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Per un cinese tenere un grillo
è come per un occidentale possedere un cane o un cavallo. Lo accudisce
dandogli da mangiare le cose che predilige: alcuni mangiano solo carote
o lattuga, altri solo castagne già masticate dal padrone, altri ancora
dei vermi speciali che a loro volta mangiano solo granturco e che vanno
allevati a parte perché il grillo li vuole solo vivi. I grilli devono
fare il bagno: di solito in una tazza di tè appena tiepido. I grilli vanno
poi portati a spasso, un po’ per distrarli, un po’ per dar loro la sensazione
che non sono trascurati. La gente ha tasche speciali in cui tenerli, fatte
apposta nell’interno delle giacche o dei cappotti, così che le
bestiole possono essere portate ovunque uno vada, comode nelle loro gabbie
e piacevolmente riscaldate dal calore del corpo umano.
Le casette invernali dei grilli sono fatte con zucche, ma non le zucche
così come si trovano in natura — i cinesi non si accontenterebbero di
questo —, bensì con zucche a cui artificialmente si fa assumere la forma
che si desidera. I cinesi sono da secoli maestri in quest’arte. Quando
il fiore della zucca è appena sbocciato, viene forzato all’interno di
una struttura di creta e lì cresce fino a riempirla. assumendone la forma
e ricevendo sulla superficie, in bassorilievo, tutto ciò che è stato precedentemente
inciso nella «matrice». Ci sono così gabbie con incisi i versi di famose
poesie, altre con paesaggi o figure di uomini e Dei. I tappi di queste
zucche sono in avorio, in legno, in giada o in tartaruga, anche questi
incisi con forme di draghi, leoni o con vari simboli che dovrebbero portar
fortuna alla bestiola e al suo preprietarie.
Nella vecchia Cina, la gente, specie i Manciù, spendeva delle fortune
per avere queste gabbie fatte dai migliori artigiani del tempo. I grilli,
poi, non erano solo per cantare. C’erano quelli da combattimento, e spesso
interi patrimoni venivano dilapidati scommettendo sulle loro mortali battaglie.
I cinesi hanno sempre saputo delle capacità combattive dei grilli e, attraverso
i secoli, sono riusciti a selezionare le migliori razze di combattenti
e ad affinare la loro abilità.
Oltre ai grilli, i cinesi hanno da sempre allevato uccelli, e un modo
per augurare a qualcuno la felicità è: «Che tu possa diventar vecchio
e aver cura di un nipote e di un uccello». Spesso quest’immagine della
felicità la si vede a spasso per le strade:
un vecchio che spinge una carrozzina di bambù con un bambino e, accanto,
una bella gabbia con un uccello.
Per un cinese avere un canarino o un usignolo non vuoi dire tenerlo a
casa come fosse un soprammobile. Vuoi dire avere un compagno con cui si
va a passeggio, con cui si chiacchiera e si gioca.
Quando ancora è buio, e il sole balugina appena all’orizzonte, decine
di vecchi sono già in coda davanti ai cancelli dei parchi pubblici di
Pechino, ciascuno con una gabbia che fa dondolare ritmicamente con la
mano. Le gabbie vengono appese ai rami degli alberi e, mentre gli uccelli
cantano, i vecchi, sotto, parlano degli uccelli e delle gioie che questi
danno.
Le gabbie sono di vario tipo, ma ognuna è un capolavoro in miniatura con
le sue porte scorrevoli, le tazzine di porcellana, spesso antica e nello
stile dei vasi più famosi, a volte persino con un vasetto e un minuscolo
fiore che l’uccello dovrebbe godersi, cantando di gioia alla sua vista.
Le gabbie cinesi, contrariamente a quelle occidentali, non hanno all’interno
un’altalena sulla quale l’uccello dondola rafforzandosi le gambe. Sono
i vecchi che, camminando, fanno oscillare l’intera gabbia in modo che
non solo gli uccelli si rafforzano dovendosi tenere in equilibrio ma loro
stessi fanno ginnastica coi polsi ed evitano così i reumatismi. Finezze
d’Oriente.
Terzani T., "La porta proibita", Tea, pag 108
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