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L’immortalità all’epoca dell’Impero Romano

Oggi due cose, una molto seria sull’immortalità dell’anima (tema su cui torneremo) l’altra più amena sui cognomi italiani.
Dice Hannah Arendt:
«E’ l’interesse per la vita eterna, a quei tempi onnipresente nell’Impero Romano, che discrimina in modo così netto la nuova epoca dall’antichità, rivelandosi come il legame comune che univa sincretisticamente i tanti nuovi culti orientali. Non che l’interesse di Paolo per la risurrezione individuale fosse originariamente giudaico: dagli Ebrei l’immortalità era percepita come necessaria solo per il popolo e assicurata ad esso soltanto; l’individuo era pago di sopravvivere nella sua progenie, pago altresì di morire vecchio e «sazio di anni». E nel mondo antico, greco o romano, la sola immortalità che si cercasse o per cui si lottasse consisteva nel non-oblio della fama e delle grandi imprese, quindi di quelle istituzioni, la polis o la civitas, che potevano garantire la continuità del ricordo.
Cicerone aveva affermato che se pure gli uomini devono morire, le comunità [civitates] sono destinate a essere eterne e a perire solo in conseguenza delle loro colpe. Dietro le molte nuove credenze si profila nitida l’esperienza comune di un mondo in declino, forse morente. E nei suoi aspetti escatologici la «buona novella» del Cristianesimo affermava in modo perentorio: «Voi che avete creduto che gli uomini muoiono ma che il mondo è perenne, dovete soltanto rovesciare le cose, convertirvi alla fede che il mondo ha una fine ma che voi stessi avrete una vita eterna». In questo modo, è ovvio, il problema della «giustizia», cioè dell’essere degni di questa vita eterna, assume un’importanza completamente nuova, di natura personale.»
Hannah Arendt, "La vita della mente", Il Mulino, pag. 381

Si può stabilire da dove provengono i cognomi in base alle ultime sillabe?
Secondo Enzo Caffarelli, direttore della Rivista Italiana di Onomastica, ("Focus" Luglio 2004, pag. 138), la gran parte delle terminazioni (un centinaio quelle più frequenti) non sono tipiche di una sola zona, anche perché possono avere diversa origine.
In genere, i cognomi espressi al singolare, con -o oppure -e finali sono meridionali, ma anche piemontesi/liguri e talvolta veneti. Quelli pluraIizzati con -i sono dell’Italia centrale, lombardi, trentini ed emiliani. Così i Bianco, Leone o Russo s’oppongono, anche per distribuzione territoriale, a Bianchi, Leoni o Rossi. Tra i suffissi più localizzabili, sono siciliani e calabresi quelli d’origine greca o araba, in -à, -aci, -anò, -òti: Invece -acci,
-arèlli e -arini sono tipici del Centro Italia; -audo è siciliano e piemontese: -az e -oz sono valdostani (la -z non si pronuncia e l’accento non cade sull’ultima vocale); -au, -edda, -eddu sono sardi, come -éri, mentre -èri con "e" aperta è siciliano, ed -èrio è piemontese e ligure. Ancora tipicissimi sono, nel Nord-ovest, -enghi, -aghi e -aschi, in Friuli –ut -utti, in Toscana -ugi, in Lombardia -oldi, in Campania (e in Basilicata) -iéllo e -uolo.
Tra le risorse consultabili sui cognomi, consigliamo "l’Italia dei Cognomi", da dove si può vedere dove e quanto la propria famiglia sia diffusa in Italia e negli Usa. È curioso vedere in che zone il proprio "casato" è più diffuso, se ne ricava una mappa, che spesso permette di individuare il proprio luogo d’origine. L’indirizzo è http://gens.labo.net/it/cognomi 
Ho individuato un secondo sito interessante, sempre a base di cognomi. È stato pubblicato su internet l’elenco di tutti gli immigrati negli Stati Uniti a partire dal 1870 http://www.ellisisland.org . Uno digita il proprio cognome e viene a sapere chi, con quella denominazione, è entrato negli Usa, che età aveva all’ingresso, il paese di provenienza e l’anno d’ingresso. Ci sono dei refusi, comprensibili pensando ai funzionari americani che appuntavano nomi per loro del tutto stranieri. Nel mio caso particolare (la mia famiglia è originaria di Fossato di Vico provincia di Perugia) a volte è riportato Fozzato, altre volte Vicho, o imprecisioni simili, ma il sito è molto intrigante lo stesso. Apre una finestra sul fenomeno emigrazione, e permette di ragionare sul passato, e di avere diletto dalle informazioni che si riesce a rintracciare.

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