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Capitolo 1
L’antica sapienza dei druidi

Mi chiamo Torix, sono nato quindici anni fa in una zona isolata tra i boschi della Gallia belgica, in un villaggio così isolato che ho visto il mio primo carro su ruote a dieci anni e mi parve un’invenzione meravigliosa.
Nelle terre della mia tribù non ci sono strade, solo sentieri tra gli alberi, in cui a malapena passa un solo cavaliere per volta, per questo non avevo mai visto una ruota. La Gallia è un’immensa foresta attraversata da rari sentieri, con poche terre prive di alberi. Alcune zone disboscate si possono notare solo vicino alle miniere, dove i tronchi vengono usati per riscaldare e purificare il minerale, ma soprattutto accanto ai villaggi, dove la terra rubata alla foresta è usata per coltivare.
Mia madre, aiutata da mia sorella Maeve e da me, si ostina a ricavare di che vivere dall’agricoltura. La mia famiglia alleva mucche e pecore, condotte al pascolo da me e da mia sorella, inoltre coltiva un po’ di cereali per fare il pane nero, e qualche contorno come cipolle e piselli. Mio padre invece - che è un grande cacciatore - prende la zappa solo per scavare trappole e catturare selvaggina. Andare a caccia è uno dei pochi lavori che fa volentieri.

Un triste giorno una grave malattia uccide mia madre. Per me fu un gran dolore, che mi rese più solo e sperduto. A casa rimaniamo solo io, papà e Maeve, che in quanto sorella maggiore, è costretta a fare tutte le cose di cui prima si occupava la mamma.
È allora che prendo la decisione di cambiare la mia vita. Volevo partire, conoscere il mondo, diventare un individuo sapiente e tenuto in alta considerazione, insomma: un druido. Sarei diventato un sacerdote dell’antico culto degli alberi, uno specialista nelle cose di religione, un personaggio di cui tutti i Galli avevano grande rispetto.

Insisto così tanto che mio padre accetta di mandarmi da Bibrax, un gran sapiente di un lontano villaggio, che mi può istruire sulla scienza dei druidi.

Bibrax mi accoglie con piacere, lieto di avere un volenteroso aiutante, ansioso di apprendere l’antica scienza dei druidi, e tutte le conoscenze che accrescono il loro prestigio.
Il mio maestro ha quasi quaranta anni, ed è giovane per essere un druido sapiente, ma ha già una notevole fama. Sono proprio contento che accetti di ospitarmi nella sua capanna, per quello che sarebbe stato un lungo periodo di apprendistato.
"Noi druidi godiamo di grande onore" mi dice, "perché risolviamo liti e disaccordi tra la gente. Se c’è stato un omicidio, oppure se sorgono problemi d’eredità o di confini, siamo sempre noi druidi a giudicare, fissando risarcimenti e pene."
"Che succede se qualcuno non accetta il vostro verdetto?"
"Se qualcuno - si tratti di un privato cittadino o di una tribù - non si attiene alle nostre decisioni, gli proibiamo di partecipare alle cerimonie religiose.
Questa proibizione," continua a spiegarmi Bibrax, "è la pena più grave tra i Galli. Chi ne è stato colpito, viene considerato un malvagio e un criminale: tutti si scostano alla sua vista, lo evitano e non gli rivolgono la parola, per non contrarre qualche sciagura dal suo contatto."
"In Gallia purtroppo solo i druidi e i guerrieri vengono stimati e onorati." Replico io. "La gente del popolo è invece considerata quasi alla maniera dei servi. I ricchi esigono favori e lavoro non pagato. Trattano i meno fortunati come i padroni trattano gli schiavi. Ogni ricco si fa ubbidire come un capo dai poveri del villaggio."
"Invece tra i druidi esiste un solo capo," spiega Bibrax, "che gode della massima autorità. Alla sua morte, chi supera gli altri druidi in prestigio ne prende il posto."
"Come si fa a stabilire" chiedo al mio insegnante, "chi è il più prestigioso?"
"Se sono in parecchi ad avere uguali meriti, la scelta è lasciata ai voti dei druidi, ma talvolta i sapienti si contendono la carica addirittura con le armi..."

Questo mi stupisce parecchio. I druidi, di solito, non prendono parte alle guerre, sono esonerati dalle tasse e da ogni obbligo militare. Infatti un altro motivo che mi aveva spinto a questa scelta, è proprio il mio poco amore per le armi. La cultura dei Galli è invece tutta incentrata sulla guerra, mentre io preferisco la pace. Sono sempre stato un tipo pacifico, l’unica volta che da ragazzo avevo fatto a botte, ancora me la ricordo.
"In un determinato periodo dell’anno," mi dice Bibrax, "tutti i druidi si riuniscono in un luogo consacrato, al centro della Gallia. Chi ha delle controversie, giunge qui da ogni regione, e si attiene alla decisione e al verdetto di noi saggi sacerdoti.
Devi sapere molto, aver studiato decine e decine di anni, per essere poi in grado di giudicare chi ha ragione e chi torto.
I druidi inoltre organizzano le cerimonie religiose, e regolamentano le conoscenze del culto. Curano i riti e si occupano dei luoghi sacri, che comprendono boschi, alberi consacrati agli Dei, e pozzi dedicati al culto della Terra, in cui vengono gettate le vittime di sacrifici - animali e a volte uomini - armi, spade e altre offerte per le Divinità sotterranee.
Anche varie piante hanno un significato religioso: l’agrifoglio e il vischio, ad esempio, sono sacri, così come le querce..."

Bibrax sa moltissimo sulla vegetazione della Gallia. Mi conduce con se alla ricerca di erbe prodigiose, utili per preparare pozioni dal magico potere. Grazie alla conoscenza delle erbe, i druidi sono infatti celebri guaritori. Anche mia madre si era fatta curare da loro, ma con risultati non positivi: erbe, talismani e piante rare, non erano riuscite a bloccare la sua malattia.
"La più sacra tra le piante è il vischio." Mi istruisce Bibrax. "Cresce in alto, verso il cielo.

Non ha radici nella terra ma nasce sopra un ramo di quercia, lontano dal suolo e dalla possibilità di essere contaminato. Il vischio è il simbolo degli Dei. Dalle sue bacche si ricava una colla fortissima, la più potente e sacra che si conosca."
"Perché viene considerata sacra?" Chiedo io.
"La colla che unisce cosa con cosa, è come un simbolo del sapere: con la stessa forza la conoscenza tiene unito l’uomo alla natura." Mi risponde Bibrax mentre ci spostiamo per il bosco alla ricerca di piante e di sostanze curative. "Per questo le erbe che i druidi usano a scopo medico o religioso, mistico o magico, devono essere raccolte con un adeguato cerimoniale."

Camminando per i boschi alla ricerca delle erbe magiche, ci inoltriamo in una zona ricca di grotte e di ruscelli, che hanno scavato fessure nella terra. Profondi crepacci, che partivano dalle caverne principali, erano attraversati da radici di alberi giganteschi. Era un posto che metteva a disagio, degna tana di serpenti e di Demoni.
"Ogni corso d’acqua," mi spiega il druido, "ogni albero, ogni grotta hanno uno Spirito guardiano - un Demone - che deve essere opportunamente rispettato. Sebbene gli uomini possano comunicare con questi innumerevoli Spiriti, questi semidei non sono umani in nulla."
Ci infiliamo in quel labirinto di burroni e crepacci, e giungiamo fino ad una sorgente che fuoriusciva da una grotta, circondata da altre cavità. Bibrax si ferma, avvertendomi che stiamo per giungere nel luogo dove vivono gli Spiriti della medicina.
"Dobbiamo entrare in una di queste caverne, e gli Spiriti ci mostreranno l’erba che cerco. Noi con quest’ultimo ingrediente potremmo completare la pozione di cui abbiamo bisogno."

Entriamo in una grotta più ampia delle altre. Ad un tratto vedo il druido accostare la testa alla terra, poggiandola sul dorso delle mani. Tutto il suolo della caverna sembra vibrare.
Improvvisamente il sapiente scatta di colpo e raggiunge una zona della grotta illuminata da una spaccatura nel soffitto. La luce aveva permesso la crescita di una pianta vigorosa alta quanto un uomo. Bibrax afferra l’arbusto, io lo imito.
"Ecco la pianta che ci serve, questa è l’erba magica che stavo cercando."
Scaviamo la terra tutto intorno e portiamo via la pianta con le sue radici.

Poi il mio maestro inizia un’insolita e pericolosa ricerca: serpenti, e in particolare vipere, le più velenose fra tutti gli animali.
La cosa che mi fa più impressione è come - utilizzando un semplice ramo biforcuto - il druido riesce a fare prigioniere le vipere scovate sotto i sassi. È una difesa che a me sembra debole, e che invece Bibrax maneggia con grande abilità, immobilizzando i serpenti per vedere se erano adatti per le sue pozioni. I prescelti li cattura e li mette in un vaso di ceramica chiuso con una tela, che incarica me di portare.

Quando torniamo verso casa, il coccio pieno di vipere mi ballonzola continuamente sulla schiena, oscillando in su e in giù. Tremo di paura al pensiero che il vaso si possa rompere e liberare il suo contenuto mortale. L’idea dei serpenti prigionieri di una fragile barriera di argilla, mi mette una spavento terribile, ed a poco vale pensare che quel veleno è destinato ai nemici del druido. Mi consolo ricordando quanto mi aveva spiegato Bibrax, e cioè che la vipera, se viene toccata dalla saliva dell’uomo, muore squarciandosi coi propri morsi, e mi tengo pronto a sputare con tutte le mie forze.

Arrivati alla capanna, il druido si mette a "mungere" le vipere, facendo in modo di tirare fuori il veleno dai serpenti. Il mio maestro si era costruito uno strumento composto da una mezza zucca coperta con pelle di agnello e infilata su di un bastone. Immerge la zucca nell’otre dei serpenti e poi da delle gran manate sulle pareti.

Si possono sentire i sibili degli animali che azzannano l’insolita zucca mungitrice. Io sono terrorizzato, non vi dico l’impressione che mi fa. Il sapiente invece manovra con cura il suo strumento, ripetendo più volte la pericolosa operazione. Attende che le bestie si siano sfogate, poi ritira la zucca e, stando attento a non sprecare una goccia del prezioso distillato, versa il veleno in una ciotola che contiene altri ingredienti.

Impegnato in queste ed in altre complesse e misteriose operazioni, il druido
trova il tempo di istruirmi su tutto quello che bisogna sapere del mondo. Bibrax mi istruisce sulle stelle e il loro moto, sulla dimensione del cielo e della terra, sulla potenza degli Dèi immortali. Il mio maestro mi spiega una cosa, e io devo ripeterla parola per parola, e in questo modo mi tramanda il suo insieme di conoscenze.
Il druido non riteneva corretto affidare i suoi insegnamenti sacri alla scrittura, mentre per quasi tutto il resto, per registrare su pergamena gli affari pubblici o privati, usa l’alfabeto greco. Mi insegna anche a parlare e a scrivere in quella lingua, che lui ha imparato a Marsiglia, la più grande colonia greca delle Gallie. Mi costringe anche ad imparare a memoria un gran numero di formule per preghiere riguardanti Dei, piante, animali, stelle, scongiuri e maledizioni.
"Per diventare druido," mi spiega, "dovrai proseguire gli studi per almeno vent’anni. Dovrai sapere tutto a memoria. Ci è infatti proibito scrivere le nostre conoscenze."
"Questo non lo capisco." Gli replico io. "Perché non utilizzare la scrittura, che pure è uno strumento così utile..."
"È stabilito così per due motivi: noi sacerdoti non vogliamo che la sapienza dei druidi venga troppo divulgata, e neppure vogliamo che i discepoli, potendo far ricorso alla scrittura, esercitino la memoria con poco impegno."

A me invece piace leggere i papiri scritti in greco, che Bibrax ha nella capanna. Sono trattati sulle piante e sulla natura, opere precise e positive, scritte da grandi sapienti come Aristotile, Archimede o Euclide. Divoro quei papiri con gli occhi, ansioso di farne mio il contenuto. È un piacere leggere le loro scoperte, capire i loro pensieri, decifrarne il significato. Faccio in fretta ad impararle, ed erano le cose che mi diverte più studiare. Trovo invece noiosi e monotoni, i lunghi elenchi di formule magiche che Bibrax vuole che io impari a memoria.

Il druido mi insegna anche a disegnare, a fabbricare i colori, a preparare la pelle di agnello raschiandola e lisciandola fino a trasformarla in pergamena, una superficie ideale per dipingere. È un’attività per la quale mi trovo molto portato. È un piacere abbellire un vaso coprendolo di figure, saper raffigurare un albero o una capanna, riuscire a visualizzare un’idea.

Capitolo 2

Torix il druido
un romanzo storico sulla conquista della Gallia

Indice dei capitoli

L’antica sapienza dei druidi
La festa dei druidi
La religione degli alberi
Schiavo dei Romani
Il Genio militare
Il ponte del cambiamento
Le lumache. Come i Romani vincono un assedio
Gli uomini di Giulio Cesare. I comandanti romani in Gallia
Giulio Cesare e l’assedio di Alesia
Le fortificazioni e l’assedio di Alesia
Alesia: La battaglia finale. Sconfitta di Vergingetorige
La guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo
La corona da "re di Roma" per Giulio Cesare
L’architetto del Foro romano
Ora sono un vecchio architetto originario della Gallia
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