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Un brano serio, di cui ringraziamo
Michele R., che tratta ci come Berlusconi ha iniziato a fare quattrini
con la banca Rasini diretta da suo padre.
Curiosa l’origine del brano, tratto da
"LA PADANIA" 30 settembre 1998 articolo
di MAX PARISI
http://www.lapadania.com/1998/settembre/30/300998p10a2.htm
Alle volte solo i nemici conoscono bene le loro
controparti.
Per di più la banca Rasini quando venne assorbita
come istituto di credito
indovinate presso che banca finì? La Banca Popolare di Lodi, che ora è
in tutte le cronache. Curiose coincidenze.
"Dopo le Holding del mistero, "salta"
un altro tappo: la Banca Rasini
L’istituto di "famiglia" passato
al setaccio"
La nostra inchiesta sul mistero Berlusconi
continua a procedere.
Innanzitutto una notizia scivolata via dalla
grande stampa nazionale - e mi pare ovvio... - soltanto alcuni giorni
fa: la Procura di Palermo ha ordinato il sequestro dell’intero archivio
della Banca Rasini. Ah, Cavaliere, che dolori in arrivo... Come più volte
abbiamo scritto, la sede principale dove vennero custoditi alcuni dei
capitali all’origine dei "grandi affari" berlusconiani è proprio
questo istituto di credito siculo-meneghino, fondato a metà dagli anni
Cinquanta da una strano miscuglio di persone: esponenti della nobile famiglia
milanese dei Rasini, ed esponenti della più disgraziata periferia palermitana
ad altissimo tasso mafioso: gli Azzaretto di Misilmeri. Per quasi vent’anni,
e per tutto il primo periodo d’attività di Silvio Berlusconi, la Rasini
ha rappresentato un punto fermo, un faro imprescindibile per le avventure
professionali del futuro Cavaliere. Alla Rasini, voluto sia dagli Azzaretto
sia dai Rasini, ha lavorato fino alla pensione Luigi Berlusconi, padre
di Silvio. E non ebbe un ruolo marginale, anzi. Fu procuratore con potere
di firma di tutto questo clan di strani banchieri, questa confraternita
tenebrosa di uomini e interessi la cui natura diventerà tragicamente chiara
nel 1983, il 15 febbraio, il giorno dell’operazione "San Valentino",
grande retata della polizia milanese contro le cosche di Cosa Nostra annidate
in città. Diversi degli arrestati, Luigi Monti, Antonio Virgilio, Robertino
Enea e per loro conto il clan Fidanzati, il clan Bono, Carmelo Gaeta e
i relativi referenti palermitani, ovvero Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo
Provenzano, erano correntisti multimilardari della Banca Rasini.Non solo
questa "clientela" affezionata al riciclaggio finì in galera,
anche il direttore generale della Rasini, tal Vecchione, in seguito subirà
una condanna a 4 anni di carcere. Naturalmente, ripensando a tali vicende,
non può che sorgere un interrogativo presto risolto: chi volle che tutta
questa marmaglia operasse nella banca di Piazza dei Mercanti numero 8?
Proprio Giuseppe e Dario Azzaretto, padre
e figlio. Ora capite l’importanza del decreto di sequestro dell’archivio
di questo istituto di credito presso la Banca Popolare di Lodi, che ha
assorbito la Rasini qualche anno fa? È assolutamente basilare per poter
ricostruire l’epopea di mister Forza Italia, ma anche altre vicende che
apparentemente "sembrerebbero scollegate" dalla storia di Berlusconi.
Infatti non finisce qui l’importanza della notizia dell’acquisizione di
questa documentazione. La Rasini, dopo lo scandalo di mafia del 1983,
venne ceduta dagli Azzaretto... indovinate a chi? L’avete già letto nella
nostra inchiesta sull’Imi-Sir: a Nino Rovelli, il grande elemosiniere,
colui che diede 2 miliardi a Giulio Andreotti, denaro di cui scrisse Mino
Pecorelli (il famoso articolo: "Gli assegni del Presidente"
che non venne mai pubblicato) costandogli la vita. Proprio un bell’ambientino,
eh, quello della Rasini di berlusconiana memoria, non trovate? Tuttavia,
per meglio capire fino a dove si spinse la ragnatela infame di questa
banca, è necessario ricordare che Giuseppe Azzaretto sposò... la nipote
di Papa Pacelli. Mancava giusto giusto questo tassello per completare
il quadro. È fuori di dubbio che tale signora possedesse diverse e apprezzate
qualità, non ultime le relazioni personali e perfino di parentela con
importanti personaggi del Vaticano, ad iniziare dal Papa.
Certo che ne fece di "carriera"
quell’uomo, Giuseppe Azzaretto, partito da una delle frazioni più povere
e miserabili di Palermo, e ritrovatosi nel volgere di pochi anni al vertice
di una banca a Milano - da lui fondata - e perfino maritato con una damigella
la cui famiglia era tra le meglio introdotte nei gangli del potere millenario
della Roma dei Papi. C’è ancora molto da scoprire, come si vede. Se la
Banca Rasini venisse davvero scoperchiata fino in fondo, sono convinto
che una parte della storia d’Italia andrebbe riscritta, e sarebbero le
pagine peggiori. Della storia più recente della Rasini - il lettore ricorderà
anche questo - abbiamo scritto anche altro. Ad esempio abbiamo raccolto
la testimonianza della baronessa Maria Giuseppina Cordopatri, che fu correntista
di questo istituto di credito. La baronessa ha reso noto che il vero dominus
della banca non era il clan Azzaretto sic et simpliciter, bensì un certo
Giulio Andreotti.
Non è notizia da poco, se si pensa che Nino
Rovelli rileverà questa banca benché in vita sua non avesse mai operato
nel settore. Per conto di chi Rovelli gestirà la Rasini fino all’arrivo
della Banca Popolare di Lodi?
Bella domanda.In ogni caso, come si diceva
all’inizio, la nostra inchiesta sta avanzando. Nei prossimi giorni saremo
in grado di approfondire in maniera circostanziata il ruolo e l’azione
delle due società fiduciarie della Banca Nazionale del Lavoro, Saf e Servizio
Italia, che tanto hanno avuto a che fare con la costruzione del Gruppo
Fininvest all’epoca in cui il vero "burattinaio" si chiamava
Licio Gelli. Eh sì, proprio lui, che nell’anno 1978 - quando vennero fondate
32 delle 38 Holding Italiane - annotò fra gli iscritti alla sua loggia
infame anche Silvio Berlusconi, il piduista n° 1816, entrato nel cerchio
infernale gelliano... esattamente lo stesso anno in cui nascono dal nulla
(con l’uso del solito schermo di prestanome) le holding casseforti del
suo futuro impero. Accidenti, che coincidenza, anzi: che pista investigativa.Su
un altro versante, saremo presto nelle condizioni di svelare i rapporti
fra alcune di queste Holding Italiane "occulte" e inquietanti
personaggi palermitani, così pure saremo in grado di disegnare la "mappa"
di intrecci societari fra queste Holding segrete e altri rami della pianta
berlusconiana, ad esempio Mediaset.
Mala tempora currunt, signor Berlusconi. Se n’è accorto?
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