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Mi ritrovai così caposquadra
di Mamurra, l’uomo di fiducia di Cesare per tutto quel che riguarda le
costruzioni. Spesso il capo mi portava con se alle riunioni nella tenda
di Cesare. Era una splendida occasione per capire gli uomini che circondavano
il generale, e insieme per decifrare i veri scopi del nostro comandante.
"Cesare da un lato deve tenere sotto controllo la situazione nella
Gallia," mi spiega Mamurra, "dall’altro deve non farsi sconfiggere
dai suoi nemici interni.
Il vero rivale di Cesare è Pompeo, dietro di lui c’è il
Senato, insieme tramano e congiurano contro di noi, comportandosi da veri
nemici di Roma."
"Cosa dici? Il Senato avversario di Roma?
Ma il Senato è Roma!
Tutte le terre conquistate dai Romani devono ubbidire a quell’assemblea
di anziani."
"Non credere che i Senatori - solo perché sono tanti e si
controllano l’un l’altro - pensino al bene di Roma mentre prendono le
loro decisioni.
È solo un’apparenza, è una messa in scena.
Le vere decisioni vengono prese nelle ville dei senatori più influenti.
Lì, al riparo da sguardi indiscreti, gli aristocratici romani si
spartiscono i posti pubblici dove si fa più denaro.
Ti faccio un esempio di carriera
politica, così capisci meglio.
Mettiamo il caso che tu, Torix, invece che un ex druido della Gallia sia
un giovane nobile romano di ricca e antica discendenza. Tu, con l’appoggio
dei tuoi e delle altre famiglie influenti, sei stato eletto prima pretore...
"Chi è un "pretore"?"
"Un giudice, ma che si occupa anche di tasse, e di affari di governo.
Ecco che subito dopo la nomina a pretore tu stranamente diventi più
ricco.
Qualcuno ti vende a poco prezzo dei suoi terreni perché vuol farti
fare un affare e insieme dimostrare che ti è amico, e tu magari
chiudi un occhio in qualche processo che lo riguarda. Un banchiere chiede
di sposare tua sorella, e in cambio dell’onore di imparentarsi con un
pretore - che magari in futuro diventerà console - si offre lui
di finanziare la tua prossima elezione, ti presta i soldi per offrire
gratis alla città banchetti, spettacoli e divertimenti."
"Capisco. Chi ha molti soldi da spendere diventa subito popolare.
La gente lo vota e lui vince le elezioni.
Quindi lo scopo di tutti gli ambiziosi è farsi eleggere console?"
"Sì, ma c’è un inconveniente: il console è al
potere solo per un anno, un periodo troppo breve per poter fare qualcosa
di buono, e invece - appena dodici mesi dopo - arriva una nuova coppia
di consoli.
Questo poteva andar bene quando Roma governava una sola regione, magari
anche quando aveva conquistato tutta la penisola italiana, ma oggi è
un assurdo!
Una lettera da Roma alla Siria impiega tre mesi, ne passano sei prima
che il console possa leggere la risposta, e magari già è
stato sostituito dal console nuovo. Non si può governare tutto
il Mediterraneo con un tale girotondo di comandanti."
"Ci sono anche dei vantaggi:
un potere così breve non riesce a corrompere chi lo possiede."
"Magari! La ricchezza autentica arriva non quando si è console,
ma quando si è arrivati al gradino successivo: governatore di una
provincia.
Finito il periodo di dodici mesi in cui si è al potere, il senato
offre all’ex console il posto di governatore di uno dei tanti paesi occupati
dai Romani, e lì si fanno i veri quattrini, rubando a piene mani
e approfittando del potere di Roma."
"Se uno ruba, i giudici lo possono punire." Intervenivo io.
"Certo, ma guarda caso i giudici sono scelti dal Senato, e le sentenze
di assoluzione sono molto più frequenti delle condanne.
Gli aristocratici si difendono a vicenda, formano come un muro per protezione
dei colpevoli. I Senatori vengono da famiglie che hanno governato Roma
da secoli. Ormai sono dei conservatori, ostili ad ogni cambiamento, mentre
la struttura governativa funziona male. Il Mediterraneo ha invece bisogno
di un capo solo, assoluto, duraturo, capace di resistere al fascino del
denaro."
"Tu pensi che Cesare possa
essere quel capo?"
"Chi meglio di lui? Per quello che so di Storia, non c’è mai
stato nel mondo un uomo politico tanto abile e versatile, astuto e invincibile
come Cesare!
Oggi solo lui è in grado di governare Roma e lo farà, appoggiato
da uomini nuovi come me, non dai soliti eredi di grandi famiglie aristocratiche.
Prendi il caso mio," mi spiegava Mamurra, "io sono solo uno
dei tanti aiutanti di Cesare, e neppure il principale. Sono partito da
Roma con i vestiti pieni di toppe e senza un soldo; ed ora posso tornare
dalla Gallia colmo di quattrini.
Molti mi invidiano, qualcuno mi ha anche attaccato personalmente. Il poeta
Catullo ha scritto una poesia di satira feroce contro di me. Dice che
io sono lo scandalo di Roma, e i nemici di Cesare non mi danno tregua,
sempre pronti a malignare, sempre lì a chiedersi: "Perché
questo Mamurra ha avuto tanti guadagni? Deve esserci sotto qualcosa di
illecito...".
Loro non sanno che ogni giorno in Gallia noi rischiamo la vita, per vincere
questa difficile guerra."
E così eccomi a contatto
con un genio come Cesare. Ero finito accanto ad un grande uomo, e mi trovavo
coinvolto sia nelle sue battaglie militari e, sia pure indirettamente,
in quelle politiche, che erano le più difficili da capire. Cesare
era uno di quelli che fanno la Storia, ed era una grande occasione stargli
vicino.
Quanto a me, tra i Romani non
mi trovavo male. Avevo fatto rintracciare mia sorella Maeve, che nel frattempo,
mentre la sua gamba rotta guariva, aveva preso a stimare Bibrax, fino
a diventare sua moglie.
Mi vennero a trovare all’accampamento, stupiti del prestigio che mi circondava.
Questa volta ero io a far da guida al mio vecchio maestro, mostrandogli
il mondo dei Romani, che ormai conoscevo abbastanza bene.
Gli avevo riferito i discorsi
di Mamurra. Bibrax ne era molto incuriosito.
"Il tuo generale deve proprio avere dei validi aiutanti." Mi
dice. "Non deve essere facile governare l’intera Gallia e intanto
tenere d’occhio ciò che accade nella lontana Roma!"
"I collaboratori di Cesare lo rappresentano in ogni occasione e formano
il suo governo nascosto." Gli spiego riferendogli il lavoro che avevo
visto svolgere nella tenda del generale. "Le persone che compongono
la sua segreteria personale, sono incaricati delle missioni più
delicate. Emanano le loro decisioni senza appello: basta una loro parola
perché consoli e tribuni obbediscano. Lavoratori infaticabili,
i suoi "segretari" svolgono quell’immenso lavoro senza perdere
la calma. Vegliano sulla preparazione degli avvenimenti importanti come
sulle piccole cose, capaci di volta in volta di mettere a tacere gli avversari
politici, di conquistare nuovi sostenitori, di annunciare le vittorie
di Cesare e di farne eseguire gli ordini. Non combattono per Cesare usando
la spada, ma la penna o la parola, e sono indispensabili al suo successo.
Pensa che diffondono a Roma gli scritti sulla Gallia del nostro comandante,
per aumentare la sua popolarità."
"Quali scritti? Non sapevo che il tuo generale avesse tempo anche
per comporre libri."
"Una delle idee geniali di Cesare sono stati proprio i "Commentari"."
Gli spiego, riferendomi al libro che in seguito fu chiamato "La guerra
gallica".
"I "Commentari" sono dei rapporti dettagliati sulle nostre
campagne militari. Scritti in maniera precisa, concisa e avvincente, offrono
una lettura suggestiva ed entusiasmante, stanno avendo un successo incredibile.
Tutti a Roma li leggono, se li fanno copiare, li commentano nelle piazze
o nei corridoi del Senato.
Sono questi libri che permettono all’opinione pubblica romana di sapere
che tipo di guerra difficile stiamo vincendo in Gallia, e stanno dando
un grosso aiuto alla propaganda del partito di Cesare. Ho sentito il generale
mentre li dettava ad un suo segretario, e poi lui stesso - appena ha un
attimo di tempo - ne rivede lo stile e la forma."
"Un generale con aiutanti scrittori! Che strano mondo è questo
dei Romani! Ma Cesare si fida totalmente dei suoi collaboratori?"
"Certo. E li tratta con tutti i riguardi. Mamurra mi ha detto che
una volta, durante una marcia veloce attraverso le montagne, uno dei segretari
del generale si sentì male per una febbre improvvisa. Il luogo
dove furono costretti a fermarsi non offriva case da requisire, ma solo
una misera e stretta capanna, sufficiente appena per una persona. Cesare
senza esitare scelse di passare lui la notte all’aperto, e cedette al
suo collaboratore l’unico posto al coperto dentro la capanna. Pensa: lui,
che pure è il comandante in capo, si mette tranquillo a dormire
sulla nuda terra e a cielo scoperto.
In questa guerra nessuno risparmia sforzi e fatiche: né il singolo
soldato, né il comandante di una legione, e neppure Cesare.
Il nostro capo corre da un angolo all’altro di questo immenso territorio,
di rado in lettiga, più spesso a cavallo; dettando nel contempo
senza soste ai segretari che mettono per scritto le sue idee. Messaggeri
sono sempre pronti a partire al galoppo con le lettere di Cesare di mano.
Corrono a volte verso i comandanti delle legioni sparse nel paese, a volte
in direzione di Roma, dove ci sono decisioni da imporre e nemici da contrastare."
"Cesare com’è? Che carattere ha?"
"Il nostro comandante non perde mai il controllo dei nervi, raramente
è di cattivo umore, non ha nulla di autoritario, anzi, accoglie
gentilmente i suggerimenti, buoni o cattivi, che gli offrono.
Lavora giorno e notte, se ha un attimo libero scrive e prende appunti,
anche quando tutti i suoi aiutanti hanno ormai finito, stanchi morti,
l’ispezione del campo. Spesso siede solitario accanto ai fuochi dell’accampamento,
immerso in chissà quali preoccupazioni, progetti o nuovi intrighi.
Pur tuttavia è sempre capace di chiamare per nome ogni centurione
di passaggio, per chiedergli dell’ultima ferita riportata in battaglia.
Ha una memoria prodigiosa e ricorda i nomi di tutti i suoi soldati più
valorosi.
Nelle scarse ore d’ozio, trova il tempo perfino di completare i suoi studi,
leggendo ciò che i Greci raccontano dei Galli, o correggendo e
abbellendo i rapporti che invia a Roma sulla guerra in corso, fino a dargli
una forma raffinata, asciutta ed essenziale, così perfetta da meritare
pure i complimenti di Cicerone, il grande scrittore che in politica gli
è profondamente avverso."
"Torix sei stato proprio fortunato!
Chissà quante cose potrai imparare da un maestro come Cesare, un
uomo unico al mondo."
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