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Capitolo 10
Le fortificazioni e l’assedio di Alesia

La natura e la materia si adattano alle idee di Mamurra, che dirige le operazioni e vigila girando infaticabile per il futuro campo di battaglia. Il Comandante del Genio coordina l’attività delle squadre spostando la gente secondo le esigenze. Mamurra discute l’andamento dei lavori, fa circolare le proposte stabilendo le priorità fra i suggerimenti, tiene i contatti con le città vicine per farsi portare gli strumenti mancanti, ed esorta tutti ad trovare qualche particolare che non è stato ancora previsto, qualsiasi cosa possa migliorare le fortificazioni.
Sono lì che controllo la mia squadra, spesso mettendomi anch’io a scavare o a segare pali, quando mi ricordo di un trucco militare che un popolo del Belgio - i Nervi - sono soliti praticare. L’idea è buona, può essere utile anche ai Romani, così ne parlo a Mamurra e insieme andiamo a proporla a Cesare.

Il generale ci riceve nella sua tenda.
"Tu sei Torix il druido, vero? Sei il gallo delle lumache."
"Sì, Cesare." Il comandante romano aveva proprio una grande memoria per i nomi. Ero contento che ricordasse anche il mio.
"Se Mamurra ti porta da me ci dev’essere un motivo serio. Questa volta che informazioni mi porti?"
"Mi sono ricordato di uno stratagemma inventato dai Nervi. Sono un popolo delle foreste del Belgio che non ha cavalleria. Tutta la loro forza risiede nella fanteria; così, per ostacolare i cavalieri loro nemici, incidono gli alberi ancora giovani e li piegano, costringendo i rami a crescere in senso orizzontale. Poi piantano dei rovi e cespugli spinosi tra gli alberi, in modo che le siepi formino una barriera simile a un muro, impedendo o rallentando il passaggio dei cavalli.
Potremmo anche noi fare una barriera vegetale, per contribuire a rallentare l’attacco dei nemici, magari rinforzandola con buche e trabocchetti."
"Beh... ci si potrebbe pensare..." Afferma il generale romano. Poi rivolto al vicecomandante dell’esercito Tito Labieno, gli chiede: "Tu che ne dici?"
"Sono contrario." Sentenzia il braccio destro di Cesare. "A che ci servirebbe? Solo a caricare i soldati di un lavoro supplementare.
Alla fine saranno le spade a decidere e non siepi di rovi spinosi."

"Tu Mamurra che ne pensi?" Chiede il comandante in capo.
"Certo ci vorrà altro lavoro in più, ma non mi sembra una cattiva idea. Tutto quello che può rallentare l’assalto dei Galli è il benvenuto."
"Illusioni!" Commenta Labieno. "I nemici troveranno un percorso tra le siepi e ci verranno addosso con lo stesso impeto di prima, dovendo affrontare soldati ancora più stanchi e sfiniti dai troppi lavori che stiamo imponendo ai legionari."
"Però," aggiungo io, "mettiamoci nei panni degli assalitori. Prima o poi tenteranno un attacco notturno, e al buio finiranno nelle nostre trappole senza accorgersi neppure della loro esistenza."
"Lo penso anch’io." Commenta Cesare. "Sono tutti accorgimenti che possono aiutare. La proposta è approvata.
Quanto a te Torix, ti nomino responsabile di tutte queste lavorazioni, sempre che il tuo superiore Mamurra sia d’accordo."
"Per me va benissimo. Ho già tante cose da fare che questo compito in più glielo cedo volentieri."
"Al lavoro dunque!" Conclude il generale. "La carenza di tempo per rafforzare le difese, è il nostro autentico e vero nemico."
Cesare da ordine di destinare i soldati di due legioni a questi nuovi lavori. Io mi trovo così a dirigere ben 12.000 uomini, io, un umile ragazzo gallico di venti anni che voleva fare il druido!
Quante cose sono cambiate da quei giorni lontani.

La mia era una responsabilità impegnativa. Sono occupatissimo a coordinare i lavori. Bisogna aggiungere altre opere alle fortificazioni già preparate. Per mostrare meglio quello che volevo ottenere, avevo fatto disegni su disegni, ed ora sono pronto a spiegare le cose da fare ai legionari schierati davanti all’accampamento.
"Soldati delle legioni: conto su di voi!
Più ostacoli mettiamo tra noi e i Galli, meglio è: potremo difendere le palizzate con un numero minore di soldati.
Dovrete scavare delle buche nei punti che vi indicherò." Dico mostrando le mappe agli ufficiali, mentre Mamurra - che era venuto, in quel primo giorno, per ordinare che tutti dessero la massima collaborazione - mi ascolta dare istruzioni.
"Questi sono i disegni che mostrano come voglio gli ostacoli. Più siepi e trabocchetti riusciamo a preparare, più probabilità abbiamo di restare vivi!"

I centurioni si erano già ripartiti i lavori. Alcuni gruppi di soldati si mettono a scavare buche, altri, giunti fino alla vicina foresta, scelgono gli alberi più adatti per i nostri scopi.
Si tratta di trasformare la chioma di una pianta - l’ideale era una quercia dai rami contorti e aggrovigliati - in un’arma di difesa, in uno scudo verde e pungente.
Anche gli alberi avrebbero lavorato per noi, a costo di andarli a prendere nel bosco e schierarli nella pianura davanti all’accampamento.

Cavalco fino al bosco, dove i miei uomini stavano scegliendo e trasformando gli alberi in strumento di guerra. A noi interessano piante con molti rami robusti. Una volta abbattuti, il tronco veniva tagliato e passato alle squadre che costruivano le palizzate, mentre la cima - la parte alta - veniva privata delle foglie e dei ramoscelli più esili, e ridotta ad un groviglio di robusti rami nodosi.
A questo punto la ex chioma viene portata davanti alla palizzata, dove è interrata al livello del suolo. Cinque file di questi tronchi ramosi, scelti tra quelli con rami robusti e allargati a ventaglio, formano le radici del nostro "muro vegetale". La parte dei tronchi che sporge dal terreno viene ricoperta da altri rami per nascondere l’insidia. Ne faccio preparare otto file, distanti due passi l’una dall’altra, tutte mimetizzate con frasche e fronde, molto difficili da superare e capaci di rallentare la carica dei nemici.
Davanti a questi ostacoli di legno accuminato, vengono interrati altri paletti lunghi un palmo, forniti di un artiglio di ferro. Avevo fatto preparare dai fabbri molti di questi uncini di metallo in grado di ferire le gambe dei nemici: ne disseminiamo un po’ dovunque, a breve distanza l’uno dall’altro.

Albero dopo albero, alla sera i soldati erano stanchi morti, ma un superbo schieramento di rami conficcati nel terreno, ci faceva sentire orgogliosi. Gli sbarramenti per rallentare i Galli sono compiuti in meno di cinque settimane. Il tutto è eseguito mentre le pattuglie nemiche scendono a valle e tirano frecce sulle squadre dei lavoratori, o minacciano di irrompere in qualche punto poco difeso del cantiere. La battaglia si avvicina, ma noi siamo sempre più pronti a combatterla.
Potevo dirmi soddisfatto, tutto quel lavoro era anche merito mio.
Ne avevo fatta di strada da quando - solo cinque anni prima - ero un ragazzetto ingenuo e ignorante, con la fissazione di diventare un druido.


Torix il druido
un romanzo storico sulla conquista della Gallia

Indice dei capitoli

L’antica sapienza dei druidi
La festa dei druidi
La religione degli alberi
Schiavo dei Romani
Il Genio militare
Il ponte del cambiamento
Le lumache. Come i Romani vincono un assedio
Gli uomini di Giulio Cesare. I comandanti romani in Gallia
Giulio Cesare e l’assedio di Alesia
Le fortificazioni e l’assedio di Alesia
Alesia: La battaglia finale. Sconfitta di Vergingetorige
La guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo
La corona da "re di Roma" per Giulio Cesare
L’architetto del Foro romano
Ora sono un vecchio architetto originario della Gallia
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Piccolo glossario di Storia romana
Piccolo questionario di Storia romana
La storia della guerra civile tra Cesare e Pompeo
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