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C’è stato un interessante scambio di email con un lettore, Mauro Aurigi, circa invasioni barbariche ed eserciti mercenari, che poi si è allargata all’argomento.
Ecco i vari messaggi in successione:
«Caro Cascioli, grazie per le sue periodiche informazioni. Le devo chiedere un favore, se possibile. Si conosce, anche assai approssimativamente, il numero degli abitanti di Roma
al momento del sacco dei Vandali, e quanti fossero invece i Vandali e i loro alleati? Sono convinto che l’Impero romano pagò un costo spaventoso allo scioglimento delle legioni ed
alla costituzione di un esercito tutto mercenario, ovviamente incapace di fronteggiare le tribù barbare, tutte nomadi e semi nomadi (quindi non potevano superare i 5 o 10mila individui ciascuna, donne bambini e vecchi compresi).»
Gli ho inviato la mia opinione:
«Caro Mauro Aurigi aurigi@libero.it,
la sua curiosità è così legittima che è condivisa da tutti gli storici. Sarebbe estremamente importante sapere le QUANTITÀ dei barbari, ma nessuno ha dati precisi.
Ad esempio si ritiene che - al momento del loro ingresso in Italia nel 493 - i Goti non superavano i 100.000-125.000 individui, di cui 25.000 guerrieri.
Mi chiede: “Si conosce, anche assai approssimativamente, il numero degli abitanti di Roma al momento del sacco dei Vandali?”
No, io personalmente credo si fosse ridotta a meno di 100.000 abitanti.
40 anni dopo, quando venne assediata dagli Ostrogoti, gli abitanti erano calati a 50.000 (è sempre una stima approssimativa).
Mi chiede: “quanti fossero invece i Vandali e i loro alleati?”
In questo caso le truppe erano state spostate per mare, e non credo fossero più di 10.000.
Mi chiede: “le tribù barbare erano tutte nomadi e semi nomadi (quindi non potevano superare i 5 o 10mila individui ciascuna, donne bambini e vecchi compresi).”
Qui alzerei le stime. I Longobardi prima di venire in Italia occupavano l’odierna Ungheria, e dovevano essere abbastanza numerosi da non farsi battere dai loro vicini bellicosi, tipo gli Avari.
Insomma cifre precise non le sapremo mai, ma un numero tra i 60.000 e i 120.000 potrebbe essere una buona approssimazione. C’erano poi barbari meno numerosi anche rispetto ad altri gruppi di barbari loro vicini. I Visigoti e gli Svevi invasero insieme la Spagna dopo il 450, però i Visigoti ne occuparono i ¾ e gli Svevi solo ¼. Probabilmente anche la loro popolazione aveva un rapporto simile, tanto che alla fine del 400 i Visigoti poterono sconfiggere facilmente gli Svevi.»
Mauro Aurigi ha così replicato:
«Caro Cascioli, grazie per la pronta risposta e per le informazioni. Sono molto interessato alla storia, ma non è un interesse fine a se stesso, come in genere è quello degli storici. Il mio interesse è di tipo "politico": conoscere il passato per capire il presente e, possibilmente, fare ipotesi per il futuro (non sai dove vai se non sai da dove vieni: non so chi l’ha detto e non so se qualcuno l’ha detto prima, ma in sintesi questo è il mio problema).
Mi sembra che l’Occidente vada serenamente verso la sua poco dignitosa fine, esattamente come ci andò l’Impero romano. Quest’ultimo era un territorio organizzato sul piano amministrativo e logistico come nessun altro, popolato da, si dice, 50 milioni di abitanti (a scuola però avevo imparato che erano 24 milioni), che fu aggredito da bande barbariche, disorganizzate e scoordinate, e attraversato da una parte all’altra, incredibilmente, come un coltello nel burro. Sempre a scuola le invasioni barbariche mi erano state presentate come una marea immane e irresistibile, ma molto più tardi mi sono convinto che tribù del genere non potessero essere composte da più di 5-10.000 individui (donne, bambini e vecchi compresi). Solo i Franchi (secondo la Treccani, mi pare) erano circa 100.000 ma divisi in 10 tribù separate, scoordinate e spesso in lotta tra di loro.
Ritengo che la causa più diretta e immediata del crollo, non solo dell’Impero, ma anche e soprattutto delle singole comunità che lo componevano, sia stata l’abolizione dell’esercito di popolo e la conseguente istituzione dell’esercito mercenario (alla fine esclusivamente barbarico). Ciò fu la logica conseguenza dell’inevitabile diffidenza se non proprio terrore, che ogni principe autocratico, come era l’imperatore romano, nutre verso il popolo in armi. Se ogni città dell’impero avesse avuto la sua milizia popolare, come ai tempi di Roma repubblicana, i barbari, anche se numerosi come lei suppone, non avrebbero avuto scampo. Forse non si salvava l’Impero (poco male, anzi!...), ma certamente si salvavano le comunità dell’impero e conseguentemente la loro civiltà. Così come, grazie alla milizia popolare, per alcuni secoli si salvarono i minuscoli comuni italiani di fronte al sacro romano imperatore e al papa, salvando nel contempo la loro splendida civiltà, civiltà che fu l’unica causa dell’Umanesimo e quindi del Rinascimento e perfino della Riforma protestante (secondo me qui, ossia nell’Umanesimo-Rinascimento-Riforma, sta anche l’unica origine dell’odierno Occidente). Così come per secoli, grazie all’esercito di popolo, si salvarono anche le città greche e la loro altrettanto splendida civiltà.
Pensi alla minuscola Svizzera ed al suo enorme esercito di popolo e, quindi, ai 700 anni di indipendenza e prosperità di cui ha goduto.
Ed ora pensi all’Occidente di oggi che quasi ovunque ha abolito l’esercito di popolo (milizia popolare), proprio nel momento che ha cominciato a subire (e siamo solo all’inizio) ogni tipo di pressione e di minaccia.
Non sono tenero verso l’Occidente per le colpe di cui si è macchiato verso il resto del mondo e anche verso se stesso, ma provi a immaginarsi un mondo senza Occidente, tutto Asia, Africa e Sud America.
Non sarebbe come l’Europa della seconda metà del primo millennio, ossia dopo le invasioni barbariche?
A proposito del popolo in armi devo precisare che non sono un guerrafondaio, anzi sono un pacifista e un anti imperialista, ma aborro e ho terrore degli eserciti mercenari (io e Machiavelli sembriamo gli unici a preoccuparcene), mentre stravedo per il popolo in armi addestrato alla guerra di difesa di tipo partigiano (Svizzera docet ancora). Cosa devo pensare invece di un esercito mercenario, la cui unica giustificazione (D’Alema) è che ora un esercito di difesa non serve più, ma serve un esercito per missioni di pace fatto di professionisti? Ci stanno pigliando per i fondelli: come si possono chiamare le missioni armate all’estero se non imperialistiche? Altro che missioni di pace, come dicono all’unisono D’Alema e Berlusconi!
Scusi la logorrea, ma sul tema (eserciti mercenari e crisi dell’Occidente) ho spesso confronti molto animati alla fine dei quali vengo guardato con sufficienza se non addirittura con compassione. E la cosa mi brucia non poco, per cui quando posso mi sfogo (questa volta è lei la vittima di turno!). Ma mi interesserebbe la sua opinione in proposito (tenga presente che io, nel mio piccolo, mi sto battendo come un leone perché la cultura in cui sono nato e vissuto non abbia a sparire).
Grazie per l’attenzione.
Mauro Aurigi»
Questa, infine, è la mia risposta conclusiva:
«Caro Mauro,
la sua lettera è molto interessante. Aggiungo alla sua una mia nota. Ogni tanto si parla di mandare l’esercito a Napoli in funzione anti-camorra o in Sicilia. Ormai è una proposta che non ha nessun senso. Se i militari erano ancora ragazzi di leva, avendone tanti, potevano fare qualcosa dove li mandavi, tipo intervenire per terremoti o alluvioni. Se hai un esercito di specialisti, quelli sanno benissimo guidare o riparare un carro armato, o montare un radar, ma per lavori di bassa manovalanza (ad esempio tirare su tende per senzatetto) sarebbero uno spreco pazzesco, come se usassimo dei programmatori informatici per fare la zuppa per gli alluvionati.»
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