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Un anno dopo l’inizio del mio
apprendistato, Bibrax mi condusse ad un appuntamento che aspettavo con
ansia: la riunione di tutti i druidi della Gallia, che si teneva in una
lontana regione.
Io ero felice ed eccitato. Ci incamminiamo nei boschi seguendo sentieri
appena accennati. Mentre spostavo i rami aprendomi un passaggio nella
vegetazione, concentravo la mia attenzione sui rumori.
Nella foresta c’erano anche animali pericolosi: i lupi, gli orsi, ma soprattutto
gli "uri". Sono bestie gigantesche, che somigliano ai tori per
aspetto, colore e forma, ma sono molto più grandi, alti più
di un uomo e con la forza di cento braccia, sono estremamente veloci:
quando partono alla carica non risparmiano né uomini, né
animali che abbiano davanti. Non si riesce ad abituare gli uri alla presenza
degli uomini, né ad addomesticarli, neppure se catturati da piccoli.
I cacciatori per catturarli li spingono dentro grandi fosse a trabocchetto.
Chi ha ucciso diversi uri, espone le loro corna davanti alla propria casa,
come testimonianza della sua impresa. Le corna, per ampiezza, forma e
aspetto, sono molto diverse da quelle dei buoi. Sono un pezzo molto ricercato,
vengono decorate con un orlo d’argento e sono usate come coppe nei banchetti
dei ricchi.
Camminammo per molti giorni,
finché una notte vedemmo delle luci in lontananza. Erano fuochi
che vagavano per il bosco, un’apparizione da far venire i brividi. Ci
avvicinammo ed incontrammo vari altri druidi diretti alla festa. Erano
uomini giovani e vecchi, con barba e capelli molto lunghi, tutti vestiti
di bianco, che portavano zucche vuote e traforate, con dentro un piccolo
lume. Salutarono Bibrax con grande rispetto. Ne ricavai l’impressione
che, per loro, il mio insegnante doveva essere un personaggio importante.
Finalmente a tarda sera arrivammo ad un’altissima quercia. L’albero spiccava
isolato in una radura, dove parecchia gente stava seduta a chiacchierare.
Bibrax si diresse in un luogo appartato e rialzato rispetto alla festa.
Lì c’era una roccia larga e piatta, che formava come una pedana
bianca, da dove si godeva la vista di tutta la radura in basso, rischiarata
dai fuochi e illuminata dalla luna piena. Sulla roccia sedeva il Capo
dei Druidi, attorniato dai suoi amici, alcuni col viso scoperto, altri
travestiti da animali con scarpe a forma di zampa biforcuta.
Bibrax mi presentò al
Signore dei Druidi.
"Ecco Torix, un giovane mio allievo. È una recluta inesperta,
che solo da poco sta apprendendo la nostra scienza. Cosa possiamo fare
per aiutarlo?"
Il Capo dei Druidi rispose con una voce roca: "Io ho il rito adatto
a lui."
Poi, rivolto ad un gruppo dei presenti ordinò: "Seguitemi!"
Il Gran Maestro e la sua corte mi accompagnarono ad un prato situato più
in alto rispetto a dove avveniva la festa, una radura erbosa di fianco
ad una roccia dalla base coperta di cespugli.
Il Capo dei Druidi si avvicinò alla vegetazione, spostò
alcune frasche e nel fianco del monte apparve l’ingresso in discesa di
una piccola grotta.
Il Grande Maestro indossò
un ruvido mantello rosso, e si piazzò con le spalle al buco che
scendeva nella roccia, mentre i presenti si presero per mano formando
due semicerchi di una quindicina di persone, tutte con la schiena rivolta
alla caverna. Solo io fu lasciato all’esterno.
I semicerchi di fedeli, che formavano come una mezzaluna, iniziarono a
danzare, stando l’uno affiancato all’altro e facendo piccoli spostamenti,
prima verso destra poi verso sinistra, alternativamente. Ad un tratto
la prima fila si aprì e mi inghiottì. Mi trovai spinto tra
i due gruppi, ed i loro urti non erano per niente delicati.
I danzatori, con colpi e spallate a non finire, mi stringevano schiacciandomi
fino a farmi male. Dopo un ennesima serie di strette, mi mandarono contro
il Maestro, lui mi respinse verso la fila interna che si aprì e
si richiuse su di me. Ero di nuovo in mezzo ai gruppi. I danzatori mi
buttarono ancora verso il Capo, che con una spinta mi rigettò fra
di loro, in un susseguirsi di urti e pressioni che non davano tregua,
quasi volessero spezzare le mie fibre interne.
Il Gioco si ripeté per una serie infinita di volte. Fui compresso,
stritolato e sconvolto da quella folle danza.
All’improvviso il Maestro invece
di buttarmi contro i danzatori, mi spinse verso l’entrata in discesa della
caverna. Incapace di fermarmi, rotolai giù nella grotta fino ad
uno slargo, dove il cunicolo terminava.
Dopo un po’ trovai la forza per mettermi seduto. La caverna era bassa,
scivolosa, completamente buia. Sentivo dell’acqua sgocciolare lungo le
pareti della grotta.
Intanto io cercavo un perché, volevo capire come mai fossi stato
destinato ad una tale sorte. Per quale motivo i druidi avevano organizzato
questo rito?
Mentre tentavo di rimettermi in piedi su quella roccia scivolosa, percepii
un odore nuovo nella grotta. Provai a muovermi per scoprire cosa fosse,
ma scivolando sul suolo intriso d’acqua, precipitai in un secondo cunicolo,
quasi un pozzo che scendeva in verticale.
Cercai di aggrapparmi, ma le pareti viscide non offrivano presa, e continuai
a cadere sempre più giù, mentre l’abbraccio delle rocce
si faceva soffocante.
A un certo punto il budello
si restrinse tanto da fermare la caduta, ma da impedire anche ogni movimento.
Tentai di spostare un braccio senza ottenere risultati. Ero incastrato
nelle viscere della terra!
Mi prese una paura folle. Ero sepolto vivo, il corpo stretto nel pozzo,
il cuore che batteva disperato.
Dovevo restar calmo. Mi obbligai a pensare che fuori la cerimonia continuava,
sforzandomi di dare un senso a quel che stava succedendo. Anche questo
aspetto del rito doveva avere un significato, e trovai finalmente la spiegazione
che cercavo, ed era la più atroce.
Era un sacrificio umano!
I druidi mi volevano morto
in questa maniera crudele per ingraziarsi la loro Divinità!
Bibrax mi aveva ingannato! Si era approfittato della fiducia che avevo
in lui.
Se i sapienti avessero gettato nella caverna un banale sasso, il prestigio
della loro religione non ne avrebbe tratto un grande giovamento, ci voleva
la più nobile fra le vittime: un uomo!
E in questo caso particolare: io!
Proprio io!
Mi avevano scelto come una
vittima pura, mi facevano morire affinché il Dio divenisse Amico
dei Druidi. Stavo per confluire all’interno del Tutto.
Nella terra, sarei diventato Terra. Avrei cambiato forma di esistenza,
diventando una sola cosa con i fedeli che misticamente utilizzavano il
mio corpo.
Una frase mi rombava nella testa, mentre dentro il cunicolo che mi stringeva,
l’odore della morte si faceva più acido e penetrante:
"Ora che il tuo sole interiore s’è ricongiunto col Sole supremo,
TIENI APERTA LA VIA!"
E intanto che mi ripetevo queste parole, scivolavo lentamente in basso,
sempre più in basso...
...finché rotolai sull’erba
spossato e distrutto.
Ero all’aperto, fuori dalla grotta, circondato dai druidi che mi facevano
festa. Il rito era finito.
Bibrax e gli altri mi stavano intorno gridando: "È uscito!
È nato!"
Io giacevo sull’erba ancora umido per il passaggio nel budello, e intravvedevo
i loro volti raggianti illuminati dalle fiaccole. Poi i membri della comunità,
uno dopo l’altro, si avvicinarono e mi baciarono. Anche il Grande Maestro
dei Druidi avvicinò il suo volto e a bassa voce, come volesse confidarmi
un segreto, mi disse:
"Tieni aperta la via!"
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