qua e di là e ad agitarsi sulla sedia.

Una cosa invece non mi sorprese: Stalin aveva un notevole senso dell’umori smo; un umorismo un pò aspro, perentorio ma penetrante e non totalmente privo di finezza. Le sue reazioni erano rapide, argute e definitive; questo non significa che egli si rifiutasse di ascoltare l’interlocutore fino in fondo; ma era evidente che non amava le lunghe spiegazioni.

B. ”Hitler e Stalin”, p. 1108

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