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La
Divinazione presso gli antichi Romani |
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La Divinazione presso i Romani Continuiamo questo dibattito sul “sentire voci”, con alcuni contributi. Il primo è di Pasqua Gandolfi che ci scrive: «Cari lettori di Nuova
storia, Continuiamo sul tema dell’astrologia, prendendolo alla lontana. Io personalmente sono molto scettico per tutto quello che riguarda lo zodiaco. La fatidica domanda “Di che segno sei?” mi provoca un’acuta tristezza. Lo trovo altrettanto assurdo che se mi chiedessero: “Sei Guelfo o Ghibellino?” Ciò non toglie che la lettura e la previsione del futuro abbiano una storia antica. Sono molto presenti anche nell’antica Roma, dove gli indovini avevano un notevole prestigio. Analizzavano le interiora degli animali sacrificati e il volo degli uccelli. Cercavano di interpretare la volontà degli Dei del Futuro leggendo come “segnali divini” – “Segni” – tutti gli eventi che potevano manifestare gli intenti degli Dei. Ad esempio la nascita di animali deformi. È da eventi come questi che nasce la parola italiana “mostro”: è un qualcuno che mostra con il proprio corpo o comportamento, quali sono le volontà divine. Se moltissime religioni ammettono l’esistenza di messaggi inviati da Potenze invisibili per illuminare gli uomini, sono rari tuttavia i popoli che svilupparono quanto gli antichi Romani, la scienza di tali Segni. Secondo i discendenti di Romolo - colui che osservando il volo degli uccelli divenne re - scenario ideale per il manifestarsi di prodigi era il cielo. La cometa, le meteore, la volta celeste che sembra aprirsi e lasciare passare una luce viva, le nuvole che prendono strane forme e paiono animarsi, tutto questo veniva considerato Segno. Ma di tutti i Segni il più nobile era il fulmine, perché inviato dal grande tra gli Dei: Giove. Una dettagliata casistica spiegava il significato delle folgori a seconda dei luoghi - profani o sacri, pubblici o privati - in cui cadevano; a seconda del loro rapporto con la fase in cui si trovava la realizzazione di un progetto; e ancora a seconda della portata del loro avvertimento: valida solamente per un certo periodo, perpetua o invitante a prorogare un’azione. La casistica comportava anche precisi rituali destinati a purificare il luogo fulminato ed a placare la Divinità folgoratrice, sia nel caso il Messaggio riguardasse una singola persona che l’intera città. In presenza di un fulmine o di un qualsiasi Segno, gli esperti dell’antica Roma sostenevano che era possibile: 1) interpretarlo in contrasto con la prima evidenza; 2) rifiutarlo, perché non “vi si era prestata attenzione”; 3) allontanarlo da se stessi tramite una formula sacra; 4) trasferirlo misticamente su altri; 5) scegliere tra i vari Segni, o tra i vari aspetti di un Segno, il più decifrabile, perché la Divinità non vuole essere oscura di proposito; 6) accettare il Messaggio per quel che era; 7) chiedere un altro Segno. Se bisognava espiare un prodigio riguardante la collettività, il Senato romano aveva la facoltà di rivolgersi ai Pontefici, che potevano consultare i «Libri sibillini», o chiedere un parere agli indovini di maggiore esperienza. Dopo che costoro avevano esaminato la manifestazione della volontà degli Dei, il Senato teneva una seconda seduta ed ordinava l’adempimento dei riti che gli indovini avevano consigliato. C’è da rimanere stupiti per la solidità di una tale procedura sacra. I mezzi cui si ricorreva per esaminare i Messaggi riguardanti tutto il popolo romano, erano giuridicamente solidi e religiosamente efficaci, permettendo all’autorità di rispondere ai Segni. La struttura prevedeva specialisti in grado di inserire la manifestazione della volontà divina in una trama tessuta meticolosamente: rapidità del suo annuncio; controllo dell’osservazione; assunzione di responsabilità da parte del Senato; consultazione degli esperti prescelti; infine esecuzione controllata delle misure prescritte. Tutte queste fasi si succedevano senza interruzione, con procedure che si svolgevano minuziosamente, finché le contaminazioni venivano fatte sparire, gli Dei placati, e le paure magicamente annullate. Come immaginare in questioni religiose, un intervento più efficace dello Stato? I Segni infatti, colpivano l’attenzione della gente. Diventavano qualcosa di cui le autorità dovevano tener conto. Si trasformavano nella testimonianza di un disagio. Arrivati al Senato romano, venivano desimbolizzati ed espiati in una cerimonia, affinché il popolo ne fosse rassicurato. Mirabile esempio di democrazia religiosa! Con la forza e la tranquillità ricavate da una miriade di Segni collettivi ed individuali, la Città eterna costruì la sua grandezza, e l’esercito romano, rassicurato dalla comunicazione con Dio, poté conquistare il mondo. Questo avveniva nel periodo arcaico dello stato romano. Già nel 50 a. C. l’atmosfera era cambiata. Lo stesso Cicerone si chiedeva come facessero due indovini che si incontravano per strada a non ridere l’uno dell’altro. Oggi credere ai segni zodiacali può essere una strada per destinazioni molto più pericolose. Di certo tutti quelli che han finito per consegnare milioni a Vanna Marchi, hanno cominciato credendo allo zodiaco. |
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