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La segretaria personale di Bush

Con il brano seguente concludo un terzetto di articoli tutti con un filo comune: l’influenza delle segreterie particolari sui leader. Oggi il “boss” di uno stato importante riesce a esercitare la sua autorità grazie ad uno staff di persone che esegue e insieme indirizza le sue decisioni.
Iniziamo con un altro segretario di Stalin.
Stalin, a quanto disse Buharin, era “divorato dal desiderio di diventare celebre come teorico”. I fondamenti del leninismo, pubblicato nel 1924, sono il suo primo tentativo presentarsi come teorico del marxismo. Oggi è accertato che il testo si basava in larga misura su un saggio del segretario di Stalin F. A. Ksenofontov. Stalin lo ammise in una lettera privata, ma in seguito proibì a Ksenofontov di pubblicare il proprio testo originale, e gli consigliò di rinunciare a scrivere sul leninismo (poi, negli anni Trenta, lo fece fucilare).
[Conquest R., “Stalin”, Mondadori, pag. 128]
Una nota ora sulla segretaria di Bush, l’attuale “Imperatore del mondo”.
«Condoleezza Rice – Consigliere per la Sicurezza Nazionale nel 2001 - considerava il proprio lavoro sotto due aspetti: primo, coordinare le azioni della Difesa, del dipartimento di Stato, della CIA e di altri enti, assicurandosi che gli ordini della Casa Bianca venissero eseguiti; secondo, agire da consigliere, esponendo in privato le proprie opinioni al presidente quando questi gliele chiedeva, e a volte anche quando non lo faceva.
La sera di giovedì 25 ottobre 2001 Condoleezza Rice chiamò Ashley Estes, la segretaria personale di Bush. «Ho bisogno di parlare con il presidente», disse, e pregò Ashley di verificare se poteva essere ricevuta per qualche minuto. L’accesso agli appartamenti privati di Bush era un privilegio particolare, accordato solo ai collaboratori più stretti. A quell’ora, le 18.30 circa, il presidente aveva terminato la sua normale giornata di lavoro.
Bush aveva fatto in modo che la Rice e altri potessero chiedergli un colloquio senza dover passare attraverso procedure complicate. «Credo di dover garantire alle persone la possibilità di comunicare con me», aveva dichiarato in un’intervista, aggiungendo che «una delle soddisfazioni di far parte dello staff della Casa Bianca è la possibilità di parlare in privato con il presidente.»
Lo stratega politico di suo padre, Lee Atwater, gli aveva detto: «Avere accesso significa avere potere». Bush lo aveva imparato nel 1988, quando il padre si era candidato alla presidenza. «Ricordo che a volte andavo a casa del vicepresidente, quando invitavano il gruppo di collaboratori della campagna elettorale. Io arrivavo con una ventina di minuti di anticipo, così mi vedevano con mio padre. Non sapevano di che cosa stessimo parlando, poteva trattarsi di un evento sportivo o di un pettegolezzo di famiglia, ma loro non lo sapevano. Sapevano solo che io avevo un filo diretto con lui, che eravamo lì soli, lui e io. Fu una lezione molto interessante. Più aumentava il mio accesso a lui, più la mia statura politica cresceva.»
Cheney, la Rice, Card, la Hughes, Rove e Fleischer potevano semplicemente chiedere ad Ashley se il presidente aveva cinque minuti per loro. Bush affermava che la cosa funzionava anche in senso inverso: «Avere una comunicazione diretta con varie persone semplifica molto il mio lavoro».
Lo stile della sua leadership era sempre un po’ affrettato: lui voleva azioni, soluzioni. Una volta partito, concentrava tutte le sue energie in quella direzione, senza guardarsi indietro e ignorando qualsiasi incertezza, senza mezze misure.»
[Woodward B., “La guerra di Bush”, Sperling, p. 240]
Questa idea di un “Imperatore del mondo” che “stacca” alle 18,30 fa un’impressione strana. Del resto è anche lui un “pubblico dipendente”: perché dovrebbe lavorare più di otto ore al giorno?
Chiudo con un brano de “La Repubblica”, di Venerdì 18 Marzo 2005, pag. 6
Titolo:
Autentica 2.800 firme false di Alternativa Sociale - la lista della Mussolini - indagata consigliere di Di Pietro
MILANO — Ha autenticato 2.800 firme in tre giorni (addirittura 1.900 in sole ventiquattro ore) per Alternativa Sociale, i movimento di Alessandra Mussolini. Il record appartiene a Giuliana Carlino, consigliere comunale a Milano per l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Adesso Carlino è indagata per falso e violazione della legge elettorale dalla Procura milanese. Tutte le 2.800 firme presentate sono infatti risultate false; i nomi sono stati presi a caso dagli albi professionali di avvocati, ingegneri, architetti e giornalisti. Tra loro anche nomi di professionisti noti a Milano, i numeri delle carte di identità indicati sono risultati totalmente inventati. Resta da scoprire perché una rappresentante del centrosinistra abbia aiutato un partito di destra a raccogliere le firme necessarie per presentarsi alle elezioni. La Procura sta esaminando anche le firme raccolte da altre tre liste che in Lombardia sono collegate ad Alessandra Mussolini.
Giuliana Carlino è “consigliere” (comunale) di Di Pietro e non sua consigliere personale e particolare, però sembra essersi assunta un ruolo tipico dei “consiglieri”: i lavori sporchi. Attenzione: secondo me non è un reato aiutare un partito solo perché indebolisca il tuo avversario, sempre che lo si faccia nel rispetto delle leggi. È un caso limite della concorrenza, macchivellico, un po’ cinico, ma il amore e in politica – quasi – tutto è permesso. Se però aiuta trovando firme false, allora è tutto un altro caso. Lo stesso dicasi per Laziomatica dove – nelle ore d’ufficio – ci si mette a vedere dove i “nemici” della Mussolini possono aver frodato. Farlo in una ditta pagata da noi e che deve lavorare per la Regione Lazio, si configura come peculato.
Ultima nota: ma insomma chi ha consegnato le firme false alla signora Mussolini e ha spedito lei spedito lei a consegnarle e a sputtanarsi? Qualcuno gli avrà pur detto: “queste sono 5.000 firme tutte buone.” Colpa della Mussolini sia se si è fidata dei suoi collaboratori che mentivano, sia se – sapendo che erano false – le ha consegnate lo stesso.
Il massimo del macchivellismo sarebbe stato per uno di Alleanza Nazionale, fingersi “mussoliniano”, prendersi l’incarico di trovare le firme, consegnarle false, avvertire poi quelli di An e Storace che potevano eliminare la più temibile loro concorrente.

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