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Capitolo 2
La festa dei druidi

Un anno dopo l’inizio del mio apprendistato, Bibrax mi condusse ad un appuntamento che aspettavo con ansia: la riunione di tutti i druidi della Gallia, che si teneva in una lontana regione.
Io ero felice ed eccitato. Ci incamminiamo nei boschi seguendo sentieri appena accennati. Mentre spostavo i rami aprendomi un passaggio nella vegetazione, concentravo la mia attenzione sui rumori.
Nella foresta c’erano anche animali pericolosi: i lupi, gli orsi, ma soprattutto gli "uri". Sono bestie gigantesche, che somigliano ai tori per aspetto, colore e forma, ma sono molto più grandi, alti più di un uomo e con la forza di cento braccia, sono estremamente veloci: quando partono alla carica non risparmiano né uomini, né animali che abbiano davanti. Non si riesce ad abituare gli uri alla presenza degli uomini, né ad addomesticarli, neppure se catturati da piccoli. I cacciatori per catturarli li spingono dentro grandi fosse a trabocchetto. Chi ha ucciso diversi uri, espone le loro corna davanti alla propria casa, come testimonianza della sua impresa. Le corna, per ampiezza, forma e aspetto, sono molto diverse da quelle dei buoi. Sono un pezzo molto ricercato, vengono decorate con un orlo d’argento e sono usate come coppe nei banchetti dei ricchi.

Camminammo per molti giorni, finché una notte vedemmo delle luci in lontananza. Erano fuochi che vagavano per il bosco, un’apparizione da far venire i brividi. Ci avvicinammo ed incontrammo vari altri druidi diretti alla festa. Erano uomini giovani e vecchi, con barba e capelli molto lunghi, tutti vestiti di bianco, che portavano zucche vuote e traforate, con dentro un piccolo lume. Salutarono Bibrax con grande rispetto. Ne ricavai l’impressione che, per loro, il mio insegnante doveva essere un personaggio importante.
Finalmente a tarda sera arrivammo ad un’altissima quercia. L’albero spiccava isolato in una radura, dove parecchia gente stava seduta a chiacchierare. Bibrax si diresse in un luogo appartato e rialzato rispetto alla festa. Lì c’era una roccia larga e piatta, che formava come una pedana bianca, da dove si godeva la vista di tutta la radura in basso, rischiarata dai fuochi e illuminata dalla luna piena. Sulla roccia sedeva il Capo dei Druidi, attorniato dai suoi amici, alcuni col viso scoperto, altri travestiti da animali con scarpe a forma di zampa biforcuta.

Bibrax mi presentò al Signore dei Druidi.
"Ecco Torix, un giovane mio allievo. È una recluta inesperta, che solo da poco sta apprendendo la nostra scienza. Cosa possiamo fare per aiutarlo?"
Il Capo dei Druidi rispose con una voce roca: "Io ho il rito adatto a lui."
Poi, rivolto ad un gruppo dei presenti ordinò: "Seguitemi!"
Il Gran Maestro e la sua corte mi accompagnarono ad un prato situato più in alto rispetto a dove avveniva la festa, una radura erbosa di fianco ad una roccia dalla base coperta di cespugli.
Il Capo dei Druidi si avvicinò alla vegetazione, spostò alcune frasche e nel fianco del monte apparve l’ingresso in discesa di una piccola grotta.

Il Grande Maestro indossò un ruvido mantello rosso, e si piazzò con le spalle al buco che scendeva nella roccia, mentre i presenti si presero per mano formando due semicerchi di una quindicina di persone, tutte con la schiena rivolta alla caverna. Solo io fu lasciato all’esterno.
I semicerchi di fedeli, che formavano come una mezzaluna, iniziarono a danzare, stando l’uno affiancato all’altro e facendo piccoli spostamenti, prima verso destra poi verso sinistra, alternativamente. Ad un tratto la prima fila si aprì e mi inghiottì. Mi trovai spinto tra i due gruppi, ed i loro urti non erano per niente delicati.
I danzatori, con colpi e spallate a non finire, mi stringevano schiacciandomi fino a farmi male. Dopo un ennesima serie di strette, mi mandarono contro il Maestro, lui mi respinse verso la fila interna che si aprì e si richiuse su di me. Ero di nuovo in mezzo ai gruppi. I danzatori mi buttarono ancora verso il Capo, che con una spinta mi rigettò fra di loro, in un susseguirsi di urti e pressioni che non davano tregua, quasi volessero spezzare le mie fibre interne.
Il Gioco si ripeté per una serie infinita di volte. Fui compresso, stritolato e sconvolto da quella folle danza.

All’improvviso il Maestro invece di buttarmi contro i danzatori, mi spinse verso l’entrata in discesa della caverna. Incapace di fermarmi, rotolai giù nella grotta fino ad uno slargo, dove il cunicolo terminava.
Dopo un po’ trovai la forza per mettermi seduto. La caverna era bassa, scivolosa, completamente buia. Sentivo dell’acqua sgocciolare lungo le pareti della grotta.
Intanto io cercavo un perché, volevo capire come mai fossi stato destinato ad una tale sorte. Per quale motivo i druidi avevano organizzato questo rito?
Mentre tentavo di rimettermi in piedi su quella roccia scivolosa, percepii un odore nuovo nella grotta. Provai a muovermi per scoprire cosa fosse, ma scivolando sul suolo intriso d’acqua, precipitai in un secondo cunicolo, quasi un pozzo che scendeva in verticale.
Cercai di aggrapparmi, ma le pareti viscide non offrivano presa, e continuai a cadere sempre più giù, mentre l’abbraccio delle rocce si faceva soffocante.

A un certo punto il budello si restrinse tanto da fermare la caduta, ma da impedire anche ogni movimento. Tentai di spostare un braccio senza ottenere risultati. Ero incastrato nelle viscere della terra!
Mi prese una paura folle. Ero sepolto vivo, il corpo stretto nel pozzo, il cuore che batteva disperato.
Dovevo restar calmo. Mi obbligai a pensare che fuori la cerimonia continuava, sforzandomi di dare un senso a quel che stava succedendo. Anche questo aspetto del rito doveva avere un significato, e trovai finalmente la spiegazione che cercavo, ed era la più atroce.
Era un sacrificio umano!

I druidi mi volevano morto in questa maniera crudele per ingraziarsi la loro Divinità!
Bibrax mi aveva ingannato! Si era approfittato della fiducia che avevo in lui.
Se i sapienti avessero gettato nella caverna un banale sasso, il prestigio della loro religione non ne avrebbe tratto un grande giovamento, ci voleva la più nobile fra le vittime: un uomo!
E in questo caso particolare: io!
Proprio io!

Mi avevano scelto come una vittima pura, mi facevano morire affinché il Dio divenisse Amico dei Druidi. Stavo per confluire all’interno del Tutto.
Nella terra, sarei diventato Terra. Avrei cambiato forma di esistenza, diventando una sola cosa con i fedeli che misticamente utilizzavano il mio corpo.
Una frase mi rombava nella testa, mentre dentro il cunicolo che mi stringeva, l’odore della morte si faceva più acido e penetrante:
"Ora che il tuo sole interiore s’è ricongiunto col Sole supremo, TIENI APERTA LA VIA!"
E intanto che mi ripetevo queste parole, scivolavo lentamente in basso, sempre più in basso...

...finché rotolai sull’erba spossato e distrutto.
Ero all’aperto, fuori dalla grotta, circondato dai druidi che mi facevano festa. Il rito era finito.
Bibrax e gli altri mi stavano intorno gridando: "È uscito! È nato!"
Io giacevo sull’erba ancora umido per il passaggio nel budello, e intravvedevo i loro volti raggianti illuminati dalle fiaccole. Poi i membri della comunità, uno dopo l’altro, si avvicinarono e mi baciarono. Anche il Grande Maestro dei Druidi avvicinò il suo volto e a bassa voce, come volesse confidarmi un segreto, mi disse:
"Tieni aperta la via!"


Torix il druido
un romanzo storico sulla conquista della Gallia

Indice dei capitoli

L’antica sapienza dei druidi
La festa dei druidi
La religione degli alberi
Schiavo dei Romani
Il Genio militare
Il ponte del cambiamento
Le lumache. Come i Romani vincono un assedio
Gli uomini di Giulio Cesare. I comandanti romani in Gallia
Giulio Cesare e l’assedio di Alesia
Le fortificazioni e l’assedio di Alesia
Alesia: La battaglia finale. Sconfitta di Vergingetorige
La guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo
La corona da "re di Roma" per Giulio Cesare
L’architetto del Foro romano
Ora sono un vecchio architetto originario della Gallia
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Piccolo glossario di Storia romana
Piccolo questionario di Storia romana
La storia della guerra civile tra Cesare e Pompeo
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