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Kamikaze
in Vietnam
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Kamikaze in Vietnam Lesercito americano che oggi fatica in Irak , ha avuto contro altri soldati pronti a sacrificarsi pur di battere il nemico. Racconta Moore : «Deal trovò parecchi nordvietnamiti morti letteralmente ai piedi degli americani, e uno ancora vivo. "Era seduto contro un tronco, con una ferita orribile, eppure continuava a tentare di estrarre una bomba dalla sacca. Prima di morire voleva lanciarla a tutti i costi. Rimasi colpito da tanta dedizione. Fino a quando spirò continuò a provarci, mentre noi lo stavamo a guardare . La sollevava di due dita, poi la bomba ricadeva e lui ci riprovava." Moore G ., "Eravamo giovani in Vietnam", PIEMME, pag. 193 Dennis Deal ricorda nitidamente un’altra scena. "Un soldato nordvietnamita prima di essere ucciso afferrò una bomba a mano e la tenne premuta contro il calcio del fucile. Poi s’inginocchiò e si rannicchiò. Se qualcuno avesse tentato di sottrargli l’arma avrebbe attivato la sicura. Vedendo la lealtà di quei viet mi dissi che avevamo di fronte un nemico che ci avrebbe fatto passare una pessima annata." Moore G ., "Eravamo giovani in Vietnam", PIEMME, pag.195 Tutti gli uomini dovevano sparare per due minuti d’orologio Lesercito Usa ha sempre potuto contare su un tremendo volume di fuoco. Nel brano viene raccontato come un gruppo di soldati americano, rimasti intrappolati in unimboscata dei vietnamiti, se ne tirano fuori sparando allimpazzata tutti insieme. «Durante le due ore e mezzo dell’attacco, il resto del perimetro di X-Ray era rimasto tranquillo, troppo tranquillo . Discussi con Dillon la possibilità di una ricognizione con il fuoco per verificare la presenza del nemico. Avevamo un sacco di munizioni, e comunque i viet sapevano benissimo le nostre posizioni. Passammo parola sulla rete del battaglione: alle 6: 55 in punto tutti gli uomini dei perimetro dovevano sparare con le loro armi, e anche tutte le mitragliatrici, per due minuti d’orologio in full automatic , ad alberi, termitai, cespugli ed erba alta, davanti e sopra le nostre postazioni. E i mortai dovevano colpire tutto quanto sembrasse sospetto. Ormai avevamo imparato a nostre spese che il nemico sfruttava la notte per infilare cecchini sugli alberi per recar danni alle prime luci. Adesso era il momento di dare una ripassata di fronte a noi. All’ ora prefissata, il nostro perimetro diventò un unico boato. Il rumore spaccava i timpani. Una cinquantina di viet uscirono dai loro ripari, circa centocinquanta metri davanti alla Alpha di Joel Sugdinis , rispondendo al fuoco. Il nostro "minuto pazzo" aveva fatto scattare prematuramente il loro attacco. Immediatamente gli facemmo cadere addosso i proiettili dell’artiglieria, e sventammo la sortita. Finita la sparatoria, il cadavere di un cecchino rimase a penzolare dalla sua corda legata a un albero, davanti al plotone di sinistra di Diduryk . Un altro cadde stecchito dai rami, giusto davanti alla Bravo di Herren . Un terzo fu ucciso un ora dopo, quando cercò di scendere dalle fronde per defilarsi.» Moore G ., "Eravamo giovani in Vietnam", PIEMME, pag. 16 |
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