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"Samaritani" è un nome
che oggi dice poco. L’unico vago aggancio è con la parabola del buon samaritano.
Si tratta invece di un gruppo religioso israelita, che segue un’interpretazione
originale della Bibbia che ha più di 2500 anni, e che per 25 secoli si
è rifiutato di "mescolarsi" non solo con i "gentili", ma anche
con gli altri ebrei. I Samaritani si son sempre attenuti al precetto biblico
che imponeva loro di sposare solo persone della loro stessa religione.
Ecco cosa dice in proposito Olson S., "Mappe della storia dell’uomo",
Einaudi, pag. 128.
«La prescrizione religiosa di sposarsi soltanto tra ebrei dovrebbe apparentemente
rafforzare l’omogeneità e non l’eterogeneità genetica: se gli individui
di un gruppo si sposano all’interno del gruppo stesso per diverse generazioni
finiranno infatti per unirsi con parenti lontani riducendo la variabilità
genetica della popolazione.
Ma questi connubi non hanno, alla fine, effetti negativi?
Gli ebrei, ad esempio, presentano un numero di patologie più alto rispetto
ad altre popolazioni a causa del fatto che, in linea generale, si sposano
tra di loro?
Quando le ho rivolto questa domanda, Bonné-Tamir, esperta di genetica,
mi ha risposto con un invito: «Vieni a conoscere i Samaritani». Così siamo
partiti. In venti minuti, dalla periferia di Tel Aviv abbiamo raggiunto
il posto di blocco dove si controllano gli accessi alla Cisgiordania,
quindi, dopo altri venti minuti, eravamo nella periferia di Nablus. Lasciando
la via principale alla fine della città, abbiamo affrontato una lunga
serie di tornanti. In alto, sopra di noi, il crinale della montagna era
bordato da un agglomerato di edifici bianchi, la patria dei samaritani
sul Monte Gerizim.
Bonné-Tamir ha studiato i samaritani fin dai primi anni Sessanta, quando
si era appena laureata presso la University of Chicago.
I Samaritani fanno risalire la loro storia ai tempi del regno settentrionale
di Israele. Questo gruppo usa come libro sacro una versione della Torah
scritta nell’antico alfabeto ebraico e molti dei rituali che segue
risalgono a un tempo precedente la caduta del regno meridionale del 587
a. C. Quando però gli abitanti della Giudea, dopo l’esilio babilonese,
cominciarono a tornare nelle loro terre, non accettarono mai i samaritani
come veri ebrei e rifiutarono ogni proposta relativa a una riunione in
un gruppo unico. Da quel momento le due tradizioni, ebraica e samaritana,
si sono evolute parallelamente con straordinarie somiglianze e ovvie differenze.
Ebrei e samaritani condividono una storia di persecuzioni. Le comunità
di samaritani prosperarono sotto i romani (il buon samaritano del Nuovo
Testamento apparteneva a una di queste comunità), ma vennero poi duramente
perseguitate: in Siria e in Egitto questi gruppi scomparvero e, alla fine
del XIX secolo, il numero totale di samaritani si era ridotto ad appena
150 individui.
Nel XX secolo la comunità dei samaritani si è di nuovo ampliata e oggi
conta più di 600 unità. La metà di queste persone vive nella città di
Holon, appena fuori da Tel Aviv, l’altra metà vive sul Monte Gerizim.
I samaritani sono la popolazione con il più alto numero di matrimoni tra
consanguinei al mondo: si sposano infatti tra membri della stessa comunità
religiosa da oltre 2000 anni. Oggi i connubi interessano cinque principali
linee di discendenza maschile, due originarie del Monte Gerizim, due di
Holon e una divisa tra le due comunità. Oltre l’80% dei matrimoni avviene
tra cugini di primo e secondo grado.
Se i matrimoni tra consanguinei costituissero un vero rischio per la salute,
i samaritani dovrebbero essere davvero a pezzi dal punto di vista genetico.
Ovviamente le cose non stanno cosi. Nel pomeriggio che ho trascorso sul
Monte Gerizim, questa gente mi è sembrata cordiale, fiera e generosa.
Dopo un numero spropositato di tazze di tè, l’unico aspetto inusuale che
mi ha colpito nelle case e lungo la strada principale era la straordinaria
somiglianza dei numerosi parenti. Zia e nipote si somigliavano come gemelle,
anche se avevano vent’anni di differenza, i cugini erano simili come fratelli.
In effetti qualche problema di origine genetica i samaritani ce l’hanno.
Alcuni individui sono sordi dalla nascita perché hanno ereditato due copie
di un gene alterato sul cromosoma 11. Un problema di deambulazione dovuto
alla mutazione di un altro gene colpisce qualche individuo, che è perciò
costretto a camminare con l’aiuto di un bastone. Oggi i samaritani hanno
individuato i portatori di questi geni ed evitano che queste persone si
sposino tra loro. «Quando i giovani desiderano sposarsi non pensano alla
genetica», spiega Tsedaka. «Adesso però abbiamo imparato a essere più
prudenti».
In vari paesi occidentali esistono leggi rigide e regole stabilite dalla
religione che ostacolano il matrimonio tra parenti stretti e molte persone
credono che i figli nati da tali matrimoni debbano inevitabilmente avere
gravi problemi genetici.
Se simili connubi danneggiassero sul serio il patrimonio genetico, il
mondo sarebbe pieno di popolazioni deboli dal punto di vista genetico.
Analisi accurate hanno peraltro dimostrato che i matrimoni tra consanguinei
possono influire sulla salute di una piccola percentuale di discendenti.
Gli studi documentano un leggero aumento di aborti e di patologie che
possono causare la morte dei figli; le donne che sposano consanguinei
tendono però ad avere più figli delle altre perché, di solito, si sposano
prima. Il tasso complessivo di fertilità è, di conseguenza, piuttosto
simile se si confrontano gruppi in cui si hanno matrimoni tra consanguinei,
e gruppi in cui non se ne hanno
Bonné-Tamir mi ha spiegato che il fattore critico per la salute «genetica»
di una popolazione non è il numero di matrimoni tra consanguinei. I gruppi
in cui per molto tempo si sono avuti matrimoni tra parenti non hanno,
di norma, più problemi generici delle popolazioni maggiormente mescolate.
I problemi che si possono osservare risultano però legati alla particolare
storia genetica del gruppo. I samaritani, ad esempio, sono entrati alla
fine del XIX secolo in uno stretto «collo di bottiglia» legato al basso
numero di individui della comunità e hanno rischiato di scomparire del
tutto. I sopravvissuti avevano però pochi problemi di natura genetica
e oggi la presenza di malattie ereditane in questo gruppo non è maggiore
di quella rilevabile in altri. Esiste poi un’ipotesi secondo cui un «collo
di bottiglia» molto stretto estirperebbe i geni alterati sottoponendoli
a pressioni selettive particolarmente forti.
Allo stesso modo, le patologie ereditarie associate con popolazioni di
origine ebraica dipendono dalla storia di questa gente e non sono una
conseguenza di matrimoni tra consanguinei. Oggi gli ashkenaziti sono 10
milioni (rappresentano infatti i tre quarti dei 13-14 milioni di ebrei
diffusi nel mondo); la maggior parte del DNA di questo gruppo deriva però
con buona probabilità da poche migliaia di ebrei stabilitisi nel
l’Europa centrale durante il Medio Evo. Gli ashkenaziti tendevano ad avere
grandi famiglie e il loro numero è dunque cresciuto in modo notevole:
di conseguenza il numero di geni alterati presenti nei gruppi fondatori,
anche se piuttosto ridotto, si è ampiamente diffuso.
In realtà gli ebrei nel loro complesso non hanno un più alto numero di
malattie di natura genetica rispetto a quanto si può osservare nei membri
di una qualsiasi altra popolazione.
Approfondimenti sull’incesto
Al messaggio dell’altra volta
sui Samaritani e l’incesto sono arrivate due integrazioni.
Scrive Mauro Aurigi:
"Non sono uno studioso della materia, ma sono stato allevatore di
cavalli e cani.
La riproduzione tra consanguinei fissa le caratteristiche. Infatti è largamente
usata in zootecnia proprio per il "miglioramento" delle razze
o per derivare, da altre preesistenti, razze nuove con caratteri trasmissibili
(così è stato ricostruito il mastino napoletano o "inventato"
il doberman).
E’ ovviamente frequente in natura (nel branco dei lupi per esempio), e
certamente lo era nella specie umana dei primordi (da qui il fatto, per
esempio che tutte le popolazioni mongoliche abbiano fissato gli occhi
a mandorla). La fissazione dei caratteri derivanti dalla consanguineità
però agisce in due direzioni: i caratteri fissati sono non solo quelli
positivi o voluti, che vengono quindi esaltati (l’intelligenza per esempio
o un colore del mantello peloso desiderato) a cui però l’opinione pubblica
non fa un gran caso, ma vengono esaltati anche quelli negativi (difetti
fisici, psichici, malattie genetiche ecc.) alle quali invece l’opinione
pubblica non resta indifferente (da qui il convincimento che i rapporti
tra consanguinei abbiano solo conseguenza negative e quindi da evitare).
Invece è vero il contrario, perché sia la natura che gli zootecnici provvedono
a eliminare i soggetti portatori dei caratteri fissati negativi che tendono
quindi a sparire dal patrimonio genetico del gruppo interessato.
Sopravvvivendo solo i caratteri positivi, la consanguineità ha quindi
effetti positivi sullo standard medio del gruppo. In sostanza: sul piano
della "convenienza" il risultato finale della riproduzione tra
consanguinei o tra non consanguinei è algebricamente uguale (migliore
tra i primi se si effettua la eliminazione degli "errori").
Scrive Lello Minimi:
"I Samaritani alla fine del XIX Secolo, come scritto nel testo, erano
a rischio estinzione, perchè ridotti in tutto a meno di 150 individui.
La comunità si è ampliata, perchè, proprio in quel periodo, un folto gruppo
di donne, per lo più Ebree yemenite, si "convertirono" alla
fede samaritana. Trattandosi di un evento strardinario (tra gli Ebrei,
le conversioni all’Ebraismo sono rare, tra i Samaritani, dove l’aspeto
etnico si coniuga con quello religioso ancora di più, sono sempre state
ancora meno, figuriamoci poi una "conversione" di gruppo), c’è
stato chi ha pensato a male.
In altri termini, avrebbero fatto una sorta di "Ratto delle Sabine"
in salsa
levantina, cioè se le sarebbero comprate. Inoltre il matrimonio tra cugini,
diffuso anche, per esempio, presso gli Zingari, non è strettamente parlando
incesto. Comunque, sarà un caso, ma ho di fronte a me, uno di questi casi
di variabilità genetica ridotta, proprio vicino casa mia. Due fratelli
hanno sposato due sorelle.
Inoltre sono cugini di primo grado, dato che la madre dei maschi è sorella
al padre delle femmine. Ebbene, una di queste coppie non ha avuto figli.
I figli dell’altra, fin dalla più tenera infanzia portano occhiali che
sono fondi di bottiglia, uno ci sente poco, un altro è obeso e tutti
hanno avuti problemi di scarso rendimento scolastico.
CIRCA gli Askhenaziti, è vivo tutto un dibattito rigurdo l’eventualità
della discendenza di tali Ebrei, dai Khazari, popolo turco-mongolo (ma
governato da un’aristocrazia di stirpe indogermanica) dell’Asia Centrale
che, nell’VIII Secolo si convertì al Giudaismo. Come giustamente ha notato
qualcuno, oggi il 90% degli Ebrei non sono Semiti ed il 90% dei Semiti
non sono Ebrei."
Sul tema degli Askhenaziti, e in particolare su cosa si è scoperto nel
DNA degli ebrei, torneremo nel succerssivo intervento, sempre citando
brani di Olson S., "Mappe della storia dell’uomo", Einaudi, un libro
che è una miniera di informazioni.
Se qualche altro lettore ha del materiale in proposito, lo leggrei volentieri
prima di organizzare i prossimi invii.
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