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Se non sei su Google, non esisti

Se invece su Google ci sei, bisogna vedere qual è il primo risultato offerto, qual è la prima pagina di Google che ti segnala, perché qui possono nascere guai, come segnala Rocco Cotroneo, "Corriere della sera" 9/11/2003 pag. 20.
"…il problema è che Google trova non soltanto idee, notizie e opere di ingegno, ma anche esseri umani. E lo fa ogni giorno di più e meglio, in maniera - diciamo così - inesorabile. Se nell’ultimo mezzo secolo i pensatori si sono divisi su quale media o struttura potesse essere l’anticamera del Grande Fratello orwelliano, ora la risposta è facile. Con Google qualunque persona, dalla Siberia alla Patagonia, abbia lasciato traccia di sé sulla Grande Rete, è catalogata per sempre, scrutata, osservata da tutti I suoi consimili. Fare la prova è facile. Basta inserire un nome e cognome nel motore dl ricerca, meglio se tra virgolette. Scegliendo "Alessandro
Manzoni" o "Paolo Maldini" il risultato è scontato: verranno fuori migliaia di "occorrenze", come si dice in gergo, e poche sorprese. Ma con vecchi compagni di scuola, ex fidanzate perdute e persone conosciute la sera prima a cena, il risultato è spesso sorprendente.
Nelle culture dove la tecnologia è davanti a qualsiasi altro valore, il lato positivo della cosa è esaltato. "I will google XY", lo googlerò, dice la newyorkese al telefono con l’amica. "Ho conosciuto un tipo fantastico in un bar, so solo Il suo nome e qualche dettaglio". Dopo un minuto, acceso il computer, ecco la risposta: lavoro, passato, hobby. Oppure: "Accidenti, è un illustre sconosciuto, nessuna traccia del suo passaggio in questo mondo. Varrà la pena accettare quell’invito a cena?"
Anche in Italia, soprattutto in ambienti giovani e metropolitani l’abitudine sta prendendo piede. E’ eccellente infatti per organizzare una cena di classe a 25 anni dall’esame di maturità. Il guaio è che, per motivi tecnici a ignoti, da due anni la prima pagina che esce digitando il mio nome su Google mostra una fotografla mentre preparo una caipirinha, gustoso cocktail brasiliano, in compagnia dl amici.
La pagina è stata costruita da una associazione, con la quale condivido da molti anni un hobby elitario, ma rispettabile: l’ascolto radio a grande distanza. "E’ lei quello della caipirinha?", mi sono sentito chiedere dal portavoce di un presidente latinoamericano, al quale avevo mandato l’email con richiesta di intervista. Mi aveva "googlato", tanto per cominciare. Nulla di male: ma perché bisogna spiegare i fatti propri ad una persona mai vista prima? Scorrendo le altre occorrenze salta fuori che collaboro a un bollettino telematico, sempre legato allo stesso hobby, dal nome sospetto: hard-core-dx. Un amico mi ha appena mandato un messaggio: "Ti occupi di pornografia adesso?". Il resto delle voci, per fortuna, riguardano solo il mio lavoro, articoli e libri.
Problema tuo, si dirà. Perché mandi messaggi publici su Internet o autorizzi la pubblicazione di foto?
La questione non è così semplice.
Fino a due otre anni fa nessuno doveva rendere conto al mondo intero, o semplicemente al proprio capufficio, se voleva presiedere una boccioffla o se la propria faccia appariva nella bacheca dei soci benemeritl dell’associazione per la protezione delle beccacce. Come il presidente della suddetta avrebbe appeso la foto nella sede sociale senza chiedere l’autorizzazione, così due anni fa il collega di hobby non si è sentito in dovere dl fare altrettanto. E fece bene. Google non era ancora esploso, e quello era un sito ad
uso e consumo di un centinaio di persone. Oggi invece è persino possibile devastare una persona che vi sta poco simpatica. Basta costruire una pagina web dove si accusa la vittima delle peggiori nefandezze e seguire un paio di regolette per farla apparire in
testa ai risultati di Google.
Ma c’è di peggio. Io, quella pagina, dal ciberspazio - ammesso che lo volessi -non potrò toglierla mai, forse nemmeno ricorrendo alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Perché Google è costruito per conservare memoria del World Wide Web anche in caso di scomparsa fisica dei siti catalogati.
Per quanti anni? Ancora non Io sappiamo. Ultimamente la società proprietaria di Google ha comprato tutta la storia dei cosiddetti newsgroup, i gruppi dl discussione aperti che andavano per la maggiore nei primi anni di Internet, prima che si scoprisse che scriverci sopra era come dare in pasto la propria email al mondo. Anche qui, il rischio di pescare scheletri nell’armadio è piuttosto elevato. Personalmente ho scoperto solo di aver chiesto informazioni su una scheda per computer il 1 marzo del 1995 e una cronologia sulla guerra in Vietnam il 30 dicembre 1994. Meno male. All’epoca, in tutta Italia, ad avere Internet eravamo in poche migliaia. E nessuno immaginava che sarebbe nato Google."

………………………..

Circa "La sinistra tedesca nel 1933", è arrivata una risposta di "Luciano Atticciati" atticciati@inwind.it:
"Alcune cose del messaggio mi sembrano interessanti, ma i problemi maggiori non venivano forse dal Reichsbanner, legato al partito socialdemocratico, ma dai gruppi più a sinistra. Il partito comunista tedesco (KPD) era particolarmente violento ed estremista, per avere un’idea di tale gruppo può essere utile ricordare che esso definiva i socialdemocratici "socialfascisti", e nel ’19 quando il governo era presieduto da quest’ultimi organizzarono un’insurrezione armata.
Il KPD diponeva di un importante gruppo paramilitare, il cui nome se ricordo bene e Roter Fronter Kamperbund, che si scontro numerose volte con le SA. Quando il paese si avviava alla crisi, il KPD organizzo uno sciopero in accordo con il partito nazionalsocialista per mettere in crisi i partiti moderati.
I tedeschi spaventati dalla violenza comunista nel ’30 votarono in massa per Hitler, un personaggio considerato fino allora un personaggio equivoco e senza avvenire.

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