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La metafora in politica. Come nasce il termine “idea”.

La metafora in politica ha una lunga storia. Sono metafore: “Un pollo in ogni tavola” di Roosevelt , o “pugnalata alla schiena” di Hitler , o ancora “il sol dell’avvenire”.

La proprietà più affascinante del linguaggio è proprio la sua capacità di creare e utilizzare metafore. Il linguaggio della politica ne fa perciò un uso frequente.La metafora è una storia reale o immaginata, un aneddoto, una frase ad effetto che può chiarire diversamente una situazione, raggiungere un obiettivo commerciale oppure propagandistico, oppure ancora proporre indirettamente una soluzione a un problema. Si tratta di una forma indiretta di comunicazione, che facilita le associazioni, suscita l’immaginazione e la riflessione. Diretta o simbolica, suggerisce nuovi comportamenti e soluzioni.Nella misura in cui la metafora si rivolge all’immaginario e alla creatività, facilita le rappresentazioni attraverso immagini mentali, ricorrendo ad altre situazioni con le quali è possibile identificarsi senza pericolo. Inoltre, essa evita delle lunghe dimostrazioni.Al contrario, e questo è il suo limite, essa non può essere compresa dal vostro interlocutore se il contesto è troppo lontano dal suo. Infatti , la sua efficacia si trova nella facilità per l’interlocutore di fare un parallelo con quello che vive.Come sostiene Julian Jaynes , in “Il crollo della mente bicamerale”, Adelphi :«La metafora non è un mero arzigogolo linguistico marginale, ma l’uso di un termine proprio di una cosa, per descriverne un’altra in conseguenza di una qualche somiglianza esistente fra loro, o fra le loro relazioni con altre cose.La metafora si usa per descrivere oggetti (o metaferendi ) strani ad altre persone che non possono vederli. In una metafora sono sempre presenti due termini: la cosa che dev’ essere descritta, il metareferendo , e la cosa o relazione usata per delucidarla, il metaferente . Una metafora è sempre un metaferente noto che opera su un metaferendo meno noto.È proprio grazie all’uso della metafora che il linguaggio cresce. La risposta più comune alla domanda «che cos’è? », quando la risposta è difficile o l’esperienza è unica, è «be’ , è come... ». La grandiosa e vigorosa funzione della metafora è quella di generare nuove componenti della lingua secondo il bisogno, a mano a mano che la cultura umana si fa più complessa.Noi abbiamo la tendenza a ritenere il linguaggio solido come un dizionario o persistente come il granito, anziché vederlo come il mare inquieto e prorompente di metafore che esso è in realtà. Il lessico del linguaggio è quindi una serie finita di termini che, grazie alla metafora, può estendersi a coprire una serie infinita di circostanze, creando addirittura circostanze nuove.Leggiamo in un saggio di Ernest Fenollosa , che «la metafora è ... la vera sostanza della poesia»; senza di essa, «non vi sarebbe alcun ponte su cui passare dalla verità minore del visibile a quella maggiore dell’invisibile».Il primo a scoprire questo strumento poetico fu Omero, i cui due poemi pullulano di espressioni metaforiche di ogni sorta. In un passo dell’Iliade il poeta paragona l’assalto straziante della paura e del dolore nel petto degli uomini, all’attacco combinato dei venti da più direzioni sulle acque del mare”. Pensate a queste tempeste che conoscete così bene, sembra dire il poeta, e conoscerete qualcosa della paura e del dolore. Ma è significativo che il contrario non sia vero. Si pensi quanto si vuole al dolore e alla paura, ma non si saprà nulla dei venti e del mare: il paragone ha il palese scopo di dire che cosa il dolore e la paura fanno al cuore dell’uomo, è inteso cioè a illuminare un’esperienza che non appare.» Una metafora interessante per analizzare la comunicazione e l’interazione tra più persone presenti ad una situazione, è paragonarla ad una rappresentazione, ad una recita, come spiega Erving Goffman in “La vita quotidiana come rappresentazione”.Le interazioni che noi compiamo con gli altri, hanno infatti degli aspetti comprensibili proprio all’interno della metafora del teatro e della recitazione. Noi abbiamo una maschera, individuiamo un nostro pubblico, calibriamo i nostri interventi a seconda del tipo di pubblico che abbiamo di fronte, e non teniamo lo stesso atteggiamento a casa e in ufficio, a un funerale o in una birreria.Ogni linguaggio filosofico e grandissima parte del linguaggio poetico sono metaforici, ma non nel senso semplici stico della definizione di «Metafora» come «figura di discorso nella quale un nome o un termine descrittivo è trasferito a un oggetto differente, quantunque analogo, da quello cui è applicabile in senso proprio». Ogni metafora porta allo scoperto «una percezione intuitiva della somiglianza in cose dissimili» e, secondo Aristotele, rappresenta proprio per questa ragione un «segno del genio», «di gran lunga la cosa più grande». Secondo Kant questo parlare per analogie, cioè in linguaggio metaforico, è il solo mezzo attraverso il quale la ragione speculativa, che qui chiamiamo pensiero, può manifestare se stessa. Al pensiero senza immagini, «astratto», la metafora fornisce un’intuizione tratta dal mondo delle apparenze, la cui funzione è di «provare la realtà dei nostri concetti»annullando dunque, per così dire, quel ritrarsi dal mondo delle apparenze che è la pre-condizione delle attività spirituali. Tutti i termini filosofici sono metafore, “analogie congelate”, il cui significato autentico si dischiude quando la parola sia riportata al contesto d’origine, certo presente in modo vivido e intenso alla mente del primo filosofo che la impiegò. Allorché Platone introdusse nel linguaggio filosofico la parola di tutti i giorni «idea», doveva tuttavia sentir risuonare in quella parola il suo uso nel linguaggio pre-filosofico ordinario . “Idea”, o eidos , è la sagoma o il modellino che l’artigiano deve avere innanzi agli occhi della mente prima di iniziare la sua opera. È un’immagine che sopravvive al processo di fabbricazione così come trascende l’oggetto fabbri cato e può fungere da modello ancora una volta e sempre di nuovo, acquisendo così una durata senza fine che la rende idonea all’eternità nel cielo delle idee. L’analogia soggiacente alla dottrina delle idee può essere ricostruita in modo simile: come l’immagine mentale dell’artigiano dirige la sua mano nel corso della fabbricazione e costituisce la misura della riuscita o dell’insuccesso dell’oggetto, allo stesso modo tutti gli elementi dati materialmente e sensibilmente nel mondo delle apparenze si riferiscono a uno schema invisibile, situato nel cielo delle idee, e sono valutati in rapporto ad esso.Un altro esempio. Nessuno prima di Aristotele aveva usato in un senso diverso da “accusa” la parola katègoria , che designava ciò che veniva detto contro un imputato nel corso delle procedure giudiziarie. Nell’uso aristotelico, questa parola si trasforma in qualcosa come «predicato», sulla base della seguente analogia: proprio come una imputazione (kategoreuein ti tinos ) fa discendere (kata ) su un imputato qualcosa di cui lo si accusa, e che perciò gli appartiene, così il predicato attribuisce al soggetto la qualità appropriata. Quando cerchiamo di capire una cosa, cerchiamo di trovare una metafora per quella cosa. Non una metafora qualsiasi, ma una metafora con qualcosa di più familiare e di più comprensibile alla nostra attenzione . Varie generazioni fa avremmo forse inteso un temporale come il clangore delle armi di dèi sovrumani impegnati in battaglia. Oggi riduciamo una tempesta a varie presunte esperienze con attrito, scintille, spazi vuoti e la fantasia di grandi masse d’aria che si urtano violentemente provocando il frastuono. Nessuna di queste cose esiste veramente come ce la immaginiamo. Le nostre immagini di questi eventi fisici sono non meno lontane dalla realtà dell’immagine di dèi che combattono fra loro. Eppure esse svolgono la funzione di una metafora e ci appaiono familiari, cosicché possiamo dire di capire il temporale.

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