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I
problemi di sicurezza nella costruzione della bomba atomica
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Un piccolo indovinello per
divertirvi con gli amici, specie quelli saccenti. Provate a domandare
in che stato è eslosa la prima bomba atomica. Risponderanno Giappone,
ma non è vero: accadde negli Usa nel 1945, ad Alamogordo, dove fu sperimentato
il primo prototipo, che era stato costruito a Los Alamos, in Nuovo Messico. In coda un contributo arrivato ora su un vecchio tema di discussione: la tarantella. Giovanni Perazzi scrive: "Ho letto di una richiesta di notizie sull’origine della tarantella. Intanto segnalo "La terra del rimorso" di E. De Martino (Ed. Il Saggiatore), ma provo a fornire qualche notizia. La tarantella fa parte di una grande famiglia di danze e musiche rituali diffuse, nello specifico, nell’area mediterranea (ad es.: l’ "argia" sarda). Il mito fondante di tali rituali è, spesso, la puntura di un animale velenoso che, insieme, avvelena e possiede la vittima. La guarigione avviene tramite una particolare danza ed una particolare musica che deve essere eseguita molto spesso con una certa scadenza calendariale, con una certa "scenografia", etc. La tarantella ha resistito per più lungo tempo in Puglia, in particolare nel Salento, lentamente prima assimilata e poi respinta dalla chiesa ufficiale. Sopratutto all’avvicinarsi dell’estate la Taranta pungeva i malcapitati (quasi sempre donne), "costringendole" a danzare al ritmo frenetico della "tarantella". Nei filmati girati negli anni ’50 da E. De Martino, si può ascoltare una musica molto meno "folkloristica" e "simpatica" della tarantella a cui siamo abituati. Da notare che c’erano dei musicisti "specializzati" in tarantelle, che avevano anche il compito di diagnosticare il tipo di taranta con cui si aveva a che fare (triste, ballerina, svergognata, etc.) ed a scegliere, quindi, il tipo di musica più confacente all’allontanamento del "veleno". Questo che un culto esteso anche nelle regioni vicine, fu lentamente assorbito dal culto di San Paolo di Galatina (ed il Santo divenne il guaritore dei morsi della taranta. Non ho notizie sull’attuale situazione. Mi preme ricordare che tali riti troppo facilmente si prestano ad una lettura in termini di "mancanza" (mancava il benessere, mancava la cultura, etc.), mentre offrono l’occasione per una riflessione sui mezzi attualmente a disposizione per lenire sofferenze non sempre nominabili, per "reintegrare" chi soffre in una comunità, per dare una "leggibilità" al nostro mondo. |
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